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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Dal Prodotto al Sogno: Il Cuore del Marketing Strategico
Management

Come le aziende di successo creano connessioni emotive che vanno oltre il semplice acquistodi Marco ArezioQuando pensiamo al marketing, la prima immagine che spesso ci viene in mente è la pubblicità di un prodotto su un cartellone o in televisione. In molti casi, l’approccio più comune e superficiale al marketing si concentra soltanto sulla presentazione di caratteristiche tecniche, offerte promozionali e prezzi competitivi. Eppure, le aziende che hanno saputo lasciare un’impronta profonda nel cuore dei consumatori si distinguono proprio perché scelgono di andare al di là di questo schema: trasformano il prodotto in un sogno e parlano direttamente alle emozioni e alle aspirazioni del pubblico. Il marketing strategico moderno, infatti, non si limita a persuadere i consumatori a comprare un determinato articolo o servizio: punta a creare un ecosistema valoriale in cui le persone si riconoscano e che vogliano continuare a vivere. Un’auto non è più soltanto un mezzo di trasporto; un brand di abbigliamento non vende soltanto capi alla moda; persino una semplice bottiglia d’acqua può trasformarsi in un simbolo di benessere, sostenibilità o stile di vita. Questa differenza sostanziale è ciò che permette di costruire un legame duraturo e profondo con il cliente, trasformandolo in un sostenitore attivo. Di seguito, esploreremo in maniera approfondita come le aziende possono passare dal prodotto al sogno, focalizzandoci sui principi cardine di un marketing strategico realmente efficace e su come questi principi si traducano in risultati tangibili per il brand e per i consumatori. 1. Perché le Emozioni Sono il Vettore Principale del Valore 1.1. La percezione del valore.Il valore di un prodotto non risiede soltanto nei materiali impiegati o nelle funzionalità intrinseche, ma soprattutto in ciò che il prodotto rappresenta agli occhi di chi lo acquista. Da un punto di vista psicologico, la nostra decisione di acquisto è fortemente influenzata da impulsi emotivi. Ciò vale per beni di lusso, ma anche per prodotti quotidiani. Un noto esempio è quello del caffè. Se guardiamo al mercato delle cialde o delle capsule, ci rendiamo conto che spesso il prezzo al chilo è molto più alto rispetto a quello del caffè macinato tradizionale. Eppure, i consumatori pagano volentieri questo sovrapprezzo, perché associazioni come la praticità, lo stile di vita moderno, la qualità dell’espresso “come al bar” e il brand di appartenenza diventano parte integrante dell’esperienza d’uso. Il marketing, in questo senso, vende un sogno di comfort e praticità, una sorta di rituale gratificante che supera di gran lunga il semplice gusto del caffè. 1.2. Componente aspirazionale ed esperienziale.La dimensione del sogno si manifesta ancor più chiaramente quando parliamo di prodotti di fascia alta o di settore lusso. Tuttavia, anche nei segmenti popolari le aziende più abili riescono a trasmettere valori emotivi potentissimi. Pensiamo a un brand sportivo che non vende solo abbigliamento, ma veicola un messaggio di determinazione e spirito di squadra. In questo modo, indossare quei capi equivale a entrare in un universo narrativo specifico, in cui si è parte di una community che condivide gli stessi ideali.Col passare degli anni, le persone si sono abituate a ricercare in un brand la coerenza tra il messaggio veicolato e l’esperienza vissuta. L’autenticità, dunque, è centrale: promuovere un sogno irrealizzabile o non rispecchiato dai fatti può trasformarsi in un boomerang per la reputazione aziendale. 2. Dal Sogno alla Strategia: Come Costruire Connessioni Emotive 2.1. Conoscere il pubblico in profondità. Una strategia di marketing che punta sulle emozioni richiede uno studio approfondito del target. È necessario andare ben oltre i semplici dati anagrafici (età, sesso, località) o i comportamenti di acquisto ripetitivi. Bisogna scavare nei desideri inespressi, nelle frustrazioni quotidiane, nei valori che muovono le scelte delle persone. Le aziende che riescono a farlo in modo accurato adottano ricerche di mercato qualitative, focus group, interviste in profondità, analisi dei trend sociali e degli stili di vita. Questi strumenti consentono di individuare “insight emotivi” inaspettati: le leve che permettono di far scattare un’autentica connessione. Ad esempio, comprendere che il proprio target ha il desiderio latente di ritagliare momenti di libertà durante una routine frenetica può ispirare un’intera campagna di marketing incentrata su messaggi di evasione o relax. 2.2. Elaborare una proposta di valore emotiva. Una volta compresi i desideri e le aspirazioni profonde del pubblico, occorre tradurli in una proposta di valore che il brand possa realmente incarnare. Tale proposta diventa il fulcro di tutte le attività comunicative e dell’offerta stessa. Non si tratta solo di creare uno slogan accattivante, ma di definire chi è l’azienda in relazione ai sogni dei consumatori. Questa fase può prevedere la costruzione di una brand identity che abbracci valori emotivi ben precisi. Qualora si vendano prodotti ecosostenibili, ad esempio, la narrazione potrebbe ruotare intorno all’idea di contribuire a un pianeta migliore per le generazioni future. Ogni elemento (dal design del packaging ai contenuti social) dovrà riflettere la medesima promessa emotiva, in modo da creare coerenza percepita e rafforzare la fiducia. 2.3. Utilizzare la narrazione e lo storytelling. Lo storytelling è lo strumento privilegiato per veicolare emozioni e sogni. Le storie hanno il potere di farci immedesimare in situazioni, personaggi e valori. Per un brand, questo significa costruire un racconto in cui il consumatore si sente protagonista e non semplice spettatore. Raccontare la genesi di un prodotto, la passione e la ricerca dietro la sua creazione, o l’impatto positivo che l’azienda desidera avere sul mondo, può suscitare un coinvolgimento ben più elevato rispetto all’elenco delle specifiche tecniche. Questa narrazione si esprime attraverso campagne video, blog aziendali, testimonianze reali dei clienti, social media e qualsiasi canale dove la storia può essere messa in scena. 3. Dalla Comunicazione all’Esperienza: Costruire Relazioni Durature 3.1. Creare “ecosistemi di marca”. Il marketing odierno si gioca su molteplici touchpoint: negozi fisici, e-commerce, social network, eventi, app. Ogni interazione diventa un tassello che compone il mosaico dell’esperienza che l’azienda offre. Per vendere sogni, però, non basta un messaggio pubblicitario isolato: serve un vero e proprio ecosistema di marca, in cui ogni aspetto si integri coerentemente con l’idea emotiva che si intende trasmettere. Quando il cliente entra in un negozio fisico, deve percepire gli stessi valori e la stessa storia raccontati sui social media o nelle campagne pubblicitarie. L’atmosfera, la cura dei dettagli, la formazione del personale, persino la musica di sottofondo o l’illuminazione, tutto concorre a rendere tangibile l’emozione che si vuole veicolare. 3.2. L’importanza dell’esperienza condivisa. Uno degli aspetti più potenti del marketing emozionale è la creazione di community attorno al brand. Le persone amano condividere i propri sogni e le proprie passioni con altri individui affini. Un marchio che facilita queste connessioni diventa un catalizzatore di relazioni: non è più soltanto un venditore, ma un aggregatore di persone che si sentono parte di qualcosa di più grande. Si pensi a come alcuni brand organizzino raduni, workshop, webinar o gare sportive, offrendo l’opportunità di incontrarsi e condividere interessi comuni. In questi contesti, il prodotto è quasi un pretesto: ciò che conta è il senso di appartenenza e il piacere di incontrare altre persone che si riconoscono negli stessi valori. Questo genera un attaccamento emotivo molto più profondo, trasformando il semplice consumatore in vero “fan” e ambasciatore del marchio. 3.3. La tecnologia come abilitatore di esperienze. Se da un lato l’esperienza fisica rimane fondamentale per rafforzare il legame emotivo, dall’altro la tecnologia digitale offre infinite possibilità di amplificare il sogno e mantenerlo vivo nel tempo. Attraverso app, realtà aumentata, community virtuali e piattaforme di gamification, il brand può creare un legame continuo con il cliente, permettendogli di vivere e rivivere l’esperienza in contesti differenti. Ad esempio, un brand di automobili di lusso può fornire un’app che simula la guida virtuale del modello preferito, offrendo all’utente un assaggio di quello che sarà possedere realmente l’auto. Questi strumenti non sostituiscono la realtà, ma la potenziano, rafforzando il sogno e mantenendo acceso il desiderio. 4. Benefici Strategici di un Marketing Incentrato sul Sogno 4.1. Fidelizzazione e difesa del pricing.Quando un marchio vende sogni, il prezzo diventa quasi un fattore secondario agli occhi del consumatore. L’acquisto non è più percepito come un costo, ma come un investimento in un’esperienza o in uno stile di vita. Ecco perché molti brand che puntano sulla connessione emotiva possono adottare politiche di prezzo premium, senza per questo scoraggiare la clientela. In aggiunta, i clienti fidelizzati sono più propensi a perdonare eventuali piccoli errori e meno inclini a essere attratti da offerte concorrenti. Il legame affettivo ed emotivo crea una barriera d’ingresso difficile da superare per altri marchi che non hanno costruito lo stesso rapporto di fiducia. 4.2. Differenziazione competitiva. In mercati maturi, dove la concorrenza è forte e i prodotti possono essere simili nelle caratteristiche di base, la differenziazione basata sul sogno risulta particolarmente efficace. Mentre i competitor puntano su logiche di sconto o piccole variazioni di prodotto, il brand che riesce a vendere un’idea, un valore, una promessa emozionale si posiziona su un piano difficilmente replicabile. Infatti, un legame emotivo non si può riprodurre semplicemente copiando una feature tecnica o un prezzo: occorre empatia, autenticità e coerenza di lungo periodo. 4.3. Brand advocacy e passaparola. Il sogno genera entusiasmo. Le persone, quando vivono un’esperienza positiva e appagante sul piano emotivo, sentono il desiderio di condividerla. Questo innesca un passaparola virtuoso sia offline (incontri, eventi, chiacchiere tra amici) sia online (recensioni, post sui social, video su YouTube e TikTok). Il marketing più potente di tutti è quello che non sembra marketing: quando i clienti si trasformano volontariamente in ambasciatori del marchio, si crea un circolo virtuoso di reputazione e visibilità. 5. Autenticità e Coerenza: Pilastri di un Sogno Credibile 5.1. Il rischio di cadere nell’iperbole. “Vendere sogni” può essere una lama a doppio taglio se non è sostenuto da una reale coerenza tra quanto promesso e quanto effettivamente offerto. I consumatori di oggi sono molto attenti e informati: sanno riconoscere le operazioni di puro greenwashing, le campagne pubblicitarie ingannevoli o le promesse non mantenute. Per questo, un brand deve sempre assicurarsi che il sogno che vende sia basato su valori e pratiche aziendali concrete. Se un marchio si presenta come paladino dell’ambiente, deve impegnarsi davvero in processi produttivi sostenibili, tracciabili e certificati. In caso contrario, la dissonanza tra messaggio e realtà di fatto verrà rapidamente portata a galla da media e consumatori, danneggiando reputazione e vendite. 5.2. Sviluppare una strategia di contenuto coerente.L’autenticità si costruisce anche attraverso i contenuti prodotti dall’azienda. Articoli sul blog corporate, post sui social, comunicati stampa e soprattutto il dialogo diretto con la community devono rispecchiare il DNA valoriale del marchio. Per vendere sogni a lungo termine, il sogno stesso deve evolversi, adattarsi ai cambiamenti del contesto e della società, ma senza tradire i principi fondanti. La coerenza va mantenuta su tutti i livelli aziendali: dal design del prodotto al servizio clienti, dall’ufficio comunicazione alla politica di responsabilità sociale d’impresa. Solo così si crea quella “cultura di marca” che trasforma l’idea di fondo in un vero e proprio stile di vita, portando le persone a rimanere legate al brand anche in tempi incerti. 