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https://www.rmix.it/ - Marketing di prodotto: ripensare i canoni estetici per i prodotti fatti in plastica riciclata da post consumo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Marketing di prodotto: ripensare i canoni estetici per i prodotti fatti in plastica riciclata da post consumo
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Marketing di prodotto. Aspettative elevate sui prodotti fatti in plastica riciclata minano l’economia circolaredi Marco ArezioNon ci siamo mai chiesti come mai molti prodotti, specialmente nel campo dell’imballaggio, continuano a essere prodotti con materia prima vergine? Esistono delle esigenze estetiche, apparentemente non derogabili, stabilite dai protocolli di marketing che vogliono un prodotto dall’aspetto perfetto, nei colori, nella trama e nella finitura, figli di una produzione fatta con materie prime vergini, che hanno lo scopo di soddisfare l’occhio del cliente. Ma è proprio questo che il cliente chiede ad un prodotto per il packaging o altri prodotti addirittura che hanno una funzione tecnica e non estetica, come per esempio i tubi da interro o dei bancali in plastica, o altri prodotti simili? Non credo. Vediamo alcuni esempi in cui sui potrebbe usare il granulo riciclato da post consumo al 100% e invece si continua con la materia prima vergine o in alcuni casi più virtuosi si usa un compound misto. – Tubi per irrigazione in HDPE e LDPE: spesso accade che un prodotto destinato al campo, che verrà, nel corso del tempo, aggredito dal sole con conseguente peggioramento della struttura esterna, riduzione di colore e ricopertura di ampie porzioni da parte della terra o del fango, possa diventare oggetto di una contestazione perché il granulo da post consumo, che potrebbe avere all’interno un po’ di gas o umidità residua, porta a creare piccole bollicine sulla superficie del tubo.  Questo non comporta difetti qualitativi del manufatto, ma solo estetici, ma sufficienti a spingere il produttore a fare compounds con il vergine o con granuli post indutriali. – Cassette industriali in HDPE e PP: le casette vengono usate per la logistica di movimento o all’interno di magazzini di attività produttive, quindi non hanno lo scopo di essere messe sul mercato della vendita, ma rimangono un mezzo di lavoro all’interno delle aziende. Sono fatte normalmente in HDPE o PP in vari colori. I più diffusi sono il rosso, il blu e il grigio.  L’uso del granulo da post consumo, colorato, potrebbe portare con sé, piccole imperfezioni estetiche che si manifestano in leggere sfiammature sul colore, possibili saltuari puntini neri sulla superficie o piccole zone opacizzate. Facile incorrere nel rifiuto da parte del produttore di cassette, del granulo post consumo come se l’estetica perfetta sia importante per la funzione della cassetta che rimane in un magazzino.  Normalmente si preferisce usare una materia prima proveniente da scarti post industriali o un compound misto con materie prime vergini. – Flaconi per il detersivo o liquidi industriali e agricoli: la materia prima normalmente utilizzata è l’HDPE, il PP o il PET. Sul mercato del soffiaggio possiamo dire che una timida apertura al riciclato da post consumo sta avvenendo negli ultimi anni, sulla spinta dei movimenti per l’ambiente, che vedono tutti i giorni i flaconi del detersivo in negozio. L’impressione è che questa attenzione per il riciclato da parte dei produttori di flaconi sia dettata da precise scelte compiacere i propri clienti piuttosto che un’attenzione all’ambiente. Sono comunque scelte un po’ zoppe, in quanto l’industria della produzione del granulo da post consumo ha raggiunto una qualità tale da poter offrire una materia prima che consente di produrre flaconi da 0,5 a 5 litri al 100%, ma ancora oggi si punta a compounds contenenti solo il 30% -50% di materiale riciclato. Questo vale solo su alcuni flaconi e con alcuni colori, perché la maggior parte vengono ancora fatti con il materiale vergine. La produzione dei flaconi con il granulo riciclato da post consumo, specialmente in HDPE, potrebbe a volte lasciare, sul flacone, piccole zone di opacità nel colore, l’assenza di brillantezza tipica dell’uso della materia prima vergine e una presenza di profumo di detersivo tipica del granulo da post consumo proveniente dalla raccolta differenziata. I produttori di flaconi, considerando i numeri generali di consumo delle materie prime, continuano a preferire il granulo vergine, specialmente in questo periodo in cui il costo di questo è inferiore al costo del granulo rigenerato, ma sono spinti dal mercato ad impegnarne una percentuale per questioni di immagine aziendale “green”.  Potremmo andare avanti con molti altri esempi sulle opportunità perse di utilizzo della materia prima proveniente dai rifiuti domestici al posto del granulo vergine, ma i canoni estetici che gli esperti di marketing esigono per i loro prodotti a volte sono incompatibili con l’esigenza di utilizzo dei rifiuti plastici e di protezione dell’ambiente.

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https://www.rmix.it/ - Come Scegliere tra un Agente di Vendita o un Distributore di Area?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come Scegliere tra un Agente di Vendita o un Distributore di Area?
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La scelta di chi presidierà una zona commerciale dipende da molti fattori interni ed esterni l’aziendadi Marco ArezioCreare una presenza commerciale in una zona, o migliorare quella esistente, che possa seguire una serie di clienti o da una determinata un’area geografica, più o meno ampia, comporta affidarsi, in alcuni casi, a venditori o distributori che possano presentare, vendere e gestire localmente la vendita e il post vendita. Prendiamo in considerazione, tra i molti esempi che potremmo citare, un’azienda che produce beni rappresentati da materie prime o prodotti finiti, come per il settore dell’edilizia, dell’idraulica, del giardinaggio ecc.. Un’area nuova deve essere preventivamente analizzata nel complesso, cioè capire la presenza e l’incidenza della concorrenza, i prodotti che vengono maggiormente richiesti, la dimensione dei clienti, il possibile fatturato, il taglio economico degli acquisti medi, le problematiche e i costi per la logistica, i canali distributivi e la solvibilità media della zona. Una prima macro selezione la possiamo fare sapendo se il nostro prodotto, che necessita di un trasporto dalla nostra sede al cliente finale, può essere venduto direttamente e nei tempi che si aspetta il cliente ad un prezzo favorevole per entrambi. Se vendiamo prodotti che non necessitano di un magazzino locale, in quanto il valore e la quantità di merce trasportata giustifica il costo del viaggio, possiamo pensare ad una vendita azienda – cliente finale. Se, viceversa, le quantità, l’assortimento alto o la tempistica di approvvigionamento collide con i costi e le tempistiche di consegne dirette, potrebbe essere necessario aprire depositi locali per la distribuzione. Queste due ipotesi possono già dar un’indicazione se, localmente, può essere necessario un agente di vendita o se si deve optare per un distributore che possa acquistare e rivendere, nelle quantità e nei tempi che il cliente finale chiede. La scelta di avere un distributore locale comporta una certa perdita di marginalità sui prodotti, in quanto bisogna assicurare all’azienda che fa il servizio, un guadagno sulle operazioni di logistica e di vendita. In caso non ci fossero queste marginalità, si può optare per l’apertura di un magazzino decentrato presso un corriere o un trasportatore, che terrà a deposito le nostre merci e ci assicurerà le consegne locali a prezzi inferiori rispetto all’attività di un distributore. Un altro aspetto da considerare è l’importanza della presenza del marchio dell’azienda produttrice nell’area di riferimento, in quanto attraverso l’azione di vendita di un agente, libero professionista o dipendente, l’interlocuzione tra cliente finale e produttore è sempre diretta, nel caso ci si appoggiasse ad un distributore la presenza del marchio e dei contatti diretti verrebbero meno. C’è poi da considerare, in linea generale, la differenza di gestione del parco clienti tra una vendita diretta tramite un agente o tramite un distributore. Il fatturato che risulta nell’area di competenza del distributore, è la somma di attività di più clienti, senza distinzioni tra uno o l’altro, senza informazioni sul grado di fiducia del cliente, sulle sue potenzialità e sulle sue necessità. Diciamo che questo approccio alla vendita potrebbe essere un modo più semplice per l’azienda produttrice, perché può evitare un maggior lavoro di gestione commerciale dei singoli clienti, con le problematiche che ne possono scaturire se moltiplichiamo l’impegno per un certo numero di aree in cui opera l’azienda. Dall’altro lato, il non avere un contatto diretto con il cliente può essere un deficit nell’imposizione del proprio marchio, per avere informazioni di come si muove la concorrenza, di quali politiche di prezzo applicano, delle campagne di incentivazione che vengono proposte, e molte altre cose. Dal punto di vista prettamente finanziario, invece, esiste un rischio che riguarda l’esposizione sulle vendite, infatti, considerando una dilazione tra acquisto e pagamento delle merci, il distributore lavora con esposizioni finanziarie più alte rispetto al singolo cliente, quindi con un maggior rischio per il produttore, e quando dovessero esserci dei problemi legati agli incassi, diventerebbe difficile non continuare a fornirlo, in quanto i clienti del distributore potrebbero essere ignari dei motivi per cui il produttore potrebbe fermare le forniture. In questo caso si creerebbe un danno diretto al produttore in quanto, non essendo in contatto diretto con il cliente, potrebbe rischiare di perderlo, o peggio, il distributore potrebbe continuare a servire i clienti finali attraverso un altro produttore. La scelta se affidare un’area a un agente diretto o ad un distributore passa quindi dall’analisi delle problematiche logistiche, commerciali, finanziarie e di marketing, riuscendo a prendere una decisione soppesando i pro e i contro delle strade che si prospettano. Infatti, ci sono prodotti che non possono essere venduti senza un distributore locale, altri che permettono maggiore flessione lasciando aperte varie ipotesi, scegliendo la migliore per quell’area, e, infine, merci che possono essere vendute direttamente senza necessità del distributore locale. Non è una scelta sbagliata farsi anche un’idea del sistema di vendita che applica in zona la concorrenza, la quale probabilmente, partita prima a vendere in zona, può avere, a parità di prodotti, già analizzato le problematiche. Infine c’è un aspetto prettamente tecnico, in quanto se il prodotto per la sua collocazione ha bisogno di un supporto tecnico sostanziale, la presenza di un agente diretto che può aiutare i clienti in situazioni di difficoltà a risolvere i problemi, può anche essere una discriminante.

