rMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della FiduciarMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della Fiduciadi Marco ArezioTutti noi, ogni giorno, utilizziamo internet per fare molte cose importanti per la nostra azienda. Comunichiamo, ricerchiamo, promuoviamo, acquistiamo, informiamo, ecc..La rete è una fonte inesauribile di informazioni che ci invita a navigare nella speranza di trovare quello che cerchiamo. Molto spesso utilizziamo i motori di ricerca per scovare potenziali clienti, fornitori, consulenti, imbattendoci in un lavoro ciclopico che impegna due variabili: il tempo e la fiducia. Il problema nasce proprio dal fatto che, per quanto si cerchi di restringere il campo delle ricerche, le informazioni sono sempre maggiori rispetto al tempo a nostra disposizione e che, i contatti trovati, specialmente quelli non conosciuti, possono essere sempre motivo di dubbio sull’affidabilità di chi si propone. Abbiamo quindi visto che il tempo e la fiducia governano i risultati del nostro lavoro nella rete e credo sia importante rendere meglio visibile questi due fattori. Il Tempo Immaginiamo di essere una ditta che utilizza un granulo di polipropilene riciclato per la produzione di alcuni articoli e che vogliamo trovare nuovi fornitori rispetto a quelli che già abbiamo, digitiamo così su Google le parole chiave: • Polipropilene: i risultati che il computer ci restituisce, in una sola lingua scelta, sono circa 4,7 milioni. Decisamente troppi per analizzarli tutti, quindi operiamo una prima scrematura. • Polipropilene riciclato: i risultati che ci appaiono sono scesi a 129.000 circa, sempre troppi rispetto al tempo di analisi che posso investire per una ricerca, quindi scremiamo ancora. • Polipropilene riciclato in granuli: i posts da leggere sono arrivati a circa 20.400, il che significa che, aprendo gli annunci e spendendo un tempo medio per analizzare il contenuto di 2 minuti per contatto, impiegherò circa 4 mesi, lavorando tutto il giorno, per selezionare i fornitori. Decisamente impossibile. La Fiducia Supponendo che siamo riusciti a trovare alcuni fornitori, a noi sconosciuti, che potrebbero soddisfare apparentemente le nostre esigenze, nasce il problema di verificarne l’affidabilità. I sistemi di verifica sono decisamente pochi, in quanto quello che compare in rete può essere frutto di manipolazioni fatte ad arte per migliorare l’aspetto dell’azienda o creare una facciata ex novo, specialmente se non verificabile in sede direttamente. Anche i portali web del settore, con libero accesso agli iscritti, poco possono fare per limitare il fenomeno delle truffe di identità su internet, che causano tanti problemi alle aziende che si avventurano nei contatti commerciali con questi soggetti iscritti. Tempo e Fiducia sono le chiavi con cui lavora il portale del riciclo rMIX.Utilizzando la piattaforma troverai già una scrematura di aziende, nel mondo, che offrono o cercano prodotti o servizi già divisi per famiglia di appartenenza (plastica, metalli, carta, legno, tessuti, gomme, vetro, scarti edili, macchine, prodotti fatti con materiali riciclati, consulenze, lavori conto terzi, distributori, trasporti…). Ovviamente non ci sono 4,7 milioni di contatti, ma se non trovi quello che cerchi puoi postare una richiesta e puoi essere contattato da chi è interessato. Per quanto riguarda la Fiducia, sul portale del riciclo rMIX nessuno si può iscrivere in modo automatico, deve inviarci prima i propri dati e, solo dopo una valutazione interna, la direzione deciderà se ammetterlo nel portale. Questo viene fatto per cercare di ridurre al minimo il rischio di frodi e di scambio di identità. Inoltre, nel portale troverete una serie di aziende che sono state e/o sono conosciute personalmente dalla nostra società, nel corso delle attività commerciali a livello internazionale svolte nel passato e al lavoro di consulenza che svolgiamo attualmente. Fare l’abbonamento al portale ti allevierà di tante incombenze, perdite di tempo e rischi nel tuo lavoro. Iscriviti al portale rMIX
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Social Washing: L'Inganno Dietro l'Impegno ApparenteImprese e politica utilizzano a volte il social washing e il greenwashing per manipolare l'opinione pubblica di Marco ArezioIl "social washing" è diventato una pratica sempre più rilevante e controversa nel mondo degli affari e della politica, mettendo in discussione l'integrità di molte iniziative che vantano un impegno sociale. Questo fenomeno solleva questioni etiche importanti e presenta implicazioni significative sulla fiducia pubblica e sul reale impatto delle azioni volte al bene comune. In questo articolo, esploreremo più approfonditamente il concetto di social washing, come si manifesta in diversi contesti e le possibili soluzioni per affrontare questa problematica.Definizione di Social Washing Il termine "social washing" deriva dall'analogo "greenwashing" (riservato alle pratiche ambientali) e si riferisce all'atto di presentare in modo ingannevole le proprie attività come socialmente responsabili o orientate al bene comune, quando in realtà tali impegni sono superficiali o limitati. Questo fenomeno si manifesta attraverso varie strategie di marketing e comunicazione volte a creare un'immagine positiva piuttosto che a sostenere azioni concrete a favore della società.Manifestazioni Comuni del Social Washing Campagne pubblicitarie ingannevoliLe aziende utilizzano spesso campagne pubblicitarie che sottolineano il loro impegno sociale, attraverso slogan accattivanti, immagini emotive e dichiarazioni che possono distorcere la realtà delle loro pratiche aziendali. Iniziative di responsabilità sociale limitateUn'organizzazione può focalizzarsi su iniziative di responsabilità sociale che offrono visibilità ma che, nella sostanza, hanno un impatto minimo sulle questioni sociali o ambientali. Coinvolgimento in partenariati superficiali: Il social washing può coinvolgere il posizionarsi in associazioni o partenariati con organizzazioni benefiche o iniziative di volontariato, senza un coinvolgimento significativo o contributi effettivi.Implicazioni del Social Washing Il social washing ha implicazioni significative sulla fiducia del pubblico e sul mercato in generale: Minaccia alla fiducia del consumatoreQuando i consumatori scoprono di essere stati ingannati, la fiducia nel marchio può subire danni irreparabili, generando un cinismo diffuso nei confronti degli impegni aziendali. Distorsione del mercato Le pratiche di social washing possono influenzare le decisioni d'acquisto basate su informazioni fuorvianti, distorcendo il mercato in favore di aziende che presentano un'immagine socialmente responsabile ma che potrebbero non rispecchiare la realtà.Social Washing in Politica Il social washing non è limitato al settore privato. In politica, i rappresentanti pubblici possono impegnarsi in pratiche che cercano di migliorare la loro immagine sociale senza un reale impegno verso politiche e azioni che promuovano il benessere collettivo. La retorica politica potrebbe presentare politiche come più progressiste o socialmente responsabili di quanto siano in realtà.Affrontare il Social Washing Per difendersi dal social washing, è fondamentale adottare un approccio critico e informato: Ricerca approfondita: Investigare le azioni effettive di un'azienda o di un politico anziché basarsi solo sulla pubblicità. Verificare se ci sono prove concrete delle loro pratiche socialmente responsabili. Coinvolgimento della comunità: Valutare come l'organizzazione o il politico interagisce con la comunità locale. Un coinvolgimento reale è un segno positivo, mentre un coinvolgimento superficiale potrebbe indicare social washing. Certificazioni indipendenti: Cerca marchi o certificazioni riconosciuti che attestino le pratiche etiche e sostenibili dell'azienda o del politico.Il social washing è una pratica eticamente discutibile che richiede un'attenzione critica da parte dei consumatori, delle organizzazioni e dei decisori politici. La trasparenza e l'impegno autentico verso pratiche socialmente responsabili sono essenziali per costruire una fiducia duratura e un impatto reale sul benessere della società. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e vigilanza possiamo sperare di mitigare gli effetti negativi del social washing e spingere verso un autentico cambiamento sociale.
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Come migliorare la fidelizzazione del cliente nella vendita dei polimeri riciclatiLe competenze tecniche sul ciclo produttivo, sulla selezione dei rifiuti e sulla chimica dei prodotti migliorano la fiducia del cliente. di Marco ArezioIl mercato della vendita dei polimeri rigenerati, siano essi granuli o macinati, ha una storia che parte da lontano e inizia dall’approccio della forza vendita dei polimeri vergini verso prodotti rigenerati, negli stessi mercati e sugli stessi clienti. I prodotti, all’inizio, sono stati visti solo come un ripiego economico, conveniente, alla richiesta del mercato di ridurre i costi dei prodotti finiti, creando una sorta di jolly da spendere quando le condizioni le ritenessero necessarie. Come poi si è visto con l’andare del tempo, la vendita dei polimeri vergini rispetto a quelli rigenerati necessita di approcci completamente diversi, in quanto la stabilità tecnica, qualitativa, produttiva e cromatica di un polimero vergine è diversa, o completamente diversa, da un prodotto rigenerato di cui è necessario conoscerne la storia. Questo approccio alla vendita ha portato in molti casi a problematiche tecniche ed economiche molto rilevanti che, nel passato, non hanno costituito problemi importanti per via dell’esigua quantità di polimero rigenerato che si produceva e si vendeva. Tuttavia, con il passare degli anni, è diventata sempre più una problematica importante a fronte di un deciso incremento della produzione e dell’uso dei materiali rigenerati sul mercato. Teniamo in considerazione che questo trend di consumo aumenterà sempre di più e le problematiche di gestione dei rifiuti, da cui hanno origine i rigenerati, saranno sempre più complessi per via dell’aumento sul mercato, di plastiche difficili da separare e riutilizzare in modo tecnicamente corretto. Fatte queste premesse l’approccio alla vendita di un granulo o macinato rigenerato deve partire dalla preparazione del venditore su vari aspetti del processo dei polimeri e del loro impiego, in particolare: Conoscenza della struttura chimica dei polimeri Conoscenza del ciclo di raccolta e separazione dei rifiuti Conoscenza del ciclo di rigenerazione, che comprende la macinazione, la vagliatura, il lavaggio, la selezione e l’estrusione del granulo Conoscenza dei limiti di queste lavorazioni in funzioni dell’input a disposizione Una volta acquisite queste informazioni è necessario avere le informazioni tecniche per valutare le differenze della qualità dei prodotti, granulati o macinati realizzati, quale base fondamentale per l’approccio corretto alla vendita, evitando errori che comporterebbero la perdita di fiducia del cliente e un costo economico non indifferente in alcuni casi. Le informazioni principali che la nostra rete di vendita dovrebbe acquisire sono: Conoscenza del funzionamento di un laboratorio e l’importanza della sistematicità delle prove dei lotti Conoscenza, dei materiali di largo consumo come il PP, HDPE, LDPE, MDPE e PVC, che non comportano necessariamente la creazione di ricette complesse, ma di alcune prove base come la densità, il DSC, l’MFI, il contenuto di ceneri, l’IZOD e il modulo. Sarebbe buona cosa sapere fare fisicamente le prove ma, se non si dispone di un laboratorio, capire come vengono fatte. Saper interpretare i risultai delle stesse per capire la qualità del prodotto che si vuole vendere Raccolte, interpretate e capite le informazioni che vengono dai tests di laboratorio, è importante capire quali interazioni i polimeri possono avere tra di loro e quali saranno le reazioni chimiche e fisiche durante la lavorazione e nella vita del prodotto stesso. Proporre al cliente un polimero solo attraverso l’identificazione di un parametro generico, per esempio solo l’MFI o la Densità, è una cosa non professionale e molto pericolosa. Nel mondo di oggi, in cui la velocità e la fluidità delle relazioni è un fatto imperante e la conclusione di una vendita è anche frutto di pressioni sia da parte di chi compra sia da parte di chi vende, la fretta non è un buon modo per fidelizzare il cliente, in quanto i polimeri riciclati hanno bisogno di un’attenta analisi sul prodotto finito che il cliente deve realizzare con i polimeri riciclati. Qui rientra in gioco una fondamentale competenza, che è quella di conoscere le interazioni e i comportamenti che le varie famiglie di polimeri hanno tra loro e tra e altre sostanze inglobate durante il riciclo dei rifiuti, in particolare: Comportamento chimico-fisico tra HD e PP per esempio nel soffiaggio di flaconi o nel film Comportamento chimico-fisico tra HD e PP per esempio nel nell’estrusione di tubi o profili Comportamento fisico tra PP e PE nello stampaggio soprattutto in relazione alla qualità delle superfici Comportamento chimico e fisico tra LD e PP e LLD per la produzione di film Comportamento fisico dei polimeri in presenza di gas o umidità Comportamento meccanico e limiti tecnici sulla presenza di cariche minerali nei vari polimeri Comportamento meccanico e limiti tecnici nell’impiego di PVC di diversa composizione per tubi, raccordi e profili Per ultimo, ma non tale per la rilevanza delle implicazioni connesse, è importante che chi si approccia alla vendita conosca il comportamento dei prodotti rigenerati, specialmente da post consumo, nell’ambito della produzione e le conseguenze, sulla qualità dei prodotti finiti, di scelte d’impiego di polimeri non idonei. Vorrei fare solo alcuni esempi esaustivi: Prevenzione dei difetti della superficie nella produzione di tubi lisci in HD, MD, PVC e LD Prevenzione dei difetti della superficie sugli anelli dei tubi corrugati in HD e PP Prevenzione dei difetti della superficie interna di tubi corrugati doppia parete Conoscenza delle tecniche di rafforzamento meccanico dei tubi corrugati utilizzando granuli da post consumo Conoscenza delle tecniche di protezione dagli agenti atmosferici e prolungamento della vita dei prodotti Conoscenza delle problematiche di soffiaggio di flaconi e taniche utilizzando materiali rigenerati, in relazione alla qualità della superficie, resistenza alla saldatura, allo schiacciamento, al colore e alla compressione verticale nel tempo. Conoscenza del comportamento in macchina e sul prodotto finito dell’uso di LD e HD, post consumo o misto, per la produzione del film di spessori differenti, in particolare l’evitare problemi di qualità della superficie, resistenza allo strappo, elasticità e brillantezza del colore Conoscenza del comportamento durante lo stampaggio e sui prodotti finiti di polimeri con componenti miste anche in piccola quantità Conoscenza dei comportamenti di bilanciamento delle ricette tra post consumo-post industriale e polimeri vergini in virtù di miglioramenti del ciclo produttivo e della qualità estetica e meccanica dei prodotti finiti.La conoscenza dei materiali rigenerati è sicuramente un motivo di auto fiducia nelle fasi di vendita, ma lo è anche per il cliente che acquista, in quanto si minimizzano errori che hanno sempre un costo.