6. Oltre il Profitto: Il Marketing che Ispira e Crea Valore Sociale 6.1. Il ruolo crescente della responsabilità sociale. Nell’era contemporanea, molte aziende stanno cercando di ampliare il proprio raggio d’azione abbracciando cause sociali o ambientali. Questo non significa strumentalizzare temi caldi per vendere di più, ma piuttosto interpretare un ruolo attivo nella trasformazione della società verso modelli di consumo più responsabili e sostenibili. Quando il sogno che un marchio vende coincide con un impatto positivo nel mondo, l’appeal emotivo risulta ancora più forte. Le persone, specialmente le nuove generazioni, desiderano sentirsi protagoniste di un cambiamento. In questo senso, le campagne di marketing che promuovono anche valori di solidarietà, inclusione o tutela ambientale parlano a un pubblico sensibile, e consolidano un senso di appartenenza ancor più profondo. Ciò si traduce in fedeltà di lungo periodo e in un passaparola positivo, oltre a offrire un contributo etico alla collettività. 6.2. Stimolare il coinvolgimento di tutti gli stakeholder. Vendere sogni non significa un approccio unidirezionale: le aziende di successo sanno creare occasioni di dialogo e partecipazione. Dai dipendenti ai fornitori, dai clienti ai partner, tutti gli attori coinvolti possono diventare testimoni e artefici dell’idea di fondo. Questo si traduce in iniziative di co-creazione, di open innovation e di formazione, in cui il brand offre ai suoi stakeholder la possibilità di contribuire a dare forma al sogno. Tale prospettiva “partecipativa” non solo rafforza il senso di identità condivisa, ma favorisce anche l’emergere di soluzioni innovative e creative, capaci di alimentare ulteriormente la visione emotiva su cui si fonda il brand. 7. Conclusioni: Dal Prodotto al Sogno, Verso un Nuovo Paradigma del Marketing Il marketing strategico orientato alle emozioni e ai sogni rappresenta un cambiamento di paradigma per molte aziende. Non si tratta più di competere esclusivamente su prezzo, disponibilità o caratteristiche tecniche, bensì di creare un legame più profondo, che soddisfi bisogni emotivi e identitari. Trasformare un semplice prodotto in un sogno significa costruire attorno a esso una narrazione capace di incarnare le aspirazioni delle persone. La ricompensa di questo approccio è duplice: da un lato, genera relazioni di lungo periodo basate sulla fiducia e la stima reciproca; dall’altro, permette alle aziende di differenziarsi radicalmente in un mercato sempre più saturo. I consumatori diventano così parte di una comunità che non acquisisce solo un bene materiale, ma un intero universo di significati e valori condivisi. In un contesto in cui la tecnologia e l’automazione possono rendere facilmente replicabili i prodotti, la forza di un sogno risiede nella sua unicità emotiva. Per renderla credibile e duratura servono coerenza, autenticità e una visione chiara. Chi riesce a bilanciare innovazione, creatività ed empatia si posiziona come leader non solo di mercato, ma anche di pensiero, influenzando stili di vita, modi di comunicare e scelte di consumo. In ultima analisi, vendere sogni non è un semplice slogan: è la base di una filosofia che mette al centro la persona nella sua dimensione più profonda. Un buon marketing, dunque, non si limita a spingere vendite: è un patto emotivo con il cliente, un invito a partecipare a un viaggio condiviso, in cui l’azienda propone un ideale di vita – e chi acquista ne diventa co-creatore. È questo il valore più alto del marketing strategico: riuscire a vedere, nel rapporto tra brand e consumatore, la nascita di una comunità di significato, capace di crescere e di rinnovarsi nel tempo, trasformando il prodotto in una vera e propria esperienza di vita.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Esposizione ai fumi di saldatura e rischio di malattie respiratorie
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Esposizione ai fumi di saldatura e rischio di malattie respiratorie
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Dalla micro-particella dei fumi di saldatura al polmone: cosa sappiamo davvero e come preveniredi Marco ArezioLa saldatura rappresenta un pilastro della produzione industriale contemporanea. Tuttavia, ciò che appare come un semplice fumo che si solleva dall’arco elettrico è in realtà un aerosol complesso di particelle e gas, capace di penetrare in profondità nelle vie respiratorie. Oggi la comunità scientifica concorda nel riconoscere che l’esposizione a tali fumi è associata a un rischio significativo di malattie respiratorie croniche e di patologie tumorali. I fumi di saldatura sono stati classificati cancerogeni per l’uomo e sono correlati a broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma occupazionale, polmoniti ricorrenti, riduzione della funzionalità respiratoria e, in determinati contesti, a tumori polmonari.La composizione dei fumi di saldaturaI fumi derivano dal raffreddamento rapido dei vapori metallici generati ad altissime temperature. La maggior parte delle particelle ha dimensioni ultrafini, inferiori ai 100 nanometri, tali da raggiungere direttamente gli alveoli polmonari. La composizione chimica varia in base al metallo saldato, al tipo di elettrodo o filo utilizzato, ai gas di protezione e al processo impiegato (MMA, MIG/MAG, TIG, plasma). In generale, sono presenti ossidi di ferro e manganese, ma nelle leghe inox compaiono anche nichel e cromo, con possibile presenza di cromo esavalente [Cr(VI)], un composto altamente tossico e cancerogeno. A questi si aggiungono gas irritanti come ozono, ossidi di azoto e monossido di carbonio, che contribuiscono agli effetti irritativi e infiammatori.Tumore del polmone e cancerogenicitàLe evidenze scientifiche mostrano che i fumi di saldatura rappresentano un rischio concreto per lo sviluppo del tumore del polmone. Tale rischio appare più marcato nei saldatori che lavorano su acciai inossidabili, dove la presenza di nichel e cromo esavalente amplifica la pericolosità, ma è stato rilevato anche in altri contesti, a conferma di un meccanismo più ampio legato alle particelle ultrafini e allo stress ossidativo. È stato osservato un incremento statisticamente significativo del rischio di carcinoma polmonare, con una chiara relazione dose-risposta legata all’esposizione cumulativa nel tempo.Malattie respiratorie croniche e infezioniI rischi non si limitano al cancro. Numerosi studi hanno dimostrato che i fumi di saldatura contribuiscono all’insorgenza di BPCO, caratterizzata da infiammazione cronica delle vie respiratorie, ipersecrezione mucosa e progressiva ostruzione bronchiale. L’esposizione prolungata accelera il declino della funzione respiratoria, con una riduzione del volume espiratorio forzato (FEV₁). Anche l’asma occupazionale è frequente, favorito da sostanze irritanti e, talvolta, da meccanismi immunologici. Inoltre, i saldatori presentano una maggiore predisposizione alle infezioni respiratorie acute e a polmoniti ricorrenti, a causa dell’indebolimento delle difese mucociliari e del sistema immunitario alveolare.Fattori che influenzano il rischioIl rischio non è uniforme: esso dipende da molteplici fattori. Il tipo di processo adottato influisce notevolmente: tecniche come la saldatura a filo animato o il taglio al plasma generano concentrazioni più elevate di particolato. La natura del materiale saldato è altrettanto importante: gli acciai inox rilasciano metalli più pericolosi. Anche le condizioni ambientali giocano un ruolo cruciale: lavorare in spazi confinati o scarsamente ventilati aumenta esponenzialmente l’esposizione. Infine, durata e frequenza del compito, postura del lavoratore e abitudini personali come il fumo di sigaretta possono amplificare il danno.Meccanismi biologici del dannoLe particelle ultrafini trasportano metalli capaci di catalizzare reazioni ossidative, generando radicali liberi e stress ossidativo. Questo processo induce danni al DNA, attiva vie infiammatorie cellulari e compromette la funzione dei macrofagi alveolari. In particolare, il cromo esavalente penetra nelle cellule e, durante la sua riduzione a forme meno ossidate, produce specie reattive che causano lesioni cromosomiche e mutazioni. Nel lungo periodo, tali meccanismi promuovono la carcinogenesi e il rimodellamento delle vie respiratorie, predisponendo a malattie croniche.Evidenze epidemiologicheGli studi epidemiologici mostrano un aumento statisticamente significativo delle malattie respiratorie tra i lavoratori esposti ai fumi di saldatura. Sono stati riscontrati decrementi funzionali misurabili nei test respiratori, accompagnati da una maggiore prevalenza di sintomi come tosse cronica, sibili e dispnea. L’evidenza di un incremento del rischio di tumore polmonare è coerente e supportata da numerose indagini internazionali, così come la correlazione con BPCO e asma occupazionale.Normative e linee guidaNegli ultimi anni, gli organismi internazionali hanno intensificato la regolamentazione in materia. Le normative europee richiedono una valutazione continua del rischio, la minimizzazione delle esposizioni e l’adozione di misure preventive gerarchiche: eliminazione, sostituzione, controlli tecnici, misure organizzative e, solo in ultima istanza, dispositivi di protezione individuale. Anche negli Stati Uniti, le linee guida OSHA stabiliscono limiti di esposizione e raccomandazioni operative.Strategie di prevenzioneLa prevenzione si articola su più livelli. Ingegneria dei processi: scegliere tecniche e materiali a minore generazione di fumi, adottare parametri che riducano la produzione di aerosol. Controllo tecnico: utilizzare sistemi di ventilazione generale e soprattutto aspirazioni localizzate alla fonte, progettate con velocità di cattura adeguate. Organizzazione del lavoro: pianificare rotazioni, ridurre la permanenza in aree ad alta concentrazione di fumi, garantire manutenzione costante degli impianti di aspirazione. DPI: maschere filtranti P3 o sistemi ad aria assistita, con controlli periodici di adattamento. Formazione e sorveglianza: addestrare gli operatori alla gestione dei rischi, effettuare spirometrie periodiche e promuovere vaccinazioni utili a ridurre il rischio di complicanze infettive.Sorveglianza sanitariaLa sorveglianza non deve limitarsi a visite mediche episodiche: è fondamentale il monitoraggio nel tempo delle funzioni respiratorie per individuare precocemente un declino anomalo. L’adozione di curve personali del FEV₁, l’analisi dei sintomi e, quando necessario, test di bronco-reversibilità o biomarcatori infiammatori permettono di identificare i soggetti a rischio e di intervenire tempestivamente. Nei lavoratori con predisposizione allergica o pregressi problemi respiratori, i controlli devono essere ancora più scrupolosi.Lacune e ricerca futuraRestano ancora questioni aperte: quale sia il ruolo preciso delle nanoparticelle ultrafini rispetto a quelle di dimensioni maggiori, in che misura singoli metalli come manganese, nichel e cromo interagiscano con il genoma e l’epigenoma, e quanto siano efficaci gli interventi di prevenzione in contesti di piccole officine artigianali con risorse limitate. Nonostante ciò, la letteratura scientifica converge nel sottolineare l’importanza della prevenzione primaria come strategia prioritaria.ConclusioneProteggere i saldatori significa proteggere non solo la loro salute presente, ma anche la loro qualità di vita futura. Ridurre l’esposizione ai fumi di saldatura non è soltanto un obbligo normativo, ma un dovere etico e sociale. Le tecnologie, le conoscenze e le pratiche preventive esistono: ciò che serve è applicarle con costanza e convinzione, affinché la produzione industriale resti sinonimo di progresso senza diventare un sacrificio per la salute.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Come Scegliere tra un Agente di Vendita o un Distributore di Area?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come Scegliere tra un Agente di Vendita o un Distributore di Area?
