Nella penombra solenne di uno studio veneziano, tre figure inginocchiate attendono il verdetto del loro padrone, messer Mion. Il legno lucido, gli arazzi fiamminghi e il profumo del tabacco orientale diventano cornice di un confronto carico di tensione e di potere. Battista, Marina e il giovane Toni si trovano davanti a un uomo che non perdona, prigionieri di un silenzio che pesa quanto una condanna.
Le parole del signore scendono come lame, rivelando colpe forse minori, ma destinate a lasciare cicatrici profonde. Quando la giovane Lucia viene chiamata a comparire, l’equilibrio tra obbedienza e dignità si spezza, e l’ombra della punizione si stende su tutta la famiglia. Nel palazzo Mion nulla è più solo servizio o fedeltà: ogni sguardo può tradire, ogni parola può distruggere. E il potere, a Venezia, ha sempre il suono lento e inesorabile di una sentenza pronunciata tra il fumo e il silenzio.
Una famiglia di servitori si trova di fronte al potere spietato del loro signore. Un capitolo di tensione e paura, dove l’obbedienza diventa sopravvivenza e il silenzio, l’unica forma di difesa
Ottobre 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 15. Il Giudizio di Palazzo Mion
Tre figure erano in ginocchio davanti a una scrivania immensa, intagliata nel noce e lucidata a cera, tanto grande che avrebbe potuto contenere una tavolata di venti persone.
Tenevano gli occhi bassi, tremanti, mentre il silenzio della stanza pareva schiacciarli sotto il peso di un lusso che non apparteneva loro. L’aria sapeva di incenso e di cuoio antico, un misto di sacro e di potere. Si sentivano fuori posto, come intrusi in una chiesa consacrata a un dio che non perdona.
Le pareti erano coperte di arazzi fiamminghi, fitti di scene di caccia, battaglie, cavalieri che brandivano spade dorate o fiere imbrigliate in catene d’oro. Il rosso e il blu delle stoffe si confondevano nella luce fioca delle candele, mentre sopra la scrivania pendeva una lampada d’ottone cesellato, con vetri color ambra che riflettevano ombre mobili sui loro volti impauriti.
A destra, tre carte nautiche dipinte a mano raffiguravano mari e continenti che nessuno di loro aveva mai sentito nominare.
Non sapevano leggere, ma gli bastava osservare i disegni per capire che quelle mappe valevano più delle loro vite messe insieme.Il pavimento, coperto da tappeti orientali, era così morbido che le ginocchia affondavano come nella sabbia. Il rosso cremisi si intrecciava con il verde giada, il blu notte con il giallo oro; motivi geometrici che parevano scritture misteriose, un linguaggio di seta e di tempo.....