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https://www.rmix.it/ - Come cambiano gli investimenti on-line nei banner pubblicitari del settore dell'economia circolare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come cambiano gli investimenti on-line nei banner pubblicitari del settore dell'economia circolare
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Dalla Visibilità Generalista alla Visibilità Certificata: La Nuova Frontiera degli Investimenti Pubblicitari nei Bannerdi Marco ArezioNegli ultimi anni, il panorama della pubblicità digitale ha subito una trasformazione significativa. Gli investitori pubblicitari stanno passando da modelli di visibilità generalista a strategie più mirate, basate su una visibilità certificata e misurabile. Questo cambio di paradigma è particolarmente rilevante per settori specifici come l'economia circolare, la sostenibilità, l'ambiente e la slow life, dove le aziende necessitano di un pubblico altamente profilato e realmente interessato ai loro prodotti e servizi. I Limiti della Visibilità Generalista Tradizionalmente, gli investitori pubblicitari acquistavano spazi banner su portali generalisti, con un costo fisso garantito e una visibilità non sempre verificabile. Questo modello presentava diversi svantaggi: Scarsa profilazione del pubblico: Le visualizzazioni non erano necessariamente pertinenti al settore dell'inserzionista. Difficoltà di misurazione: Spesso i dati di traffico non erano trasparenti, rendendo difficile valutare il ritorno sull'investimento. Spreco di risorse: Le aziende finivano per pagare per visualizzazioni che non generavano alcun valore concreto. La Soluzione: Il Banner Certificato rMIX Con l'avvento della visibilità certificata, il concetto di pubblicità digitale ha subito un'evoluzione. Piattaforme specializzate come rMIX offrono la possibilità di investire in banner con un numero di visualizzazioni garantito e verificabile. Come Funziona il Banner Certificato? Definizione del target: L'azienda seleziona il mercato di riferimento a cui appartiene. Scelta della visibilità: Il cliente stabilisce quante volte il suo banner deve essere visto nel corso di un trimestre, in base ai target proposti (500.000 o più di 1.000.000 di visualizzazioni). Garanzia delle visualizzazioni: rMIX assicura che il banner venga mostrato esattamente al pubblico target, evitando sprechi e massimizzando l'efficacia della campagna. Monitoraggio trasparente: Grazie a strumenti di analisi avanzati, il cliente può verificare l'andamento della campagna e il numero di visualizzazioni effettive acquistate. A Chi è Rivolto Questo Investimento di Marketing? Il Banner Certificato rMIX è la soluzione ideale per diverse tipologie di aziende e professionisti che operano nei settori della sostenibilità e dell'economia circolare, tra cui: Aziende che producono o distribuiscono prodotti sostenibili, desiderose di aumentare la loro visibilità presso un pubblico mirato. Aziende che forniscono servizi per l'economia circolare, come consulenza, certificazioni e gestione dei rifiuti. Imprese che producono macchine o offrono servizi per il riciclo, alla ricerca di partner e clienti nel settore ambientale. Divulgatori e media specializzati sulla sostenibilità, che vogliono ampliare la loro audience e rafforzare la loro autorevolezza. Agenzie di marketing e comunicazione green, che necessitano di strumenti efficaci per promuovere le loro campagne. Enti pubblici e organizzazioni no-profit, impegnati nella sensibilizzazione e nell'educazione ambientale. Perché Scegliere il Banner Certificato di rMIX?rMIX offre un'opportunità unica per le aziende che vogliono massimizzare la loro visibilità in un settore specifico. Con oltre 500.000 pagine viste al mese, il portale garantisce una copertura mirata ed efficace. I Vantaggi del Banner Certificato - Targetizzazione precisa: Il banner viene mostrato solo a potenziali clienti e fornitori del settore desiderato (come l'economia circolare, ambiente, sostenibilità e la slow life). - Investimento ottimizzato: Ogni visualizzazione è contabilizzata e verificabile, eliminando dispersioni di budget. - Strategia flessibile: L'azienda può scegliere il numero di visualizzazioni desiderato per ogni trimestre, adattando la campagna alle proprie esigenze. - Brand Awareness potenziata: Essere presenti su una piattaforma leader nel settore dell'economia circolare migliora la reputazione del brand e la sua autorevolezza. Conclusione Il passaggio dalla visibilità generalista alla visibilità certificata segna un cambiamento cruciale nella pubblicità digitale. Per le aziende che operano in settori come la sostenibilità e l'economia circolare, strumenti come il Banner Certificato di rMIX rappresentano un'opportunità strategica per emergere sul mercato in modo efficace e misurabile. Investire in visibilità non è mai stato così trasparente ed efficiente. Scopri di più su rMIX Banner Certificato e porta la tua azienda al prossimo livello. Chiedi un preventivo senza impegno.

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https://www.rmix.it/ - rMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della Fiducia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della Fiducia
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rMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della Fiduciadi Marco ArezioTutti noi, ogni giorno, utilizziamo internet per fare molte cose importanti per la nostra azienda. Comunichiamo, ricerchiamo, promuoviamo, acquistiamo, informiamo, ecc..La rete è una fonte inesauribile di informazioni che ci invita a navigare nella speranza di trovare quello che cerchiamo. Molto spesso utilizziamo i motori di ricerca per scovare potenziali clienti, fornitori, consulenti, imbattendoci in un lavoro ciclopico che impegna due variabili: il tempo e la fiducia. Il problema nasce proprio dal fatto che, per quanto si cerchi di restringere il campo delle ricerche, le informazioni sono sempre maggiori rispetto al tempo a nostra disposizione e che, i contatti trovati, specialmente quelli non conosciuti, possono essere sempre motivo di dubbio sull’affidabilità di chi si propone. Abbiamo quindi visto che il tempo e la fiducia governano i risultati del nostro lavoro nella rete e credo sia importante rendere meglio visibile questi due fattori. Il Tempo Immaginiamo di essere una ditta che utilizza un granulo di polipropilene riciclato per la produzione di alcuni articoli e che vogliamo trovare nuovi fornitori rispetto a quelli che già abbiamo, digitiamo così su Google le parole chiave: • Polipropilene: i risultati che il computer ci restituisce, in una sola lingua scelta, sono circa 4,7 milioni. Decisamente troppi per analizzarli tutti, quindi operiamo una prima scrematura. • Polipropilene riciclato: i risultati che ci appaiono sono scesi a 129.000 circa, sempre troppi rispetto al tempo di analisi che posso investire per una ricerca, quindi scremiamo ancora. • Polipropilene riciclato in granuli: i posts da leggere sono arrivati a circa  20.400, il che significa che,   aprendo gli annunci e spendendo un tempo medio per analizzare il contenuto di 2 minuti per contatto, impiegherò circa 4 mesi, lavorando tutto il giorno, per selezionare i fornitori. Decisamente impossibile. La Fiducia Supponendo che siamo riusciti a trovare alcuni fornitori, a noi sconosciuti, che potrebbero soddisfare apparentemente le nostre esigenze, nasce il problema di verificarne l’affidabilità. I sistemi di verifica sono decisamente pochi, in quanto quello che compare in rete può essere frutto di manipolazioni fatte ad arte per migliorare l’aspetto dell’azienda o creare una facciata ex novo, specialmente se non verificabile in sede direttamente. Anche i portali web del settore, con libero accesso agli iscritti, poco possono fare per limitare il fenomeno delle truffe di identità su internet, che causano tanti problemi alle aziende che si avventurano nei contatti commerciali con questi soggetti iscritti. Tempo e Fiducia sono le chiavi con cui lavora il portale del riciclo rMIX.Utilizzando la piattaforma troverai già una scrematura di aziende, nel mondo, che offrono o cercano prodotti o servizi già divisi per famiglia di appartenenza (plastica, metalli, carta, legno, tessuti, gomme, vetro, scarti edili, macchine, prodotti fatti con materiali riciclati, consulenze, lavori conto terzi, distributori, trasporti…). Ovviamente non ci sono 4,7 milioni di contatti, ma se non trovi quello che cerchi puoi postare una richiesta e puoi essere contattato da chi è interessato. Per quanto riguarda la Fiducia, sul portale del riciclo rMIX nessuno si può iscrivere in modo automatico, deve inviarci prima i propri dati e, solo dopo una valutazione interna, la direzione deciderà se ammetterlo nel portale. Questo viene fatto per cercare di ridurre al minimo il rischio di frodi e di scambio di identità. Inoltre, nel portale troverete una serie di aziende che sono state e/o sono conosciute personalmente dalla nostra società, nel corso delle attività commerciali a livello internazionale svolte nel passato e al lavoro di consulenza che svolgiamo attualmente. Fare l’abbonamento al portale ti allevierà di tante incombenze, perdite di tempo e rischi nel tuo lavoro. Iscriviti al portale rMIX

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https://www.rmix.it/ - Vantaggi della Tracciabilità delle Materie Plastiche Attraverso la Blockchain
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Vantaggi della Tracciabilità delle Materie Plastiche Attraverso la Blockchain
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Riduzione delle truffe sui polimeri riciclati, protezione del mercato, sostenibilità economica e garanzia della qualità per il consumatoredi Marco ArezioIl mercato dei polimeri riciclati Europeo sta vivendo uno dei periodi più bui della sua storia recente, stretto da problemi legati ai costi di produzione, alla situazione inflattiva, alla bassa richiesta per l’instabilità internazionale e alla concorrenza, extra UE, sempre più aggressiva e poco trasparente. Inoltre, il polimero riciclato si presta ad un mercato dove le certezze sulla qualità intrinseca del prodotto attualmente sono francamente difficili da identificare e controllare, creando a volte contestazioni e sfiducia. La contestazione non è solo l’espressione di una qualità attesa differente da quella richiesta, ma, sempre più, riguarda un polimero che di riciclato ha veramente poco, ma passato come tale e destinato a produzioni dove è obbligatorio l’uso di un polimero circolare al 100%. Tutti questi problemi nascono dal fatto che la filiera di produzione, quindi a partire dalla gestione del rifiuto fino alla produzione dei polimeri, non è tracciabile in maniera certa, facendo perdere al produttore finale informazioni preziose per garantire la sopravvivenza della propria azienda e del proprio mercato. Come funziona la blockchain per tracciare le materie prime riciclate Quando uno scarto plastico viene inviato al riciclo, un record viene creato sulla blockchain, che sta ad indicare la sua origine, la sua composizione, la quantità e altre informazioni essenziali. Mentre la materia prima passa attraverso le varie fasi di lavorazione come la raccolta, la selezione, il lavaggio, la macinazione e l’estrusione, ogni fase viene registrata sulla blockchain. Questo permette di tracciare il percorso completo del materiale. Una volta che il polimero è stato granulato, può essere sottoposto ai test di qualità, i cui risultati possono essere registrati sulla blockchain, assicurando agli acquirenti che il materiale riciclato soddisfa determinati standard. Quando una transazione è stata registrata su una blockchain, non può essere modificata senza cambiare tutti i blocchi successivi, il che richiederebbe il consenso della maggioranza della rete, il che rende i dati affidabili e resistenti alle frodi. La blockchain, infatti, non è controllata da una singola entità, ma piuttosto da una rete di nodi (computer), che ne aumenta la trasparenza. Attraverso gli smart contracts, protocolli auto-esecutivi con termini di accordo tra le parti scritti direttamente in codice, si può automatizzare e verificare processi nella linea di approvvigionamento, come confermare la provenienza di una materia prima. E’ possibile sapere quindi, con esattezza, la provenienza delle materie prime quando vengono raccolte, attraverso un record che viene creato sulla blockchain. Questo record può includere dettagli come la data, il luogo, la qualità della materia prima e altre informazioni pertinenti. Una volta accertati della provenienza della materia prima è possibile seguirne il percorso verso l’acquirente finale, infatti, man mano che la materia prima si sposta lungo la linea di fornitura (dalla raccolta differenziata o industriale al riciclatore, da questo al produttore, ecc.), vengono registrate nuove transazioni sulla blockchain, creando una cronologia completa e immutabile del suo percorso. Le aziende o i clienti finali possono verificare le informazioni sulla blockchain, per garantire che le materie prime rispettino determinati valori tecnici richiesti o la sostenibilità. Inoltre, utilizzando gli smart contracts, i pagamenti possono essere automatizzati e rilasciati solo quando vengono soddisfatte determinate condizioni, come la conferma della consegna di una materia prima. La blockchain può essere pubblica, permettendo a chiunque di vedere e verificare la tracciabilità delle materie prime. Questo può aiutare le aziende a dimostrare la sostenibilità, il contenuto e la qualità delle loro linee di fornitura ai consumatori o agli uffici acquisti e di qualità. Infatti, anche i consumatori che acquistano prodotti realizzati con materie prime riciclate possono verificare la provenienza di tali materiali attraverso la blockchain. Incorporando la blockchain nel processo di tracciamento delle materie prime riciclate, si può creare un sistema più trasparente e affidabile che può incoraggiare una maggiore adozione del riciclo e una maggiore responsabilità nel settore produttivo. Quali vantaggi commerciali può dimostrare ai propri clienti un fornitore di materie prime riciclate che utilizza la blockchain delle materie prime L'adozione della blockchain da parte di un fornitore di materie prime riciclate offre numerosi vantaggi, uno tra questi è, come abbiamo visto, la tracciabilità delle fonti, infatti, attraverso la blockchain, i clienti possono verificare l'origine e il percorso di una materia prima riciclata, controllando l'autenticità e la sostenibilità della fonte. Un altro importante vantaggio è la riduzione delle frodi sul polimero e sulla sua qualità, infatti, la natura immutabile della blockchain rende quasi impossibile alterare o falsificare i dati, riducendo il rischio di frodi o di materie prime non autentiche. Questo vale sia nella composizione di ricette con fonti riciclate al 100%, ma anche per quei polimeri definiti riciclati ma che invece possono contenere una percentuale preponderante di materiali vergini, sottoposti al classico fenomeno del greenwashing. Inoltre, utilizzando i processi automatizzati, come gli smart contracts, si possono accelerare le transazioni e le verifiche, rendendo l'intera catena di fornitura più sicura. Con la blockchain si può anche creare una storia delle materie prime originali, fornendo prove tangibili dell'origine e delle tipologie di trasformazione a cui sono sottoposte, consentendo alle aziende di dimostrare la loro responsabilità ambientale e sociale. C’è poi un aspetto innovativo che è possibile far valere sul cliente finale, in quanto l'adozione di tecnologie emergenti come la blockchain, dimostra un impegno verso l'innovazione e può posizionare il fornitore come un leader nel settore delle materie prime riciclate. Inoltre, la blockchain può ridurre i costi legati a intermediari, errori, frodi e processi manuali, offrendo così prezzi più competitivi ai clienti. Si crea quindi maggior trasparenza e l'affidabilità che possono rafforzare la fiducia tra fornitore e cliente, costruendo relazioni commerciali più solide e durature, anche nella dimostrazione del rispetto delle normative vigenti, in quanto il cliente può verificare la conformità del prodotto, che sta acquistando, a normative ambientali o di tutela dei lavoratori o dei consumatori relative al proprio settore, facilitando il processo di acquisto a quei clienti che necessitano di tali certificazioni per le loro attività. Infine, in un mercato sempre più affollato, l'uso della blockchain può fornire un vantaggio distintivo e posizionare il fornitore come pioniere in termini di trasparenza e sostenibilità. In sintesi, la blockchain offre ai fornitori di materie prime riciclate un mezzo per dimostrare autenticità, qualità, responsabilità e innovazione, tutti aspetti che possono avere un impatto positivo nella percezione e nelle decisioni di acquisto dei clienti. Quali competenze tecniche devono avere le aziende per sviluppare la blockchain delle materie prime riciclate Per sviluppare una blockchain dedicata alle materie prime riciclate, le aziende avrebbero bisogno di una combinazione di competenze tecniche e settoriali, tra le quali la conoscenza dei fondamentali della tecnologia che si vuole adottare, la comprensione dei tipi di blockchain (pubblica o privata) e delle loro implicazioni,e familiarità con la crittografia. E’ quindi necessario acquisire la competenza nella programmazione di smart contracts, spesso utilizzando linguaggi come Solidity (per Ethereum) o altri linguaggi specifici alla piattaforma blockchain scelta. Inoltre è necessaria la conoscenza dei linguaggi di programmazione back-end come Python, Java, C++ o Go. L’azienda inoltre deve avere la capacità di gestire e integrare grandi volumi di dati in tempo reale, la conoscenza delle reti peer-to-peer, la configurazione e manutenzione dei nodi blockchain e la gestione della scalabilità. Sviluppando le informazioni della produzione, degli acquisti, della logistica e del settore commerciale, è necessario avere le necessarie competenze per garantire la sicurezza della linea di fornitura, compresa la prevenzione di attacchi, la gestione delle vulnerabilità e la protezione delle informazioni sensibili. Se si desidera fornire un'interfaccia utente o un portale per l’accesso e l’interazione, saranno necessarie competenze in design UI/UX e linguaggi di programmazione front-end come JavaScript, HTML e CSS. Inoltre sarà necessario la conoscenza delle leggi e delle normative relative al riciclo, alla privacy dei dati e agli standard della blockchain. Mentre le competenze tecniche sono essenziali, è altrettanto importante, per l’azienda, avere una visione strategica e comprendere come la blockchain si possa inserire nel contesto più ampio degli obiettivi aziendali e della propria vocazione relativa alla sostenibilità e all'economia circolare. Molte aziende possono anche scegliere di collaborare con fornitori esterni o consulenti specializzati nella blockchain, per compensare le competenze che potrebbero mancare internamente.