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Sistemi di Pagamento Garantito nelle Transazioni Commerciali: Tradizione e InnovazioneDai sistemi tradizionali come la Lettera di Credito ai moderni contratti smart su blockchaindi Marco ArezioNell’ambito delle transazioni commerciali, sia a livello nazionale che internazionale, la gestione dei pagamenti rappresenta uno dei punti più delicati. Il rischio che una delle parti non adempia ai propri obblighi, sia essa il compratore o il venditore, ha spinto allo sviluppo di sistemi di pagamento che garantiscono sicurezza e fiducia per entrambe le parti coinvolte. Oggi esistono diverse soluzioni che vanno dai sistemi tradizionali a quelli più moderni, utilizzati in contesti diversi in base alle necessità specifiche e alla natura della transazione. Sistemi di Pagamento Tradizionali I sistemi tradizionali di pagamento garantito hanno storicamente rappresentato uno strumento essenziale per mitigare i rischi associati alle transazioni commerciali. Tra questi, i più rilevanti sono: Lettera di Credito (L/C) La Lettera di Credito è uno dei sistemi di pagamento più conosciuti e utilizzati soprattutto nel commercio internazionale. Viene emessa da una banca su richiesta dell’acquirente e rappresenta una garanzia per il venditore, il quale riceverà il pagamento solo dopo aver fornito la documentazione che prova l’avvenuta spedizione della merce. Questo strumento è particolarmente efficace per ridurre i rischi di mancato pagamento, poiché coinvolge una terza parte, la banca, che agisce da intermediaria tra acquirente e venditore. Il processo tipico di una Lettera di Credito prevede che: - L'acquirente richieda l'emissione della L/C alla propria banca. - La banca emittente garantisca il pagamento al venditore una volta ricevuta la documentazione richiesta (spesso bolle di accompagnamento, certificati di qualità, etc.). - La banca del venditore, dopo aver verificato la documentazione, effettua il pagamento. Incasso Documentario (D/P o D/A) L'incasso documentario è un altro strumento tradizionale utilizzato nelle transazioni commerciali. Si divide in due tipologie principali: Documenti contro Pagamento (D/P) e Documenti contro Accettazione (D/A). In entrambi i casi, il venditore spedisce la merce e trasmette i documenti di spedizione alla banca del compratore, la quale, a sua volta, li consegna solo a fronte del pagamento o dell'accettazione di una cambiale. D/P (Documenti contro Pagamento): Il compratore riceve i documenti di spedizione solo dopo aver effettuato il pagamento. D/A (Documenti contro Accettazione): Il compratore riceve i documenti di spedizione previa accettazione di una cambiale, con cui si impegna a pagare il venditore a una data futura. Entrambi questi sistemi offrono garanzie minori rispetto alla Lettera di Credito, poiché il pagamento non è assicurato fino alla consegna dei documenti, e le banche non sono obbligate a pagare in caso di inadempimento da parte del compratore. Sistemi di Pagamento Moderni Negli ultimi anni, il progresso tecnologico e l’evoluzione del commercio elettronico hanno portato allo sviluppo di nuovi sistemi di pagamento che garantiscono sicurezza e velocità nelle transazioni. Tra questi, spiccano i seguenti: Escrow Account (Conto di Garanzia) Uno dei sistemi più utilizzati nel commercio digitale e nei mercati B2B online è il conto di garanzia, noto anche come Escrow Account. Questo sistema prevede l’intervento di una terza parte, spesso un’istituzione finanziaria o una piattaforma digitale, che trattiene il denaro del compratore fino a quando non vengono soddisfatte le condizioni della transazione, come la consegna e l’accettazione della merce. Il processo funziona così: - Il compratore deposita il denaro in un conto di garanzia gestito da un’entità terza (la parte garante). - Il venditore spedisce la merce al compratore. - Il compratore riceve e ispeziona la merce. Se risulta conforme all'ordine, dà l'approvazione alla parte garante per rilasciare il pagamento al venditore. - In caso di controversia, la parte garante interviene per risolvere la situazione e decidere come gestire i fondi. Questo sistema offre notevoli vantaggi per entrambe le parti: il compratore ha la sicurezza che il denaro non verrà trasferito fino a quando non riceverà la merce conforme, mentre il venditore sa che i fondi sono già stati bloccati e che verrà pagato una volta soddisfatti i requisiti. Smart Contract su Blockchain Con l'avvento della blockchain, è stato possibile sviluppare contratti intelligenti (smart contract) che automatizzano il processo di pagamento.Questi contratti sono programmati per eseguire automaticamente il trasferimento di fondi una volta che vengono soddisfatte determinate condizioni predefinite.Nel contesto di una transazione commerciale, uno smart contract potrebbe funzionare come segue: - Il compratore deposita i fondi in un wallet associato allo smart contract. - Il venditore spedisce la merce e una volta ricevuta dal compratore, quest'ultimo conferma l’avvenuta consegna. - Lo smart contract verifica l'avvenuta ricezione della merce e trasferisce automaticamente i fondi al venditore. Gli smart contract offrono un alto livello di trasparenza e sicurezza, poiché operano su un registro pubblico e decentralizzato, riducendo il rischio di frodi. Tuttavia, la loro implementazione richiede una conoscenza avanzata della tecnologia e, al momento, è limitata a specifici settori e transazioni. Sistemi di Pagamento con Triangolazioni Garantite Un altro sistema di pagamento moderno e innovativo è quello delle triangolazioni garantite, in cui una terza parte, spesso una piattaforma o un intermediario finanziario, funge da garante del pagamento. Questo sistema è particolarmente utile nelle transazioni internazionali o in quelle situazioni in cui una delle parti non ha piena fiducia nell’altra. Il meccanismo delle triangolazioni garantite funziona in questo modo: - Il compratore deposita il pagamento presso un terzo garante (come una banca o una piattaforma specializzata). Il venditore spedisce la merce al compratore, ma non riceve subito il pagamento. - Il compratore riceve la merce e, solo dopo aver verificato che questa sia conforme all’ordine, autorizza il terzo garante a rilasciare il pagamento al venditore. - Se la merce non è conforme, il compratore può sollevare una contestazione e il terzo garante avvierà una procedura di risoluzione della controversia. Questo tipo di sistema offre un duplice vantaggio: - Il compratore ha la certezza di non pagare per merce difettosa o non conforme. - Il venditore sa che i fondi sono già stati bloccati dal garante e che riceverà il pagamento una volta soddisfatte le condizioni della transazione. Le triangolazioni garantite sono spesso utilizzate nei settori in cui la qualità della merce deve essere verificata attentamente prima del pagamento, come nel commercio di materie prime, di beni industriali o nel settore dei servizi. Conclusione I sistemi di pagamento garantito sono fondamentali per ridurre i rischi nelle transazioni commerciali, soprattutto quando le parti coinvolte non si conoscono o operano in giurisdizioni diverse. Mentre i sistemi tradizionali come la Lettera di Credito e l’Incasso Documentario offrono soluzioni consolidate, i metodi moderni come l'Escrow Account e gli Smart Contract stanno rivoluzionando il settore grazie alla loro efficienza, velocità e trasparenza. Il sistema delle triangolazioni garantite, in particolare, rappresenta un interessante sviluppo nel panorama delle transazioni commerciali, fornendo una maggiore protezione sia per l'acquirente che per il venditore e consentendo un'esecuzione fluida della transazione, riducendo il rischio di frodi o inadempimenti. Con l’evoluzione continua della tecnologia, è probabile che questi sistemi si diffonderanno sempre di più, offrendo nuove soluzioni per le sfide del commercio globale.© Riproduzione Vietata
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Come Scegliere tra un Agente di Vendita o un Distributore di Area?La scelta di chi presidierà una zona commerciale dipende da molti fattori interni ed esterni l’aziendadi Marco ArezioCreare una presenza commerciale in una zona, o migliorare quella esistente, che possa seguire una serie di clienti o da una determinata un’area geografica, più o meno ampia, comporta affidarsi, in alcuni casi, a venditori o distributori che possano presentare, vendere e gestire localmente la vendita e il post vendita. Prendiamo in considerazione, tra i molti esempi che potremmo citare, un’azienda che produce beni rappresentati da materie prime o prodotti finiti, come per il settore dell’edilizia, dell’idraulica, del giardinaggio ecc.. Un’area nuova deve essere preventivamente analizzata nel complesso, cioè capire la presenza e l’incidenza della concorrenza, i prodotti che vengono maggiormente richiesti, la dimensione dei clienti, il possibile fatturato, il taglio economico degli acquisti medi, le problematiche e i costi per la logistica, i canali distributivi e la solvibilità media della zona. Una prima macro selezione la possiamo fare sapendo se il nostro prodotto, che necessita di un trasporto dalla nostra sede al cliente finale, può essere venduto direttamente e nei tempi che si aspetta il cliente ad un prezzo favorevole per entrambi. Se vendiamo prodotti che non necessitano di un magazzino locale, in quanto il valore e la quantità di merce trasportata giustifica il costo del viaggio, possiamo pensare ad una vendita azienda – cliente finale. Se, viceversa, le quantità, l’assortimento alto o la tempistica di approvvigionamento collide con i costi e le tempistiche di consegne dirette, potrebbe essere necessario aprire depositi locali per la distribuzione. Queste due ipotesi possono già dar un’indicazione se, localmente, può essere necessario un agente di vendita o se si deve optare per un distributore che possa acquistare e rivendere, nelle quantità e nei tempi che il cliente finale chiede. La scelta di avere un distributore locale comporta una certa perdita di marginalità sui prodotti, in quanto bisogna assicurare all’azienda che fa il servizio, un guadagno sulle operazioni di logistica e di vendita. In caso non ci fossero queste marginalità, si può optare per l’apertura di un magazzino decentrato presso un corriere o un trasportatore, che terrà a deposito le nostre merci e ci assicurerà le consegne locali a prezzi inferiori rispetto all’attività di un distributore. Un altro aspetto da considerare è l’importanza della presenza del marchio dell’azienda produttrice nell’area di riferimento, in quanto attraverso l’azione di vendita di un agente, libero professionista o dipendente, l’interlocuzione tra cliente finale e produttore è sempre diretta, nel caso ci si appoggiasse ad un distributore la presenza del marchio e dei contatti diretti verrebbero meno. C’è poi da considerare, in linea generale, la differenza di gestione del parco clienti tra una vendita diretta tramite un agente o tramite un distributore. Il fatturato che risulta nell’area di competenza del distributore, è la somma di attività di più clienti, senza distinzioni tra uno o l’altro, senza informazioni sul grado di fiducia del cliente, sulle sue potenzialità e sulle sue necessità. Diciamo che questo approccio alla vendita potrebbe essere un modo più semplice per l’azienda produttrice, perché può evitare un maggior lavoro di gestione commerciale dei singoli clienti, con le problematiche che ne possono scaturire se moltiplichiamo l’impegno per un certo numero di aree in cui opera l’azienda. Dall’altro lato, il non avere un contatto diretto con il cliente può essere un deficit nell’imposizione del proprio marchio, per avere informazioni di come si muove la concorrenza, di quali politiche di prezzo applicano, delle campagne di incentivazione che vengono proposte, e molte altre cose. Dal punto di vista prettamente finanziario, invece, esiste un rischio che riguarda l’esposizione sulle vendite, infatti, considerando una dilazione tra acquisto e pagamento delle merci, il distributore lavora con esposizioni finanziarie più alte rispetto al singolo cliente, quindi con un maggior rischio per il produttore, e quando dovessero esserci dei problemi legati agli incassi, diventerebbe difficile non continuare a fornirlo, in quanto i clienti del distributore potrebbero essere ignari dei motivi per cui il produttore potrebbe fermare le forniture. In questo caso si creerebbe un danno diretto al produttore in quanto, non essendo in contatto diretto con il cliente, potrebbe rischiare di perderlo, o peggio, il distributore potrebbe continuare a servire i clienti finali attraverso un altro produttore. La scelta se affidare un’area a un agente diretto o ad un distributore passa quindi dall’analisi delle problematiche logistiche, commerciali, finanziarie e di marketing, riuscendo a prendere una decisione soppesando i pro e i contro delle strade che si prospettano. Infatti, ci sono prodotti che non possono essere venduti senza un distributore locale, altri che permettono maggiore flessione lasciando aperte varie ipotesi, scegliendo la migliore per quell’area, e, infine, merci che possono essere vendute direttamente senza necessità del distributore locale. Non è una scelta sbagliata farsi anche un’idea del sistema di vendita che applica in zona la concorrenza, la quale probabilmente, partita prima a vendere in zona, può avere, a parità di prodotti, già analizzato le problematiche. Infine c’è un aspetto prettamente tecnico, in quanto se il prodotto per la sua collocazione ha bisogno di un supporto tecnico sostanziale, la presenza di un agente diretto che può aiutare i clienti in situazioni di difficoltà a risolvere i problemi, può anche essere una discriminante.