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La scelta di chi presidierà una zona commerciale dipende da molti fattori interni ed esterni l’aziendadi Marco ArezioCreare una presenza commerciale in una zona, o migliorare quella esistente, che possa seguire una serie di clienti o da una determinata un’area geografica, più o meno ampia, comporta affidarsi, in alcuni casi, a venditori o distributori che possano presentare, vendere e gestire localmente la vendita e il post vendita. Prendiamo in considerazione, tra i molti esempi che potremmo citare, un’azienda che produce beni rappresentati da materie prime o prodotti finiti, come per il settore dell’edilizia, dell’idraulica, del giardinaggio ecc.. Un’area nuova deve essere preventivamente analizzata nel complesso, cioè capire la presenza e l’incidenza della concorrenza, i prodotti che vengono maggiormente richiesti, la dimensione dei clienti, il possibile fatturato, il taglio economico degli acquisti medi, le problematiche e i costi per la logistica, i canali distributivi e la solvibilità media della zona. Una prima macro selezione la possiamo fare sapendo se il nostro prodotto, che necessita di un trasporto dalla nostra sede al cliente finale, può essere venduto direttamente e nei tempi che si aspetta il cliente ad un prezzo favorevole per entrambi. Se vendiamo prodotti che non necessitano di un magazzino locale, in quanto il valore e la quantità di merce trasportata giustifica il costo del viaggio, possiamo pensare ad una vendita azienda – cliente finale. Se, viceversa, le quantità, l’assortimento alto o la tempistica di approvvigionamento collide con i costi e le tempistiche di consegne dirette, potrebbe essere necessario aprire depositi locali per la distribuzione. Queste due ipotesi possono già dar un’indicazione se, localmente, può essere necessario un agente di vendita o se si deve optare per un distributore che possa acquistare e rivendere, nelle quantità e nei tempi che il cliente finale chiede. La scelta di avere un distributore locale comporta una certa perdita di marginalità sui prodotti, in quanto bisogna assicurare all’azienda che fa il servizio, un guadagno sulle operazioni di logistica e di vendita. In caso non ci fossero queste marginalità, si può optare per l’apertura di un magazzino decentrato presso un corriere o un trasportatore, che terrà a deposito le nostre merci e ci assicurerà le consegne locali a prezzi inferiori rispetto all’attività di un distributore. Un altro aspetto da considerare è l’importanza della presenza del marchio dell’azienda produttrice nell’area di riferimento, in quanto attraverso l’azione di vendita di un agente, libero professionista o dipendente, l’interlocuzione tra cliente finale e produttore è sempre diretta, nel caso ci si appoggiasse ad un distributore la presenza del marchio e dei contatti diretti verrebbero meno. C’è poi da considerare, in linea generale, la differenza di gestione del parco clienti tra una vendita diretta tramite un agente o tramite un distributore. Il fatturato che risulta nell’area di competenza del distributore, è la somma di attività di più clienti, senza distinzioni tra uno o l’altro, senza informazioni sul grado di fiducia del cliente, sulle sue potenzialità e sulle sue necessità. Diciamo che questo approccio alla vendita potrebbe essere un modo più semplice per l’azienda produttrice, perché può evitare un maggior lavoro di gestione commerciale dei singoli clienti, con le problematiche che ne possono scaturire se moltiplichiamo l’impegno per un certo numero di aree in cui opera l’azienda. Dall’altro lato, il non avere un contatto diretto con il cliente può essere un deficit nell’imposizione del proprio marchio, per avere informazioni di come si muove la concorrenza, di quali politiche di prezzo applicano, delle campagne di incentivazione che vengono proposte, e molte altre cose. Dal punto di vista prettamente finanziario, invece, esiste un rischio che riguarda l’esposizione sulle vendite, infatti, considerando una dilazione tra acquisto e pagamento delle merci, il distributore lavora con esposizioni finanziarie più alte rispetto al singolo cliente, quindi con un maggior rischio per il produttore, e quando dovessero esserci dei problemi legati agli incassi, diventerebbe difficile non continuare a fornirlo, in quanto i clienti del distributore potrebbero essere ignari dei motivi per cui il produttore potrebbe fermare le forniture. In questo caso si creerebbe un danno diretto al produttore in quanto, non essendo in contatto diretto con il cliente, potrebbe rischiare di perderlo, o peggio, il distributore potrebbe continuare a servire i clienti finali attraverso un altro produttore. La scelta se affidare un’area a un agente diretto o ad un distributore passa quindi dall’analisi delle problematiche logistiche, commerciali, finanziarie e di marketing, riuscendo a prendere una decisione soppesando i pro e i contro delle strade che si prospettano. Infatti, ci sono prodotti che non possono essere venduti senza un distributore locale, altri che permettono maggiore flessione lasciando aperte varie ipotesi, scegliendo la migliore per quell’area, e, infine, merci che possono essere vendute direttamente senza necessità del distributore locale. Non è una scelta sbagliata farsi anche un’idea del sistema di vendita che applica in zona la concorrenza, la quale probabilmente, partita prima a vendere in zona, può avere, a parità di prodotti, già analizzato le problematiche. Infine c’è un aspetto prettamente tecnico, in quanto se il prodotto per la sua collocazione ha bisogno di un supporto tecnico sostanziale, la presenza di un agente diretto che può aiutare i clienti in situazioni di difficoltà a risolvere i problemi, può anche essere una discriminante.

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https://www.rmix.it/ - La comunicazione aziendale nel mondo del riciclo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La comunicazione aziendale nel mondo del riciclo
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Una funzione aziendale molte volte sottovalutata dagli imprenditori del settore di Marco ArezioNon basta essere consci di fare un lavoro che rientra nelle attività comprese nell’economia circolare, non basta affinare la macchina produttiva che realizzi prodotti provenienti da materie prime riciclate, non basta certificarsi a livello aziendale e sul prodotto per appartenere alla filiera “green” e non basta nemmeno avere un sito internet in cui appendere, come un albero di natale, tutte le buone cose fatte dalla tua impresa. Bisogna comunicarlo in modo costante ed efficace ai clienti.Che siate piccole o medie imprese attive nel settore del riciclo, che vi siate costruiti pietra dopo pietra la vostra credibilità aziendale, che abbiate raggiunto un livello qualitativo ragguardevole in produzione, che rispettiate le leggi sui rifiuti e sul trattamento e trasformazione degli stessi, che spendiate in ricerca una parte importante delle vostre entrate per creare prodotti riciclati sempre più raffinati, che siate in ordine con il fisco, con i fornitori e con il rispetto delle leggi sul lavoro, che vi vogliate dare una visione internazionale dopo tanta gavetta nel vostro paese, che vi stiate impegnando per far crescere la vostra azienda coinvolgendo tutte le risorse umane a vostra disposizione, che crediate fermamente in quello che fate, tutto questo non basterà a navigare in tranquillità. Se tutte queste vostre prerogative non vengono trasmesse ai clienti, ai fornitori e al mercato, tanti sforzi fatti saranno vani. I mercati oggi sono così ampi e veloci che, nonostante le vostre qualità aziendali e umane, è facile scomparire dall’orizzonte dei potenziali clienti e perdere il mordente sui clienti acquisiti. La funzione della comunicazione aziendale ti permette di informare dettagliatamente e con scadenza regolare il tuo mercato di riferimento sulla tua azienda, i tuoi processi produttivi, la disponibilità dei prodotti, le novità nate nella tua struttura, le offerte particolari e la storia che ha consolidato il tuo cammino. La comunicazione serve anche a quelle aziende giovani o piccole che vogliono emergere e farsi conoscere al grande pubblico per aumentare le occasioni commerciali e diffondere la propria competenza imprenditoriale. Il delicato compito di informare è tanto più efficace quanto più chi si assume questa responsabilità conosca, non solo i mezzi di comunicazione moderni, ma anche il settore in cui operi in modo da permettere all’azienda di trarre il massimo beneficio. Un mix di articoli tecnici e commerciali sul blog aziendale creato appositamente, la gestione dei canali social adatti alla tua azienda, l’uso dei portali specializzati del settore e la promozione on line utilizzando una pubblicità mirata a basso impatto economico, creano la giusta ricetta per migliorare la presenza della tua azienda sul mercato. La consulenza sulla comunicazione nel settore del riciclo, gestita in un arco temporale corretto, rimette in moto la tua visibilità accrescendo le opportunità che cerchi. Siamo a disposizione per conoscere la tua azienda e fornirti il miglior preventivo possibile per una consulenza sulla comunicazione in base ai tuoi obbiettivi.

