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https://www.rmix.it/ - La Forestazione Urbana Potrebbe Migliorare i Fenomeni Depressivi
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Forestazione Urbana Potrebbe Migliorare i Fenomeni Depressivi
Ambiente

Come la presenza di verde urbano può influenzare positivamente la salute mentale nelle città modernedi Marco ArezioFino al periodo antecedente alla rivoluzione industriale, che si può collocare in Inghilterra nella seconda metà del XVIII° secolo e, più ancora, nella seconda rivoluzione industriale alla fine del XIX° secolo, con l’arrivo delle scoperte chimiche, il rapporto che l’uomo aveva con la natura era di complicità e simbiosi.L’uomo sfruttava la terra per il proprio sostentamento ma non arrecava danni così gravi da non permettere all’ambiente di rigenerarsi in modo autonomo, creando un equilibrio tra le azioni antropiche e la consistenza naturale. Ai giorni nostri, di quel rapporto, è rimasto ben poco perché ben poco è rimasto dell’ambiente naturale e, l’uomo, si è abituato a vivere in ambienti che di naturale hanno davvero poco. Città cementificate, con poche aree verdi, dove non si vedono fiori, profumi e animali che ci potrebbero far ricordare da dove veniamo. Alcune città sono sempre più grandi e popolate, in cui la gente vive in agglomerati dormitori, nelle quali si cerca di sopravvivere attraverso delle opportunità di lavoro che in aree esterne non permettono di farlo. Ma anche nelle città definite ricche, del primo mondo, la ricchezza è divisa in modo del tutto “antisociale” creando gruppi di persone che sopravvive e altri che hanno avuto più fortuna o opportunità. La vita in questi ambiti, specialmente in quelli con una densità della popolazione maggiore e con redditi molto diseguali, crea tensioni, paure, angosce insicurezza che molte volte si traduce in forme piò o meno gravi di depressione. A Lipsia, in Germania, hanno studiato il fenomeno della depressione urbana in relazione alla presenza di verde, quindi della densità di piantumazione delle aree abitate. In uno studio, fatto su 9751 cittadini, si è cercato di capire se ci fosse un nesso tra la presenza degli alberi e la quantità di psicofarmaci utilizzati per la cura della depressione rispetto ad altre zone in cui la forestazione fosse assente o inferiore. Si è visto, incrociando le statistiche delle prescrizioni di ansiolitici e antidepressivi agli abitanti presi in considerazione, che la presenza di alberi ad alto fusto e del fogliame lungo le strade e a ridosso delle abitazioni, coincideva con un minore utilizzo in quell’area di farmaci per la salute mentale. Coincidenza? Può darsi, ma c’è un altro dato che potrebbe confutare questa tesi, infatti, controllando altri fattori di rischio per la salute mentale come la perdita del lavoro, problemi sessuali, di età di peso ed economici, si è visto che le aree con più o meno presenza di alberi non influenzavano questi fattori. Si è inoltre scoperto che le specie arboree differenti non giovavano in alcun modo al fenomeno, quindi non si poteva elevare una pianta migliore dell’altra a questo scopo. Ovviamente non è uno studio scientifico, anche perché molte persone depresse non assumono farmaci, quindi sfuggono alle statistiche, ma sicuramente dimostra che la vegetazione intensa nelle città e la presenza di uccelli, migliora l’umore degli abitanti. Ricordiamo poi che gli alberi in città riducono la calura che le costruzioni possono immagazzinare quando sono esposte al sole, aiutando a rendere l’ambiente più fresco, assorbono l’anidride carbonica nell’aria e riducono le polveri.

