Immergiti nell'angosciante esperienza della dottoressa Elena Fermi, intrappolata in un incubo vivido e claustrofobico. Circondata da luci accecanti e pareti che si restringono, Elena si trova a lottare contro un senso di oppressione crescente che minaccia di schiacciarla, spingendola ai limiti della sua percezione.
Dopo aver affrontato questa prova sconvolgente, la dottoressa Fermi si prepara ad un'altra cruciale fase della sua indagine. Il suo viaggio la conduce attraverso i suggestivi paesaggi del Lago d'Iseo e le valli bergamasche, in un percorso che la porterà dritta al cuore del mistero. La meta è Oltrecolle, un luogo carico di storia e segreti, dove, tra gli antichi fascicoli di una polverosa biblioteca, spera di trovare le risposte che la tormentano. Sarà questo l'ultimo pezzo del puzzle che attende di essere svelato? Preparati a un'immersione profonda nella psiche umana e nei misteri che si celano tra le pieghe della memoria.
Un medico, un paziente enigmatico e i confini sottili della percezione. Scopri la verità nascosta a Oltrecolle
Luglio 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 10. Il Labirinto Mentale di Elena: Incubo o Realtà?
Luci accecanti, fredde, impietose. Pareti grigie, senza aperture, senza alcuno spiraglio di luce naturale, solo superfici lisce e fredde che riflettevano i flash intermittenti di neon violenti. Elena era intrappolata in una stanza che sembrava non avere confini, ma ogni volta che muoveva un passo, lo spazio si restringeva. I cubicoli – angoli netti, claustrofobici – si componevano e scomponevano intorno a lei, chiudendola come in una trappola meccanica, senza respiro.
Ogni parete sembrava avvicinarsi lentamente, con una pressione implacabile che le stringeva il petto.
Cercava aria, ma l’ossigeno sembrava svanire, inghiottito dall’odore acre della plastica e del metallo. Un rumore assordante, un ronzio continuo mescolato a scoppi secchi di elettricità e a un ritmo martellante, riempiva ogni anfratto del cubicolo, coprendo le sue grida. Urlava, cercava aiuto, ma la voce si perdeva tra le pareti lisce, rimbalzava su superfici che non restituivano alcuna eco di umanità.Provò a graffiare i muri, a colpirli con i pugni, ma non c’era nessuna risposta. Nessun suono, nessuna vibrazione, solo il rumore inumano e inarrestabile che copriva tutto.
Le luci lampeggiavano a intermittenza, creando ombre che si contorcevano sui muri, dando vita a figure inquietanti che si avvicinavano minacciose ogni volta che chiudeva gli occhi. Il panico la travolse: sentiva il cuore battere impazzito, le mani tremare, la pelle sudata e fredda.
Il tempo sembrava essersi fermato in quel limbo artificiale, senza giorno e senza notte, senza alcuna speranza di fuga.
Le pareti continuavano ad avvicinarsi, centimetro dopo centimetro, come se volessero schiacciarla, cancellare la sua presenza. La stanza si faceva sempre più stretta, il rumore sempre più violento, le luci più spietate....
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