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https://www.rmix.it/ - La tua Azienda Poggia su Solide Gambe? Non ha Bisogno di un Aiuto?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La tua Azienda Poggia su Solide Gambe? Non ha Bisogno di un Aiuto?
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La tua Azienda Poggia su Solide Gambe? Non ha Bisogno di un Aiuto?di Marco ArezioMolte aziende, specialmente quelle medio-piccole, si identificano totalmente nell’imprenditore che le ha fondate o nella famiglia che da generazioni porta aventi l’attività.Nel corso degli anni il mercato è cambiato e continua a cambiare e, spesso, la dimensione aziendale non permette di cogliere in modo lucido le trasformazioni che stanno caratterizzando la nostra vita. Gusti dei clienti cambiati, scelte di acquisto dei prodotti completamente diverse rispetto a qualche anno fa, sistemi di promozione delle proprie attività ormai immateriali, tramite la rete, attraverso una giungla di novità e potenzialità che se non rimani quotidianamente aggiornato rischi di restarne fuori. La competizione, così come le opportunità per la tua azienda, si sono ormai moltiplicate a dismisura, ma se non sai coglierle ti rimangono in mano solo i problemi della concorrenza esasperata e non le opportunità di sviluppo nazionale e d internazionale. Forse non ti sei accorto che sei seduto su una sedia instabile che potrebbe schiantarsi sotto il peso del nuovo che avanza. La promozione delle tue attività, attraverso le azioni di marketing mirate, è una delle gambe della tua società, importanti come le altre, ma comunque necessaria per non far implodere il tuo lavoro. Se operi nel campo dell’economia circolare ti possiamo aiutare a contestualizzare, rispetto alla domanda del mercato, le tue competenze aziendali, i tuoi vantaggi, i tuoi minus, per migliorare la presenza sul mercato e promuovere la tua attività a livello nazionale ed internazionale. Il portale del riciclo rMIX ti offre una vetrina per i tuoi prodotti e/o servizi in 154 paesi al mondo, attraverso la possibilità di postare/offerte e richieste, di utilizzare i servizi di marketing come il banner, la newsletter a circa 11.000 iscritti nel settore dell’economia circolare o gli articoli sponsorizzati. Inoltre offre una consulenza mirata per analizzare la società, o parte di essa, e decidere con l’imprenditore come migliorare la sua presenza sul mercato. Raddrizzare quella gamba costa meno che ricostruire la sedia su cui ti siedi ogni giorno una volta schiantata. Scrivici per ulteriori info, non costa nulla e, su quella sedia ti siederai forse più tranquillo.

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https://www.rmix.it/ - Customer Service: Il Sinergico Equilibrio tra Intelligenza Artificiale e Competenza Umana
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Customer Service: Il Sinergico Equilibrio tra Intelligenza Artificiale e Competenza Umana
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L'integrazione tra Tecnologia e Competenza Umana Come Chiave per un Customer Service Evolutodi Marco ArezioNel panorama imprenditoriale italiano, l'adozione delle tecnologie legate all'intelligenza artificiale (AI) sta diventando una pratica sempre più consolidata. La propensione verso l'AI sta trovando terreno fertile nel customer service, grazie alla sua capacità di automatizzare processi ripetitivi e ridurre il margine d'errore. Fino a poco tempo fa, molte aziende si affidavano a chatbot basici che fornivano risposte standardizzate, non sempre in grado di soddisfare le richieste specifiche dei clienti, causando frustrazione e potenziali perdite di opportunità commerciali. Oggi, l'avanzamento tecnologico ha permesso l'integrazione di assistenti AI avanzati e personalizzati nel customer service. Questi sistemi possono essere configurati dalle aziende caricando informazioni specifiche del business, permettendo così agli assistenti di offrire risposte personalizzate e mirate. Personalizzazione attraverso l'AI nel Customer Service La personalizzazione nel customer service attraverso l'intelligenza artificiale rappresenta una frontiera essenziale per le aziende che cercano di migliorare l'interazione con i loro clienti. Questa tecnologia trasforma il customer service, rendendolo non solo più efficiente ma anche più attinente alle esigenze individuali dei consumatori. L'AI si basa su algoritmi avanzati di machine learning che apprendono continuamente dall'interazione con i dati aziendali e i feedback dei clienti. Questo apprendimento permette all'AI di affinare le sue capacità di risposta. Unendo l'integrazione con i database dei clienti e i sistemi di Customer Relationship Management (CRM), l'AI può accedere a informazioni dettagliate che utilizza per personalizzare ulteriormente le interazioni. Le capacità predittive dell'AI migliorano la personalizzazione, permettendo di anticipare i bisogni dei clienti e suggerire proattivamente prodotti o soluzioni durante le interazioni. Le risposte generate dall'AI possono variare in tono e complessità a seconda del contesto della conversazione e del profilo del cliente, adattando il suo stile comunicativo per rispecchiare il tono di un'interazione umana. L'insostituibile Valore Umano nel Customer Service Potenziato dall'AI Nonostante i rapidi avanzamenti nell'intelligenza artificiale, il ruolo umano rimane fondamentale e insostituibile in molte interazioni con i clienti. Gli esseri umani portano al customer service la capacità di empatia e comprensione profonda delle emozioni umane, essenziali nelle situazioni complesse o emotivamente cariche. Gli operatori umani possono interpretare il tono emotivo, il contesto sociale e i sottintesi culturali che un AI potrebbe non cogliere completamente. In situazioni di crisi o quando le decisioni richiedono un alto grado di giudizio, la presenza umana è cruciale. Gli operatori del customer service sono in grado di prendere decisioni ponderate e trovare compromessi in modi che l'AI non può replicare. Questo livello di personalizzazione rafforza l'engagement del cliente e aumenta la soddisfazione. Prospettive di Crescita nel Mercato Italiano per il Customer Service AI-Enhanced L'introduzione dell'intelligenza artificiale nel customer service in Italia apre vasti orizzonti di crescita e innovazione. Il mercato italiano, con la sua attiva fase di digitalizzazione, offre un terreno fertile per l'adozione e l'espansione delle tecnologie AI. L'AI nel customer service può trasformarsi in un punto di forza strategico, aumentando la fedeltà e la soddisfazione del cliente. Investendo in queste tecnologie, le aziende italiane non solo possono migliorare significativamente l'efficienza e la qualità del loro servizio clienti ma possono anche posizionarsi come leader nell'innovazione digitale a livello globale. La chiave per un futuro di successo sarà bilanciare innovazione e rispetto delle tradizioni e delle normative locali, procedendo con una strategia ben pianificata verso la digitalizzazione.

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https://www.rmix.it/ - Social Washing: L'Inganno Dietro l'Impegno Apparente
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Social Washing: L'Inganno Dietro l'Impegno Apparente
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Imprese e politica utilizzano a volte il social washing e il greenwashing per manipolare l'opinione pubblica di Marco ArezioIl "social washing" è diventato una pratica sempre più rilevante e controversa nel mondo degli affari e della politica, mettendo in discussione l'integrità di molte iniziative che vantano un impegno sociale. Questo fenomeno solleva questioni etiche importanti e presenta implicazioni significative sulla fiducia pubblica e sul reale impatto delle azioni volte al bene comune. In questo articolo, esploreremo più approfonditamente il concetto di social washing, come si manifesta in diversi contesti e le possibili soluzioni per affrontare questa problematica.Definizione di Social Washing Il termine "social washing" deriva dall'analogo "greenwashing" (riservato alle pratiche ambientali) e si riferisce all'atto di presentare in modo ingannevole le proprie attività come socialmente responsabili o orientate al bene comune, quando in realtà tali impegni sono superficiali o limitati. Questo fenomeno si manifesta attraverso varie strategie di marketing e comunicazione volte a creare un'immagine positiva piuttosto che a sostenere azioni concrete a favore della società.Manifestazioni Comuni del Social Washing Campagne pubblicitarie ingannevoliLe aziende utilizzano spesso campagne pubblicitarie che sottolineano il loro impegno sociale, attraverso slogan accattivanti, immagini emotive e dichiarazioni che possono distorcere la realtà delle loro pratiche aziendali. Iniziative di responsabilità sociale limitateUn'organizzazione può focalizzarsi su iniziative di responsabilità sociale che offrono visibilità ma che, nella sostanza, hanno un impatto minimo sulle questioni sociali o ambientali. Coinvolgimento in partenariati superficiali: Il social washing può coinvolgere il posizionarsi in associazioni o partenariati con organizzazioni benefiche o iniziative di volontariato, senza un coinvolgimento significativo o contributi effettivi.Implicazioni del Social Washing Il social washing ha implicazioni significative sulla fiducia del pubblico e sul mercato in generale: Minaccia alla fiducia del consumatoreQuando i consumatori scoprono di essere stati ingannati, la fiducia nel marchio può subire danni irreparabili, generando un cinismo diffuso nei confronti degli impegni aziendali. Distorsione del mercato Le pratiche di social washing possono influenzare le decisioni d'acquisto basate su informazioni fuorvianti, distorcendo il mercato in favore di aziende che presentano un'immagine socialmente responsabile ma che potrebbero non rispecchiare la realtà.Social Washing in Politica Il social washing non è limitato al settore privato. In politica, i rappresentanti pubblici possono impegnarsi in pratiche che cercano di migliorare la loro immagine sociale senza un reale impegno verso politiche e azioni che promuovano il benessere collettivo. La retorica politica potrebbe presentare politiche come più progressiste o socialmente responsabili di quanto siano in realtà.Affrontare il Social Washing Per difendersi dal social washing, è fondamentale adottare un approccio critico e informato: Ricerca approfondita: Investigare le azioni effettive di un'azienda o di un politico anziché basarsi solo sulla pubblicità. Verificare se ci sono prove concrete delle loro pratiche socialmente responsabili. Coinvolgimento della comunità: Valutare come l'organizzazione o il politico interagisce con la comunità locale. Un coinvolgimento reale è un segno positivo, mentre un coinvolgimento superficiale potrebbe indicare social washing. Certificazioni indipendenti: Cerca marchi o certificazioni riconosciuti che attestino le pratiche etiche e sostenibili dell'azienda o del politico.Il social washing è una pratica eticamente discutibile che richiede un'attenzione critica da parte dei consumatori, delle organizzazioni e dei decisori politici. La trasparenza e l'impegno autentico verso pratiche socialmente responsabili sono essenziali per costruire una fiducia duratura e un impatto reale sul benessere della società. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e vigilanza possiamo sperare di mitigare gli effetti negativi del social washing e spingere verso un autentico cambiamento sociale.