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L’Italia e il Caro Energia: Sfide e Opportunità per un Settore Manifatturiero in DifficoltàIl costo dell'energia in Italia, il più alto d'Europa, mette in crisi la competitività dell'industria manifatturieradi Marco ArezioLa recente analisi dei prezzi medi mensili delle borse elettriche in Europa, dal gennaio all'ottobre 2024, mostra una chiara disparità tra l'Italia e gli altri paesi europei. Secondo i dati, l'Italia guida la classifica con un prezzo medio di 103,7 euro/MWh, seguita a distanza da Germania (71,4 euro/MWh), e dall'area media dei paesi UE (61,4 euro/MWh). Altre nazioni, come il Portogallo, la Spagna e la Francia, registrano prezzi inferiori, mentre l'area scandinava si distingue per il costo particolarmente basso di 36,5 euro/MWh. Questa significativa differenza di costo energetico pone l'industria italiana in una posizione di svantaggio rispetto ai concorrenti europei, un problema particolarmente grave per un paese a forte vocazione manifatturiera come l'Italia. Le Cause delle Disparità nei Costi Energetici a) Dipendenza Energetica e Infrastrutture L'Italia è storicamente un paese con una bassa produzione di energia da fonti domestiche, costretta a importare una grande quantità di risorse energetiche, specialmente gas naturale. Questo rende l'Italia vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi sui mercati internazionali e ai problemi di approvvigionamento, soprattutto in un contesto di crescente domanda globale e di turbolenze geopolitiche. Inoltre, le infrastrutture energetiche italiane, pur migliorate negli ultimi anni, scontano ancora una mancanza di investimenti adeguati rispetto a quelle di paesi come la Germania e la Francia, rendendo l'energia più costosa da distribuire e meno efficiente. b) Lentezza nella Transizione Energetica Sebbene l'Italia abbia avviato un'importante transizione verso le energie rinnovabili, come il fotovoltaico e l'eolico, il ritmo di sviluppo è ancora inferiore rispetto ad altri paesi europei. Questa lentezza è dovuta a vari fattori, tra cui una burocrazia complessa e frammentata, che rende difficile e dispendioso ottenere permessi per nuovi impianti, e a una rete elettrica non sempre adeguata a sostenere l'incremento delle fonti rinnovabili. In confronto, l'area scandinava ha investito massicciamente nelle rinnovabili, riuscendo così a mantenere i costi energetici bassi. c) Regolamentazioni e Tasse Un altro elemento di costo per l'energia in Italia è rappresentato dal peso delle imposte e delle accise, che sono tra le più elevate in Europa. Questi oneri fiscali incidono direttamente sul prezzo finale dell'energia, aggravando ulteriormente il costo per le imprese e i consumatori. La Germania, pur avendo un carico fiscale significativo, è riuscita a compensare grazie a un sistema più efficiente di incentivi e sovvenzioni, che in Italia ancora fatica a prendere piede in modo efficace e diffuso. Impatti sul Settore Manifatturiero Italiano L'elevato costo dell'energia ha un impatto devastante sulla competitività del settore manifatturiero italiano, che rappresenta una parte cruciale dell'economia nazionale. Le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, sono costrette a fare i conti con costi di produzione superiori rispetto ai concorrenti europei, limitando la capacità di competere sui prezzi e, in alcuni casi, minacciando la loro stessa sopravvivenza. Per settori energivori come quello siderurgico, chimico, plastico e della carta, l'incidenza del costo energetico sul totale dei costi di produzione è particolarmente elevata, con ripercussioni significative sull'intera catena di valore. Inoltre, le aziende italiane sono costrette a ridurre i margini di profitto o a trasferire parte dei costi sui consumatori finali, con il rischio di perdere quote di mercato, sia a livello domestico che internazionale. Questo svantaggio competitivo si ripercuote negativamente sull'occupazione e sull'indotto, minando la stabilità di un comparto che è stato tradizionalmente il cuore pulsante dell'economia italiana. Possibili Soluzioni e Strategie per un’Industria Competitiva a) Aumentare gli Investimenti nelle Energie Rinnovabili Per ridurre il gap con gli altri paesi europei, è essenziale che l'Italia acceleri la sua transizione energetica verso le fonti rinnovabili. Questo richiede non solo incentivi e finanziamenti per nuovi impianti, ma anche una semplificazione burocratica che renda più rapido e meno costoso l’iter di approvazione per le nuove installazioni. L’aumento della capacità di produzione da rinnovabili, in particolare in regioni con alto potenziale solare ed eolico, potrebbe ridurre sensibilmente la dipendenza energetica dall'estero e, conseguentemente, i costi di approvvigionamento. b) Efficientamento Energetico e Innovazione Tecnologica Un’altra strategia chiave per ridurre i costi energetici è investire nell’efficienza energetica delle industrie. Adottare tecnologie avanzate per la gestione e il monitoraggio dei consumi, come l'Internet of Things (IoT) e l’intelligenza artificiale, permette di ottimizzare l'uso dell'energia, riducendo gli sprechi e migliorando la sostenibilità dei processi produttivi. Alcune aziende italiane stanno già sperimentando questi approcci, ma è necessario un impegno più ampio e coordinato per ottenere risultati significativi. c) Politiche di Sostegno e Riforma delle Tasse È urgente che il governo italiano metta in atto politiche di sostegno concrete per le imprese energivore, riducendo il carico fiscale sull'energia e introducendo meccanismi di compensazione per i settori più colpiti. In questo senso, potrebbe essere utile ispirarsi a modelli di successo adottati da altri paesi europei, come la Germania, dove le industrie ad alta intensità energetica godono di agevolazioni fiscali e di sussidi mirati. Allo stesso tempo, una riforma delle tasse sull'energia potrebbe ridurre il peso sui consumatori e migliorare la competitività delle imprese. d) Promuovere la Collaborazione Europea L’Italia potrebbe beneficiare di una maggiore integrazione con il mercato energetico europeo, sfruttando accordi bilaterali e programmi di cooperazione per l’acquisto e la condivisione di energia a costi inferiori. Collaborare con altri paesi dell'Unione Europea, in particolare con quelli che hanno un surplus di energia rinnovabile, potrebbe rappresentare una soluzione temporanea per mitigare i costi e garantire una maggiore stabilità nell'approvvigionamento. Conclusione L'Italia si trova di fronte a una sfida importante: garantire un futuro sostenibile e competitivo per il proprio settore manifatturiero nonostante le attuali difficoltà legate al costo dell'energia. Le disparità nei prezzi energetici rispetto al resto d'Europa rappresentano un ostacolo significativo, ma non insormontabile. Con una strategia coordinata che coinvolga sia il settore pubblico che quello privato, investendo in rinnovabili, efficienza energetica e politiche di supporto mirate, l'Italia può superare questa crisi energetica e consolidare la propria posizione di leadership nel manifatturiero europeo. Il percorso non sarà facile, ma è una strada obbligata per garantire la competitività del paese e la sostenibilità del suo sviluppo industriale.© Riproduzione Vietata
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Puntualità nei pagamenti tra le imprese: la mappa globale dei Paesi più affidabili e quelli più rischiosiDove le aziende rispettano davvero le scadenze? Analisi delle percentuali di puntualità nei principali mercati mondiali e rischi per gli imprenditori internazionalidi Marco ArezioNel mondo globale dell’impresa, la puntualità nei pagamenti è molto più di una semplice questione di buona educazione commerciale: è un indice fondamentale di affidabilità, salute finanziaria, stabilità normativa e rispetto dei contratti. L’abitudine di pagare fornitori e partner entro i termini concordati, oppure di accumulare ritardi cronici, definisce il clima economico di un Paese e può influenzare in modo decisivo le scelte di chi desidera investire, esportare o semplicemente stringere nuovi rapporti commerciali. Negli ultimi anni, il tema della puntualità nei pagamenti è tornato centrale, complice la crescita delle filiere globali e le crisi che hanno reso la liquidità più preziosa che mai. Ma dove si pagano le fatture in tempo, e dove invece il ritardo è la norma? Quali sono le percentuali reali di puntualità nei principali mercati mondiali, e quali rischi corre chi si affaccia a nuovi Paesi? Europa: eccellenze del Nord, criticità nel Sud Partiamo dal cuore dell’economia continentale. Secondo le rilevazioni più recenti di istituti di credito e società di rating come Intrum, Euler Hermes e Dun & Bradstreet, i Paesi del Nord Europa spiccano per la correttezza dei pagamenti. In Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Germania, la percentuale di fatture saldate entro i termini supera regolarmente il 75-80%. In Svezia, il dato ha toccato negli ultimi anni anche l’84%, mentre in Germania si attesta intorno all’81%. Si tratta di mercati dove la cultura del rispetto dei contratti è molto radicata e dove le sanzioni per i ritardi, anche solo di pochi giorni, sono realmente applicate. Il Nord Europa, in particolare, vanta anche un basso tasso di ritardi gravi: meno del 10% delle fatture supera i 30 giorni di ritardo, e le insolvenze sono tra le più basse a livello globale. Chi fa affari in questi Paesi trova dunque un terreno solido e prevedibile, con bassa necessità di rincorrere i pagamenti o di sostenere costi extra per assicurarsi contro il rischio di mancato incasso. Situazione differente nel Sud Europa, dove storicamente la puntualità è più bassa. In Italia e Spagna, la percentuale di pagamenti regolari si aggira rispettivamente intorno al 34-39% e al 43-48%. I ritardi gravi sono più diffusi: in Italia, circa il 12% delle fatture viene pagato con oltre 30 giorni di ritardo, mentre in Grecia questa percentuale sale drammaticamente, sfiorando il 20%. Il Portogallo mostra anch’esso difficoltà, sebbene in miglioramento negli ultimi anni grazie a politiche di sostegno alle PMI e all’adozione di strumenti digitali di gestione contabile. Francia e Regno Unito: la situazione intermedia La Francia, pur essendo una delle principali economie dell’Eurozona, mostra una situazione intermedia: circa il 49% delle fatture commerciali viene pagato puntualmente, mentre la restante parte subisce ritardi più o meno consistenti. È significativo che lo Stato stesso, spesso, non dia il buon esempio: la pubblica amministrazione francese è famosa per i suoi lunghi tempi di pagamento, soprattutto verso i fornitori più piccoli. Nel Regno Unito, la situazione è leggermente migliore: secondo gli ultimi report, la percentuale di pagamenti nei termini si attesta tra il 51% e il 58%, ma la Brexit ha aggiunto nuove incertezze normative e pratiche che rischiano di peggiorare la puntualità, soprattutto nei rapporti transfrontalieri. Stati Uniti e Canada: affidabilità nordamericana Negli Stati Uniti, la puntualità dei pagamenti commerciali è considerata uno standard di business imprescindibile, anche se il sistema creditizio consente margini di tolleranza superiori rispetto all’Europa del Nord. La percentuale di fatture pagate entro i termini si attesta stabilmente attorno al 70-75%, con variazioni a seconda del settore. Il comparto tecnologico e i servizi mostrano le migliori performance, mentre l’edilizia e il retail sono più soggetti a ritardi, specialmente in periodi di rallentamento economico. Il Canada si distingue per un tasso ancora più alto di puntualità, superando spesso l’80%. Qui la combinazione di regole stringenti e una cultura imprenditoriale orientata al rispetto degli impegni fa la differenza. Insolvenze e ritardi gravi sono molto rari, e il rischio di credito commerciale per le imprese che esportano verso il Canada è tra i più bassi al mondo. Asia e Oceania: luci e ombre Nei principali mercati asiatici la situazione è variegata. Il Giappone si distingue per l’estrema correttezza nei pagamenti: quasi il 90% delle aziende salda i propri debiti entro i termini previsti, e le dispute sono rare, anche grazie a una tradizione di rapporti commerciali fortemente basata sulla reputazione. La Corea del Sud segue con percentuali superiori al 75%, mentre Singapore rappresenta un altro esempio di virtuosismo con il 78% di puntualità. Situazione più complessa in Cina e India, dove i ritardi sono considerati quasi fisiologici: in Cina, la percentuale di pagamenti entro i termini scende al 42-48%, con picchi di criticità nei settori delle costruzioni e della manifattura. In India, i dati sono ancora più problematici, con una media del 36% di fatture pagate in tempo e ritardi che spesso superano i 60 giorni. Questo scenario impone a chi esporta verso questi Paesi una rigorosa gestione del rischio di credito e un’attenta selezione dei partner commerciali. In Australia e Nuova Zelanda, il livello di affidabilità è buono: circa il 69-72% delle aziende rispetta i termini, con ritardi gravi contenuti sotto il 10%. Le normative favorevoli alle imprese e la presenza di sistemi di mediazione efficaci contribuiscono a mantenere un ambiente commerciale sano e prevedibile. America Latina, Africa e Medio Oriente: attenzione massima In America Latina, pur con differenze tra Paesi, la puntualità resta una criticità diffusa. In Brasile e Messico solo il 32-38% delle fatture viene pagato entro i termini, e i ritardi possono superare anche i 90 giorni nei periodi di instabilità economica. In Argentina e Cile, le percentuali migliorano leggermente, ma i rischi legati a inflazione e cambi repentini di normativa restano elevati. In Africa e Medio Oriente la situazione è altrettanto complessa: qui i dati sono spesso frammentari, ma l’esperienza di molti imprenditori internazionali suggerisce un alto tasso di ritardi e insolvenze, con un’ampia variabilità tra aree urbane e rurali e forti differenze settoriali. Cosa deve sapere un imprenditore: rischi e strategie Per chi opera sui mercati internazionali, conoscere il “rischio pagamento” di ciascun Paese non è più un optional. Scegliere partner in mercati affidabili significa ridurre i costi finanziari, evitare immobilizzazioni di capitale e concentrarsi sulla crescita. Nei Paesi più critici, invece, è essenziale proteggersi con assicurazioni sul credito, condizioni di pagamento anticipate, o strumenti come lettere di credito e garanzie bancarie. Un ultimo aspetto: la puntualità nei pagamenti è spesso specchio della cultura d’impresa locale e della solidità delle regole. Investire tempo nella conoscenza del contesto giuridico, nella selezione dei clienti e nell’utilizzo di report creditizi aggiornati può fare la differenza tra un affare redditizio e una lunga battaglia per recuperare i propri crediti. Conclusione Il mondo dei pagamenti aziendali è una bussola che aiuta a orientarsi nella complessità dei mercati internazionali. Paesi come Svezia, Germania, Canada e Giappone rappresentano l’eccellenza nella puntualità; al contrario, chi esporta in Sud Europa, Cina, India o America Latina deve prepararsi a maggiori rischi e tempistiche meno prevedibili. Sapere dove si paga davvero in tempo è il primo passo per costruire partnership solide e investimenti di successo.© Riproduzione Vietata