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https://www.rmix.it/ - Marketing di prodotto: ripensare i canoni estetici per i prodotti fatti in plastica riciclata da post consumo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Marketing di prodotto: ripensare i canoni estetici per i prodotti fatti in plastica riciclata da post consumo
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Marketing di prodotto. Aspettative elevate sui prodotti fatti in plastica riciclata minano l’economia circolaredi Marco ArezioNon ci siamo mai chiesti come mai molti prodotti, specialmente nel campo dell’imballaggio, continuano a essere prodotti con materia prima vergine? Esistono delle esigenze estetiche, apparentemente non derogabili, stabilite dai protocolli di marketing che vogliono un prodotto dall’aspetto perfetto, nei colori, nella trama e nella finitura, figli di una produzione fatta con materie prime vergini, che hanno lo scopo di soddisfare l’occhio del cliente. Ma è proprio questo che il cliente chiede ad un prodotto per il packaging o altri prodotti addirittura che hanno una funzione tecnica e non estetica, come per esempio i tubi da interro o dei bancali in plastica, o altri prodotti simili? Non credo. Vediamo alcuni esempi in cui sui potrebbe usare il granulo riciclato da post consumo al 100% e invece si continua con la materia prima vergine o in alcuni casi più virtuosi si usa un compound misto. – Tubi per irrigazione in HDPE e LDPE: spesso accade che un prodotto destinato al campo, che verrà, nel corso del tempo, aggredito dal sole con conseguente peggioramento della struttura esterna, riduzione di colore e ricopertura di ampie porzioni da parte della terra o del fango, possa diventare oggetto di una contestazione perché il granulo da post consumo, che potrebbe avere all’interno un po’ di gas o umidità residua, porta a creare piccole bollicine sulla superficie del tubo.  Questo non comporta difetti qualitativi del manufatto, ma solo estetici, ma sufficienti a spingere il produttore a fare compounds con il vergine o con granuli post indutriali. – Cassette industriali in HDPE e PP: le casette vengono usate per la logistica di movimento o all’interno di magazzini di attività produttive, quindi non hanno lo scopo di essere messe sul mercato della vendita, ma rimangono un mezzo di lavoro all’interno delle aziende. Sono fatte normalmente in HDPE o PP in vari colori. I più diffusi sono il rosso, il blu e il grigio.  L’uso del granulo da post consumo, colorato, potrebbe portare con sé, piccole imperfezioni estetiche che si manifestano in leggere sfiammature sul colore, possibili saltuari puntini neri sulla superficie o piccole zone opacizzate. Facile incorrere nel rifiuto da parte del produttore di cassette, del granulo post consumo come se l’estetica perfetta sia importante per la funzione della cassetta che rimane in un magazzino.  Normalmente si preferisce usare una materia prima proveniente da scarti post industriali o un compound misto con materie prime vergini. – Flaconi per il detersivo o liquidi industriali e agricoli: la materia prima normalmente utilizzata è l’HDPE, il PP o il PET. Sul mercato del soffiaggio possiamo dire che una timida apertura al riciclato da post consumo sta avvenendo negli ultimi anni, sulla spinta dei movimenti per l’ambiente, che vedono tutti i giorni i flaconi del detersivo in negozio. L’impressione è che questa attenzione per il riciclato da parte dei produttori di flaconi sia dettata da precise scelte compiacere i propri clienti piuttosto che un’attenzione all’ambiente. Sono comunque scelte un po’ zoppe, in quanto l’industria della produzione del granulo da post consumo ha raggiunto una qualità tale da poter offrire una materia prima che consente di produrre flaconi da 0,5 a 5 litri al 100%, ma ancora oggi si punta a compounds contenenti solo il 30% -50% di materiale riciclato. Questo vale solo su alcuni flaconi e con alcuni colori, perché la maggior parte vengono ancora fatti con il materiale vergine. La produzione dei flaconi con il granulo riciclato da post consumo, specialmente in HDPE, potrebbe a volte lasciare, sul flacone, piccole zone di opacità nel colore, l’assenza di brillantezza tipica dell’uso della materia prima vergine e una presenza di profumo di detersivo tipica del granulo da post consumo proveniente dalla raccolta differenziata. I produttori di flaconi, considerando i numeri generali di consumo delle materie prime, continuano a preferire il granulo vergine, specialmente in questo periodo in cui il costo di questo è inferiore al costo del granulo rigenerato, ma sono spinti dal mercato ad impegnarne una percentuale per questioni di immagine aziendale “green”.  Potremmo andare avanti con molti altri esempi sulle opportunità perse di utilizzo della materia prima proveniente dai rifiuti domestici al posto del granulo vergine, ma i canoni estetici che gli esperti di marketing esigono per i loro prodotti a volte sono incompatibili con l’esigenza di utilizzo dei rifiuti plastici e di protezione dell’ambiente.

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https://www.rmix.it/ - Come Gestire in Modo Efficace una Contestazione sul Prodotto
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come Gestire in Modo Efficace una Contestazione sul Prodotto
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Come Gestire in Modo Efficace una Contestazione sul Prodottodi Marco ArezioNel mondo del commercio e della produzione non si vorrebbe mai ricevere una contestazione in quanto sono situazioni sempre spinose da gestire. Da una parte c’è il rapporto con il cliente, che normalmente si cerca di coltivare in modo costruttivo sul lungo periodo e dall’altra c’è l’azienda che potrebbe aver commesso un errore. In base a come è strutturata la società produttrice o distributrice, la contestazione sollevata dal cliente viene recepita così da mettere in moto una serie di verifiche inerenti all’insoddisfazione palesata. Non è qui la sede per descrivere l’iter di controlli interni, anche perché ogni azienda segue i propri canali in base a come è strutturata, ma mi vorrei soffermare sulla gestione dell’attività di risposta verso il cliente. Fatto salvo che la persona addetta a gestire la contestazione può essere un addetto al customer service, al post vendita o una figura più tecnica, se la contestazione dovesse riguardare aspetti prettamente tecnici o ad un commerciale che ha venduto il prodotto. La delega alla gestione della contestazione dipende anche dalla dimensione aziendali e dalla possibile ripetitività e periodicità della stessa, dalle dimensioni del mercato e dal tipo di prodotti. Tra tutti, faremo un’ipotesi esemplificativa in cui rappresenteremo un’azienda media, che produce polimeri, su una fornitura gestita da un agente di vendita in un’area nazionale. In questo caso il primo a raccogliere la contestazione potrebbe essere l’agente di zona che avrà il compito di parlare con il cliente per capire i termini del problema. Nel campo dei polimeri riciclati si rende necessaria una campionatura del granulo venduto, dei parametri macchina usati ed eventualmente un pezzo del prodotto realizzato. L’agente si interfaccerà con il responsabile commerciale il quale, raccolte le indicazioni dell’agente, attiverà i controlli interni per verificare, analiticamente, quanto affermato dal cliente. In questi casi entrano in gioco alcune variabili importanti: • Tipologia della contestazione • Dimensione economica della contestazione • Importanza del cliente Tipologia della contestazione Ci sono aziende produttive che, utilizzando determinati input, possono andare incontro a possibili contestazioni sulla materia prima attraverso una casistica che già conoscono. Questo non significa che il polimero prodotto sia in ogni caso non conforme, ma che, per esempio, se utilizzato con determinate temperature macchina, determinati impianti, in determinate condizioni ambientali, qualche cliente potrebbe avere dei problemi. C’è anche il caso che effettivamente l’azienda abbia commesso degli errori o delle leggerezze, che hanno portato alla spedizione di un lotto di materiale non conforme. In questa sede non ci soffermeremo sulle tipologie di problematiche che un polimero può avere, né sul motivo per cui dalla produzione sia transitato nell’area di controllo e poi in quella logistica, senza che nessuno fosse intervenuto per segnalare un problema. Questo fa parte di un problema organizzativo che non sarà approfondito in questo momento, in quanto a noi interessa analizzare la gestione di una contestazione che in realtà già c’è. Il responsabile commerciale, che in questo caso sarà deputato alla gestione della contestazione, dopo aver verificato i risultati delle verifiche che sono venuti dalla produzione e dal controllo di qualità, dovrà incrociare le informazioni ricevute dal cliente tramite l’agente. Sulla scorta dell’analisi di quanto in suo possesso, l’addetto ha un quadro abbastanza preciso del problema tecnico e dovrà capire la sua entità economica. Dimensione economica della contestazione Prima di prendere qualsiasi decisione su come gestire con il cliente il problema dovrà, come detto, stabilire l’impatto economico dei passi che dovrà compiere con il cliente. Se l’ordine consegnato fa parte di un contratto continuativo, se è un ordine spot, se un inasprimento delle relazioni con il cliente potrebbe portare a dei risvolti negativi sulle vendite nell’area e, infine, valutare il rapporto che l’agente ha con il cliente e l’importanza che questo ha con l’azienda. A fronte del rischio di perdite commerciali o finanziarie importanti si dovrà studiare un approccio pragmatico, che metta nelle migliori condizioni le parti per dialogare. Nel caso in cui si è presenti a minori rischi, le valutazioni della strategia da seguire possono essere meno complicate. Importanza del cliente Se il cliente è importante per l’azienda che produce il prodotto, lo sa sia il responsabile commerciale ma anche il cliente stesso e, se non è uno sprovveduto, questa situazione è una delle maggiori difficoltà nelle trattative in caso l’azienda abbia una contestazione importante. Il problema non riguarda quindi solo la situazione oggettiva del momento, ma ci sono da considerare le implicazioni sul possibile fatturato, o di impegno della produzione, che potrebbero mutare se il cliente venisse perso. Viceversa, minore è l’importanza del cliente per l’azienda, minore sono i possibili rischi correlati alla contestazione. Anche qui prendiamo un esempio e inquadriamo il problema, attribuendo alla contestazione un valore economico e produttivo medio, una responsabilità media dell’azienda e un’importanza del cliente alta. Queste combinazioni si possono architettare diversamente, spostando i componenti e trovare soluzioni diverse. Gestione della contestazione Fatto salvi i tre punti riferiti al valore della contestazione, la responsabilità e all’importanza del cliente ci si deve muovere per minimizzare i costi e conservare una continuità cliente-azienda. In primo luogo bisogna valutare il grado di tensione che esprime il cliente che si sente danneggiato, questa è possibile rilevarla tramite le sensazioni che possono venire da una telefonata ricevuta o da un’email inviata o dalle indicazioni dell’agente. Se la tensione è palpabile è consigliabile astenersi nel formulare risposte scritte, che possono essere mal interpretate o che possono far salire ulteriormente la tensione. E’ auspicabile trovare un filo diretto telefonico, meglio in videoconferenza con il cliente in cui è possibile avere la possibilità di guardarsi in faccia e parlare. Se fosse possibile la visita dal cliente, questa potrebbe essere la migliore soluzione, in quanto è maggiormente empatica e sottolinea la volontà dell’azienda a considerare il cliente importante. Sono queste piccole sfumature di grande importanza che possono aiutare ad affrontare più serenamente il problema. L’incontro dovrà rimanere sempre, da parte del responsabile commerciale, su binari di educazione, rispetto e cortesia, anche in situazioni tese, senza pensare che possa diventare un duello personale. Questo non vuol dire una posizione di subalternità, anche in presenza di una responsabilità conclamata, ma un atteggiamento pragmatico che evita i rischi di una eccessiva emotività. L’esposizione delle cause della contestazione e della possibile risoluzione devono essere esposte dal responsabile dell’azienda in maniera competente, sia tecnicamente che economicamente, senza escludere una via di compromesso. Non sono consigliabili interventi in cui si cerchi di rovesciare tutta o in parte la colpa sul cliente per partire la negoziazione da un livello più sicuro, perché per fare questo si deve conoscere le capacità di gestione delle trattative da parte del cliente e la sua intelligenza. Se non si conosce a fondo l’interlocutore è meglio avere un approccio più sincero, meno da giocatori di poker, in quanto ci si può trovare di fronte ad un baro più bravo e, solo voi, conoscete il rischio che c’è sul piatto. La linea da sostenere deve avere una ragionevolezza che può valere per entrambi le parti, cercando di perseguire un equilibrio come asse portante delle relazioni tra le due aziende. Uscire dal problema spicciolo e far percepire al cliente il legame importante che nel tempo le aziende possono aver instaurato, può disinnescare prese di posizioni intransigenti, analizzando il valore della contestazione in relazione al fatturato consolidato. Lo scopo principale dell’incontro è disinnescare il risentimento e far crescere l’empatia tra i contendenti, così da partire da un piano non più in salita ma perlomeno orizzontale. Al cliente piace sentirsi apprezzato e una delle soluzioni è fargli capire che il problema sarà risolto, in quanto la relazione commerciale non potrà essere messa in discussione per una contestazione. Alla fine la proposta risolutiva dovrà tener presente il reale valore dell’errore commesso, il valore attribuito dal cliente al problema, considerando anche l’amplificazione dello stesso come gioco tra le parti, il valore della relazione azienda-cliente e la qualità dei rapporti personali che possono aiutare od interferire in problematiche future.

