Nel Capitolo 8, Elena si allontana dall’ospedale Faccanoni dopo un primo, sconvolgente colloquio con il dottor Morandi. L’atmosfera di sospensione e inquietudine che si porta dietro sembra permeare ogni gesto: dal percorso solitario verso l’hotel Montisola, tra il paesaggio del lago d’Iseo e i profumi della sera, fino all’arrivo nella sua camera, dove cerca rifugio dal turbine emotivo. Nonostante il desiderio di lasciarsi alle spalle l’incontro, la mente di Elena rimane affollata da dubbi e interrogativi: la natura enigmatica delle parole di Morandi, la difficoltà di distinguere tra lucidità e delirio, il confine sottile tra il ruolo di medico e quello di paziente.
Nel tentativo di riprendersi, Elena si concede una passeggiata tra Sarnico e Predore, lasciandosi incantare dalla bellezza discreta delle ville liberty e dal lento scorrere della vita sul lago. La serata prosegue con una cena di pesce a Paratico, dove cerca conforto nella normalità dei sapori e delle abitudini. Tuttavia, neppure i piccoli piaceri quotidiani riescono a distrarla del tutto dall’inquietudine che sente crescere dentro di sé. La notte si chiude con Elena che, riflessa in uno specchio della biblioteca dell’hotel, si scopre ancora profondamente turbata dal potere ipnotico di Morandi e dalla consapevolezza che la sua indagine è solo all’inizio.
Tra le ombre dell’ospedale e i riflessi del lago: la lunga notte di Elena dopo il primo colloquio con il dottor Morandi
Luglio 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 8: Il secondo giorno a Sarnico
Elena varcò la soglia blindata del reparto di psichiatria con il cuore ancora pesante, sentendo alle spalle lo scatto metallico della porta che si richiudeva. Si fermò un attimo nell’atrio silenzioso, cercando di regolare il respiro. Fuori, la luce del pomeriggio si era fatta più intensa e tagliente, quasi estranea dopo il clima sospeso della sala colloqui. Uscì dall’ospedale Faccanoni sentendo sulle spalle il peso di quanto appena vissuto, come se ogni passo che la separava dall’albergo fosse percorso in una dimensione diversa, dove il mondo normale sembrava sfocato, i colori meno nitidi.
Mentre percorreva il viale alberato che costeggiava la struttura, cercava di mettere ordine tra i pensieri che si accavallavano senza sosta: le parole pronunciate da Morandi—poche, taglienti, cariche di ambiguità—si confondevano con le sensazioni di disagio e inquietudine che la seduta aveva lasciato dentro di lei.
Sentiva la voce del dottore risuonare ancora nelle orecchie, a tratti sommessa, a tratti incalzante, ma sempre difficile da decifrare. Le domande che aveva preparato si erano sgretolate una dopo l’altra davanti all’imprevedibilità di quell’incontro: Morandi non era stato né paziente né psichiatra, ma qualcosa di altro, qualcosa che aveva scardinato i ruoli e le attese.Il tragitto verso l’Hotel Montisola si snodava lungo la passeggiata sul lago, dove la vita pareva proseguire indifferente: il vociare sommesso dei passanti, il vento che agitava i glicini, il riflesso luminoso delle barche sull’acqua. Elena camminava come in trance, il passo rapido ma incerto, avvertendo il bisogno di mettere distanza tra sé e il reparto, come se solo il movimento potesse dissipare la tensione accumulata. Ogni tanto, un’immagine le tornava alla mente: lo sguardo ipnotico di Morandi, la paralisi improvvisa, quelle domande che l’avevano lasciata vulnerabile, in bilico tra colpa e consapevolezza....
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