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https://www.rmix.it/ - Ferrovie Nord Milano Avvia un Progetto di Decarbonizzazione dei Trasporti
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Ferrovie Nord Milano Avvia un Progetto di Decarbonizzazione dei Trasporti
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Un piano integrato per ridurre le emissioni di CO2 nei trasporti pubblici in LombardiaQuello che FNM sta pianificando è la realizzazione di un piano integrato di decarbonizzazione dei trasporti pubblici nella regione Lombardia. Questo avverrà attraverso una collaborazione con ENI, sia sul piano di utilizzo dell’idrogeno per le reti ferroviarie sia per ridurre le emissioni di CO2 dei mezzi di trasporto con motori termici.Infatti, FNM, il principale gruppo integrato nella mobilità sostenibile in Lombardia, ed Eni, a conferma del rispettivo impegno verso la decarbonizzazione, hanno firmato una Lettera di Intenti con la quale avviano una collaborazione strategica finalizzata a velocizzare i processi di transizione a nuove fonti di energia. La lettera di intenti, sottoscritta dal Presidente di FNM, Andrea Gibelli, e dal Direttore Generale Energy Evolution, Giuseppe Ricci, prevede la definizione di possibili collaborazioni e iniziative nei seguenti ambiti: l’introduzione di carburanti e vettori energetici in grado di ridurre le emissioni di CO2 per i motori termici dei mezzi di trasporto; l’introduzione di modelli di cattura, stoccaggio o utilizzo della CO2 generata nei processi di produzione dell’idrogeno da destinare ai mezzi di trasporto; l’introduzione di punti di distribuzione dell’idrogeno per la mobilità privata su strada. La collaborazione si inserisce anche nel contesto del progetto H2iseO di FNM e Trenord (società partecipata da FNM), che punta a far diventare il Sebino e la Valcamonica la prima "Hydrogen Valley" italiana e ha l’obiettivo di valutare ed implementare una serie di iniziative nel breve e lungo termine utili al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del settore dei trasporti fissati dalla strategia europea e dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima italiano. “L’intesa con Eni – commenta il Presidente di FNM Andrea Gibelli – si inserisce a pieno titolo nel percorso verso una mobilità a zero impatto ambientale, promosso da FNM. La nuova mission del Gruppo, sancita dalle linee guida del Piano strategico 2021-2025, ci vede impegnati nello sviluppare una piattaforma integrata di servizi di mobilità, costruita secondo criteri di sostenibilità ambientale ed economica. In questo contesto, un ruolo importante è ricoperto dal progetto H2iseO, che ha una forte carica innovativa e attorno al quale FNM sta costruendo una rete di collaborazioni molto importante”. “La collaborazione con FNM - dichiara Giuseppe Ricci, Direttore Generale Energy Evolution di Eni - costituisce un importante passo nel percorso di decarbonizzazione del trasporto in Lombardia. Eni, facendo leva sul proprio know-how e sulla gamma di tecnologie e prodotti energetici sviluppati con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, supporterà FNM in questo ambizioso programma, contribuendo al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del settore. Questo accordo – conclude Giuseppe Ricci – dimostra l’importanza di adottare un approccio sinergico che promuova la collaborazione tra diversi attori del settore e l’utilizzo di prodotti energetici decarbonizzati per lo sviluppo di una mobilità sostenibile”. Eni InfoArticoli correlati:I PRIMI TRENI AD IDROGENO IN ITALIA SARANNO IN LOMBARDIAApprofondisci l'argomento

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https://www.rmix.it/ - Supereruzioni Vulcaniche e Raffreddamento Globale
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Supereruzioni Vulcaniche e Raffreddamento Globale
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Analisi Approfondita dei Meccanismi Climatici e delle Conseguenze delle Più Grandi Eruzioni della Storiadi Marco Arezio Le eruzioni vulcaniche sono fenomeni naturali di straordinaria potenza che possono avere impatti significativi e duraturi sul clima terrestre. Tra questi fenomeni, le supereruzioni rappresentano eventi di dimensioni eccezionali, capaci di rilasciare immense quantità di ceneri e gas, come l'anidride solforosa, nell'atmosfera. Questi materiali possono influenzare il clima globale per anni, causando un raffreddamento significativo della Terra. Questo articolo esplora il meccanismo attraverso cui le supereruzioni raffreddano il pianeta e offre una cronologia storica delle più grandi eruzioni, analizzando le loro conseguenze