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https://www.rmix.it/ - Idrogeno: Via ai Test per la Rivoluzione Verde nella Siderurgia
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Idrogeno: Via ai Test per la Rivoluzione Verde nella Siderurgia
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La sperimentazione di Dalmine apre nuove prospettive sostenibili per l'ex Ilva e l'industria dell'acciaio italianadi Marco ArezioL'industria siderurgica, nota per la sua intensità energetica e le elevate emissioni di CO2, sta esplorando nuove frontiere per la decarbonizzazione. In questo contesto, l'idrogeno emerge come una soluzione promettente. La sperimentazione dell'utilizzo dell'idrogeno per fornire energia alla siderurgia comincia a Dalmine e potrebbe presto estendersi ad altre realtà industriali, compresa l'ex Ilva, offrendo una soluzione sostenibile per tutta l'industria dell'acciaio. Il Contesto della Sperimentazione Il primo test di utilizzo dell'idrogeno nell'industria siderurgica in Italia ha luogo presso lo stabilimento di TenarisDalmine, a Dalmine, in provincia di Bergamo. Questo progetto è il frutto della collaborazione tra Snam, TenarisDalmine e Tenova. Snam è uno dei principali operatori europei di infrastrutture energetiche, TenarisDalmine è una società di Tenaris, leader mondiale nella produzione di tubi e servizi per il mondo dell'energia, e Tenova è un'azienda leader nello sviluppo di soluzioni sostenibili per la transizione verde dell'industria metallurgica. La sperimentazione avrà una durata iniziale di sei mesi e mira a valutare le prestazioni e l'affidabilità dell'idrogeno come combustibile nell'industria siderurgica, con l'obiettivo di estendere queste pratiche ai settori "hard to abate", quelli più difficili da decarbonizzare. Idrogeno Prodotto “In Situ” Il cuore del progetto è l'utilizzo di idrogeno prodotto direttamente sul sito per alimentare un bruciatore sviluppato da Tenova. Questo bruciatore è installato in un forno di riscaldo per la laminazione a caldo di tubi senza saldatura presso lo stabilimento di TenarisDalmine. La produzione in situ dell'idrogeno consente di evitare le complicazioni legate al trasporto e allo stoccaggio di questo gas, riducendo i costi e migliorando l'efficienza. Obiettivi della Sperimentazione Il test di Dalmine contribuirà a definire linee guida sulla sicurezza e procedure di gestione degli impianti, con l'obiettivo di trovare soluzioni integrate che riducano significativamente le emissioni di CO2 dei processi industriali. Questo progetto è un passo cruciale verso la transizione verde dell'industria siderurgica, che mira a ridurre l'impatto ambientale della produzione di acciaio. L'idrogeno, infatti, ha il potenziale di diventare una delle principali fonti di energia pulita per l'industria pesante. La sua combustione produce solo vapore acqueo, eliminando le emissioni di anidride carbonica associate ai combustibili fossili tradizionali. Inoltre, l'idrogeno può essere prodotto utilizzando fonti rinnovabili, come l'elettrolisi dell'acqua alimentata da energia eolica o solare, rendendo l'intero ciclo di produzione completamente sostenibile. Implicazioni per l'Industria Siderurgica Italiana L'ex Ilva, una delle maggiori acciaierie d'Europa, potrebbe beneficiare enormemente da queste nuove tecnologie. L'adozione dell'idrogeno come combustibile potrebbe non solo ridurre le emissioni, ma anche migliorare l'efficienza energetica degli impianti, riducendo i costi operativi a lungo termine. Inoltre, il successo della sperimentazione a Dalmine potrebbe fungere da modello per altre industrie siderurgiche in Italia e nel mondo. L'implementazione di tecnologie a idrogeno potrebbe diventare un elemento chiave della strategia di sostenibilità delle aziende, contribuendo a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dagli accordi internazionali sul clima. Problematiche e Prospettive Future Nonostante il potenziale dell'idrogeno, ci sono ancora diversi problemi da affrontare. La produzione di idrogeno verde, cioè prodotto da fonti rinnovabili, è attualmente più costosa rispetto ai combustibili fossili. Tuttavia, con il continuo progresso tecnologico e l'aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, i costi dell'idrogeno verde potrebbero diminuire significativamente nei prossimi anni. Un altro problema riguarda l'infrastruttura necessaria per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dell'idrogeno. È necessario sviluppare una rete di infrastrutture adeguate per supportare l'utilizzo diffuso dell'idrogeno nell'industria. Questo richiederà una cooperazione tra aziende, governi e istituzioni di ricerca per creare un ecosistema favorevole all'adozione dell'idrogeno. Infine, la formazione del personale e la gestione della sicurezza saranno aspetti cruciali per l'implementazione dell'idrogeno nell'industria siderurgica. L'idrogeno è un gas altamente infiammabile e richiede misure di sicurezza rigorose per prevenire incidenti. Le linee guida e le procedure sviluppate durante la sperimentazione a Dalmine saranno fondamentali per garantire un utilizzo sicuro dell'idrogeno su larga scala. Conclusioni La sperimentazione dell'idrogeno per l'industria siderurgica che ha avuto inizio a Dalmine rappresenta un passo significativo verso la decarbonizzazione del settore. Questa iniziativa non solo potrà fornire soluzioni sostenibili all'ex Ilva e ad altre acciaierie italiane, ma anche influenzare positivamente l'industria siderurgica globale. Se la sperimentazione avrà successo, l'idrogeno potrebbe diventare una componente fondamentale della strategia energetica dell'industria dell'acciaio, contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2 e promuovendo una transizione verso un'economia più verde e sostenibile. L'integrazione dell'idrogeno nei processi industriali potrebbe rappresentare una svolta, non solo per la siderurgia, ma anche per altri settori industriali difficili da decarbonizzare, segnando l'inizio di una nuova era per l'industria pesante.

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https://www.rmix.it/ - L'approccio alla Vendita dei Polimeri Rigenerati
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L'approccio alla Vendita dei Polimeri Rigenerati
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La sottovalutazione dell'importanza delle competenze tecniche per i venditori di Marco ArezioIl mercato della vendita di polimeri rigenerati, siano essi granuli o macinati, ha una storia che parte da lontano, iniziato dall'approccio della forza vendita dei polimeri vergini sui prodotti rigenerati, negli stessi mercati e sugli stessi clienti. All'inizio, i polimeri riciclati erano visti solo come un vantaggio economico alla richiesta del mercato per abbattere i costi dei prodotti finiti, creando una sorta di jolly da spendere quando le condizioni lo ritenevano necessario. Come abbiamo visto nel tempo, la vendita di polimeri vergini rispetto a quelli rigenerati richiede approcci completamente diversi, perché la stabilità tecnica, qualitativa, produttiva e cromatica di un polimero vergine è diversa o completamente diversa da un prodotto rigenerato, di cui è necessario conoscere la sua storia. Questo approccio alla vendita ha portato, in molti casi, a problemi tecnici ed economici importanti che, in passato non si verificavano a causa della piccola quantità di polimero rigenerato che veniva prodotto e venduto. Bisogna tenere presente che questo trend di consumo aumenterà sempre di più e i problemi di gestione dei rifiuti, da cui originano i rigenerati, saranno sempre più complessi a causa dell'aumento sul mercato di plastiche difficili da separare e riutilizzare in modo tecnicamente corretto. Date queste premesse, l'approccio alla vendita di un granulo o macinato rigenerato deve partire dalla preparazione del venditore su vari aspetti del processo dei polimeri e del loro utilizzo, in particolare: • Conoscenza della struttura chimica dei polimeri • Conoscenza del ciclo di raccolta e separazione • Conoscenza del ciclo di rigenerazione, che comprende la macinazione, selezione, lavaggio ed estrusione del granulo • Conoscenza dei limiti di questi processi in funzione degli input di rifiuti disponibili Una volta acquisiti questi dati, è necessario disporre delle informazioni tecniche per valutare le differenze di qualità dei prodotti granulati o macinati, base fondamentale per il corretto approccio alla vendita, evitando errori che comporterebbero la perdita della fiducia dei clienti e un notevole costo economico in alcuni casi. Le principali informazioni che la nostra rete di vendita deve acquisire sono: • Conoscenza del funzionamento di un laboratorio e dell'importanza della sistematicità dei test • Conoscenza dei materiali riciclati maggiormente utilizzati, come PP-HD-LD e PVC, e di alcuni test di base come densità, DSC, MFI, contenuto di ceneri e l’ IZOD. • Saper interpretare i risultati dei test per capire la qualità del prodotto che si vuole vendere Raccolte, interpretate e comprese le informazioni provenienti dai test di laboratorio è importante capire quali interazioni possono avere i polimeri tra loro, e quali saranno le reazioni chimiche e fisiche durante la lavorazione e nella vita del prodotto finito. Proporre un polimero al cliente solo attraverso l'identificazione di un parametro generico, ad esempio solo il MFI o la densità, è una cosa non professionale e pericolosa. È comprensibile che nel mondo d’oggi, dove la velocità e la fluidità dei rapporti è un dato preponderante, la conclusione di una compravendita sia anche frutto di pressioni, sia da parte di chi compra sia da parte di chi vende, per finalizzare molto e in poco tempo. Vorrei però dire che l'approccio alla vendita, come agli acquisti, di materiali rigenerati, non ammette valutazioni affrettate se non ci si vuole pentire in seguito. Da qui nasce una competenza fondamentale, che è quella di conoscere le interazioni e i comportamenti che le varie famiglie di polimeri hanno tra loro e tra e altre sostanze inglobate durante il riciclo dei rifiuti, in particolare: • Comportamento fisico-chimico tra HD e PP, ad esempio nel soffiaggio delle bottiglie o nel film • Comportamento chimico-fisico tra HD e PP, ad esempio nell'estrusione di tubi o profilati • Comportamento chimico-fisico tra PP e PE nello stampaggio, soprattutto in relazione alla qualità della superficie • Comportamento chimico-fisico tra LD e PP e LLD per la produzione di film • Comportamento chimico-fisico dei polimeri in presenza di gas o umidità • Comportamento meccanico e limiti tecnici sulla presenza di cariche minerali nei vari polimeri • Comportamento meccanico e limiti tecnici nell'utilizzo di PVC di diversa composizione per tubi, raccordi e profilati Non ultimo, per la rilevanza delle relative implicazioni, è importante che chi si avvicina alla vendita conosca il comportamento dei prodotti rigenerati, soprattutto nella produzione post-consumo, e le conseguenze sulla qualità dei prodotti finiti. Vorrei fare solo alcuni esempi esaustivi: • Prevenzione dei difetti superficiali nella produzione di tubi lisci in HD, MD, PVC e LD • Prevenzione dei difetti superficiali sugli anelli dei tubi corrugati in HD e PP • Prevenzione dei difetti sulla superficie interna dei tubi corrugati a doppia parete • Conoscenza delle tecniche di rinforzo meccanico dei tubi corrugati mediante granuli post consumo • Conoscenza delle tecniche di protezione dagli agenti atmosferici e durata nel tempo dei prodotti • Conoscenza del problema del soffiaggio di bottiglie e vasetti con materiali rigenerati in relazione alla qualità della superficie, alla resistenza alla saldatura, allo schiacciamento, al colore e alla compressione verticale nel tempo. • Conoscenza del comportamento in macchina e sul prodotto finito dell'utilizzo di LD e HD post-consumo o misti, per la produzione del film di diversi spessori, in particolare come evitare i problemi di qualità superficiale, resistenza allo strappo, elasticità e brillantezza del colore • Conoscenza del comportamento durante lo stampaggio e sui prodotti finiti di polimeri misti anche in piccole quantità • Conoscenza dei comportamenti di bilanciamento delle ricette tra polimeri post-consumo, postindustriali e vergini, in virtù di miglioramenti del ciclo produttivo e della qualità estetica e meccanica dei prodotti finiti. La conoscenza dei materiali rigenerati, per un venditore, è sicuramente motivo di fiducia in sé stessi nelle fasi di vendita, ma lo è anche per il cliente che lo acquista perché la competenza minimizza gli errori di produzione.