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Idrogeno: Via ai Test per la Rivoluzione Verde nella SiderurgiaLa sperimentazione di Dalmine apre nuove prospettive sostenibili per l'ex Ilva e l'industria dell'acciaio italianadi Marco ArezioL'industria siderurgica, nota per la sua intensità energetica e le elevate emissioni di CO2, sta esplorando nuove frontiere per la decarbonizzazione. In questo contesto, l'idrogeno emerge come una soluzione promettente. La sperimentazione dell'utilizzo dell'idrogeno per fornire energia alla siderurgia comincia a Dalmine e potrebbe presto estendersi ad altre realtà industriali, compresa l'ex Ilva, offrendo una soluzione sostenibile per tutta l'industria dell'acciaio. Il Contesto della Sperimentazione Il primo test di utilizzo dell'idrogeno nell'industria siderurgica in Italia ha luogo presso lo stabilimento di TenarisDalmine, a Dalmine, in provincia di Bergamo. Questo progetto è il frutto della collaborazione tra Snam, TenarisDalmine e Tenova. Snam è uno dei principali operatori europei di infrastrutture energetiche, TenarisDalmine è una società di Tenaris, leader mondiale nella produzione di tubi e servizi per il mondo dell'energia, e Tenova è un'azienda leader nello sviluppo di soluzioni sostenibili per la transizione verde dell'industria metallurgica. La sperimentazione avrà una durata iniziale di sei mesi e mira a valutare le prestazioni e l'affidabilità dell'idrogeno come combustibile nell'industria siderurgica, con l'obiettivo di estendere queste pratiche ai settori "hard to abate", quelli più difficili da decarbonizzare. Idrogeno Prodotto “In Situ” Il cuore del progetto è l'utilizzo di idrogeno prodotto direttamente sul sito per alimentare un bruciatore sviluppato da Tenova. Questo bruciatore è installato in un forno di riscaldo per la laminazione a caldo di tubi senza saldatura presso lo stabilimento di TenarisDalmine. La produzione in situ dell'idrogeno consente di evitare le complicazioni legate al trasporto e allo stoccaggio di questo gas, riducendo i costi e migliorando l'efficienza. Obiettivi della Sperimentazione Il test di Dalmine contribuirà a definire linee guida sulla sicurezza e procedure di gestione degli impianti, con l'obiettivo di trovare soluzioni integrate che riducano significativamente le emissioni di CO2 dei processi industriali. Questo progetto è un passo cruciale verso la transizione verde dell'industria siderurgica, che mira a ridurre l'impatto ambientale della produzione di acciaio. L'idrogeno, infatti, ha il potenziale di diventare una delle principali fonti di energia pulita per l'industria pesante. La sua combustione produce solo vapore acqueo, eliminando le emissioni di anidride carbonica associate ai combustibili fossili tradizionali. Inoltre, l'idrogeno può essere prodotto utilizzando fonti rinnovabili, come l'elettrolisi dell'acqua alimentata da energia eolica o solare, rendendo l'intero ciclo di produzione completamente sostenibile. Implicazioni per l'Industria Siderurgica Italiana L'ex Ilva, una delle maggiori acciaierie d'Europa, potrebbe beneficiare enormemente da queste nuove tecnologie. L'adozione dell'idrogeno come combustibile potrebbe non solo ridurre le emissioni, ma anche migliorare l'efficienza energetica degli impianti, riducendo i costi operativi a lungo termine. Inoltre, il successo della sperimentazione a Dalmine potrebbe fungere da modello per altre industrie siderurgiche in Italia e nel mondo. L'implementazione di tecnologie a idrogeno potrebbe diventare un elemento chiave della strategia di sostenibilità delle aziende, contribuendo a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dagli accordi internazionali sul clima. Problematiche e Prospettive Future Nonostante il potenziale dell'idrogeno, ci sono ancora diversi problemi da affrontare. La produzione di idrogeno verde, cioè prodotto da fonti rinnovabili, è attualmente più costosa rispetto ai combustibili fossili. Tuttavia, con il continuo progresso tecnologico e l'aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, i costi dell'idrogeno verde potrebbero diminuire significativamente nei prossimi anni. Un altro problema riguarda l'infrastruttura necessaria per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dell'idrogeno. È necessario sviluppare una rete di infrastrutture adeguate per supportare l'utilizzo diffuso dell'idrogeno nell'industria. Questo richiederà una cooperazione tra aziende, governi e istituzioni di ricerca per creare un ecosistema favorevole all'adozione dell'idrogeno. Infine, la formazione del personale e la gestione della sicurezza saranno aspetti cruciali per l'implementazione dell'idrogeno nell'industria siderurgica. L'idrogeno è un gas altamente infiammabile e richiede misure di sicurezza rigorose per prevenire incidenti. Le linee guida e le procedure sviluppate durante la sperimentazione a Dalmine saranno fondamentali per garantire un utilizzo sicuro dell'idrogeno su larga scala. Conclusioni La sperimentazione dell'idrogeno per l'industria siderurgica che ha avuto inizio a Dalmine rappresenta un passo significativo verso la decarbonizzazione del settore. Questa iniziativa non solo potrà fornire soluzioni sostenibili all'ex Ilva e ad altre acciaierie italiane, ma anche influenzare positivamente l'industria siderurgica globale. Se la sperimentazione avrà successo, l'idrogeno potrebbe diventare una componente fondamentale della strategia energetica dell'industria dell'acciaio, contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2 e promuovendo una transizione verso un'economia più verde e sostenibile. L'integrazione dell'idrogeno nei processi industriali potrebbe rappresentare una svolta, non solo per la siderurgia, ma anche per altri settori industriali difficili da decarbonizzare, segnando l'inizio di una nuova era per l'industria pesante.
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Dal Prodotto al Sogno: Il Cuore del Marketing StrategicoCome le aziende di successo creano connessioni emotive che vanno oltre il semplice acquistodi Marco ArezioQuando pensiamo al marketing, la prima immagine che spesso ci viene in mente è la pubblicità di un prodotto su un cartellone o in televisione. In molti casi, l’approccio più comune e superficiale al marketing si concentra soltanto sulla presentazione di caratteristiche tecniche, offerte promozionali e prezzi competitivi. Eppure, le aziende che hanno saputo lasciare un’impronta profonda nel cuore dei consumatori si distinguono proprio perché scelgono di andare al di là di questo schema: trasformano il prodotto in un sogno e parlano direttamente alle emozioni e alle aspirazioni del pubblico. Il marketing strategico moderno, infatti, non si limita a persuadere i consumatori a comprare un determinato articolo o servizio: punta a creare un ecosistema valoriale in cui le persone si riconoscano e che vogliano continuare a vivere. Un’auto non è più soltanto un mezzo di trasporto; un brand di abbigliamento non vende soltanto capi alla moda; persino una semplice bottiglia d’acqua può trasformarsi in un simbolo di benessere, sostenibilità o stile di vita. Questa differenza sostanziale è ciò che permette di costruire un legame duraturo e profondo con il cliente, trasformandolo in un sostenitore attivo. Di seguito, esploreremo in maniera approfondita come le aziende possono passare dal prodotto al sogno, focalizzandoci sui principi cardine di un marketing strategico realmente efficace e su come questi principi si traducano in risultati tangibili per il brand e per i consumatori. 1. Perché le Emozioni Sono il Vettore Principale del Valore 1.1. La percezione del valore.Il valore di un prodotto non risiede soltanto nei materiali impiegati o nelle funzionalità intrinseche, ma soprattutto in ciò che il prodotto rappresenta agli occhi di chi lo acquista. Da un punto di vista psicologico, la nostra decisione di acquisto è fortemente influenzata da impulsi emotivi. Ciò vale per beni di lusso, ma anche per prodotti quotidiani. Un noto esempio è quello del caffè. Se guardiamo al mercato delle cialde o delle capsule, ci rendiamo conto che spesso il prezzo al chilo è molto più alto rispetto a quello del caffè macinato tradizionale. Eppure, i consumatori pagano volentieri questo sovrapprezzo, perché associazioni come la praticità, lo stile di vita moderno, la qualità dell’espresso “come al bar” e il brand di appartenenza diventano parte integrante dell’esperienza d’uso. Il marketing, in questo senso, vende un sogno di comfort e praticità, una sorta di rituale gratificante che supera di gran lunga il semplice gusto del caffè. 1.2. Componente aspirazionale ed esperienziale.La dimensione del sogno si manifesta ancor più chiaramente quando parliamo di prodotti di fascia alta o di settore lusso. Tuttavia, anche nei segmenti popolari le aziende più abili riescono a trasmettere valori emotivi potentissimi. Pensiamo a un brand sportivo che non vende solo abbigliamento, ma veicola un messaggio di determinazione e spirito di squadra. In questo modo, indossare quei capi equivale a entrare in un universo narrativo specifico, in cui si è parte di una community che condivide gli stessi ideali.Col passare degli anni, le persone si sono abituate a ricercare in un brand la coerenza tra il messaggio veicolato e l’esperienza vissuta. L’autenticità, dunque, è centrale: promuovere un sogno irrealizzabile o non rispecchiato dai fatti può trasformarsi in un boomerang per la reputazione aziendale. 2. Dal Sogno alla Strategia: Come Costruire Connessioni Emotive 2.1. Conoscere il pubblico in profondità. Una strategia di marketing che punta sulle emozioni richiede uno studio approfondito del target. È necessario andare ben oltre i semplici dati anagrafici (età, sesso, località) o i comportamenti di acquisto ripetitivi. Bisogna scavare nei desideri inespressi, nelle frustrazioni quotidiane, nei valori che muovono le scelte delle persone. Le aziende che riescono a farlo in modo accurato adottano ricerche di mercato qualitative, focus group, interviste in profondità, analisi dei trend sociali e degli stili di vita. Questi strumenti consentono di individuare “insight emotivi” inaspettati: le leve che permettono di far scattare un’autentica connessione. Ad esempio, comprendere che il proprio target ha il desiderio latente di ritagliare momenti di libertà durante una routine frenetica può ispirare un’intera campagna di marketing incentrata su messaggi di evasione o relax. 2.2. Elaborare una proposta di valore emotiva. Una volta compresi i desideri e le aspirazioni profonde del pubblico, occorre tradurli in una proposta di valore che il brand possa realmente incarnare. Tale proposta diventa il fulcro di tutte le attività comunicative e dell’offerta stessa. Non si tratta solo di creare uno slogan accattivante, ma di definire chi è l’azienda in relazione ai sogni dei consumatori. Questa fase può prevedere la costruzione di una brand identity che abbracci valori emotivi ben precisi. Qualora si vendano prodotti ecosostenibili, ad esempio, la narrazione potrebbe ruotare intorno all’idea di contribuire a un pianeta migliore per le generazioni future. Ogni elemento (dal design del packaging ai contenuti social) dovrà riflettere la medesima promessa emotiva, in modo da creare coerenza percepita e rafforzare la fiducia. 2.3. Utilizzare la narrazione e lo storytelling. Lo storytelling è lo strumento privilegiato per veicolare emozioni e sogni. Le storie hanno il potere di farci immedesimare in situazioni, personaggi e valori. Per un brand, questo significa costruire un racconto in cui il consumatore si sente protagonista e non semplice spettatore. Raccontare la genesi di un prodotto, la passione e la ricerca dietro la sua creazione, o l’impatto positivo che l’azienda desidera avere sul mondo, può suscitare un coinvolgimento ben più elevato rispetto all’elenco delle specifiche tecniche. Questa narrazione si esprime attraverso campagne video, blog aziendali, testimonianze reali dei clienti, social media e qualsiasi canale dove la storia può essere messa in scena. 3. Dalla Comunicazione all’Esperienza: Costruire Relazioni Durature 3.1. Creare “ecosistemi di marca”. Il marketing odierno si gioca su molteplici touchpoint: negozi fisici, e-commerce, social network, eventi, app. Ogni interazione diventa un tassello che compone il mosaico dell’esperienza che l’azienda offre. Per vendere sogni, però, non basta un messaggio pubblicitario isolato: serve un vero e proprio ecosistema di marca, in cui ogni aspetto si integri coerentemente con l’idea emotiva che si intende trasmettere. Quando il cliente entra in un negozio fisico, deve percepire gli stessi valori e la stessa storia raccontati sui social media o nelle campagne pubblicitarie. L’atmosfera, la cura dei dettagli, la formazione del personale, persino la musica di sottofondo o l’illuminazione, tutto concorre a rendere tangibile l’emozione che si vuole veicolare. 