climatiche.Meccanismo del Raffreddamento Vulcanico Quando una supereruzione vulcanica si verifica, grandi quantità di cenere e gas vengono espulse nell'atmosfera. L'anidride solforosa (SO2) è particolarmente importante in questo processo. Una volta rilasciata, questa si ossida e forma aerosol di solfato che riflettono la luce solare, riducendo la quantità di energia solare che raggiunge la superficie terrestre. Questo processo, noto come "forcing radiativo negativo," porta a un raffreddamento della superficie terrestre. Gli aerosol di solfato possono rimanere nella stratosfera per diversi anni, mantenendo il raffreddamento per periodi prolungati. La dispersione delle ceneri vulcaniche e degli aerosol di solfato nella stratosfera ha un effetto simile a quello delle nuvole, ma su scala globale. La riduzione della radiazione solare incidente diminuisce l'evaporazione e le precipitazioni, alterando i modelli climatici globali. Questi cambiamenti possono portare a una riduzione delle temperature medie globali, influenzando direttamente le stagioni e i cicli agricoli.Cronologia delle Supereruzioni Storiche Eruzione del Toba (circa 74.000 anni fa) Localizzazione: Sumatra, Indonesia Volume di materiale eruttato: 2.800 km³ L'eruzione del Toba è una delle più grandi esplosioni vulcaniche conosciute. L'evento ha espulso enormi quantità di ceneri e gas nell'atmosfera, creando un vasto lago calderico. La dispersione globale delle ceneri vulcaniche ha influenzato il clima mondiale per anni. Si stima che l'eruzione del Toba abbia causato un "inverno vulcanico" con una diminuzione delle temperature globali di circa 3-5°C. Questo evento è stato collegato a un collo di bottiglia genetico nella popolazione umana, suggerendo un impatto significativo sulla demografia dell'epoca. Le conseguenze ecologiche includono la distruzione di vaste aree forestali e la riduzione della biodiversità. Eruzione del Taupo (circa 26.500 anni fa) Localizzazione: Nuova Zelanda Volume di materiale eruttato: 1.170 km³ L'eruzione del Taupo è stata una delle più violente degli ultimi 70.000 anni. Il materiale eruttato ha formato uno spesso strato di cenere che si è disperso su gran parte dell'emisfero meridionale. L'eruzione ha innescato un periodo di raffreddamento globale, influenzando il clima dell'emisfero australe. Le ceneri depositate hanno avuto impatti significativi sull'ecologia locale, con cambiamenti nei pattern di vegetazione e nelle reti alimentari. Eruzione del Tambora (1815) Localizzazione: Sumbawa, Indonesia Volume di materiale eruttato: 160 km³ L'eruzione del Tambora è stata una delle più potenti eruzioni vulcaniche della storia recente. La colonna eruttiva raggiunse i 43 km di altezza, disperdendo ceneri in tutta la stratosfera. L'eruzione del Tambora è famosa per aver causato l'anno senza estate del 1816. Le temperature globali diminuirono di circa 0,4-0,7°C, causando gravi perdite agricole in Nord America ed Europa e portando a carestie diffuse. I cambiamenti climatici influenzarono anche la distribuzione delle malattie, con un aumento delle epidemie di colera e tifo. Eruzione del Krakatoa (1883) Localizzazione: Indonesia Volume di materiale eruttato: 25 km³ L'eruzione del Krakatoa fu caratterizzata da esplosioni catastrofiche che distrussero gran parte dell'isola. Le onde di maremoto generate causarono devastazioni in molte aree costiere vicine. L'eruzione del Krakatoa raffreddò le temperature globali di circa 1,2°C nei mesi successivi. Gli effetti sul clima durarono per circa cinque anni, contribuendo a condizioni meteorologiche anomale in tutto il mondo. Le ceneri vulcaniche produssero tramonti spettacolari, influenzando anche la cultura e l'arte del periodo. Eruzione del Monte Pinatubo (1991) Localizzazione: Filippine Volume di materiale eruttato: 10 km³ L'eruzione del Monte Pinatubo è stata una delle più grandi del XX secolo. La colonna eruttiva raggiunse i 35 km di altezza, e l'eruzione fu accompagnata da piogge acide e colate di fango. Questa eruzione ha portato a un raffreddamento globale di circa 0,5°C per due anni. Gli aerosol di solfato rilasciati hanno ridotto la radiazione solare incidente, evidenziando l'importanza dei vulcani nel sistema climatico terrestre. L'eruzione del Pinatubo ha anche fornito preziose informazioni per i modelli climatici attuali, aiutando a migliorare le previsioni dei cambiamenti climatici futuri.Implicazioni Future Comprendere l'impatto delle supereruzioni è cruciale per la preparazione e la mitigazione dei loro effetti futuri. L'integrazione dei dati storici con i modelli climatici moderni può aiutare a prevedere le conseguenze di eventi simili