Nel cuore della notte, quando la laguna di Venezia sembra trattenere il respiro, il convento di San Zaccaria viene scosso da un bussare furioso al portone. La badessa, turbata ma risoluta, scende tra le ombre e si trova davanti a tre uomini incappucciati che recano un misterioso involto. Ciò che le loro mani consegnano non è un oggetto, ma un’anima ferita: una giovane donna, priva di sensi, che porta con sé un segreto di sangue e potere.
Da quel momento, il silenzio del convento si popola di voci represse, di ordini venuti dall’alto e di un dolore che travalica le mura sacre. Nelle ore che seguono, la badessa e la fanciulla si trovano legate da un destino speculare: due donne imprigionate in nome dell’amore e della colpa, due cuori costretti a cercare redenzione dove la pietà si confonde con l’obbedienza. Sullo sfondo, Venezia veglia, con la laguna che riflette segreti troppo antichi per essere detti ad alta voce.
Intrigo e segreti nel convento di San Zaccaria: la notte in cui un bussare alla porta svelò il destino di una giovane veneziana prigioniera dell’amore e del potere
Ottobre 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 18: Il Dono nella Notte
All’una e trenta di notte, quando la laguna taceva come un animale addormentato e le fiaccole alle finestre del convento di San Zaccaria erano ormai spente, si udì un bussare improvviso al portone. Non era un colpo gentile, ma insistente, cadenzato, quasi rabbioso. A quell’ora, in un luogo sacro, un simile rumore era cosa indecente, un sacrilegio contro la quiete monastica.
Le sorelle dormivano, ognuna nelle proprie celle, immerse nel silenzio profondo che solo Venezia, di notte, sapeva regalare: quel silenzio rotto appena dallo sciabordio dell’acqua contro le fondamenta e dal canto lontano di una gondola tardiva. Ma i colpi continuarono, più forti, più ravvicinati, come se chi fosse dietro la porta non avesse alcuna intenzione di andarsene.
Fu allora che la badessa, il cui sonno era da sempre leggero e tormentato, si riscosse nel buio.
Per un momento restò immobile, seduta sul letto, ascoltando. Al bussare si aggiunse un suono più sottile, straziante: un lamento, un gemito umano, qualcosa che non apparteneva alla notte ma alla sofferenza.Si alzò in fretta, indossò un mantello pesante sopra la camicia di lino e prese una candela dal comodino. Scese le scale di pietra del dormitorio, i suoi passi appena percettibili sul freddo pavimento. Le ombre delle travi si allungavano sulle pareti, e la fiamma tremolante sembrava esitante, come lei.....