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https://www.rmix.it/ - Customer Service: Il Sinergico Equilibrio tra Intelligenza Artificiale e Competenza Umana
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Customer Service: Il Sinergico Equilibrio tra Intelligenza Artificiale e Competenza Umana
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L'integrazione tra Tecnologia e Competenza Umana Come Chiave per un Customer Service Evolutodi Marco ArezioNel panorama imprenditoriale italiano, l'adozione delle tecnologie legate all'intelligenza artificiale (AI) sta diventando una pratica sempre più consolidata. La propensione verso l'AI sta trovando terreno fertile nel customer service, grazie alla sua capacità di automatizzare processi ripetitivi e ridurre il margine d'errore. Fino a poco tempo fa, molte aziende si affidavano a chatbot basici che fornivano risposte standardizzate, non sempre in grado di soddisfare le richieste specifiche dei clienti, causando frustrazione e potenziali perdite di opportunità commerciali. Oggi, l'avanzamento tecnologico ha permesso l'integrazione di assistenti AI avanzati e personalizzati nel customer service. Questi sistemi possono essere configurati dalle aziende caricando informazioni specifiche del business, permettendo così agli assistenti di offrire risposte personalizzate e mirate. Personalizzazione attraverso l'AI nel Customer Service La personalizzazione nel customer service attraverso l'intelligenza artificiale rappresenta una frontiera essenziale per le aziende che cercano di migliorare l'interazione con i loro clienti. Questa tecnologia trasforma il customer service, rendendolo non solo più efficiente ma anche più attinente alle esigenze individuali dei consumatori. L'AI si basa su algoritmi avanzati di machine learning che apprendono continuamente dall'interazione con i dati aziendali e i feedback dei clienti. Questo apprendimento permette all'AI di affinare le sue capacità di risposta. Unendo l'integrazione con i database dei clienti e i sistemi di Customer Relationship Management (CRM), l'AI può accedere a informazioni dettagliate che utilizza per personalizzare ulteriormente le interazioni. Le capacità predittive dell'AI migliorano la personalizzazione, permettendo di anticipare i bisogni dei clienti e suggerire proattivamente prodotti o soluzioni durante le interazioni. Le risposte generate dall'AI possono variare in tono e complessità a seconda del contesto della conversazione e del profilo del cliente, adattando il suo stile comunicativo per rispecchiare il tono di un'interazione umana. L'insostituibile Valore Umano nel Customer Service Potenziato dall'AI Nonostante i rapidi avanzamenti nell'intelligenza artificiale, il ruolo umano rimane fondamentale e insostituibile in molte interazioni con i clienti. Gli esseri umani portano al customer service la capacità di empatia e comprensione profonda delle emozioni umane, essenziali nelle situazioni complesse o emotivamente cariche. Gli operatori umani possono interpretare il tono emotivo, il contesto sociale e i sottintesi culturali che un AI potrebbe non cogliere completamente. In situazioni di crisi o quando le decisioni richiedono un alto grado di giudizio, la presenza umana è cruciale. Gli operatori del customer service sono in grado di prendere decisioni ponderate e trovare compromessi in modi che l'AI non può replicare. Questo livello di personalizzazione rafforza l'engagement del cliente e aumenta la soddisfazione. Prospettive di Crescita nel Mercato Italiano per il Customer Service AI-Enhanced L'introduzione dell'intelligenza artificiale nel customer service in Italia apre vasti orizzonti di crescita e innovazione. Il mercato italiano, con la sua attiva fase di digitalizzazione, offre un terreno fertile per l'adozione e l'espansione delle tecnologie AI. L'AI nel customer service può trasformarsi in un punto di forza strategico, aumentando la fedeltà e la soddisfazione del cliente. Investendo in queste tecnologie, le aziende italiane non solo possono migliorare significativamente l'efficienza e la qualità del loro servizio clienti ma possono anche posizionarsi come leader nell'innovazione digitale a livello globale. La chiave per un futuro di successo sarà bilanciare innovazione e rispetto delle tradizioni e delle normative locali, procedendo con una strategia ben pianificata verso la digitalizzazione.

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https://www.rmix.it/ - La Differenza tra Comunicare e Farsi Ascoltare nell’Era dell’Economia Circolare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare La Differenza tra Comunicare e Farsi Ascoltare nell’Era dell’Economia Circolare
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La Differenza tra Comunicare e Farsi Ascoltare nell’Era dell’Economia Circolaredi Marco ArezioSopraffatti dai molteplici mezzi di comunicazione facciamo fatica a capire se il mercato ci ascolta.L’avvento del Covid nel 2020 ha impresso un ulteriore accelerazione all’uso dei mezzi informatici per comunicare con il mercato e per creare transazioni commerciali, imprimendo una riduzione sostanziale del contatto umano alla base delle relazioni storiche tra aziende e clienti. Siamo quindi di fronte ad una svolta epocale, consumata in un lasso di tempo veramente ristretto, che ha cambiato le basi su cui si fondavano le relazioni commerciali e la comunicazione aziendale. Chi produce o distribuisce beni e servizi, specialmente nell’ambito dell’economia circolare, era fortemente impegnato sul campo per informare l’utenza che la propria azienda aveva le carte in regola per stare nel solco virtuoso dell’economia green. Un’attività, questa, che è ancora agli albori per molte aziende, dove, a volte, alcuni imprenditori non hanno realmente focalizzato come comunicare al mercato le potenzialità verdi della propria azienda, nonostante l’economia circolare sia l’aspetto ormai trainante del mercato. Con l’avvento del Covid sono saltati tutti gli schemi comunicativi tradizionali, lasciando grande spazio alla comunicazione on-line, che deve avere caratteristiche particolari in un mondo decisamente sovraffollato. I potenziali clienti si aspettano, come un dato acquisito, che i servizi o i prodotti che acquistano siano conformi ai principi dell’economia circolare, quindi non si aspettano che l’azienda dimostri di appartenere o meno a questo filone verde, ma si aspettano conferme e rassicurazioni che i beni o servizi venduti sposino ogni giorno, questa filosofia e che possano generare novità e migliorie in ottica ambientale. Per fare questo, le imprese che ancora non erano nel solco di un’economia verde, si dovranno adeguare velocemente al nuovo mercato e, in generale, le imprese si dovranno dotare di sistemi comunicativi “social” promossi e gestiti da consulenti specializzati nel settore dell’economia circolare. La differenza che fa, oggi, una comunicazione generalista, che potrebbe essere applicata ad un detersivo o ad una scarpa in modo indistinto, rispetto ad una comunicazione specializzata nel riciclo e nell’economia circolare, sta nel fatto che l’azione di comunicazione fatta da specialisti del settore, permette di imprimere, nelle vendite, una fiducia e una sicurezza verso il cliente verso l’azienda che diversamente sarebbe difficile da realizzare. Questo avviene attraverso il coinvolgimento del cliente o potenziale tale, nei processi tecnici che riguardano la filiera dell’economia circolare riferiti all’azienda, dandogli tranquillità e fiducia in merito al buon percorso produttivo “verde” dell’articolo che il cliente comprerà. Fiducia e sicurezza generano attaccamento al marchio e una maggiore velocità di diffusione dei prodotti o dei servizi spinti dai clienti stessi, creando un volano virtuoso. La specializzazione nel settore di chi è preposto alla comunicazione aziendale aiuta ad aumentare le possibilità di essere ascoltati, in modo critico e attivo, in un mercato dell’informazione che, a causa dei ritmi vorticosi di pubblicazione delle notizie, non rende semplice attenzionare l’utente.