in futuro. Inoltre, lo studio delle eruzioni passate fornisce importanti indicazioni sui potenziali rischi per l'agricoltura, la salute umana e l'ambiente globale. Le supereruzioni possono avere effetti devastanti sulle infrastrutture, interrompendo i trasporti aerei, contaminando le riserve idriche e danneggiando le colture agricole. La pianificazione delle emergenze e l'adozione di strategie di adattamento possono ridurre significativamente l'impatto di questi eventi.Conclusione Le supereruzioni vulcaniche rappresentano tra i più potenti eventi naturali capaci di influenzare il clima terrestre per anni. Dalle ceneri e anidride solforosa rilasciate, fino ai conseguenti cambiamenti climatici globali, queste eruzioni forniscono preziose lezioni sul ruolo dei vulcani nel sistema climatico del nostro pianeta. Attraverso l'analisi storica delle maggiori eruzioni, possiamo meglio comprendere i meccanismi di raffreddamento climatico e prepararci per affrontare le future sfide legate a questi cataclismi naturali. Lo studio delle supereruzioni è fondamentale non solo per comprendere il passato della Terra, ma anche per prepararsi a eventuali future catastrofi. La collaborazione internazionale nella ricerca vulcanologica e climatica può migliorare la nostra capacità di risposta e mitigazione, proteggendo le comunità e preservando l'ambiente globale.ACQUISTA IL LIBRO

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https://www.rmix.it/ - Stato del Clima 2024: Il Pianeta a un Passo dal Disastro Irreversibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Stato del Clima 2024: Il Pianeta a un Passo dal Disastro Irreversibile
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Rapporto Globale sul Clima: Record Storici Negativi ma anche Opportunità per una Svoltadi Marco ArezioIl rapporto globale sul clima del 2024 evidenzia una verità sconcertante: il pianeta è sempre più vicino a un disastro climatico irreversibile. Questo studio, pubblicato da Oxford Academic, mostra che sono stati raggiunti record storici in 25 dei 35 indicatori di rischio climatico monitorati, tra cui le temperature degli oceani e la perdita di copertura arborea. Tuttavia, ci sono anche segni di speranza che suggeriscono che la strada verso un futuro più sostenibile non è ancora del tutto preclusa.Indicatori di Rischio Climatico: Uno Scenario Inquietante I dati riportati nel rapporto mettono in luce una situazione preoccupante che non possiamo più ignorare. Le temperature oceaniche hanno raggiunto livelli senza precedenti e continuano ad aumentare, con effetti particolarmente gravi nelle regioni polari. Qui, il riscaldamento sta alterando le correnti oceaniche e minacciando il delicato equilibrio del clima globale. Gli oceani, fondamentali regolatori del sistema climatico terrestre, stanno perdendo la loro capacità di assorbire il calore e la CO2, contribuendo così all'intensificarsi della crisi climatica. Il riscaldamento degli oceani è strettamente collegato all'incremento dell'intensità e della frequenza degli eventi di sbiancamento dei coralli. Le barriere coralline, che ospitano una vasta biodiversità e fungono da protezione contro le tempeste, sono in grave pericolo. La loro perdita non solo minaccia la biodiversità marina, ma compromette anche la sicurezza e i mezzi di sussistenza delle comunità costiere che dipendono da questi ecosistemi per la loro sopravvivenza. La perdita di copertura arborea rappresenta un altro indicatore allarmante. La deforestazione continua a ritmi incessanti, soprattutto nelle aree tropicali, con impatti devastanti sulla capacità del pianeta di assorbire CO2. Le foreste, spesso chiamate "polmoni della Terra", sono cruciali per la regolazione del clima e la preservazione della biodiversità. La loro distruzione non solo contribuisce all'incremento delle emissioni di gas serra, ma mette a rischio la stabilità ecologica di interi ecosistemi, rendendo il pianeta ancora più vulnerabile ai cambiamenti climatici.Le Conseguenze del Riscaldamento e le Sfide Globali L'aumento della temperatura degli oceani ha effetti a catena su molti altri indicatori climatici. La fusione dei ghiacci polari, sia artici che antartici, è accelerata in modo significativo, contribuendo all'aumento del livello del mare. Questo fenomeno rappresenta una minaccia diretta per milioni di persone che vivono in aree costiere vulnerabili all'innalzamento del livello del mare. Gli eventi meteorologici estremi, come uragani e inondazioni, stanno diventando sempre più frequenti e intensi, mettendo in crisi le infrastrutture urbane e rurali e imponendo costi economici sempre più elevati per la ricostruzione