3.2. L’importanza dell’esperienza condivisa. Uno degli aspetti più potenti del marketing emozionale è la creazione di community attorno al brand. Le persone amano condividere i propri sogni e le proprie passioni con altri individui affini. Un marchio che facilita queste connessioni diventa un catalizzatore di relazioni: non è più soltanto un venditore, ma un aggregatore di persone che si sentono parte di qualcosa di più grande. Si pensi a come alcuni brand organizzino raduni, workshop, webinar o gare sportive, offrendo l’opportunità di incontrarsi e condividere interessi comuni. In questi contesti, il prodotto è quasi un pretesto: ciò che conta è il senso di appartenenza e il piacere di incontrare altre persone che si riconoscono negli stessi valori. Questo genera un attaccamento emotivo molto più profondo, trasformando il semplice consumatore in vero “fan” e ambasciatore del marchio. 3.3. La tecnologia come abilitatore di esperienze. Se da un lato l’esperienza fisica rimane fondamentale per rafforzare il legame emotivo, dall’altro la tecnologia digitale offre infinite possibilità di amplificare il sogno e mantenerlo vivo nel tempo. Attraverso app, realtà aumentata, community virtuali e piattaforme di gamification, il brand può creare un legame continuo con il cliente, permettendogli di vivere e rivivere l’esperienza in contesti differenti. Ad esempio, un brand di automobili di lusso può fornire un’app che simula la guida virtuale del modello preferito, offrendo all’utente un assaggio di quello che sarà possedere realmente l’auto. Questi strumenti non sostituiscono la realtà, ma la potenziano, rafforzando il sogno e mantenendo acceso il desiderio. 4. Benefici Strategici di un Marketing Incentrato sul Sogno 4.1. Fidelizzazione e difesa del pricing.Quando un marchio vende sogni, il prezzo diventa quasi un fattore secondario agli occhi del consumatore. L’acquisto non è più percepito come un costo, ma come un investimento in un’esperienza o in uno stile di vita. Ecco perché molti brand che puntano sulla connessione emotiva possono adottare politiche di prezzo premium, senza per questo scoraggiare la clientela. In aggiunta, i clienti fidelizzati sono più propensi a perdonare eventuali piccoli errori e meno inclini a essere attratti da offerte concorrenti. Il legame affettivo ed emotivo crea una barriera d’ingresso difficile da superare per altri marchi che non hanno costruito lo stesso rapporto di fiducia. 4.2. Differenziazione competitiva. In mercati maturi, dove la concorrenza è forte e i prodotti possono essere simili nelle caratteristiche di base, la differenziazione basata sul sogno risulta particolarmente efficace. Mentre i competitor puntano su logiche di sconto o piccole variazioni di prodotto, il brand che riesce a vendere un’idea, un valore, una promessa emozionale si posiziona su un piano difficilmente replicabile. Infatti, un legame emotivo non si può riprodurre semplicemente copiando una feature tecnica o un prezzo: occorre empatia, autenticità e coerenza di lungo periodo. 4.3. Brand advocacy e passaparola. Il sogno genera entusiasmo. Le persone, quando vivono un’esperienza positiva e appagante sul piano emotivo, sentono il desiderio di condividerla. Questo innesca un passaparola virtuoso sia offline (incontri, eventi, chiacchiere tra amici) sia online (recensioni, post sui social, video su YouTube e TikTok). Il marketing più potente di tutti è quello che non sembra marketing: quando i clienti si trasformano volontariamente in ambasciatori del marchio, si crea un circolo virtuoso di reputazione e visibilità. 5. Autenticità e Coerenza: Pilastri di un Sogno Credibile 5.1. Il rischio di cadere nell’iperbole. “Vendere sogni” può essere una lama a doppio taglio se non è sostenuto da una reale coerenza tra quanto promesso e quanto effettivamente offerto. I consumatori di oggi sono molto attenti e informati: sanno riconoscere le operazioni di puro greenwashing, le campagne pubblicitarie ingannevoli o le promesse non mantenute. Per questo, un brand deve sempre assicurarsi che il sogno che vende sia basato su valori e pratiche aziendali concrete. Se un marchio si presenta come paladino dell’ambiente, deve impegnarsi davvero in processi produttivi sostenibili, tracciabili e certificati. In caso contrario, la dissonanza tra messaggio e realtà di fatto verrà rapidamente portata a galla da media e consumatori, danneggiando reputazione e vendite. 5.2. Sviluppare una strategia di contenuto coerente.L’autenticità si costruisce anche attraverso i contenuti prodotti dall’azienda. Articoli sul blog corporate, post sui social, comunicati stampa e soprattutto il dialogo diretto con la community devono rispecchiare il DNA valoriale del marchio. Per vendere sogni a lungo termine, il sogno stesso deve evolversi, adattarsi ai cambiamenti del contesto e della società, ma senza tradire i principi fondanti. La coerenza va mantenuta su tutti i livelli aziendali: dal design del prodotto al servizio clienti, dall’ufficio comunicazione alla politica di responsabilità sociale d’impresa. Solo così si crea quella “cultura di marca” che trasforma l’idea di fondo in un vero e proprio stile di vita, portando le persone a rimanere legate al brand anche in tempi incerti. 6. Oltre il Profitto: Il Marketing che Ispira e Crea Valore Sociale 6.1. Il ruolo crescente della responsabilità sociale. Nell’era contemporanea, molte aziende stanno cercando di ampliare il proprio raggio d’azione abbracciando cause sociali o ambientali. Questo non significa strumentalizzare temi caldi per vendere di più, ma piuttosto interpretare un ruolo attivo nella trasformazione della società verso modelli di consumo più responsabili e sostenibili. Quando il sogno che un marchio vende coincide con un impatto positivo nel mondo, l’appeal emotivo risulta ancora più forte. Le persone, specialmente le nuove generazioni, desiderano sentirsi protagoniste di un cambiamento. In questo senso, le campagne di marketing che promuovono anche valori di solidarietà, inclusione o tutela ambientale parlano a un pubblico sensibile, e consolidano un senso di appartenenza ancor più profondo. Ciò si traduce in fedeltà di lungo periodo e in un passaparola positivo, oltre a offrire un contributo etico alla collettività. 6.2. Stimolare il coinvolgimento di tutti gli stakeholder. Vendere sogni non significa un approccio unidirezionale: le aziende di successo sanno creare occasioni di dialogo e partecipazione. Dai dipendenti ai fornitori, dai clienti ai partner, tutti gli attori coinvolti possono diventare testimoni e artefici dell’idea di fondo. Questo si traduce in iniziative di co-creazione, di open innovation e di formazione, in cui il brand offre ai suoi stakeholder la possibilità di contribuire a dare forma al sogno. Tale prospettiva “partecipativa” non solo rafforza il senso di identità condivisa, ma favorisce anche l’emergere di soluzioni innovative e creative, capaci di alimentare ulteriormente la visione emotiva su cui si fonda il brand. 7. Conclusioni: Dal Prodotto al Sogno, Verso un Nuovo Paradigma del Marketing Il marketing strategico orientato alle emozioni e ai sogni rappresenta un cambiamento di paradigma per molte aziende. Non si tratta più di competere esclusivamente su prezzo, disponibilità o caratteristiche tecniche, bensì di creare un legame più profondo, che soddisfi bisogni emotivi e identitari. Trasformare un semplice prodotto in un sogno significa costruire attorno a esso una narrazione capace di incarnare le aspirazioni delle persone. La ricompensa di questo approccio è duplice: da un lato, genera relazioni di lungo periodo basate sulla fiducia e la stima reciproca; dall’altro, permette alle aziende di differenziarsi radicalmente in un mercato sempre più saturo. I consumatori diventano così parte di una comunità che non acquisisce solo un bene materiale, ma un intero universo di significati e valori condivisi. In un contesto in cui la tecnologia e l’automazione possono rendere facilmente replicabili i prodotti, la forza di un sogno risiede nella sua unicità emotiva. Per renderla credibile e duratura servono coerenza, autenticità e una visione chiara. Chi riesce a bilanciare innovazione, creatività ed empatia si posiziona come leader non solo di mercato, ma anche di pensiero, influenzando stili di vita, modi di comunicare e scelte di consumo. In ultima analisi, vendere sogni non è un semplice slogan: è la base di una filosofia che mette al centro la persona nella sua dimensione più profonda. Un buon marketing, dunque, non si limita a spingere vendite: è un patto emotivo con il cliente, un invito a partecipare a un viaggio condiviso, in cui l’azienda propone un ideale di vita – e chi acquista ne diventa co-creatore. È questo il valore più alto del marketing strategico: riuscire a vedere, nel rapporto tra brand e consumatore, la nascita di una comunità di significato, capace di crescere e di rinnovarsi nel tempo, trasformando il prodotto in una vera e propria esperienza di vita.© Riproduzione Vietata
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La Conoscenza della Chimica di Base Può Influenzare le Vendite nel Settore della PlasticaNonostante si pensi che i polimeri siano una commodity, conoscere un po' di chimica aiuterebbe il tuo lavorodi Marco ArezioIl settore della plastica è composto da molte ramificazioni, dalle macchine ai polimeri, dai prodotti finiti alla ricerca e sviluppo, dagli additivi alla tecnologia di controllo dei processi, solo per citarne alcune.Servizi, prodotti e macchine sono indirizzati tutti all’uso della plastica riciclata o vergine, per realizzare, nel modo migliore, al prezzo più basso e nel minor tempo, un mercato che possa sostenere l’azienda. Le attività di vendita sono solo la parte finale di un processo svolto dall’azienda per portare sul mercato una serie di prodotti, creando profitto e permettendo la continuità produttiva o distributiva. Ma se è vero che le risorse umane destinate a realizzare un prodotto in plastica devono avere competenze anche tecniche, in merito ai processi e ai materiali impiegati, si tende a non considerare la qualità delle conoscenze tecniche di chi è addetto al settore commerciale. Le competenze per la vendita di un prodotto o di un servizio sono spesso associate, ancora, alla qualità caratteriale dei venditori, alla loro intraprendenza, alle loro doti di convincimento, alla loro empatia, cortesia, simpatia e al carisma che il carattere di ognuno riesce a produrre sul cliente finale. In realtà, molto di quanto sopra descritto è vero ed aiuta sicuramente nel proprio lavoro, ma il mondo dei prodotti che ruotano intorno alle materie plastiche, ha l’esigenza di essere gestito da personale che possa avere una conoscenza della chimica di base e della meccanica di produzione. E se, per quanto riguarda la parte di approfondimento sui sistemi di produzione della propria azienda possono, attraverso un’infarinatura, migliorare la professionalità del venditore o dell’addetto post vendita, la conoscenza della chimica di base può rendere più efficace l’azione di vendita e permette di gestire in modo più competente l’insorgere di eventuali problemi. Tuttavia, la conoscenza della chimica di base non è utile solo per le materie prime plastiche, ma anche per migliorare la conoscenza delle reazioni termiche, oleodinamiche ed elettriche degli impianti che l’azienda usa. L’intento non è quello di spiegare, qui, i concetti della chimica di base, ma dare degli spunti di approfondimento su argomenti che potrebbero essere utili per la propria professione nelle vendite o nel post vendita. Parlando di chimica di base possiamo accennare all’importanza degli atomi e delle molecole, infatti un atomo non è che la parte più piccola di una sostanza, che può essere solida, alla temperatura della superficie terrestre, liquida o gassosa. Gli elementi possono avere differenti quantità di particelle e hanno posizioni fisiche differenti, infatti, i protoni e i neutroni sono nel nucleo dell'atomo, mentre gli elettroni girano intorno al nucleo respingendosi a vicenda. Le molecole sono le combinazioni di elementi semplici che troviamo in natura o che possiamo sintetizzare. Possono essere diversi elementi come acqua o anidride carbonica ed, alcuni, non sono così semplici. Inoltre, l'ossigeno e gli altri gas reattivi girano in coppia finché non trovano qualcosa con cui reagire: l'ossigeno nell'aria che respiriamo, ad esempio, reagisce con i nutrienti che mangiamo e digeriamo. Questa introduzione sugli atomi e i loro composti, porta a comprendere come nasce l’elettricità che è costituita dal movimento di elettroni in eccesso su una superficie, infatti, l’energia elettrica si basa sul movimento degli elettroni attraverso i conduttori (solitamente metalli) e richiede energia per spingere quegli elettroni attraverso la resistenza del conduttore. Nel lavoro utilizziamo frequentamene l’acqua che, nello specifico non è un elemento ma un composto, la combinazione magistrale tra due idrogeni e un ossigeno, così come può essere interessante approfondire la conoscenza dei metalli che si usano nelle lavorazioni delle materie plastiche. Infatti, molti metalli sono elementi, come il ferro, il rame, l’oro, il piombo e alluminio, ma alcuni sono leghe (zinco + rame = ottone, stagno + rame = bronzo) e alcuni sono un elemento che è stato lavorato, in particolare il ferro con l'acciaio. Alcuni si trovano in natura come elementi, ma la maggior parte si trova come composti (minerali) e alcuni, come il sodio e il calcio, sono così reattivi che non si trovano mai non combinati, come, per esempio, il cloruro di sodio o sale comune. Gli elementi come il carbonio e il silicio sono estremamente abbondanti, solitamente legati con altri elementi. Le combinazioni di carbonio sono la base della chimica organica e formano le molecole degli esseri viventi così come la