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https://www.rmix.it/ - Guida ai Robots Umanoidi per le Aziende: Quale Modello Scegliere per Migliorare Produttività e Sicurezza
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Guida ai Robots Umanoidi per le Aziende: Quale Modello Scegliere per Migliorare Produttività e Sicurezza
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Scopri come integrare i robots umanoidi per ottimizzare i processi aziendali, ridurre i rischi e aumentare la competitività della tua impresadi Marco ArezioQuesto articolo fornisce una panoramica sui principali produttori di robot umanoidi, esplorando i loro prodotti, le applicazioni pratiche, i vantaggi e le criticità. Attualmente, il settore della robotica umanoide sta vivendo una crescita esponenziale grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo e alla maggiore accettazione delle tecnologie robotiche nelle aziende. Secondo le previsioni, il mercato globale della robotica umanoide è destinato a raggiungere un valore di oltre 10 miliardi di dollari entro i prossimi 10 anni, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) significativo. Questa espansione è trainata dalla necessità di migliorare la produttività, ridurre i costi del lavoro e garantire un ambiente lavorativo più sicuro. L'obiettivo di questo articolo è guidare gli imprenditori a selezionare il modello più adatto alle proprie esigenze aziendali, mettendo in luce i benefici economici e le modalità di integrazione degli umanoidi nei contesti lavorativi. I Magnifici Sei della Robotica Umanoide Robee (Oversonic Robotics - Italia) Caratteristiche: Robee è il primo umanoide cognitivo italiano, progettato per trasportare carichi fino a 50 kg e con un'autonomia di 8 ore. Grazie all'intelligenza artificiale avanzata, è capace di interagire con gli esseri umani in modo naturale, adattandosi alle loro necessità. Robee rappresenta un esempio di tecnologia made in Italy capace di competere a livello globale. Applicazioni: Robee è disponibile in due versioni: una destinata all'uso industriale, dove può supportare i lavoratori nella movimentazione di materiali pesanti, e un'altra per ambienti ospedalieri e di assistenza, come nelle RSA per l'assistenza agli anziani o nelle strutture di riabilitazione. In ambito sanitario, Robee può fungere da supporto sia per il personale che per i pazienti, riducendo i tempi di risposta e migliorando il comfort. Vantaggi: Il principale vantaggio di Robee è la sua versatilità. La capacità di lavorare sia in ambienti industriali che sanitari lo rende una scelta interessante per molte aziende. Inoltre, la possibilità di sollevare carichi riduce lo sforzo fisico del personale umano, migliorando la sicurezza sul posto di lavoro. Criticità: La complessità nell'addestramento per attività specifiche può rappresentare una criticità, soprattutto per aziende con risorse limitate. Inoltre, l'investimento iniziale può essere considerevole, rendendolo meno accessibile alle piccole e medie imprese (PMI). Phoenix (Sanctuary AI - Canada) Caratteristiche: Phoenix è un robot autonomo e adattabile, grazie alla piattaforma AI “Carbon”, premiata come una delle migliori invenzioni del 2023 dalla rivista Time. Phoenix è progettato per svolgere compiti che richiedono alta precisione, adattandosi ai cambiamenti ambientali. Applicazioni: Il suo utilizzo è particolarmente adatto per ambienti come l'industria, la logistica, il retail e gli ospedali, dove è richiesto un elevato livello di precisione. Phoenix può, ad esempio, operare come un assistente robotico per il picking in magazzini automatizzati o per compiti di supporto nelle cliniche mediche. Vantaggi: La flessibilità e l'adattabilità di Phoenix ne fanno uno strumento ideale per migliorare l'efficienza dei processi operativi. Grazie alla piattaforma AI, è possibile adattarlo rapidamente a nuove esigenze, riducendo i tempi di fermo. Criticità: Le maggiori sfide riguardano la manutenzione avanzata e l'integrazione con i sistemi già esistenti. Phoenix richiede aggiornamenti periodici e un supporto tecnico di alto livello, che possono risultare costosi per alcune aziende. Atlas 2.0 (Boston Dynamics - Stati Uniti) Caratteristiche: Atlas 2.0 è uno dei robot umanoidi più avanzati attualmente disponibili. È stato progettato con un focus particolare sulle capacità atletiche e sulla mobilità. Atlas è in grado di muoversi con grande agilità, adattandosi a vari tipi di terreno e ambienti. Applicazioni: Le applicazioni di Atlas 2.0 sono molteplici, dalla logistica in ambienti difficili fino a situazioni di emergenza, in cui può intervenire in aree pericolose per il personale umano. Inoltre, è utilizzato anche in contesti industriali per supportare lavoratori nelle attività più pesanti. Vantaggi: La capacità di adattarsi rapidamente e di muoversi in ambienti complessi lo rende uno dei migliori umanoidi per situazioni di emergenza o per lavori che richiedono una grande mobilità. Criticità: Il costo di Atlas 2.0 è molto elevato, il che limita il suo utilizzo a grandi aziende o istituzioni pubbliche. Inoltre, la sua versatilità è orientata principalmente a contesti ad alto rischio, rendendolo meno utile per applicazioni semplici. Digit (Agility Robotics - Stati Uniti) Caratteristiche: Digit è un robot progettato per lavorare a fianco degli esseri umani, con una particolare attenzione alla fluidità nei movimenti e alla capacità di muoversi in ambienti complessi. È già stato testato come coworker da Amazon. Applicazioni: Digit trova applicazione principalmente nel settore logistico, dove può essere impiegato per attività come la movimentazione di pacchi e la gestione del magazzino. È stato utilizzato con successo anche da aziende come Gxo per ottimizzare la catena di fornitura. Vantaggi: Digit è estremamente efficiente in ambienti logistici, riducendo i tempi di movimentazione e migliorando la sicurezza. La sua capacità di lavorare a stretto contatto con gli esseri umani lo rende ideale per il lavoro collaborativo. Criticità: Digit è molto specializzato nel settore logistico, il che ne limita l'uso in altre aree aziendali. Inoltre, la sua adozione richiede una revisione dei processi operativi per garantire una perfetta integrazione. Walker S1 (Ubtech Robotics - Hong Kong) Caratteristiche: Walker S1 è un robot autonomo multi-terreno, in grado di riconoscere persone e ambienti. È dotato di capacità di comunicazione tramite riconoscimento vocale e di espressioni facciali per interagire meglio con gli utenti. Applicazioni: Walker S1 è utilizzato principalmente nel settore del manufacturing, della logistica, e per attività fieristiche e formative, dove è richiesto un alto livello di interazione con il pubblico. Vantaggi: La capacità di riconoscere e interagire con gli utenti in modo naturale lo rende ideale per ambienti in cui è necessario un supporto a contatto diretto con il pubblico. Criticità: La complessità dell'ambiente e la necessità di continue ottimizzazioni possono rappresentare sfide nell'utilizzo di Walker S1. La sua efficacia è strettamente legata alla configurazione dell'ambiente operativo. GR2 (Fourier Intelligence - Shanghai) Caratteristiche: GR2 è un umanoide compatto, alto circa 1 metro, pensato per supportare gli esseri umani in ambienti come ospedali e RSA. È capace di sollevare carichi leggeri e svolgere compiti di assistenza con precisione. Applicazioni: GR2 è ideale per applicazioni in ambito sanitario, come l'assistenza ai pazienti nelle strutture di riabilitazione e nelle RSA, dove può supportare il personale nella gestione delle attività quotidiane. Vantaggi: La sua compattezza e la capacità di interagire in modo naturale lo rendono ideale per l'assistenza sanitaria. Può aiutare a ridurre il carico di lavoro degli operatori sanitari e migliorare l'esperienza del paziente. Criticità: La limitata altezza e capacità di carico possono ridurne l'utilizzo in contesti industriali o dove è richiesto uno sforzo fisico maggiore. Come Scegliere il Robot Giusto per la Tua Azienda? Per individuare il modello ideale di robot umanoide, è fondamentale analizzare diversi aspetti: Settore e Applicazioni Specifiche: Ogni robot è progettato per soddisfare esigenze specifiche e il loro successo dipende dall'accurato abbinamento tra caratteristiche e requisiti aziendali. Un'azienda logistica potrebbe beneficiare dell'efficienza di Digit, che eccelle nella movimentazione di pacchi e ottimizzazione del magazzino, mentre un ospedale potrebbe trarre vantaggio da GR2 o Robee per l'assistenza ai pazienti, migliorando la qualità del servizio, riducendo il carico di lavoro del personale e garantendo una risposta immediata alle esigenze quotidiane dei degenti. Inoltre, Walker S1 potrebbe risultare ideale in ambienti fieristici o per attività formative grazie alla sua capacità di interazione diretta e riconoscimento vocale. In ambito industriale, Phoenix e Atlas 2.0 sono indicati per contesti più complessi e dinamici, con Phoenix che offre precisione e adattabilità e Atlas 2.0 che, grazie alle sue capacità atletiche, risulta ottimo per ambienti difficili o per il supporto in situazioni di emergenza. Budget Disponibile: I costi variano notevolmente tra i modelli e dipendono dalle caratteristiche e dalle capacità offerte. Atlas 2.0 di Boston Dynamics, per esempio, è uno dei più costosi sul mercato, ma offre capacità senza pari in termini di mobilità, adattabilità e resistenza in ambienti ostili. Tuttavia, il suo costo elevato può renderlo inaccessibile per aziende di piccole e medie dimensioni. Per le PMI, una soluzione più economica e specifica potrebbe essere Walker S1 di Ubtech Robotics, che offre capacità adeguate per esigenze più contenute, come il supporto nel manufacturing e la logistica leggera. Inoltre, per le aziende che hanno bisogno di robot più orientati all'assistenza o al contatto con il pubblico, modelli come GR2 possono rappresentare una scelta valida e con costi più ridotti rispetto a soluzioni altamente avanzate come Atlas. Integrazione con il Personale: Introdurre un robot in azienda richiede una fase di adattamento articolata. È essenziale prevedere una formazione completa e continua del personale, non solo sulle funzionalità dei robot ma anche su come collaborare efficacemente con essi. È cruciale sviluppare strategie che promuovano una cultura aziendale inclusiva, che incoraggi il dialogo e la cooperazione tra umanoidi e lavoratori umani. L'azienda deve inoltre pianificare una gestione del cambiamento efficace, attraverso workshop, feedback regolari, e coinvolgimento diretto dei dipendenti nelle fasi iniziali di implementazione, per garantire che il processo di integrazione avvenga in maniera fluida e senza attriti. ROI (Return on Investment): Un aspetto fondamentale è valutare il ritorno economico dell'investimento. Questo può includere risparmi sui costi operativi, riduzione degli errori umani, aumento della produttività, miglioramento della sicurezza e potenziale crescita delle entrate grazie all'efficienza incrementata. È importante anche considerare il ROI a lungo termine, tenendo conto dei costi di manutenzione, dell'aggiornamento delle tecnologie, della formazione del personale e delle opportunità derivanti dall'ottimizzazione dei processi. Un'analisi dettagliata del ROI deve includere metriche tangibili come la riduzione dei tempi di inattività, l'aumento della capacità produttiva e la diminuzione dei costi associati agli incidenti sul lavoro, fornendo una visione completa dei benefici sia a breve che a lungo termine. Integrazione con il Personale Umano: Sfide e Soluzioni L'integrazione dei robot umanoidi all'interno di un'azienda comporta diverse sfide, tra cui la resistenza al cambiamento da parte dei dipendenti e la necessità di rivedere i processi produttivi. Tuttavia, è possibile affrontare questi ostacoli con un approccio strategico: Formazione e Coinvolgimento del Personale: L'organizzazione deve investire in una formazione approfondita e continua per garantire che il personale sia preparato e sicuro nell'utilizzo della nuova tecnologia. Questa formazione dovrebbe includere sia aspetti tecnici, come il funzionamento e la manutenzione dei robot, sia aspetti pratici, come l'interazione quotidiana e la risoluzione dei problemi operativi. Inoltre, il coinvolgimento dei dipendenti sin dalle prime fasi di implementazione è fondamentale per ridurre la resistenza al cambiamento e per assicurare che il personale si senta parte del processo. L'adozione di un approccio partecipativo, che include workshop, sessioni di feedback e momenti di confronto, aiuta a costruire un ambiente collaborativo, riducendo le paure legate alla sostituzione del lavoro umano e favorendo una transizione fluida verso l'integrazione della robotica. Riassegnazione dei Compiti: I robot possono occuparsi dei lavori più ripetitivi, pericolosi o fisicamente gravosi, liberando i dipendenti da tali mansioni e permettendo loro di concentrarsi su attività più qualificate e strategiche. Questo approccio non solo migliora la qualità del lavoro, ma consente di valorizzare le competenze dei dipendenti, spostandoli verso ruoli che richiedono creatività, risoluzione di problemi e interazione umana. La riassegnazione dei compiti può anche portare a un aumento della motivazione e della soddisfazione del personale, contribuendo a creare un ambiente di lavoro più stimolante e innovativo. Inoltre, i robot possono supportare il personale nelle attività più faticose, riducendo il rischio di infortuni e migliorando le condizioni generali di sicurezza. ConclusioniI robot umanoidi stanno rapidamente diventando una parte integrante del futuro delle aziende, offrendo un grande potenziale per migliorare l'efficienza operativa e la sicurezza sul posto di lavoro. Tuttavia, la scelta del modello ideale dipende dalle specifiche esigenze di ciascuna azienda e richiede una valutazione accurata dei costi, dei benefici e delle sfide d'integrazione. Gli imprenditori che desiderano sfruttare le potenzialità della robotica umanoide devono pianificare con attenzione l'integrazione e investire nella formazione del personale per ottenere un vantaggio competitivo reale. Con il giusto approccio, i robot umanoidi possono rappresentare un'opportunità straordinaria per rivoluzionare il modo in cui lavoriamo, rendendo le aziende più resilienti, efficienti e innovative.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Il Mondo della Carta: Professioni e Competenze nel Cuore dell’Industria Cartaria
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Mondo della Carta: Professioni e Competenze nel Cuore dell’Industria Cartaria
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Un Viaggio tra le Diverse Figure Professionali e le Abilità Richieste per Innovare e Sostenere la Produzione della Carta, dalla Foresta al Mercato Globaledi Marco ArezioIl settore della produzione della carta rappresenta una delle industrie più antiche e, al contempo, innovative del mondo. La sua complessità non risiede solo nel prodotto finale, ma soprattutto nel variegato mosaico di professionalità e competenze necessarie per portare un semplice foglio di carta dalla foresta al consumatore. In questo viaggio, ogni passaggio coinvolge esperti in differenti campi, tutti impegnati a garantire efficienza, sostenibilità e qualità. Dalla Foresta alla Cartiera: La Gestione Forestale Il punto di partenza della produzione della carta è indiscutibilmente la foresta. La gestione forestale, dunque, è una delle prime tappe cruciali. I gestori forestali sono i custodi delle risorse naturali. La loro missione non è solo quella di assicurare una fornitura costante di legno, ma anche di preservare l'equilibrio ecologico. Per riuscirci, devono possedere una conoscenza approfondita delle dinamiche forestali, delle pratiche di silvicoltura sostenibile e delle tecniche di gestione del territorio. Devono essere capaci di valutare la salute delle foreste, pianificare a lungo termine e utilizzare strumenti tecnologici come i GIS per monitorare e gestire il territorio in modo efficace. L'Ingegneria Meccanica: Il Cuore della Produzione Quando si passa alla fase di lavorazione del legno e alla produzione della carta, l'ingegneria meccanica diventa protagonista. Gli ingegneri meccanici nel settore cartario sono responsabili della progettazione e manutenzione delle macchine utilizzate. Queste macchine sono complesse e richiedono una precisione elevata. Gli ingegneri devono possedere competenze avanzate di meccanica e ingegneria, saper utilizzare software di progettazione CAD e avere un'ottima capacità di problem solving. La manutenzione preventiva e correttiva è essenziale per evitare fermi macchina e garantire un flusso di produzione continuo ed efficiente. Il Ruolo Cruciale dell'Ingegneria Chimica Parallelamente, l'ingegneria chimica gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione del legno in pasta di cellulosa e, successivamente, in carta. Gli ingegneri chimici devono comprendere i complessi processi chimici coinvolti, ottimizzare le reazioni per massimizzare l'efficienza e minimizzare gli sprechi. Devono essere esperti nelle tecniche di laboratorio e analisi chimiche, capaci di migliorare continuamente i processi industriali per aumentare la sostenibilità e la sicurezza. La gestione delle sostanze chimiche e il rispetto delle normative ambientali sono altrettanto cruciali. La Precisione dei Tecnici di Laboratorio La qualità della carta prodotta dipende in gran parte dal lavoro dei tecnici di laboratorio. Questi professionisti eseguono una serie di test fisici, chimici e biologici sui campioni di carta per assicurarsi che rispondano agli standard richiesti. Devono essere abili nelle tecniche di test e misurazione, avere un occhio attento per i dettagli e saper analizzare i dati raccolti per redigere rapporti tecnici precisi. La loro precisione e meticolosità sono essenziali per garantire che ogni foglio di carta abbia le caratteristiche desiderate. La Gestione della Produzione: Efficienza e Sicurezza Un altro aspetto cruciale della produzione della carta è la gestione della produzione. I responsabili della produzione devono coordinare tutte le attività operative, assicurandosi che i processi siano efficienti e sicuri. Devono possedere una profonda conoscenza della logistica, essere leader capaci di motivare e gestire il personale, e avere la capacità di ottimizzare i processi produttivi per gestire i costi e massimizzare la produttività. Inoltre, devono garantire il rispetto delle normative di sicurezza e ambientali, un compito che richiede una costante vigilanza e aggiornamento.Innovazione e Sostenibilità: Ricerca e Sviluppo La continua evoluzione del settore della carta richiede un costante impegno in ricerca e sviluppo (R&D). I professionisti in R&D lavorano su nuovi materiali, tecnologie e processi per migliorare le caratteristiche della carta e ridurre l'impatto ambientale della produzione. Questi esperti devono avere una solida formazione in chimica dei materiali e ingegneria chimica, capacità di condurre esperimenti innovativi e analizzare i risultati. La loro creatività e capacità di problem solving sono fondamentali per sviluppare nuove soluzioni sostenibili e mantenere l'industria all'avanguardia. Sostenibilità e Responsabilità Ambientale In un'epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità globale, la gestione ambientale è un aspetto cruciale del settore della carta. I professionisti della gestione ambientale lavorano per assicurarsi che le pratiche di produzione siano ecologicamente responsabili. Devono monitorare l'uso delle risorse, gestire i rifiuti, ridurre le emissioni e garantire che l'azienda rispetti tutte le normative ambientali. Questo richiede una profonda conoscenza delle normative e delle pratiche di sostenibilità, oltre a capacità analitiche per valutare l'impatto ambientale delle attività aziendali. Marketing e Vendite: Portare la Carta sul Mercato Infine, il marketing e le vendite sono essenziali per portare il prodotto finale sul mercato. I professionisti in questo settore devono comprendere le esigenze dei clienti, sviluppare strategie di mercato efficaci e gestire le relazioni con i clienti. Devono avere ottime capacità di comunicazione e negoziazione, una profonda conoscenza del mercato e delle tendenze di consumo, e la capacità di sviluppare campagne di marketing che evidenzino i punti di forza dei prodotti. Conclusioni Il settore della produzione della carta è un universo dinamico e affascinante, in cui ogni professione svolge un ruolo fondamentale per garantire efficienza, qualità e sostenibilità. Le competenze richieste sono molteplici e diversificate, e spaziano dalla gestione forestale all'ingegneria, dalla chimica alla gestione della produzione, dalla ricerca alla sostenibilità, fino al marketing e alle vendite. La crescente attenzione alla sostenibilità e all'innovazione richiede che i professionisti di questo settore investano nella formazione continua e nello sviluppo di competenze trasversali per adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato. Solo attraverso un impegno costante e una visione integrata delle diverse professionalità coinvolte, il settore della produzione della carta potrà continuare a crescere e a contribuire in modo significativo all'economia globale.