e l'adattamento. Anche l'agricoltura, una componente vitale per la sicurezza alimentare globale, sta subendo gli effetti del cambiamento climatico. Le ondate di calore persistenti e le siccità prolungate stanno riducendo la produttività agricola, soprattutto per colture essenziali come il grano, il mais e il riso. La diminuzione delle rese agricole sta contribuendo ad aumentare i prezzi dei prodotti alimentari, rendendo il cibo inaccessibile per milioni di persone, soprattutto nelle comunità più povere. La conseguente insicurezza alimentare aggrava le disuguaglianze globali, alimentando conflitti e migrazioni forzate. Le risorse idriche sono sempre più sotto pressione, poiché il cambiamento climatico sta alterando il ciclo delle precipitazioni in maniera imprevedibile. Alcune regioni affrontano siccità senza precedenti, mentre altre sono colpite da piogge intense e inondazioni distruttive. La disponibilità di acqua potabile è compromessa in molte aree del mondo, creando ulteriori tensioni sociali e limitando l'accesso a un diritto fondamentale per la vita umana. Segnali Positivi: Prospettive di Speranza per il Futuro Nonostante il quadro globale sia estremamente preoccupante, esistono anche alcuni segnali incoraggianti che suggeriscono che è possibile cambiare rotta. Il rallentamento della deforestazione in Amazzonia è un esempio positivo. Sebbene la deforestazione non sia ancora del tutto fermata, l'introduzione di politiche più rigide e la crescente consapevolezza pubblica stanno avendo un impatto. L'Amazzonia, spesso chiamata "il polmone del mondo", è essenziale per la regolazione del clima globale e per il mantenimento della biodiversità; preservarla è fondamentale per la salute del nostro pianeta. L'aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili è un altro elemento di speranza. Le energie solari ed eoliche stanno registrando una crescita senza precedenti grazie agli investimenti pubblici e privati e agli incentivi governativi. Questa transizione energetica è fondamentale per ridurre le emissioni di gas serra e per muovere verso un'economia più sostenibile e resiliente. L'accessibilità sempre maggiore delle tecnologie rinnovabili rappresenta un’opportunità anche per i paesi in via di sviluppo, che possono accelerare il passaggio a una produzione energetica più pulita senza dover dipendere dai combustibili fossili. Anche l'impegno delle comunità locali e delle organizzazioni non governative nel promuovere la sostenibilità ambientale sta crescendo. Progetti di riforestazione, iniziative per la protezione degli habitat naturali e programmi di educazione ambientale stanno sensibilizzando sempre più persone sui temi della sostenibilità. L'adozione di pratiche agricole rigenerative e più resilienti, come l'agroforestazione, sta aiutando gli agricoltori a fronteggiare le nuove sfide climatiche e a contribuire attivamente alla mitigazione del cambiamento climatico. Conclusioni: Agire Ora per Evitare il Punto di Non Ritorno Il rapporto sullo stato del clima del 2024 lancia un avvertimento inequivocabile: siamo molto vicini a un punto di non ritorno. Le condizioni climatiche stanno peggiorando rapidamente e gli indicatori di rischio mostrano segnali allarmanti. Tuttavia, i progressi nella riduzione della deforestazione e nell'adozione delle energie rinnovabili indicano che il cambiamento è possibile. Ciò richiede uno sforzo collettivo, coordinato e senza precedenti da parte di governi, aziende e cittadini. Ogni azione conta. Ridurre il consumo di carne, scegliere trasporti sostenibili, sostenere politiche pubbliche orientate alla sostenibilità sono azioni che ogni individuo può compiere per contribuire a questa lotta. I governi devono continuare a implementare politiche ambiziose per ridurre le emissioni e promuovere la transizione energetica. Allo stesso modo, le aziende devono impegnarsi a rendere sostenibili le loro operazioni e catene di approvvigionamento, riducendo la loro impronta ecologica. L'educazione e la consapevolezza sono strumenti potenti per il cambiamento. Comprendere l'impatto delle nostre scelte quotidiane sull'ambiente è essenziale per adottare comportamenti più responsabili. Dobbiamo lavorare insieme per creare una cultura della sostenibilità che metta al centro il rispetto per il nostro pianeta. Solo attraverso un impegno condiviso e una consapevolezza globale possiamo sperare di evitare il punto di non ritorno e garantire un futuro vivibile per le generazioni future.ACQUISTA IL LIBRO© Riproduzione Vietata Fonti Oxford Academic (2024). Global Climate Report 2024. McGill University (2024). Climate Indicators and Future Projections.