maggior parte delle materie plastiche. Per arrivare fino alla fine di questa carrellata, capire come questi elementi di chimica di base, da approfondire a vostro piacimento, possano avere un nesso con le materie plastiche, dobbiamo parlare dell’ultima voce importante che è l’aria, che non è un elemento, ma una miscela di 78% di azoto, 21% di ossigeno, 1% di argon (inerte), e un po' di anidride carbonica e acqua (non inerte e molto importante nonostante le loro basse percentuali). Tornando al mondo delle materie plastiche possiamo dire che i polimeri sono formati da molecole differenti, i cui legami e le cui ramificazioni possono far mutare il polimero stesso sotto diversi punti di vista. Per esempio, le molecole di etilene e cloruro di vinile (PVC), la parti costituenti di due famiglie di plastiche molto comuni, possono avere un doppio legame, possibile perché un atomo di carbonio ha quattro braccia e può trattenere un altro carbonio con due di essi, lasciando che gli altri due contengano idrogeni, ossigeni, cloro o altro. Questi doppi legami sono reattivi, quindi uno può rompersi mentre l'altro rimane stabile, in questo modo, è possibile creare lunghe catene se l'etilene (o il cloruro di vinile) viene mantenuto alla giusta temperatura e pressione per un tempo sufficiente. Le molecole possono diventare molto più complicate, con ramificazioni e/o più di un monomero, e alcune plastiche estrudibili, come PET, PC e nylon, sono diverse, ma seguono comunque la stessa idea. Piccole molecole si uniscono per formarne di grandi e lunghe. L’approfondimento degli spunti sulla chimica di base, qui citati, può essere accoppiato ad una conoscenza dei flussi dinamici nelle macchine per la plastica e al comportamento del fuso plastico nei diversi mezzi di conformazioni negli stampi. Inoltre, un approfondimento a parte riguarda la tecnologia delle materie plastiche riciclate, che vede la necessità di una conoscenza importante inerente ai sistemi di separazione degli scarti, la macinazione, il lavaggio, la densificazione, l’essicazione, la granulazione, l’insaccamento e l’utilizzo della nuova materia prima nelle fasi di stampaggio o estrusione o soffiaggio o termoformatura.
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Come i Clienti Vedono la tua Azienda: Corazzata o Barchino?Spesso può capitare che quello che pensi della tua azienda non sia quello che il mercato pensa di lei e, non sapendolo, è facile non poter interveniredi Marco ArezioNelle piccole e medie aziende, dove il ruolo del proprietario o del manager preposto alla direzione sono il fulcro dell’attività, può essere facile avere una visione non del tutto precisa di come l’azienda viene vista dal mercato. Osservare la propria azienda dall’interno, tutti i giorni, nella sua globalità o attraverso le attività dei vari rami aziendali, si possono creare impressioni sul lavoro, sulla potenzialità, sul servizio, sulle relazioni con i clienti e fornitori, sul grado di apprezzamento delle attività e sulla fidelizzazione nel tempo, che potrebbero essere di parte e non del tutto obbiettive. Quando si presentano problemi importanti in uno di questi settori, la direzione mette in moto tutta una serie di azioni, collaudate, che hanno lo scopo di risolvere la controversia o l’insoddisfazione palese che si è manifestata. Ma le azioni che potrebbero migliorare, ogni giorno, l’importanza del marchio, incrementare le vendite, posizionare l’azienda su nuovi mercati, aumentare la soddisfazione della clientela, far crescere la fiducia da parte dei fornitori, quando non si palesano criticità, sono più difficili da intercettare e capire dall’interno. E’ difficile rendersi conto del livello di gradimento che il mercato ha dei vari settori aziendali, in quanto raramente si mettono in pratica procedure di quantificazione della soddisfazione della clientela e dei fornitori, forse per la paura di ricevere critiche. Risulta quindi di fondamentale importanza la collaborazione con un consulente, specializzato nel mercato di riferimento dell’azienda, il quale ha lo scopo di studiare il flusso di lavoro da una posizione esterna, che gli permette, conoscendo le dinamiche del mercato dalle due parti (fornitori e clienti), di capire in modo indipendente cosa si potrebbe migliorare all’interno dell’azienda. Un’analisi dei vari settori aziendali permette di capire il grado di comunicazione interna, la qualità dei servizi offerti rispetto alle aspettative dei clienti verso l’azienda, l’esistenza e l’efficacia o meno della comunicazione esterna e la capacità di risolvere i problemi, che si generano lavorando, in modo costruttivo. La consulenza su questi aspetti permette all’imprenditore di acquisire nozioni e proposte di miglioramento, da un punto di vista non influenzato dal ritmo quotidiano di lavoro e dall’abitudine dell’esecuzioni di procedure aziendali standard, ma cerca di portare una valutazione critica della valenza della società sul mercato. La cosa peggiore è pensare di essere una corazzata e venire etichettati come un piccolo natante, senza saperlo.
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Come Gestire in Modo Efficace una Contestazione sul ProdottoCome Gestire in Modo Efficace una Contestazione sul Prodottodi Marco ArezioNel mondo del commercio e della produzione non si vorrebbe mai ricevere una contestazione in quanto sono situazioni sempre spinose da gestire. Da una parte c’è il rapporto con il cliente, che normalmente si cerca di coltivare in modo costruttivo sul lungo periodo e dall’altra c’è l’azienda che potrebbe aver commesso un errore. In base a come è strutturata la società produttrice o distributrice, la contestazione sollevata dal cliente viene recepita così da mettere in moto una serie di verifiche inerenti all’insoddisfazione palesata. Non è qui la sede per descrivere l’iter di controlli interni, anche perché ogni azienda segue i propri canali in base a come è strutturata, ma mi vorrei soffermare sulla gestione dell’attività di risposta verso il cliente. Fatto salvo che la persona addetta a gestire la contestazione può essere un addetto al customer service, al post vendita o una figura più tecnica, se la contestazione dovesse riguardare aspetti prettamente tecnici o ad un commerciale che ha venduto il prodotto. La delega alla gestione della contestazione dipende anche dalla dimensione aziendali e dalla possibile ripetitività e periodicità della stessa, dalle dimensioni del mercato e dal tipo di prodotti. Tra tutti, faremo un’ipotesi esemplificativa in cui rappresenteremo un’azienda media, che produce polimeri, su una fornitura gestita da un agente di vendita in un’area nazionale. In questo caso il primo a raccogliere la contestazione potrebbe essere l’agente di zona che avrà il compito di parlare con il cliente per capire i termini del problema. Nel campo dei polimeri riciclati si rende necessaria una campionatura del granulo venduto, dei parametri macchina usati ed eventualmente un pezzo del prodotto realizzato. L’agente si interfaccerà con il responsabile commerciale il quale, raccolte le indicazioni dell’agente, attiverà i controlli interni per verificare, analiticamente, quanto affermato dal cliente. In questi casi entrano in gioco alcune variabili importanti: • Tipologia della contestazione • Dimensione economica della contestazione • Importanza del cliente Tipologia della contestazione Ci sono aziende produttive che, utilizzando determinati input, possono andare incontro a possibili contestazioni sulla materia prima attraverso una casistica che già conoscono. Questo non significa che il polimero prodotto sia in ogni caso non conforme, ma che, per esempio, se utilizzato con determinate temperature macchina, determinati impianti, in determinate condizioni ambientali, qualche cliente potrebbe avere dei problemi. C’è anche il caso che effettivamente l’azienda abbia commesso degli errori o delle leggerezze, che hanno portato alla spedizione di un lotto di materiale non conforme. In questa sede non ci soffermeremo sulle tipologie di problematiche che un polimero può avere, né sul motivo per cui dalla produzione sia transitato nell’area di controllo e poi in quella logistica, senza che nessuno fosse intervenuto per segnalare un problema. Questo fa parte di un problema organizzativo che non sarà approfondito in questo momento, in quanto a noi interessa analizzare la gestione di una contestazione che in realtà già c’è. Il responsabile commerciale, che in questo caso sarà deputato alla gestione della contestazione, dopo aver verificato i risultati delle verifiche che sono venuti dalla produzione e dal controllo di qualità, dovrà incrociare le informazioni ricevute dal cliente tramite l’agente. Sulla scorta dell’analisi di quanto in suo possesso, l’addetto ha un quadro abbastanza preciso del problema tecnico e dovrà capire la sua entità economica. Dimensione economica della contestazione Prima di prendere qualsiasi decisione su come gestire con il cliente il problema dovrà, come detto, stabilire l’impatto economico dei passi che dovrà compiere con il cliente. Se l’ordine consegnato fa parte di un contratto continuativo, se è un ordine spot, se un inasprimento delle relazioni con il cliente potrebbe portare a dei risvolti negativi sulle vendite nell’area e, infine, valutare il rapporto che l’agente ha con il cliente e l’importanza che questo ha con l’azienda. A fronte del rischio di perdite commerciali o finanziarie importanti si dovrà studiare un approccio pragmatico, che metta nelle migliori condizioni le parti per dialogare. Nel caso in cui si è presenti a minori rischi, le valutazioni della strategia da seguire possono essere meno complicate. Importanza del cliente Se il cliente è importante per l’azienda che produce il prodotto, lo sa sia il responsabile commerciale ma anche il cliente stesso e, se non è uno sprovveduto, questa situazione è una delle maggiori difficoltà nelle trattative in caso l’azienda abbia una contestazione importante. Il problema non riguarda quindi solo la situazione oggettiva del momento, ma ci sono da considerare le implicazioni sul possibile fatturato, o di impegno della produzione, che potrebbero mutare se il cliente venisse perso. Viceversa, minore è l’importanza del cliente per l’azienda, minore sono i possibili rischi correlati alla contestazione. Anche qui prendiamo un esempio e inquadriamo il problema, attribuendo alla contestazione un valore economico e produttivo medio, una responsabilità media dell’azienda e un’importanza del cliente alta. Queste combinazioni si possono architettare diversamente, spostando i componenti e trovare soluzioni diverse. Gestione della contestazione Fatto salvi i tre punti riferiti al valore della contestazione, la responsabilità e all’importanza del cliente ci si deve muovere per minimizzare i costi e conservare una continuità cliente-azienda. In primo luogo bisogna valutare il grado di tensione che esprime il cliente che si sente danneggiato, questa è possibile rilevarla tramite le sensazioni che possono venire da una telefonata ricevuta o da un’email inviata o dalle indicazioni dell’agente. Se la tensione è palpabile è consigliabile astenersi nel formulare risposte scritte, che possono essere mal interpretate o che possono far salire ulteriormente la tensione. E’ auspicabile trovare un filo diretto telefonico, meglio in videoconferenza con il cliente in cui è possibile avere la possibilità di guardarsi in faccia e parlare. Se fosse possibile la visita dal cliente, questa potrebbe essere la migliore soluzione, in quanto è maggiormente empatica e sottolinea la volontà dell’azienda a considerare il cliente importante. Sono queste piccole sfumature di grande importanza che possono aiutare ad affrontare più serenamente il problema. L’incontro dovrà rimanere sempre, da parte del responsabile commerciale, su binari di educazione, rispetto e cortesia, anche in situazioni tese, senza pensare che possa diventare un duello personale. Questo non vuol dire una posizione di subalternità, anche in presenza di una responsabilità conclamata, ma un atteggiamento pragmatico che evita i rischi di una eccessiva emotività. L’esposizione delle cause della contestazione e della possibile risoluzione devono essere esposte dal responsabile dell’azienda in maniera competente, sia tecnicamente che economicamente, senza escludere una via di compromesso. Non sono consigliabili interventi in cui si cerchi di rovesciare tutta o in parte la colpa sul cliente per partire la negoziazione da un livello più sicuro, perché per fare questo si deve conoscere le capacità di gestione delle trattative da parte del cliente e la sua intelligenza. Se non si conosce a fondo l’interlocutore è meglio avere un approccio più sincero, meno da giocatori di poker, in quanto ci si può trovare di fronte ad un baro più bravo e, solo voi, conoscete il rischio che c’è sul piatto. La linea da sostenere deve avere una ragionevolezza che può valere per entrambi le parti, cercando di perseguire un equilibrio come asse portante delle relazioni tra le due aziende. Uscire dal problema spicciolo e far percepire al cliente il legame importante che nel tempo le aziende possono aver instaurato, può disinnescare prese di posizioni intransigenti, analizzando il valore della contestazione in relazione al fatturato consolidato. Lo scopo principale dell’incontro è disinnescare il risentimento e far crescere l’empatia tra i contendenti, così da partire da un piano non più in salita ma perlomeno orizzontale. Al cliente piace sentirsi apprezzato e una delle soluzioni è fargli capire che il problema sarà risolto, in quanto la relazione commerciale non potrà essere messa in discussione per una contestazione. Alla fine la proposta risolutiva dovrà tener presente il reale valore dell’errore commesso, il valore attribuito dal cliente al problema, considerando anche l’amplificazione dello stesso come gioco tra le parti, il valore della relazione azienda-cliente e la qualità dei rapporti personali che possono aiutare od interferire in problematiche future.