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https://www.rmix.it/ - La Conoscenza della Chimica di Base Può Influenzare le Vendite nel Settore della Plastica
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Nonostante si pensi che i polimeri siano una commodity, conoscere un po' di chimica aiuterebbe il tuo lavorodi Marco ArezioIl settore della plastica è composto da molte ramificazioni, dalle macchine ai polimeri, dai prodotti finiti alla ricerca e sviluppo, dagli additivi alla tecnologia di controllo dei processi, solo per citarne alcune.Servizi, prodotti e macchine sono indirizzati tutti all’uso della plastica riciclata o vergine, per realizzare, nel modo migliore, al prezzo più basso e nel minor tempo, un mercato che possa sostenere l’azienda. Le attività di vendita sono solo la parte finale di un processo svolto dall’azienda per portare sul mercato una serie di prodotti, creando profitto e permettendo la continuità produttiva o distributiva. Ma se è vero che le risorse umane destinate a realizzare un prodotto in plastica devono avere competenze anche tecniche, in merito ai processi e ai materiali impiegati, si tende a non considerare la qualità delle conoscenze tecniche di chi è addetto al settore commerciale. Le competenze per la vendita di un prodotto o di un servizio sono spesso associate, ancora, alla qualità caratteriale dei venditori, alla loro intraprendenza, alle loro doti di convincimento, alla loro empatia, cortesia, simpatia e al carisma che il carattere di ognuno riesce a produrre sul cliente finale. In realtà, molto di quanto sopra descritto è vero ed aiuta sicuramente nel proprio lavoro, ma il mondo dei prodotti che ruotano intorno alle materie plastiche, ha l’esigenza di essere gestito da personale che possa avere una conoscenza della chimica di base e della meccanica di produzione. E se, per quanto riguarda la parte di approfondimento sui sistemi di produzione della propria azienda possono, attraverso un’infarinatura, migliorare la professionalità del venditore o dell’addetto post vendita, la conoscenza della chimica di base può rendere più efficace l’azione di vendita e permette di gestire in modo più competente l’insorgere di eventuali problemi. Tuttavia, la conoscenza della chimica di base non è utile solo per le materie prime plastiche, ma anche per migliorare la conoscenza delle reazioni termiche, oleodinamiche ed elettriche degli impianti che l’azienda usa. L’intento non è quello di spiegare, qui, i concetti della chimica di base, ma dare degli spunti di approfondimento su argomenti che potrebbero essere utili per la propria professione nelle vendite o nel post vendita. Parlando di chimica di base possiamo accennare all’importanza degli atomi e delle molecole, infatti un atomo non è che la parte più piccola di una sostanza, che può essere solida, alla temperatura della superficie terrestre, liquida o gassosa. Gli elementi possono avere differenti quantità di particelle e hanno posizioni fisiche differenti, infatti, i protoni e i neutroni sono nel nucleo dell'atomo, mentre gli elettroni girano intorno al nucleo respingendosi a vicenda. Le molecole sono le combinazioni di elementi semplici che troviamo in natura o che possiamo sintetizzare. Possono essere diversi elementi come acqua o anidride carbonica ed, alcuni, non sono così semplici. Inoltre, l'ossigeno e gli altri gas reattivi girano in coppia finché non trovano qualcosa con cui reagire: l'ossigeno nell'aria che respiriamo, ad esempio, reagisce con i nutrienti che mangiamo e digeriamo. Questa introduzione sugli atomi e i loro composti, porta a comprendere come nasce l’elettricità che è costituita dal movimento di elettroni in eccesso su una superficie, infatti, l’energia elettrica si basa sul movimento degli elettroni attraverso i conduttori (solitamente metalli) e richiede energia per spingere quegli elettroni attraverso la resistenza del conduttore. Nel lavoro utilizziamo frequentamene l’acqua che, nello specifico non è un elemento ma un composto, la combinazione magistrale tra due idrogeni e un ossigeno, così come può essere interessante approfondire la conoscenza dei metalli che si usano nelle lavorazioni delle materie plastiche. Infatti, molti metalli sono elementi, come il ferro, il rame, l’oro, il piombo e alluminio, ma alcuni sono leghe (zinco + rame = ottone, stagno + rame = bronzo) e alcuni sono un elemento che è stato lavorato, in particolare il ferro con l'acciaio. Alcuni si trovano in natura come elementi, ma la maggior parte si trova come composti (minerali) e alcuni, come il sodio e il calcio, sono così reattivi che non si trovano mai non combinati, come, per esempio, il cloruro di sodio o sale comune. Gli elementi come il carbonio e il silicio sono estremamente abbondanti, solitamente legati con altri elementi. Le combinazioni di carbonio sono la base della chimica organica e formano le molecole degli esseri viventi così come la maggior parte delle materie plastiche. Per arrivare fino alla fine di questa carrellata, capire come questi elementi di chimica di base, da approfondire a vostro piacimento, possano avere un nesso con le materie plastiche, dobbiamo parlare dell’ultima voce importante che è l’aria, che non è un elemento, ma una miscela di 78% di azoto, 21% di ossigeno, 1% di argon (inerte), e un po' di anidride carbonica e acqua (non inerte e molto importante nonostante le loro basse percentuali). Tornando al mondo delle materie plastiche possiamo dire che i polimeri sono formati da molecole differenti, i cui legami e le cui ramificazioni possono far mutare il polimero stesso sotto diversi punti di vista. Per esempio, le molecole di etilene e cloruro di vinile (PVC), la parti costituenti di due famiglie di plastiche molto comuni, possono avere un doppio legame, possibile perché un atomo di carbonio ha quattro braccia e può trattenere un altro carbonio con due di essi, lasciando che gli altri due contengano idrogeni, ossigeni, cloro o altro. Questi doppi legami sono reattivi, quindi uno può rompersi mentre l'altro rimane stabile, in questo modo, è possibile creare lunghe catene se l'etilene (o il cloruro di vinile) viene mantenuto alla giusta temperatura e pressione per un tempo sufficiente. Le molecole possono diventare molto più complicate, con ramificazioni e/o più di un monomero, e alcune plastiche estrudibili, come PET, PC e nylon, sono diverse, ma seguono comunque la stessa idea. Piccole molecole si uniscono per formarne di grandi e lunghe. L’approfondimento degli spunti sulla chimica di base, qui citati, può essere accoppiato ad una conoscenza dei flussi dinamici nelle macchine per la plastica e al comportamento del fuso plastico nei diversi mezzi di conformazioni negli stampi. Inoltre, un approfondimento a parte riguarda la tecnologia delle materie plastiche riciclate, che vede la necessità di una conoscenza importante inerente ai sistemi di separazione degli scarti, la macinazione, il lavaggio, la densificazione, l’essicazione, la granulazione, l’insaccamento e l’utilizzo della nuova materia prima nelle fasi di stampaggio o estrusione o soffiaggio o termoformatura.