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https://www.rmix.it/ - Vantaggi della Tracciabilità delle Materie Plastiche Attraverso la Blockchain
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Vantaggi della Tracciabilità delle Materie Plastiche Attraverso la Blockchain
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Riduzione delle truffe sui polimeri riciclati, protezione del mercato, sostenibilità economica e garanzia della qualità per il consumatoredi Marco ArezioIl mercato dei polimeri riciclati Europeo sta vivendo uno dei periodi più bui della sua storia recente, stretto da problemi legati ai costi di produzione, alla situazione inflattiva, alla bassa richiesta per l’instabilità internazionale e alla concorrenza, extra UE, sempre più aggressiva e poco trasparente. Inoltre, il polimero riciclato si presta ad un mercato dove le certezze sulla qualità intrinseca del prodotto attualmente sono francamente difficili da identificare e controllare, creando a volte contestazioni e sfiducia. La contestazione non è solo l’espressione di una qualità attesa differente da quella richiesta, ma, sempre più, riguarda un polimero che di riciclato ha veramente poco, ma passato come tale e destinato a produzioni dove è obbligatorio l’uso di un polimero circolare al 100%. Tutti questi problemi nascono dal fatto che la filiera di produzione, quindi a partire dalla gestione del rifiuto fino alla produzione dei polimeri, non è tracciabile in maniera certa, facendo perdere al produttore finale informazioni preziose per garantire la sopravvivenza della propria azienda e del proprio mercato. Come funziona la blockchain per tracciare le materie prime riciclate Quando uno scarto plastico viene inviato al riciclo, un record viene creato sulla blockchain, che sta ad indicare la sua origine, la sua composizione, la quantità e altre informazioni essenziali. Mentre la materia prima passa attraverso le varie fasi di lavorazione come la raccolta, la selezione, il lavaggio, la macinazione e l’estrusione, ogni fase viene registrata sulla blockchain. Questo permette di tracciare il percorso completo del materiale. Una volta che il polimero è stato granulato, può essere sottoposto ai test di qualità, i cui risultati possono essere registrati sulla blockchain, assicurando agli acquirenti che il materiale riciclato soddisfa determinati standard. Quando una transazione è stata registrata su una blockchain, non può essere modificata senza cambiare tutti i blocchi successivi, il che richiederebbe il consenso della maggioranza della rete, il che rende i dati affidabili e resistenti alle frodi. La blockchain, infatti, non è controllata da una singola entità, ma piuttosto da una rete di nodi (computer), che ne aumenta la trasparenza. Attraverso gli smart contracts, protocolli auto-esecutivi con termini di accordo tra le parti scritti direttamente in codice, si può automatizzare e verificare processi nella linea di approvvigionamento, come confermare la provenienza di una materia prima. E’ possibile sapere quindi, con esattezza, la provenienza delle materie prime quando vengono raccolte, attraverso un record che viene creato sulla blockchain. Questo record può includere dettagli come la data, il luogo, la qualità della materia prima e altre informazioni pertinenti. Una volta accertati della provenienza della materia prima è possibile seguirne il percorso verso l’acquirente finale, infatti, man mano che la materia prima si sposta lungo la linea di fornitura (dalla raccolta differenziata o industriale al riciclatore, da questo al produttore, ecc.), vengono registrate nuove transazioni sulla blockchain, creando una cronologia completa e immutabile del suo percorso. Le aziende o i clienti finali possono verificare le informazioni sulla blockchain, per garantire che le materie prime rispettino determinati valori tecnici richiesti o la sostenibilità. Inoltre, utilizzando gli smart contracts, i pagamenti possono essere automatizzati e rilasciati solo quando vengono soddisfatte determinate condizioni, come la conferma della consegna di una materia prima. La blockchain può essere pubblica, permettendo a chiunque di vedere e verificare la tracciabilità delle materie prime. Questo può aiutare le aziende a dimostrare la sostenibilità, il contenuto e la qualità delle loro linee di fornitura ai consumatori o agli uffici acquisti e di qualità. Infatti, anche i consumatori che acquistano prodotti realizzati con materie prime riciclate possono verificare la provenienza di tali materiali attraverso la blockchain. Incorporando la blockchain nel processo di tracciamento delle materie prime riciclate, si può creare un sistema più trasparente e affidabile che può incoraggiare una maggiore adozione del riciclo e una maggiore responsabilità nel settore produttivo. Quali vantaggi commerciali può dimostrare ai propri clienti un fornitore di materie prime riciclate che utilizza la blockchain delle materie prime L'adozione della blockchain da parte di un fornitore di materie prime riciclate offre numerosi vantaggi, uno tra questi è, come abbiamo visto, la tracciabilità delle fonti, infatti, attraverso la blockchain, i clienti possono verificare l'origine e il percorso di una materia prima riciclata, controllando l'autenticità e la sostenibilità della fonte. Un altro importante vantaggio è la riduzione delle frodi sul polimero e sulla sua qualità, infatti, la natura immutabile della blockchain rende quasi impossibile alterare o falsificare i dati, riducendo il rischio di frodi o di materie prime non autentiche. Questo vale sia nella composizione di ricette con fonti riciclate al 100%, ma anche per quei polimeri definiti riciclati ma che invece possono contenere una percentuale preponderante di materiali vergini, sottoposti al classico fenomeno del greenwashing. Inoltre, utilizzando i processi automatizzati, come gli smart contracts, si possono accelerare le transazioni e le verifiche, rendendo l'intera catena di fornitura più sicura. Con la blockchain si può anche creare una storia delle materie prime originali, fornendo prove tangibili dell'origine e delle tipologie di trasformazione a cui sono sottoposte, consentendo alle aziende di dimostrare la loro responsabilità ambientale e sociale. C’è poi un aspetto innovativo che è possibile far valere sul cliente finale, in quanto l'adozione di tecnologie emergenti come la blockchain, dimostra un impegno verso l'innovazione e può posizionare il fornitore come un leader nel settore delle materie prime riciclate. Inoltre, la blockchain può ridurre i costi legati a intermediari, errori, frodi e processi manuali, offrendo così prezzi più competitivi ai clienti. Si crea quindi maggior trasparenza e l'affidabilità che possono rafforzare la fiducia tra fornitore e cliente, costruendo relazioni commerciali più solide e durature, anche nella dimostrazione del rispetto delle normative vigenti, in quanto il cliente può verificare la conformità del prodotto, che sta acquistando, a normative ambientali o di tutela dei lavoratori o dei consumatori relative al proprio settore, facilitando il processo di acquisto a quei clienti che necessitano di tali certificazioni per le loro attività. Infine, in un mercato sempre più affollato, l'uso della blockchain può fornire un vantaggio distintivo e posizionare il fornitore come pioniere in termini di trasparenza e sostenibilità. In sintesi, la blockchain offre ai fornitori di materie prime riciclate un mezzo per dimostrare autenticità, qualità, responsabilità e innovazione, tutti aspetti che possono avere un impatto positivo nella percezione e nelle decisioni di acquisto dei clienti. Quali competenze tecniche devono avere le aziende per sviluppare la blockchain delle materie prime riciclate Per sviluppare una blockchain dedicata alle materie prime riciclate, le aziende avrebbero bisogno di una combinazione di competenze tecniche e settoriali, tra le quali la conoscenza dei fondamentali della tecnologia che si vuole adottare, la comprensione dei tipi di blockchain (pubblica o privata) e delle loro implicazioni,e familiarità con la crittografia. E’ quindi necessario acquisire la competenza nella programmazione di smart contracts, spesso utilizzando linguaggi come Solidity (per Ethereum) o altri linguaggi specifici alla piattaforma blockchain scelta. Inoltre è necessaria la conoscenza dei linguaggi di programmazione back-end come Python, Java, C++ o Go. L’azienda inoltre deve avere la capacità di gestire e integrare grandi volumi di dati in tempo reale, la conoscenza delle reti peer-to-peer, la configurazione e manutenzione dei nodi blockchain e la gestione della scalabilità. Sviluppando le informazioni della produzione, degli acquisti, della logistica e del settore commerciale, è necessario avere le necessarie competenze per garantire la sicurezza della linea di fornitura, compresa la prevenzione di attacchi, la gestione delle vulnerabilità e la protezione delle informazioni sensibili. Se si desidera fornire un'interfaccia utente o un portale per l’accesso e l’interazione, saranno necessarie competenze in design UI/UX e linguaggi di programmazione front-end come JavaScript, HTML e CSS. Inoltre sarà necessario la conoscenza delle leggi e delle normative relative al riciclo, alla privacy dei dati e agli standard della blockchain. Mentre le competenze tecniche sono essenziali, è altrettanto importante, per l’azienda, avere una visione strategica e comprendere come la blockchain si possa inserire nel contesto più ampio degli obiettivi aziendali e della propria vocazione relativa alla sostenibilità e all'economia circolare. Molte aziende possono anche scegliere di collaborare con fornitori esterni o consulenti specializzati nella blockchain, per compensare le competenze che potrebbero mancare internamente.

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https://www.rmix.it/ - Plastica riciclata, macchine e prodotti finiti.
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Le professioni che muoiono e che nascono nel settore della plastica riciclata, delle macchine e dei prodotti finiti di Marco ArezioLa distribuzione dei prodotti che abbracciano il settore plastico, con particolare riferimento a quella riciclata, alle macchine per la lavorazione della plastica e anche ai prodotti finiti fatti in plastica riciclata, si sta spostando con una certa rapidità verso canali distributivi impensabili fino a qualche anno fà. Se consideriamo alcuni articoli o settori dove la standardizzazione produttiva ha portato alla creazione di prodotti tecnicamente semplici da valutare per l’acquirente e dove la competizione commerciale spinge le aziende a trovare nuovi mercati mondiali, si può notare come il modello distributivo stia cambiando in fretta. Per le tre famiglie prese in considerazione, la figura professionale della risorsa umana dedicata alla vendita, che sia dipendente o agente poco importa, aveva conservato fino a poco tempo fà un ruolo centrale nella conclusione dell’operazione di distribuzione dei prodotti. Unitamente alle attività di marketing tradizionali, che comportavano il lancio di prodotti attraverso le fiere, la comunicazione sulla stampa specializzata e sul sito internet aziendale, l’uomo addetto alle vendite era probabilmente la pedina più importante in quanto definiva la conclusione dell’ordine. Le capacità professionali, carismatiche e seduttive del venditore nei confronti del cliente, era il peso in termini dell’importanza di un’azienda sul mercato, insieme alla qualità dei prodotti, alla distribuzione e alla serietà del team. La gestione delle reti vendita, specialmente se strutturate in aree geografiche molto ampie, comporta costi elevati, un’organizzazione importante, la difficoltà di reperire, formare e mantenere in azienda figure professionali capaci e tempi operativi dilatati rispetto alla potenzialità del mercato. Si sono quindi apprezzate, negli ultimi anni, forme alternative di distribuzione di articoli in cui la vendita avesse più un’impronta commerciale che tecnica: i polimeri, alcune macchine per la plastica e i prodotti finiti. Questi mezzi commerciali sono principalmente i portali web, generici o specializzati, con carattere solo informativo o prettamente di vendita, che danno all’imprenditore una visibilità immediata per la propria azienda e i propri prodotti. A seconda delle tipologie degli articoli da proporre e di aree geografiche da coprire, troviamo portali generalisti, come Alibaba, in cui si vende di tutto, quindi con una bassa specializzazione, ma con un’alta distribuzione, fino ad arrivare a portali specialistici, come rMIX, che si occupano esclusivamente del mondo della plastica riciclata e del suo indotto (macchine, stampi, prodotti finiti, consulenti, distributori e lavoro) in tutto il mondo. Esistono poi portali semi-specializzati, che trattano un settore come quello della plastica, per esempio, in aree geografiche nazionali o regionali. A seconda dei prodotti da distribuire e delle aree di suo interesse, l’imprenditore può scegliere se indirizzarsi verso un portale generalista internazionale, semi-specializzato in un ambito nazionale o regionale o uno specializzato, con traduzioni automatiche dei propri annunci nelle lingue di chi li leggerà, in un ambito internazionale. I portali web aiutano l’imprenditore a raggiungere un’area geografica sempre più ampia o/e una platea di persone più vasta, con la quale poter interagire direttamente dall’azienda aumentando i contatti e riducendo le spese. Le aziende di dimensioni più grandi normalmente sfruttano entrambi i sistemi distributivi, quello tradizionale con la rete vendita sul campo, più per un rafforzamento del marchio che per un’azione commerciale diretta, mentre quelle medio piccole trovano nei portali web un’occasione imperdibile per essere presenti in molte nazioni attraverso la rete. In questo scenario che sta evolvendo di giorno in giorno, ci sono professionalità, come quella dell’agente o venditore diretto, che subiranno un ridimensionamento dal punto di vista quantitativo o involutivo nelle assunzioni, per dare spazio a figure professionali nuove che gestiranno la comunicazione aziendale attraverso le piattaforme specializzate web e i social. Quale è il filone distributivo per la mia azienda? Difficile rispondere da questo articolo in quanto sia il sistema tradizionale di distribuzione che quello attraverso le piattaforme web hanno pro e contro in funzione dei progetti aziendali, dei prodotti da vendere, delle aree da coprire, dalla dimensione dell’azienda e dai capitali a disposizione per l’attività di marketing. E’ consigliabile sicuramente appoggiarsi, per la scelta corretta, a chi è specializzato nella comunicazione marketing nell’ambito della plastica e del suo indotto. Se guardiamo in modo distaccato l’evoluzione della comunicazione professionale sulla rete, si può dire che i portali web, specializzati, semi-specializzati e altamente specialistici, stanno destando l’interesse dei clienti in tutto il mondo e la spesa per banners, servizi di informazioni sui prodotti, sulla clientela e di comunicazione sponsorizzata, stanno crescendo velocemente. Sui portali web professionali non troviamo solo aziende che hanno bisogno di visibilità internazionale, ma anche colossi già molto affermati dal punto di vista del marchio e dei prodotti che fanno del canale web un’ulteriore forma di distribuzione internazionale.