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https://www.rmix.it/ - L’ambiente Salubre e’ un Nostro Dovere
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L’ambiente Salubre e’ un Nostro Dovere
Ambiente

Dall’antropocentrismo dei diritti a quello dei doveri Dal punto di vista giuridico, possiamo garantire lo sviluppo sostenibile solo affermando che la generazione attuale ha l’obbligo di consegnare a quelle future un pianeta non deteriorato. L’ambiente è saldamente in cima all’agenda della politica e al centro dell’attenzione dei mass media e delle persone comuni.  Surriscaldamento globale, Accordo di Parigi, Enciclica del Papa Laudato si’, caso Urgenda, economia circolare: sotto la pressione mediatica e avvinti dalla preoccupazione che nasce dalla percezione soggettiva del climate change, nessuno può oggi chiamarsi fuori dalle discussioni sull’ambiente. Tutti rivendicano la pretesa di vivere in un ambiente salubre e anche il diritto, nelle sue varie articolazioni, si sforza di dare corpo a una tale situazione giuridica, anche per renderla giustiziabile.  Ma davvero possiamo accampare diritti e pretese nei confronti della natura?  Eventi come i frequenti disastri naturali dimostrano che è un’illusione profonda quella di pretendere giuridicamente di vivere in un particolare contesto naturale (ché questo, tecnicamente, significa essere titolari di un diritto), che sia appunto salubre.  E quando l’ambiente o i suoi elementi non sono “salubri” (si pensi agli animali pericolosi), la prospettiva del diritto soggettivo appare insufficiente, né questo deficit di tutela può essere compensato accedendo all’ipocrisia del diritto degli animali: il diritto è una costruzione culturale dell’uomo e l’uomo ne è il protagonista (l’albero può forse agire in giudizio? Chi può ergersi a suo rappresentante?). Guardando il problema dal punto di vista giuridico non possiamo abbandonare l’antropocentrismo. Il problema nasce dal fatto che l’antropocentrismo del diritto all’ambiente salubre non ci soddisfa: rischia di essere un meccanismo un po’ ipocrita, irrigidisce la trama giuridica e appare svuotato di capacità di aggredire i problemi reali o uno strumento troppo forte in mano a pochi eletti. Su di un piano più generale, poi, riflette l’idea di un uomo – dominatore che accampa la pretesa di sfruttare la natura e finisce con il dequotare tutto ciò che non è strumentale al benessere del titolare.  La verità è molto più semplice.  L’ambiente, per l’uomo, anche giuridicamente, è l’oggetto non già di un diritto, ma di un dovere di protezione, in un’ottica di responsabilità.  Basta guardare ai principi della materia ambientale per rendersi conto che essi esprimono un contenuto evidentissimo di doverosità. Anche la protezione degli animali può essere meglio assicurata valorizzando le nostre responsabilità, piuttosto che invocando vuote pretese giuridiche di chi non le potrà mai esercitare. La disciplina di settore, poi, è letteralmente zeppa di doveri. Il principio base di tutti gli altri, lo sviluppo sostenibile, infine, conferma la correttezza di questa prospettiva e mostra che il vero baricentro della disciplina giuridica in materia di ambiente è il dovere di protezione del genere umano: la generazione attuale ha l’obbligo di consegnare alle generazioni future un contesto ambientale non peggiore di quello ereditato. Occorre passare dall’antropocentrismo dei diritti all’antropocentrismo dei doveri.  Si tratta di uno scarto soprattutto culturale, che ha l’obiettivo di evidenziare le nostre responsabilità, di vittime o di aggressori.  Di fronte all’incertezza scientifica e alla straordinaria complessità del problema, questo atteggiamento impone di agire con saggezza e con estrema prudenza, ciascuno nel proprio specifico ambito di azione: i temi ambientali non possono essere risolti soltanto dall’economia, dall’etica, dalla scienza o dal diritto, imponendosi invece uno sforzo congiunto. Un atteggiamento forse da recuperare dopo l’esaltazione anche deresponsabilizzante dei diritti degli ultimi decenni e che suggerisce di valutare con una certa diffidenza chi, proponendo certezze assolute, pretende di semplificare una questione intrisa di inestricabili valenze etiche e assiologiche. A proposito di rispetto per le generazioni future: come il più contiene il meno, occorre attenzione e cautela anche nei confronti di quella attuale, sicché non convince la prospettiva di indicare qualche suo esponente come il portavoce privilegiato – ma quanto consapevole? dell’ambiente o delle generazioni future, dimensioni che non hanno bisogno di rappresentanti, ma che pretendono sofferto rispetto (voluto è ogni riferimento al caso Thunberg). Fabrizio Fracchia, ordinario presso il Dipartimento di studi giuridici dell’Università Bocconi di MilanoApprofondisci l'argomento

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