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https://www.rmix.it/ - Comunicazione: come uscire dall’anonimato con poche risorse
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Comunicazione: come uscire dall’anonimato con poche risorse. Le possibilità per artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e consulenti di Marco ArezioIn un mondo iper-competitivo, dove la comunicazione è diventata un’arma dirompente, chi ha le capacità e le risorse finanziarie per imporsi sul mercato, può fare la differenza. E le piccole aziende? Le attività di comunicazione, nel mondo interconnesso di oggi, possono fare la differenza tra chi le utilizza e chi no. Le piccole aziende, strettamente impegnate nel business quotidiano, non hanno a volte il tempo per promuovere la propria attività, far conoscere le capacità di creare valore aggiunto al proprio lavoro. Le dimensioni stesse dell’impresa non contemplano, spesso, la presenza di una figura che si occupi di mettere in luce le prerogative aziendali, attraverso le quali attirare nuovi potenziali clienti ed avere una programmazione del lavoro su un più lungo orizzonte. Inoltre, il flusso finanziario, tipico delle micro o piccole aziende, spesso non permette di assumere una risorsa umana interna che si occupi della promozione dell’attività. Ma per l’artigiano, il parrucchiere, l’estetista, il bar, il piccolo produttore, il consulente, l’impresa di pulizie e, potremmo andare avanti a citare mille altre figure professionali, emergere dall’anonimato o vincere la concorrenza, diventa sempre più un’esigenza di sopravvivenza e di rilancio. Ma come si raggiunge l’obbiettivo? La comunicazione è un’attività che punta a creare empatia con i potenziali clienti e un mezzo per fidelizzare quelli già acquisiti dall’impresa. L’empatia è quello stato d’animo, da parte del potenziale acquirente, che sceglie te invece che un tuo concorrente vicino o viene a conoscenza della tua attività e decide che potrebbe essere interessante provare a servirsi da te invece che dal suo solito fornitore. Nell’empatia sono racchiuse molte sensazioni che non dipendono direttamente dal prodotto che vendi o dal servizio che offri, ma è un insieme di valori trasmessi al potenziale cliente che fanno pendere la scelta verso la tua attività. La comunicazione non deve mai essere considerata un mezzo di vendita diretta, finalizzata nel breve periodo ad aumentare il fatturato, ma un’attività che favorisce la fidelizzazione del cliente sul lungo periodo, la cui conseguenza potrà essere l’aumento del fatturato. Perché ordinate una coca cola e non un’altra bibita con il caramello del tutto simile? Il prezzo? La qualità? Non credo proprio. La suggestione del prodotto che crea la giusta empatia in ognuno di noi. Perché una persona deve venire a comprare il pane al tuo negozio o andare a riparare il telefonino da te e non dalla grande catena distributiva o fare realizzare le tende per il la tua casa nel tuo negozio invece che da un altro o affidarsi ad un consulente finanziario invece che al suo concorrente? E’ una questione di empatia che, attraverso la comunicazione locale o su ampia scala, porta a compiere delle scelte che esulano dal prodotto, dando per scontato che si abbia una qualità attesa e non inferiore a quella del tuo concorrente, ma non per forza migliore. Questo vale anche nelle forniture all’ingrosso, dove un piccolo imprenditore può produrre ombrelloni o vasi o appendini o pattumiere o reti ortopediche, per fare alcuni esempi, a parità di qualità di prodotto e servizio, deve poter creare una chiave per farsi preferire e per farsi conoscere da una platea più vasta. Ma creare l’empatia non è come comprare o vendere un prodotto di uso comune, non raggiunge lo scopo in un lasso di tempo breve, è un percorso che necessita tempo ma soprattutto costanza. Chi sposa la comunicazione per far crescere la propria azienda deve essere soprattutto costante nel tempo, sia che le cose, nel breve periodo, vadano male o meglio. Con quali risorse e come fare? La costruzione di un percorso comunicativo oggi non necessita di investimenti onerosi, in quanto si può affittare il lavoro e calibrare le ore settimanali del consulente in base alle esigenze e le disponibilità finanziarie dell’azienda. Ogni attività ha una sua storia, un suo ambito, una sua situazione finanziaria e un suo obbiettivo. Partendo dall’analisi di queste informazioni si costruisce, con l’imprenditore, un piano di lavoro che permetta a lui di dedicarsi al proprio lavoro e al consulente di far emergere l’azienda e creare quell’empatia necessaria per far preferire un’azienda ad un’altra.

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https://www.rmix.it/ - I Prodotti Online e il Greenwashing: Come Difendersi da un Fenomeno in Aumento
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare I Prodotti Online e il Greenwashing: Come Difendersi da un Fenomeno in Aumento
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Il commercio online sta avanzando in modo prepotente nelle abitudini dei consumatori, forte di alcune peculiarità che aiutano il fenomenodi Marco ArezioVelocità di consegne, semplicità nell’acquisto, cataloghi molto ampi, economicità dei prezzi e comodità rispetto all’acquisto in un negozio fisico, specialmente in periodi come questi dove vi sono restrizioni nella mobilità. Una corsa alle vendite on line è fatta anche da produttori di articoli che fino a poco tempo fa non utilizzavano questo canale e, quindi, il bacino dell’offerta è diventato veramente enorme. Tra migliaia di offerte per articoli simili, il marketing ha affinato tecniche persuasive verso i clienti sapendo cosa i consumatori si aspettano di trovare in un prodotto. La Commissione Europea e le autorità nazionali di tutela dei consumatori hanno indagato sulle offerte di alcuni prodotti nel mercato on line e hanno notato una massiccia presenta di messaggi fuorvianti, esagerati e, a volte, falsi, in merito al greenwashing. Poiché i consumatori che utilizzano il servizio degli acquisti on line sono anche clienti che richiedono generalmente prodotti più sostenibili, le informazioni sui prodotti in vendita da parte dei produttori o la pubblicità sull’articolo, sono spesso intrise di affermazioni che richiamano la sostenibilità e la riciclabilità dello stesso. Termini come riciclato, verde, green economy, ecologico, biologico, impatto zero, e molti altri spesso si trovano sulle confezioni ma, in realtà, non rispecchiano sempre la filiera produttiva dell’articolo, dando al cliente informazioni non corrette e senza supportare le affermazioni con prove. Uno studio della Comunità Europea ha valutato 344 dichiarazioni di sostenibilità "apparentemente dubbie" fatte online dalle aziende, la maggior parte delle quali nei settori dell'abbigliamento e dei tessuti, dei cosmetici, della cura della persona e delle apparecchiature domestiche. Nel 42% dei casi le autorità di controllo nazionali hanno appurato che le affermazioni stampate sugli imballi fossero false, ingannevoli o potenzialmente ingannevoli per i consumatori, quindi da considerare come una pratica sleale secondo il diritto dell’Unione Europea. Queste informazioni che il consumatore trova sugli imballi non sono sufficienti per permettere una corretta scelta del prodotto e, nel 37% dei casi, vengono utilizzati termini volutamente vaghi senza dati a supporto chiari e certificati. Il commissario europeo per la giustizia Didier Reynders, ha affermato che mentre alcune aziende si sforzano di produrre prodotti realmente eco-compatibili, altre prendono una strada più breve e senza costi, attraverso l’uso di affermazioni vaghe, false o esagerate. Per parlare di un settore in cui il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, possiamo citare il comparto della produzione e raffinazione dei carburanti fossili, le cui società stanno spendendo enormi risorse economiche per crearsi una reputazione più verde. Ma interessante è anche notare, per esempio, le informazioni che i consumatori possono trovare su un flacone di detersivo, in cui si legge spesso la frase: Prodotto Riciclabile. Non vi è dubbio che sia una affermazione corretta, un flacone in HDPE fatto con polimero vergine è riciclabile, ma è fuorviante, se anche abbinato a sigle o disegni che fanno immaginare la natura e la cura dell’ecosistema, inducendo il consumatore ad acquistare un flacone che non segue i principi dell’economia circolare. Infatti, il flacone per rispettare i canoni della circolarità delle materie prime deve essere fatto in plastica riciclata e, sull’etichetta, ci dovrà essere riportata una frase simile a: flacone fatto con materiale riciclato che può essere riciclato nuovamente. La Commissione Europea ha inviato agli stati membri un avviso di attenzione verso queste pratiche scorrette con l’esortazione di vigilare e punire chi trasgredisce le regole. Da parte del consumatore è sempre importante informarsi prima di effettuare un acquisto, cercando di farsi un quadro chiaro di cosa è riciclato, riciclabile o falsamente tale, mettendo a confronto più prodotti e le informazioni che i produttori distribuiscono al mercato.