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https://www.rmix.it/ - Greenwashing: come confondere i consumatori
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Greenwashing: come confondere i consumatori
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Guida alle pratiche di marketing ingannevole in campo ambientale: definizione, tipologie, casi reali, normative vigenti e strategie per difendersidi Marco Arezio. Articolo aggiornato a Marzo 2026Che cos'è il greenwashing? Definizione aggiornata al 2026 Il greenwashing è una strategia di comunicazione commerciale o istituzionale con cui un'azienda, un'organizzazione o un ente politico costruisce un'immagine ambientale positiva — in termini di sostenibilità, ecologia o riciclabilità — che non corrisponde alla reale condotta o alle effettive caratteristiche del prodotto o servizio offerto. In altre parole: si vende una promessa verde che i fatti non supportano. Il termine nasce dalla fusione delle parole inglesi green (verde, ecologico) e whitewashing (imbiancare, occultare), ed è entrato nell'uso comune a partire dagli anni Novanta, sebbene la pratica risalga almeno ai primi anni Sessanta del Novecento. Oggi, a marzo 2026, il greenwashing è diventato uno dei principali temi al crocevia tra marketing, diritto dei consumatori e politica ambientale europea. Con l'adozione della Direttiva UE sul Green Claims (2024) e l'inasprimento dei controlli da parte delle autorità antitrust nazionali, le aziende si trovano di fronte a obblighi concreti di trasparenza e verificabilità delle dichiarazioni ambientali. 💡 Definizione tecnica (EEAT) Secondo la proposta di Direttiva UE 2023/0085 (Green Claims Directive), una claim ambientale è considerata ingannevole quando non è basata su prove scientifiche verificabili, quando è vaga e non quantificata, o quando non considera l'intero ciclo di vita del prodotto. Le origini del greenwashing: dalla 'ecopornografia' degli anni '60 alla normativa UE Gli anni Sessanta: nasce il dibattito ecologista Il dibattito pubblico sull'ecologia negli Stati Uniti prese piede tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta, sull'onda di opere come Primavera silenziosa di Rachel Carson (1962). Alcune aziende intuirono rapidamente il potenziale di marketing di un'immagine green, senza però modificare in alcun modo processi produttivi o prodotti. Il pubblicitario americano Jerry Mander fu tra i primi a criticare questa deriva, definendola ecopornografia: un parallelo provocatorio tra ciò che veniva promesso al pubblico e ciò che veniva realmente offerto, una disonestà strutturata nella comunicazione commerciale. Anni Novanta: il greenwashing diventa strategia di massa Con la crescita della sensibilità ambientale nella società occidentale e la diffusione di certificazioni e marchi eco, il greenwashing si affermò come pratica sistematica nel marketing di massa. Molteplici settori — automotive, detergenza, alimentare, energia — iniziarono a incorporare claim green nelle proprie campagne, spesso senza basi verificabili. 2012–2020: le prime regole negli USA e in Europa Nel 2012, la Federal Trade Commission (FTC) aggiornò le proprie Green Guides, stabilendo linee guida precise su come le aziende possono utilizzare termini come "riciclabile", "biodegradabile", "compostabile" o "carbon neutral" senza incorrere in pubblicità ingannevole. In Italia, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha progressivamente intensificato la propria azione sanzionatoria. Un caso emblematico: la multa da 5 milioni di euro inflitta a ENI per la campagna pubblicitaria sul carburante ENIDiesel+, definita dall'AGCM come ingannevole e omissiva riguardo alle presunte qualità bio del prodotto. 2023–2026: la svolta normativa europea Il 2023 ha segnato un punto di non ritorno nella lotta al greenwashing a livello europeo. Il Parlamento UE ha approvato la Green Claims Directive e la Empowering Consumers Directive, che impongono obblighi stringenti di verifica scientifica e trasparenza per tutte le dichiarazioni ambientali rivolte ai consumatori europei. L'entrata in vigore progressiva di queste norme tra il 2024 e il 2026 sta ridisegnando il panorama del marketing sostenibile in tutta l'Unione. Le diverse forme di greenwashing: una tassonomia aggiornata Il greenwashing si manifesta in forme molto diverse a seconda del target, del canale di comunicazione e dell'obiettivo perseguito. Di seguito una mappa completa delle principali varianti: 1. Greenwashing classico (Environmental Greenwashing) La forma originale: un'azienda o istituzione costruisce un'immagine di rispetto ambientale — attraverso colori, simboli, slogan, certificazioni false o non verificate — che non corrisponde alla realtà dei propri prodotti, processi o impatti. 2. Pinkwashing Strategia comunicativa che utilizza messaggi di emancipazione femminile o di supporto alla lotta contro il cancro al seno (il rosa del nastro) come leva di marketing, distogliendo l'attenzione del consumatore dalla qualità reale del prodotto o da pratiche aziendali controverse. Comune nel settore farmaceutico e cosmetico. 3. Genderwashing Comunicazione che enfatizza temi di parità di genere, inclusione o abbattimento degli stereotipi di genere per costruire un'immagine progressista, indipendentemente dall'effettiva cultura aziendale interna o dalle politiche retributive praticate. 4. Rainbowwashing Utilizzo della bandiera arcobaleno e dei simboli LGBTQ+ nella comunicazione di marca — tipicamente in occasione del Pride Month — da parte di aziende che tuttavia non hanno politiche concrete a tutela della comunità LGBTQ+ tra i propri dipendenti, nei Paesi in cui operano, o nei confronti di politici sostenuti. 5. Bluewashing Pratica con cui aziende o governi si associano all'Agenda ONU 2030 o ai Sustainable Development Goals (SDGs) in modo superficiale, senza impegni misurabili o verificabili. È frequente nei report di sostenibilità aziendali privi di metriche terze-parti. 6. Social Washing e Human Rights Washing Comunicazione che esalta l'impegno dell'azienda per i diritti dei lavoratori, le condizioni di filiera o il welfare, senza che questo corrisponda a standard verificabili, spesso a fronte di pratiche di sfruttamento in catene di fornitura non trasparenti. 7. Carbon Washing Forma di greenwashing focalizzata sulla neutralità carbonica o sul raggiungimento del net-zero. Molte aziende dichiarano di essere "carbon neutral" basandosi esclusivamente sull'acquisto di crediti di carbonio di dubbia qualità, senza riduzione effettiva delle emissioni. Nel 2024, varie indagini giornalistiche (tra cui quella del Guardian e di FollowTheMoney) hanno documentato come alcuni dei principali standard di carbon offset sovrastimassero in modo significativo la riduzione reale delle emissioni. Come si fa greenwashing: le 7 tecniche più diffuse Il ricercatore canadese TerraChoice (ora parte di UL) ha identificato nel suo storico report "The Seven Sins of Greenwashing" le tecniche ricorrenti. Aggiornandole al contesto 2026: • Sin of the Hidden Trade-off: evidenziare un singolo attributo positivo (es. packaging riciclabile) ignorando altri impatti rilevanti del ciclo di vita del prodotto. • Sin of No Proof: affermare claim ambientali senza prove verificabili o certificazioni terze-parti accreditate. • Sin of Vagueness: usare termini vaghi e non quantificati come "eco-friendly", "naturale", "sostenibile", "verde", che non hanno significato giuridico o tecnico preciso. • Sin of Irrelevance: dichiarare qualcosa di vero ma irrilevante, come pubblicizzare un prodotto "senza CFC" quando i CFC sono vietati per legge da decenni. • Sin of Lesser of Two Evils: presentare un prodotto come "la scelta più verde" all'interno di una categoria intrinsecamente dannosa (es. una sigaretta "bio"). • Sin of Fibbing: dichiarazioni false e non veritiere su certificazioni possedute o non possedute. • Sin of Worshipping False Labels: creare loghi, simboli o "certificazioni" inventati che simulano sigilli di terze parti reali senza esserlo. Casi di greenwashing documentati: esempi italiani e internazionali (2020–2026) ENI – ENIDiesel+ (Italia) L'AGCM ha sanzionato ENI con una multa di 5 milioni di euro per la campagna su ENIDiesel+, presentato come un carburante a ridotto impatto ambientale e con componenti di origine biologica. L'autorità ha rilevato che i messaggi pubblicitari erano ingannevoli e omissivi sulla reale composizione e sull'impatto effettivo del prodotto. Volkswagen – Dieselgate e il caso 'green diesel' (Internazionale) Il celebre Dieselgate ha rappresentato il caso più clamoroso di greenwashing nel settore automotive: Volkswagen ha commercializzato per anni veicoli diesel come 'puliti' e 'a basse emissioni', mentre i motori erano equipaggiati con software che manipolava le rilevazioni nelle prove di omologazione. Il caso ha portato a sanzioni per oltre 30 miliardi di euro a livello globale. Ryanair – Campagna 'lowest CO2 emissions' (Europa) L'Advertising Standards Authority britannica (ASA) ha vietato nel 2020 una campagna di Ryanair che si pubblicizzava come la compagnia aerea con le minori emissioni di CO2 in Europa. L'autorità ha ritenuto le affermazioni fuorvianti in quanto basate su metriche non verificabili e non confrontabili con altri vettori. H&M – Conscious Collection (Internazionale) Nel 2022, H&M è stata oggetto di critiche e indagini in diversi Paesi europei per la sua linea 'Conscious', commercializzata come sostenibile. Un'analisi indipendente ha rilevato che il 96% delle affermazioni ambientali associate alla collezione non rispettava i criteri minimi di verificabilità richiesti dalle normative UE in corso di adozione. Packaging HDPE – Il caso del flacone 'riciclabile' (Settore detergenza) Un caso emblematico per il settore del packaging riguarda i flaconi in HDPE (polietilene ad alta densità) per detergenti. Molti produttori hanno iniziato a stampare claim come "riciclabile" o "green" su flaconi realizzati al 100% con HDPE vergine da fonte fossile, senza alcuna percentuale di materiale riciclato. Il fatto che il flacone sia teoricamente riciclabile a fine vita non rappresenta una novità: lo era già prima. Il vero claim sostenibile richiederebbe l'utilizzo di rPET o rHDPE (polimeri riciclati post-consumo) nella sua composizione, con percentuale certificata. ⚖️ Focus normativo 2024–2026 Con la Green Claims Directive UE (Direttiva 2024/825/UE, Empowering Consumers), dal 2026 le aziende che operano nel mercato europeo dovranno far verificare le proprie affermazioni ambientali da un organismo accreditato indipendente prima della pubblicazione. Dichiarazioni generiche come 'eco-friendly' o 'carbon neutral' senza substantiation saranno vietate e sanzionabili. Greenwashing nei report ESG e nelle comunicazioni societarie Il greenwashing non si limita alla pubblicità di prodotto: una delle sue manifestazioni più insidiose riguarda la comunicazione finanziaria e i report ESG (Environmental, Social, Governance) aziendali. Un'immagine green artificialmente costruita può influenzare: • Il rating ESG attribuito da agenzie di valutazione come MSCI, Sustainalytics o Moody's ESG, con impatti diretti sull'accesso al capitale e sui tassi di interesse dei green bond. • Le decisioni di investimento di fondi ESG e investitori istituzionali sempre più attenti alla coerenza tra comunicazione e pratiche reali. • La valutazione di mercato dell'azienda, specialmente in settori ad alto impatto ambientale come