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Come cambiano gli investimenti on-line nei banner pubblicitari del settore dell'economia circolareDalla Visibilità Generalista alla Visibilità Certificata: La Nuova Frontiera degli Investimenti Pubblicitari nei Bannerdi Marco ArezioNegli ultimi anni, il panorama della pubblicità digitale ha subito una trasformazione significativa. Gli investitori pubblicitari stanno passando da modelli di visibilità generalista a strategie più mirate, basate su una visibilità certificata e misurabile. Questo cambio di paradigma è particolarmente rilevante per settori specifici come l'economia circolare, la sostenibilità, l'ambiente e la slow life, dove le aziende necessitano di un pubblico altamente profilato e realmente interessato ai loro prodotti e servizi. I Limiti della Visibilità Generalista Tradizionalmente, gli investitori pubblicitari acquistavano spazi banner su portali generalisti, con un costo fisso garantito e una visibilità non sempre verificabile. Questo modello presentava diversi svantaggi: Scarsa profilazione del pubblico: Le visualizzazioni non erano necessariamente pertinenti al settore dell'inserzionista. Difficoltà di misurazione: Spesso i dati di traffico non erano trasparenti, rendendo difficile valutare il ritorno sull'investimento. Spreco di risorse: Le aziende finivano per pagare per visualizzazioni che non generavano alcun valore concreto. La Soluzione: Il Banner Certificato rMIX Con l'avvento della visibilità certificata, il concetto di pubblicità digitale ha subito un'evoluzione. Piattaforme specializzate come rMIX offrono la possibilità di investire in banner con un numero di visualizzazioni garantito e verificabile. Come Funziona il Banner Certificato? Definizione del target: L'azienda seleziona il mercato di riferimento a cui appartiene. Scelta della visibilità: Il cliente stabilisce quante volte il suo banner deve essere visto nel corso di un trimestre, in base ai target proposti (500.000 o più di 1.000.000 di visualizzazioni). Garanzia delle visualizzazioni: rMIX assicura che il banner venga mostrato esattamente al pubblico target, evitando sprechi e massimizzando l'efficacia della campagna. Monitoraggio trasparente: Grazie a strumenti di analisi avanzati, il cliente può verificare l'andamento della campagna e il numero di visualizzazioni effettive acquistate. A Chi è Rivolto Questo Investimento di Marketing? Il Banner Certificato rMIX è la soluzione ideale per diverse tipologie di aziende e professionisti che operano nei settori della sostenibilità e dell'economia circolare, tra cui: Aziende che producono o distribuiscono prodotti sostenibili, desiderose di aumentare la loro visibilità presso un pubblico mirato. Aziende che forniscono servizi per l'economia circolare, come consulenza, certificazioni e gestione dei rifiuti. Imprese che producono macchine o offrono servizi per il riciclo, alla ricerca di partner e clienti nel settore ambientale. Divulgatori e media specializzati sulla sostenibilità, che vogliono ampliare la loro audience e rafforzare la loro autorevolezza. Agenzie di marketing e comunicazione green, che necessitano di strumenti efficaci per promuovere le loro campagne. Enti pubblici e organizzazioni no-profit, impegnati nella sensibilizzazione e nell'educazione ambientale. Perché Scegliere il Banner Certificato di rMIX?rMIX offre un'opportunità unica per le aziende che vogliono massimizzare la loro visibilità in un settore specifico. Con oltre 500.000 pagine viste al mese, il portale garantisce una copertura mirata ed efficace. I Vantaggi del Banner Certificato - Targetizzazione precisa: Il banner viene mostrato solo a potenziali clienti e fornitori del settore desiderato (come l'economia circolare, ambiente, sostenibilità e la slow life). - Investimento ottimizzato: Ogni visualizzazione è contabilizzata e verificabile, eliminando dispersioni di budget. - Strategia flessibile: L'azienda può scegliere il numero di visualizzazioni desiderato per ogni trimestre, adattando la campagna alle proprie esigenze. - Brand Awareness potenziata: Essere presenti su una piattaforma leader nel settore dell'economia circolare migliora la reputazione del brand e la sua autorevolezza. Conclusione Il passaggio dalla visibilità generalista alla visibilità certificata segna un cambiamento cruciale nella pubblicità digitale. Per le aziende che operano in settori come la sostenibilità e l'economia circolare, strumenti come il Banner Certificato di rMIX rappresentano un'opportunità strategica per emergere sul mercato in modo efficace e misurabile. Investire in visibilità non è mai stato così trasparente ed efficiente. Scopri di più su rMIX Banner Certificato e porta la tua azienda al prossimo livello. Chiedi un preventivo senza impegno.
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Esposizione ai fumi di saldatura e rischio di malattie respiratorieDalla micro-particella dei fumi di saldatura al polmone: cosa sappiamo davvero e come preveniredi Marco ArezioLa saldatura rappresenta un pilastro della produzione industriale contemporanea. Tuttavia, ciò che appare come un semplice fumo che si solleva dall’arco elettrico è in realtà un aerosol complesso di particelle e gas, capace di penetrare in profondità nelle vie respiratorie. Oggi la comunità scientifica concorda nel riconoscere che l’esposizione a tali fumi è associata a un rischio significativo di malattie respiratorie croniche e di patologie tumorali. I fumi di saldatura sono stati classificati cancerogeni per l’uomo e sono correlati a broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma occupazionale, polmoniti ricorrenti, riduzione della funzionalità respiratoria e, in determinati contesti, a tumori polmonari.La composizione dei fumi di saldaturaI fumi derivano dal raffreddamento rapido dei vapori metallici generati ad altissime temperature. La maggior parte delle particelle ha dimensioni ultrafini, inferiori ai 100 nanometri, tali da raggiungere direttamente gli alveoli polmonari. La composizione chimica varia in base al metallo saldato, al tipo di elettrodo o filo utilizzato, ai gas di protezione e al processo impiegato (MMA, MIG/MAG, TIG, plasma). In generale, sono presenti ossidi di ferro e manganese, ma nelle leghe inox compaiono anche nichel e cromo, con possibile presenza di cromo esavalente [Cr(VI)], un composto altamente tossico e cancerogeno. A questi si aggiungono gas irritanti come ozono, ossidi di azoto e monossido di carbonio, che contribuiscono agli effetti irritativi e infiammatori.Tumore del polmone e cancerogenicitàLe evidenze scientifiche mostrano che i fumi di saldatura rappresentano un rischio concreto per lo sviluppo del tumore del polmone. Tale rischio appare più marcato nei saldatori che lavorano su acciai inossidabili, dove la presenza di nichel e cromo esavalente amplifica la pericolosità, ma è stato rilevato anche in altri contesti, a conferma di un meccanismo più ampio legato alle particelle ultrafini e allo stress ossidativo. È stato osservato un incremento statisticamente significativo del rischio di carcinoma polmonare, con una chiara relazione dose-risposta legata all’esposizione cumulativa nel tempo.Malattie respiratorie croniche e infezioniI rischi non si limitano al cancro. Numerosi studi hanno dimostrato che i fumi di saldatura contribuiscono all’insorgenza di BPCO, caratterizzata da infiammazione cronica delle vie respiratorie, ipersecrezione mucosa e progressiva ostruzione bronchiale. L’esposizione prolungata accelera il declino della funzione respiratoria, con una riduzione del volume espiratorio forzato (FEV₁). Anche l’asma occupazionale è frequente, favorito da sostanze irritanti e, talvolta, da meccanismi immunologici. Inoltre, i saldatori presentano una maggiore predisposizione alle infezioni respiratorie acute e a polmoniti ricorrenti, a causa dell’indebolimento delle difese mucociliari e del sistema immunitario alveolare.Fattori che influenzano il rischioIl rischio non è uniforme: esso dipende da molteplici fattori. Il tipo di processo adottato influisce notevolmente: tecniche come la saldatura a filo animato o il taglio al plasma generano concentrazioni più elevate di particolato. La natura del materiale saldato è altrettanto importante: gli acciai inox rilasciano metalli più pericolosi. Anche le condizioni ambientali giocano un ruolo cruciale: lavorare in spazi confinati o scarsamente ventilati aumenta esponenzialmente l’esposizione. Infine, durata e frequenza del compito, postura del lavoratore e abitudini personali come il fumo di sigaretta possono amplificare il danno.Meccanismi biologici del dannoLe particelle ultrafini trasportano metalli capaci di catalizzare reazioni ossidative, generando radicali liberi e stress ossidativo. Questo processo induce danni al DNA, attiva vie infiammatorie cellulari e compromette la funzione dei macrofagi alveolari. In particolare, il cromo esavalente penetra nelle cellule e, durante la sua riduzione a forme meno ossidate, produce specie reattive che causano lesioni cromosomiche e mutazioni. Nel lungo periodo, tali meccanismi promuovono la carcinogenesi e il rimodellamento delle vie respiratorie, predisponendo a malattie croniche.Evidenze epidemiologicheGli studi epidemiologici mostrano un aumento statisticamente significativo delle malattie respiratorie tra i lavoratori esposti ai fumi di saldatura. Sono stati riscontrati decrementi funzionali misurabili nei test respiratori, accompagnati da una maggiore prevalenza di sintomi come tosse cronica, sibili e dispnea. L’evidenza di un incremento del rischio di tumore polmonare è coerente e supportata da numerose indagini internazionali, così come la correlazione con BPCO e asma occupazionale.Normative e linee guidaNegli ultimi anni, gli organismi internazionali hanno intensificato la regolamentazione in materia. Le normative europee richiedono una valutazione continua del rischio, la minimizzazione delle esposizioni e l’adozione di misure preventive gerarchiche: eliminazione, sostituzione, controlli tecnici, misure organizzative e, solo in ultima istanza, dispositivi di protezione individuale. Anche negli Stati Uniti, le linee guida OSHA stabiliscono limiti di esposizione e raccomandazioni operative.Strategie di prevenzioneLa prevenzione si articola su più livelli. Ingegneria dei processi: scegliere tecniche e materiali a minore generazione di fumi, adottare parametri che riducano la produzione di aerosol. Controllo tecnico: utilizzare sistemi di ventilazione generale e soprattutto aspirazioni localizzate alla fonte, progettate con velocità di cattura adeguate. Organizzazione del lavoro: pianificare rotazioni, ridurre la permanenza in aree ad alta concentrazione di fumi, garantire manutenzione costante degli impianti di aspirazione. DPI: maschere filtranti P3 o sistemi ad aria assistita, con controlli periodici di adattamento. Formazione e sorveglianza: addestrare gli operatori alla gestione dei rischi, effettuare spirometrie periodiche e promuovere vaccinazioni utili a ridurre il rischio di complicanze infettive.Sorveglianza sanitariaLa sorveglianza non deve limitarsi a visite mediche episodiche: è fondamentale il monitoraggio nel tempo delle funzioni respiratorie per individuare precocemente un declino anomalo. L’adozione di curve personali del FEV₁, l’analisi dei sintomi e, quando necessario, test di bronco-reversibilità o biomarcatori infiammatori permettono di identificare i soggetti a rischio e di intervenire tempestivamente. Nei lavoratori con predisposizione allergica o pregressi problemi respiratori, i controlli devono essere ancora più scrupolosi.Lacune e ricerca futuraRestano ancora questioni aperte: quale sia il ruolo preciso delle nanoparticelle ultrafini rispetto a quelle di dimensioni maggiori, in che misura singoli metalli come manganese, nichel e cromo interagiscano con il genoma e l’epigenoma, e quanto siano efficaci gli interventi di prevenzione in contesti di piccole officine artigianali con risorse limitate. Nonostante ciò, la letteratura scientifica converge nel sottolineare l’importanza della prevenzione primaria come strategia prioritaria.ConclusioneProteggere i saldatori significa proteggere non solo la loro salute presente, ma anche la loro qualità di vita futura. Ridurre l’esposizione ai fumi di saldatura non è soltanto un obbligo normativo, ma un dovere etico e sociale. Le tecnologie, le conoscenze e le pratiche preventive esistono: ciò che serve è applicarle con costanza e convinzione, affinché la produzione industriale resti sinonimo di progresso senza diventare un sacrificio per la salute.© Riproduzione Vietata