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https://www.rmix.it/ - Puntualità nei pagamenti tra le imprese: la mappa globale dei Paesi più affidabili e quelli più rischiosi
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Puntualità nei pagamenti tra le imprese: la mappa globale dei Paesi più affidabili e quelli più rischiosi
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Dove le aziende rispettano davvero le scadenze? Analisi delle percentuali di puntualità nei principali mercati mondiali e rischi per gli imprenditori internazionalidi Marco ArezioNel mondo globale dell’impresa, la puntualità nei pagamenti è molto più di una semplice questione di buona educazione commerciale: è un indice fondamentale di affidabilità, salute finanziaria, stabilità normativa e rispetto dei contratti. L’abitudine di pagare fornitori e partner entro i termini concordati, oppure di accumulare ritardi cronici, definisce il clima economico di un Paese e può influenzare in modo decisivo le scelte di chi desidera investire, esportare o semplicemente stringere nuovi rapporti commerciali. Negli ultimi anni, il tema della puntualità nei pagamenti è tornato centrale, complice la crescita delle filiere globali e le crisi che hanno reso la liquidità più preziosa che mai. Ma dove si pagano le fatture in tempo, e dove invece il ritardo è la norma? Quali sono le percentuali reali di puntualità nei principali mercati mondiali, e quali rischi corre chi si affaccia a nuovi Paesi? Europa: eccellenze del Nord, criticità nel Sud Partiamo dal cuore dell’economia continentale. Secondo le rilevazioni più recenti di istituti di credito e società di rating come Intrum, Euler Hermes e Dun & Bradstreet, i Paesi del Nord Europa spiccano per la correttezza dei pagamenti. In Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Germania, la percentuale di fatture saldate entro i termini supera regolarmente il 75-80%. In Svezia, il dato ha toccato negli ultimi anni anche l’84%, mentre in Germania si attesta intorno all’81%. Si tratta di mercati dove la cultura del rispetto dei contratti è molto radicata e dove le sanzioni per i ritardi, anche solo di pochi giorni, sono realmente applicate. Il Nord Europa, in particolare, vanta anche un basso tasso di ritardi gravi: meno del 10% delle fatture supera i 30 giorni di ritardo, e le insolvenze sono tra le più basse a livello globale. Chi fa affari in questi Paesi trova dunque un terreno solido e prevedibile, con bassa necessità di rincorrere i pagamenti o di sostenere costi extra per assicurarsi contro il rischio di mancato incasso. Situazione differente nel Sud Europa, dove storicamente la puntualità è più bassa. In Italia e Spagna, la percentuale di pagamenti regolari si aggira rispettivamente intorno al 34-39% e al 43-48%. I ritardi gravi sono più diffusi: in Italia, circa il 12% delle fatture viene pagato con oltre 30 giorni di ritardo, mentre in Grecia questa percentuale sale drammaticamente, sfiorando il 20%. Il Portogallo mostra anch’esso difficoltà, sebbene in miglioramento negli ultimi anni grazie a politiche di sostegno alle PMI e all’adozione di strumenti digitali di gestione contabile. Francia e Regno Unito: la situazione intermedia La Francia, pur essendo una delle principali economie dell’Eurozona, mostra una situazione intermedia: circa il 49% delle fatture commerciali viene pagato puntualmente, mentre la restante parte subisce ritardi più o meno consistenti. È significativo che lo Stato stesso, spesso, non dia il buon esempio: la pubblica amministrazione francese è famosa per i suoi lunghi tempi di pagamento, soprattutto verso i fornitori più piccoli. Nel Regno Unito, la situazione è leggermente migliore: secondo gli ultimi report, la percentuale di pagamenti nei termini si attesta tra il 51% e il 58%, ma la Brexit ha aggiunto nuove incertezze normative e pratiche che rischiano di peggiorare la puntualità, soprattutto nei rapporti transfrontalieri. Stati Uniti e Canada: affidabilità nordamericana Negli Stati Uniti, la puntualità dei pagamenti commerciali è considerata uno standard di business imprescindibile, anche se il sistema creditizio consente margini di tolleranza superiori rispetto all’Europa del Nord. La percentuale di fatture pagate entro i termini si attesta stabilmente attorno al 70-75%, con variazioni a seconda del settore. Il comparto tecnologico e i servizi mostrano le migliori performance, mentre l’edilizia e il retail sono più soggetti a ritardi, specialmente in periodi di rallentamento economico. Il Canada si distingue per un tasso ancora più alto di puntualità, superando spesso l’80%. Qui la combinazione di regole stringenti e una cultura imprenditoriale orientata al rispetto degli impegni fa la differenza. Insolvenze e ritardi gravi sono molto rari, e il rischio di credito commerciale per le imprese che esportano verso il Canada è tra i più bassi al mondo. Asia e Oceania: luci e ombre Nei principali mercati asiatici la situazione è variegata. Il Giappone si distingue per l’estrema correttezza nei pagamenti: quasi il 90% delle aziende salda i propri debiti entro i termini previsti, e le dispute sono rare, anche grazie a una tradizione di rapporti commerciali fortemente basata sulla reputazione. La Corea del Sud segue con percentuali superiori al 75%, mentre Singapore rappresenta un altro esempio di virtuosismo con il 78% di puntualità. Situazione più complessa in Cina e India, dove i ritardi sono considerati quasi fisiologici: in Cina, la percentuale di pagamenti entro i termini scende al 42-48%, con picchi di criticità nei settori delle costruzioni e della manifattura. In India, i dati sono ancora più problematici, con una media del 36% di fatture pagate in tempo e ritardi che spesso superano i 60 giorni. Questo scenario impone a chi esporta verso questi Paesi una rigorosa gestione del rischio di credito e un’attenta selezione dei partner commerciali. In Australia e Nuova Zelanda, il livello di affidabilità è buono: circa il 69-72% delle aziende rispetta i termini, con ritardi gravi contenuti sotto il 10%. Le normative favorevoli alle imprese e la presenza di sistemi di mediazione efficaci contribuiscono a mantenere un ambiente commerciale sano e prevedibile. America Latina, Africa e Medio Oriente: attenzione massima In America Latina, pur con differenze tra Paesi, la puntualità resta una criticità diffusa. In Brasile e Messico solo il 32-38% delle fatture viene pagato entro i termini, e i ritardi possono superare anche i 90 giorni nei periodi di instabilità economica. In Argentina e Cile, le percentuali migliorano leggermente, ma i rischi legati a inflazione e cambi repentini di normativa restano elevati. In Africa e Medio Oriente la situazione è altrettanto complessa: qui i dati sono spesso frammentari, ma l’esperienza di molti imprenditori internazionali suggerisce un alto tasso di ritardi e insolvenze, con un’ampia variabilità tra aree urbane e rurali e forti differenze settoriali. Cosa deve sapere un imprenditore: rischi e strategie Per chi opera sui mercati internazionali, conoscere il “rischio pagamento” di ciascun Paese non è più un optional. Scegliere partner in mercati affidabili significa ridurre i costi finanziari, evitare immobilizzazioni di capitale e concentrarsi sulla crescita. Nei Paesi più critici, invece, è essenziale proteggersi con assicurazioni sul credito, condizioni di pagamento anticipate, o strumenti come lettere di credito e garanzie bancarie. Un ultimo aspetto: la puntualità nei pagamenti è spesso specchio della cultura d’impresa locale e della solidità delle regole. Investire tempo nella conoscenza del contesto giuridico, nella selezione dei clienti e nell’utilizzo di report creditizi aggiornati può fare la differenza tra un affare redditizio e una lunga battaglia per recuperare i propri crediti. Conclusione Il mondo dei pagamenti aziendali è una bussola che aiuta a orientarsi nella complessità dei mercati internazionali. Paesi come Svezia, Germania, Canada e Giappone rappresentano l’eccellenza nella puntualità; al contrario, chi esporta in Sud Europa, Cina, India o America Latina deve prepararsi a maggiori rischi e tempistiche meno prevedibili. Sapere dove si paga davvero in tempo è il primo passo per costruire partnership solide e investimenti di successo.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Moplen, Bramieri e il Carosello: Negli anni ’50 Nasce il Marketing Industriale
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Moplen, Bramieri e il Carosello: Negli anni ’50 Nasce il Marketing Industriale
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Dall'Italia del dopoguerra alla nascita del marketing industriale: come il Moplen, il Carosello e Gino Bramieri hanno trasformato il modo di promuovere e vendere i prodotti negli anni '50di Marco ArezioAlla fine della seconda guerra mondiale il tessuto industriale italiano era praticamente distrutto, a causa degli intensi bombardamenti e della guerra civile che si era combattuta fino alla liberazione. La necessità impellente, negli anni successivi per il governo Italiano, era far ripartire la ricostruzione delle città che avevano subito ingenti danni e rimettere in sesto l’industria, in modo da poter assolvere ai bisogni dei cittadini. Vi era una povertà diffusa, una forte disoccupazione e una grande dipendenza da parte degli alleati, con in testa gli Stati Uniti, i quali varando il piano Marshall, convogliarono in Italia un’ingente quantità di denaro e di beni di prima necessità. Gli anni ’50 del secolo scorso videro faticosamente l’impegno di tutti per alleviare le sofferenze della popolazione che usciva da una guerra tremenda, si ricostruirono scuole, strade, fabbriche, si cercò di migliorare la resa dell’agricoltura, finalizzata ad una maggiore autosufficienza alimentare. Con il passare degli anni si riuscì a mettere in moto il mondo del lavoro con la conseguenza che, verso la fine del decennio, il tenore di vita delle famiglie iniziò piano piano ad aumentare. Le fabbriche del nord attiravano molti lavoratori che emigravano dal sud e, questo, costituì un volano per l’edilizia che creò nuovi alloggi, ampliando le città ed imprimendo un beneficio a tutto l’indotto. I tempi erano maturi per dotare le case degli italiani di nuovi prodotti necessari per una vita più modera, infatti, da pochi anni era nata la televisione, erano disponibili i frigoriferi, le lavatrici e molti altri prodotti per la casa. Un mercato immenso, che aveva bisogno di tutto, dove le aziende avevano la preoccupazione di produrre, far conoscere i nuovi prodotti e vendere. Qui nasceva una grande opportunità da parte delle aziende, che era rappresentata dagli spots televisivi della nuova televisione di Stato, che pubblicizzavano i prodotti all’interno del programma Carosello, sempre più visto dalla popolazione, in virtù dell’aumento delle vendite dei televisori. Quale mezzo più idoneo per convincere la gente a comprare i prodotti innovativi recitati da personaggi famosi e apprezzati dal pubblico. Un connubio poderoso fu il lancio dei prodotti in plastica fatti con il polipropilene, chiamato Moplen, che attraverso gli sketch di Gino Bramieri, famosissimo attore e comico, convinse la gente ad adottare i prodotti per la casa realizzati con il Moplen. Scolapasta, secchi, barattoli, ciotole, mastelli, giocattoli, attrezzature per lavare e molti altri prodotti erano non più realizzati in metallo o legno, pesanti e poco piacevoli alla vista, ma attraverso una materia prima che aveva molti colori, era duratura ed indistruttibile. Il genio italiano, Giulio Natta, ricevette nel 1963, per la creazione del polipropilene, come tutti sanno, il premio Nobel per la chimica e, l’Italia, era il paese ideale per la conferma di questo sviluppo. Forse, per la prima volta, le attività di marketing che hanno permesso una così ampia diffusione dei prodotti fatti in plastica, sono state da volano per altre aziende produttrici che utilizzarono i nuovi strumenti divulgativi, in maniera sempre più studiati ed efficaci. I messaggi pubblicitari, all’inizio, erano una via di mezzo tra un’attività teatrale e una di promozione, in modo soft, che coinvolgevano la gente che li guardava in modo divertente e spensierato. Bramieri fu un colosso in questo senso, in quanto realizzava duetti spiritosi, a volte vestito da donna, come se fosse una commedia comica, per poi mostrare i vantaggi dei prodotti in plastica all’interno della casa. Categoria: notizie - tecnica - plastica - moplen - marketing industriale - PP

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