Il capitolo si apre con l’ombra lunga di Rodan che osserva i suoi uomini fallibili e prende una decisione che cambierà il corso degli eventi. Le montagne della Valtellina diventano lo sfondo della sua partenza silenziosa, mentre la neve, il vento e il cielo lattiginoso avvolgono la sua determinazione. L’atmosfera gelida si intreccia a un passato di scavi clandestini e condotti dimenticati, lasciando intuire un sistema nascosto che pulsa ancora nel ventre della roccia.
Parallelamente, Marco, Giorgio e Marina rientrano nella casa Ravelli, dove l’odore di pietra umida e l’oscurità delle cantine sembrano custodire un segreto che la montagna non riesce più a trattenere. Un tremolio della bussola, un ronzio sotterraneo, il calore inspiegabile del terreno: piccoli indizi che trasformano il silenzio in un mormorio inquieto.
È una ricerca tesa, lenta, dove il paesaggio interiore dei personaggi si fonde con quello della montagna, e un senso crescente di qualcosa che vibra al di sotto della verità non ancora rivelata.
Segreti sotterranei, tracce magnetiche e una viaggio a Belgrado: quando la verità sotto la casa Ravelli inizia a vibrare
Novembre 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 8.1: Il respiro della montagna
Rodan li osservò uscire dal Bar Millevette uno ad uno, le spalle curve dentro i giubbotti, le teste basse come animali colti in colpa. Restò seduto ancora un minuto, immobile, con lo sguardo fisso sulla tazza ormai vuota. Il caffè era freddo, ma il suo pensiero ribolliva. Quei quattro erano un branco di dilettanti, uomini che sapevano contare i soldi ma non le conseguenze. Li aveva usati, sì, ma la loro goffaggine rischiava ora di rovinare un equilibrio costruito in anni di silenzi, scavi e complicità ben pagate.
La casa di Foppolo — quella maledetta casa — non era solo un rudere. Sotto le sue fondamenta passavano prese d’aria e condotti di servizio delle gallerie, realizzati durante i lavori mai dichiarati del ’98, quando nessuno si chiedeva perché certi camion salissero e scendessero di notte. Un punto di aerazione, un nodo vitale. Se qualcuno, anche per curiosità, avesse scoperto quei passaggi o avesse provato a chiuderli, l’intero sistema avrebbe potuto collassare.
Rodan il serbo si alzò, lasciò una banconota sul tavolo senza guardarla e uscì.
L’aria di Tartano gli tagliò la faccia, limpida e spietata. La neve cadeva lenta ma costante, e le ruote della sua auto scavarono due solchi netti nella strada che scendeva verso la valle. Il suo passo era quello di chi ha già deciso. Domani il meteo sarebbe cambiato, e con il sole avrebbe potuto partire....