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Cresci con rMIX: Valorizza il Profilo della Tua Azienda nell'Economia CircolareEsplora i vantaggi di inserire il tuo profilo aziendale all’interno del portale del riciclo rMIX per ampliare la rete e le opportunità della tua impresa nel settore sostenibiledi Marco ArezioNell'era digitale, la visibilità online è diventata una componente fondamentale per il successo di qualsiasi azienda. Questo è particolarmente vero per il settore dell'economia circolare, dove l'innovazione e la sostenibilità si incontrano per creare un futuro più verde. Ecco perché rMIX, il portale del riciclo, rappresenta un'opportunità unica per le aziende impegnate nel riciclo e nella sostenibilità: una piattaforma dedicata, dove poter pubblicare il profilo della propria azienda, guadagnando visibilità in un settore in costante crescita. Una Vetrina per la Tua Azienda rMIX non è solo un portale, ma una vera e propria vetrina dedicata al mondo dell'economia circolare. Grazie alla possibilità di pubblicare una scheda dettagliata della tua azienda, con testi, indirizzi, sito internet, riferimenti aziendali e fotografie, potrai mostrare i punti di forza e le specializzazioni della tua attività a un pubblico interessato e specializzato. Visibilità Mirata Uno dei vantaggi principali di rMIX è la possibilità di scegliere la posizione del tuo profilo aziendale in base alla categoria di attività a cui appartieni. Che tu sia specializzato in polimeri riciclati, carta, vetro, legno, RAEE, metalli, tessuti riciclati, macchine industriali, prodotti realizzati con materiali riciclati, consulenza tecnica, commerciale, manageriale, distribuzione di prodotti, ricerca e offerta di lavoro o in altri settori, il tuo profilo sarà sempre visibile, assicurandoti una facile rintracciabilità.Opzioni di Abbonamento Flessibili Il portale del riciclo rMIX offre diverse opzioni di abbonamento, adatte ad ogni esigenza aziendale.- Per chi desidera entrare in contatto velocemente con possibili fornitori o clienti, la scelta dell’abbonamento rMIX Profilo, con i propri contatti aziendali visibili a chiunque acceda al portale (anche se non abbonati) è la scelta consigliata. - Infine, per chi desidera invece massimizzare la propria esposizione, è possibile optare per l'abbonamento rMIX On TOP (in abbinamento con rMIX Profilo), che garantisce, sempre, una posizione privilegiata all'interno della piattaforma. Traduzione in 4 Lingue In un mondo sempre più globalizzato, la capacità di comunicare oltre i confini nazionali è fondamentale. rMIX lo sa bene e offre la traduzione del tuo profilo aziendale in 4 lingue, rendendolo accessibile a un pubblico internazionale. Questo significa che la tua azienda potrà raggiungere potenziali clienti e partner in tutto il mondo, ampliando le opportunità di business e collaborazione. Le lingue trattate sono: Italiano, Inglese, Francese e Spagnolo. Unire le Forze per un Futuro Sostenibile Pubblicare il profilo della tua azienda su rMIX non significa solo guadagnare visibilità; significa anche diventare parte di una comunità impegnata a promuovere l'economia circolare e a lavorare insieme per un futuro più sostenibile. Unendoti a rMIX, avrai l'opportunità di connetterti con altre aziende e professionisti del settore, scambiare idee, trovare nuovi clienti e fornitori, e contribuire attivamente alla transizione verso un'economia più verde e responsabile. In conclusione, rMIX rappresenta una piattaforma unica per le aziende che operano nel settore dell'economia circolare. Con la sua ampia visibilità, la flessibilità degli abbonamenti e la possibilità di raggiungere un pubblico internazionale, rMIX offre gli strumenti necessari per crescere, innovare e contribuire attivamente alla costruzione di un futuro sostenibile. Non perdere l'opportunità di far conoscere la tua azienda al mondo: pubblica oggi stesso il tuo profilo su rMIX.
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Promuovi il tuo E-commerce nel Portale del Riciclo rMIXrMIX: Promuovi il tuo E-commerce sulla Piattaforma Globale per Aziende Green, Accessibile in 154 Paesi di Marco AreziorMIX è il portale che si dedica alla promozione delle aziende e dei prodotti e ai servizi legati all’economia circolare, promuovendo inoltre la cultura del riciclo attraverso rNEWS il blog dedicato all’informazione. Siamo presenti in 154 paesi al mondo, attraverso 4 lingue (IR, E, ESP e F), con accessi mensili superiori a 450.000 visualizzazioni mensili certificate. Se la tua azienda tratta prodotti riciclati o riciclabili o sostenibili attraverso un proprio e-commerce, hai la possibilità, sottoscrivendo l’abbonamento rMIX Base, di inserire i tuoi prodotti, nella sezione e-commerce delle offerte/richieste, legandoli al tuo e-commerce. I nostri visitatori sono operatori del settore del riciclo, privati che cercano prodotti e aziende sostenibili e una popolazione eterogenea che cerca sul portale la cultura dell’economia circolare. Come fare a inserire un prodotto e indirizzare al cliente al proprio e-commerce? Sara’ sufficiente sottoscrivere un abbonamento a rMIX Base, attraverso il modulo di abbonamento, valevole per un anno senza limite di numero di offerte caricabili, attendere l’invio della fattura e dopo il pagamento sarete abilitati ad inserire le vostre offerte. Compilando le offerte, inserisci il link al tuo e-commerce riferito al prodotto che vuoi promuovere in modo da far attivare il pulsante “acquista il prodotto”. A questo punto il tuo e-commerce avrà attivo il collegamento alla platea di visitatori del portale del riciclo rMIX, che potrebbe essere interessata ai tuoi prodotti, con la possibilità di acquisto diretto sul tuo e-commerce. Come Posso Migliorare la Visibilità del mio E-commerce del Portale del riciclo rMIX?Per spingere la tua visibilità, il portale del riciclo rMIX ti mette a disposizione i seguenti strumenti aggiuntivi: - rMIX On Top: ti permette di posizionare i tuoi prodotti nelle prime pagine del portale e nella sua sezione di e-commerce - rMIX Banner Certificato: ti dà la possibilità di inserire un tuo prodotto o il banner della tua azienda o il link del tuo e-commerce in ogni pagina del portale, o in alcune di esse, con la possibilità di essere visibile almeno per 600.000 volte (certificato) in un trimestre (opzione completa). - Newsletter: ti permette di inserire il banner della tua azienda o del tuo e-commerce, con un collegamento diretto attivo, nella newsletter settimanale che inviamo a circa 12.000 clienti Cosa aspetti, abbonati o chiedi informazioni o un preventivo.
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Comunicazione: come uscire dall’anonimato con poche risorseComunicazione: come uscire dall’anonimato con poche risorse. Le possibilità per artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e consulenti di Marco ArezioIn un mondo iper-competitivo, dove la comunicazione è diventata un’arma dirompente, chi ha le capacità e le risorse finanziarie per imporsi sul mercato, può fare la differenza. E le piccole aziende? Le attività di comunicazione, nel mondo interconnesso di oggi, possono fare la differenza tra chi le utilizza e chi no. Le piccole aziende, strettamente impegnate nel business quotidiano, non hanno a volte il tempo per promuovere la propria attività, far conoscere le capacità di creare valore aggiunto al proprio lavoro. Le dimensioni stesse dell’impresa non contemplano, spesso, la presenza di una figura che si occupi di mettere in luce le prerogative aziendali, attraverso le quali attirare nuovi potenziali clienti ed avere una programmazione del lavoro su un più lungo orizzonte. Inoltre, il flusso finanziario, tipico delle micro o piccole aziende, spesso non permette di assumere una risorsa umana interna che si occupi della promozione dell’attività. Ma per l’artigiano, il parrucchiere, l’estetista, il bar, il piccolo produttore, il consulente, l’impresa di pulizie e, potremmo andare avanti a citare mille altre figure professionali, emergere dall’anonimato o vincere la concorrenza, diventa sempre più un’esigenza di sopravvivenza e di rilancio. Ma come si raggiunge l’obbiettivo? La comunicazione è un’attività che punta a creare empatia con i potenziali clienti e un mezzo per fidelizzare quelli già acquisiti dall’impresa. L’empatia è quello stato d’animo, da parte del potenziale acquirente, che sceglie te invece che un tuo concorrente vicino o viene a conoscenza della tua attività e decide che potrebbe essere interessante provare a servirsi da te invece che dal suo solito fornitore. Nell’empatia sono racchiuse molte sensazioni che non dipendono direttamente dal prodotto che vendi o dal servizio che offri, ma è un insieme di valori trasmessi al potenziale cliente che fanno pendere la scelta verso la tua attività. La comunicazione non deve mai essere considerata un mezzo di vendita diretta, finalizzata nel breve periodo ad aumentare il fatturato, ma un’attività che favorisce la fidelizzazione del cliente sul lungo periodo, la cui conseguenza potrà essere l’aumento del fatturato. Perché ordinate una coca cola e non un’altra bibita con il caramello del tutto simile? Il prezzo? La qualità? Non credo proprio. La suggestione del prodotto che crea la giusta empatia in ognuno di noi. Perché una persona deve venire a comprare il pane al tuo negozio o andare a riparare il telefonino da te e non dalla grande catena distributiva o fare realizzare le tende per il la tua casa nel tuo negozio invece che da un altro o affidarsi ad un consulente finanziario invece che al suo concorrente? E’ una questione di empatia che, attraverso la comunicazione locale o su ampia scala, porta a compiere delle scelte che esulano dal prodotto, dando per scontato che si abbia una qualità attesa e non inferiore a quella del tuo concorrente, ma non per forza migliore. Questo vale anche nelle forniture all’ingrosso, dove un piccolo imprenditore può produrre ombrelloni o vasi o appendini o pattumiere o reti ortopediche, per fare alcuni esempi, a parità di qualità di prodotto e servizio, deve poter creare una chiave per farsi preferire e per farsi conoscere da una platea più vasta. Ma creare l’empatia non è come comprare o vendere un prodotto di uso comune, non raggiunge lo scopo in un lasso di tempo breve, è un percorso che necessita tempo ma soprattutto costanza. Chi sposa la comunicazione per far crescere la propria azienda deve essere soprattutto costante nel tempo, sia che le cose, nel breve periodo, vadano male o meglio. Con quali risorse e come fare? La costruzione di un percorso comunicativo oggi non necessita di investimenti onerosi, in quanto si può affittare il lavoro e calibrare le ore settimanali del consulente in base alle esigenze e le disponibilità finanziarie dell’azienda. Ogni attività ha una sua storia, un suo ambito, una sua situazione finanziaria e un suo obbiettivo. Partendo dall’analisi di queste informazioni si costruisce, con l’imprenditore, un piano di lavoro che permetta a lui di dedicarsi al proprio lavoro e al consulente di far emergere l’azienda e creare quell’empatia necessaria per far preferire un’azienda ad un’altra.
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