energia, trasporti, chimica e moda. • Il rapporto con gli stakeholder, inclusi dipendenti, comunità locali e organizzazioni della società civile. Dal 2024, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) impone alle grandi imprese europee di pubblicare informazioni di sostenibilità secondo standard armonizzati (ESRS – European Sustainability Reporting Standards), rendendo molto più difficile costruire narrazioni ESG non supportate da dati verificati e auditati da terze parti. Il quadro normativo anti-greenwashing: cosa dice la legge nel 2026 In Italia L'AGCM applica il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e le norme sulle pratiche commerciali scorrette (D.Lgs. 146/2007) per sanzionare il greenwashing. Gli strumenti a disposizione includono: ordini di cessazione della pubblicità, sanzioni pecuniarie fino a 5 milioni di euro (elevabili in base al fatturato), e — per i casi più gravi — sospensione dell'attività promozionale. In Europa • Direttiva Empowering Consumers (2024/825/UE): vieta esplicitamente le dichiarazioni ambientali generiche non verificate e i claim basati su compensazioni di carbonio per definire un prodotto 'neutro' o 'positivo' per il clima. • Green Claims Directive (in fase di recepimento nazionale entro 2026): obbligo di verifica scientifica preventiva di tutti i green claims da parte di organismi accreditati indipendenti. • CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive: obblighi di rendicontazione ESG standardizzata e auditata per le grandi imprese europee con più di 250 dipendenti. • Regolamento Tassonomia UE: definisce criteri tecnici per determinare quali attività economiche possono essere classificate come 'sostenibili', con impatti diretti sui green bond e sui prodotti finanziari ESG. Negli USA La FTC aggiorna periodicamente le proprie Green Guides. Nel 2024, l'amministrazione Biden ha spinto per un rafforzamento dei criteri di verifica dei carbon offset e delle dichiarazioni di neutralità climatica, mentre la SEC ha adottato regole più stringenti sulla disclosure climatica per le società quotate — sebbene l'implementazione di alcune misure sia soggetta a revisioni nel contesto politico attuale. Come riconoscere il greenwashing: una checklist pratica per consumatori e acquirenti B2B Ecco una guida operativa per identificare potenziali pratiche di greenwashing, utile sia per i consumatori finali sia per i buyer aziendali nell'ambito degli acquisti sostenibili: • Verifica le certificazioni: controlla che il marchio ambientale riportato sull'etichetta sia riconosciuto e accreditato (es. FSC, Ecolabel UE, Cradle to Cradle, GRS – Global Recycled Standard). I loghi inventati o generici non hanno valore. • Cerca dati quantitativi: un claim sostenibile deve riportare valori misurabili (es. '50% di materiale riciclato post-consumo certificato GRS') anziché affermazioni vaghe ('rispettoso dell'ambiente'). • Controlla l'ambito del claim: un prodotto può essere riciclabile ma fatto con materie prime vergini, oppure contenere una piccola percentuale di materiale riciclato. L'ambito deve essere sempre specificato. • Valuta l'intero ciclo di vita: un packaging 'biodegradabile' che richiede condizioni industriali specifiche per degradarsi non è equivalente a uno compostabile domesticamente. Chiedi sempre a quali condizioni. • Cerca prove di terza parte: le aziende seriamente impegnate nella sostenibilità pubblicano audit di terze parti, report CSRD verificati o Life Cycle Assessment (LCA) secondo ISO 14044. • Attenzione alle compensazioni: 'carbon neutral' basato solo sull'acquisto di crediti di carbonio senza riduzione delle emissioni dirette è una forma di carbon washing, non una vera transizione. • Confronta comunicazione e pratiche: cerca informazioni su politiche interne, supply chain e investimenti reali in R&D sostenibile. La coerenza tra comunicazione esterna e pratiche reali è il segnale più affidabile. Gli impatti del greenwashing: perché è un problema sistemico Sui consumatori Il greenwashing mina la fiducia dei consumatori e distorce le loro scelte d'acquisto, orientandoli verso prodotti che non corrispondono ai valori dichiarati. Uno studio Eurobarometer del 2023 ha rilevato che il 42% dei claim ambientali online esaminati nell'UE erano esagerati, falsi o ingannevoli. Sul mercato e sulla concorrenza Le aziende che investono realmente in innovazione sostenibile e in processi certificati si trovano in svantaggio competitivo rispetto a chi costruisce un'immagine green a costo marginale. Questo crea un incentivo perverso che scoraggia gli investimenti in transizione ecologica reale. Sugli investitori e sul sistema finanziario La proliferazione di green bond e prodotti finanziari ESG basati su comunicazioni non verificate ha generato preoccupazioni sistemiche per le autorità di vigilanza finanziaria europee (ESMA, EBA) e per la SEC negli USA. Il fenomeno del greenwashing finanziario rischia di allocare in modo distorto enormi capitali che dovrebbero invece finanziare la transizione climatica. Sull'ambiente Forse l'impatto più grave: il greenwashing rallenta la transizione ecologica reale, dando l'impressione che il sistema stia cambiando senza che le emissioni, i consumi di risorse o gli impatti ambientali si riducano effettivamente. È un ostacolo diretto al raggiungimento degli obiettivi climatici europei (Green Deal) e globali (Accordo di Parigi). Domande frequenti sul greenwashing (FAQ) Il greenwashing è illegale in Italia? Sì, se costituisce una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo. L'AGCM può sanzionarlo con multe fino a 5 milioni di euro, elevabili in base alle dimensioni aziendali e alla gravità del danno. Con il recepimento della Direttiva Empowering Consumers (2024/825/UE), le sanzioni massime sono state portate al 4% del fatturato annuo nell'UE. Cosa si intende per 'claim ambientale verificabile'? Un claim è verificabile quando è basato su dati scientifici, metodologie standardizzate riconosciute (es. ISO 14040/44 per LCA, GHG Protocol per le emissioni) e verificato da un organismo accreditato indipendente. La Green Claims Directive richiede questo standard per tutte le dichiarazioni ambientali rivolte ai consumatori europei. Come si distingue un marchio ecologico autentico da uno falso? I marchi autentici sono gestiti da organismi indipendenti, pubblicamente riconoscibili e consultabili in registri online (es. ECOLABEL UE, FSC, Global Recycled Standard, Cradle to Cradle). I marchi inventati o auto-attribuiti — senza un organismo certificatore terzo — sono un segnale di allarme. Cosa devono fare le aziende per evitare il greenwashing? Le aziende devono: (1) far verificare ogni claim ambientale da terze parti accreditate prima della pubblicazione; (2) utilizzare dati quantitativi e metodologie standardizzate; (3) allineare comunicazione esterna e pratiche interne; (4) formare il personale di marketing sulle nuove normative UE; (5) pubblicare LCA e report CSRD verificati. Conclusioni: verso una comunicazione ambientale responsabile Il greenwashing è una delle sfide più critiche della transizione ecologica. Se da un lato rappresenta un tentativo di capitalizzare la crescente sensibilità ambientale dei consumatori, dall'altro mina alla radice la fiducia nelle dichiarazioni di sostenibilità e rallenta il cambiamento reale che il pianeta richiede. Il 2026 segna un punto di svolta normativo significativo: la combinazione di CSRD, Green Claims Directive, Empowering Consumers Directive e Tassonomia UE sta costruendo un framework regolatorio sempre più stringente che rende il greenwashing non solo eticamente inaccettabile, ma legalmente rischioso e finanziariamente costoso. Per le aziende, la strada maestra è una sola: investire in trasparenza verificabile, in certificazioni riconosciute e in una comunicazione ambientale coerente con le pratiche reali. Non come obbligo normativo, ma come condizione indispensabile per costruire fiducia duratura con consumatori, investitori e stakeholder in un'economia sempre più orientata alla sostenibilità. ✅ In sintesi Il greenwashing non è un problema marginale: è un fenomeno sistemico con impatti su consumatori, mercati, investitori e clima. Conoscerlo, riconoscerlo e contrastarlo — come consumatori, aziende e regolatori — è un atto concreto a favore della transizione ecologica reale. L'autore Marco Arezio è consulente specializzato in economia circolare, packaging sostenibile e comunicazione ambientale d'impresa. Da oltre vent'anni supporta aziende industriali e della grande distribuzione nello sviluppo di strategie di sostenibilità verificabili e nella comunicazione trasparente dei risultati ambientali. 

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La sperimentazione di Dalmine apre nuove prospettive sostenibili per l'ex Ilva e l'industria dell'acciaio italianadi Marco ArezioL'industria siderurgica, nota per la sua intensità energetica e le elevate emissioni di CO2, sta esplorando nuove frontiere per la decarbonizzazione. In questo contesto, l'idrogeno emerge come una soluzione promettente. La sperimentazione dell'utilizzo dell'idrogeno per fornire energia alla siderurgia comincia a Dalmine e potrebbe presto estendersi ad altre realtà industriali, compresa l'ex Ilva, offrendo una soluzione sostenibile per tutta l'industria dell'acciaio. Il Contesto della Sperimentazione Il primo test di utilizzo dell'idrogeno nell'industria siderurgica in Italia ha luogo presso lo stabilimento di TenarisDalmine, a Dalmine, in provincia di Bergamo. Questo progetto è il frutto della collaborazione tra Snam, TenarisDalmine e Tenova. Snam è uno dei principali operatori europei di infrastrutture energetiche, TenarisDalmine è una società di Tenaris, leader mondiale nella produzione di tubi e servizi per il mondo dell'energia, e Tenova è un'azienda leader nello sviluppo di soluzioni sostenibili per la transizione verde dell'industria metallurgica. La sperimentazione avrà una durata iniziale di sei mesi e mira a valutare le prestazioni e l'affidabilità dell'idrogeno come combustibile nell'industria siderurgica, con l'obiettivo di estendere queste pratiche ai settori "hard to abate", quelli più difficili da decarbonizzare. Idrogeno Prodotto “In Situ” Il cuore del progetto è l'utilizzo di idrogeno prodotto direttamente sul sito per alimentare un bruciatore sviluppato da Tenova. Questo bruciatore è installato in un forno di riscaldo per la laminazione a caldo di tubi senza saldatura presso lo stabilimento di TenarisDalmine. La produzione in situ dell'idrogeno consente di evitare le complicazioni legate al trasporto e allo stoccaggio di questo gas, riducendo i costi e migliorando l'efficienza. Obiettivi della Sperimentazione Il test di Dalmine contribuirà a definire linee guida sulla sicurezza e procedure di gestione degli impianti, con l'obiettivo di trovare soluzioni integrate che riducano significativamente le emissioni di CO2 dei processi industriali. Questo progetto è un passo cruciale verso la transizione verde dell'industria siderurgica, che mira a ridurre l'impatto ambientale della produzione di acciaio. L'idrogeno, infatti, ha il potenziale di diventare una delle principali fonti di energia pulita per l'industria pesante. La sua combustione produce solo vapore acqueo, eliminando le emissioni di anidride carbonica associate ai combustibili fossili tradizionali. Inoltre, l'idrogeno può essere prodotto utilizzando fonti rinnovabili, come l'elettrolisi dell'acqua alimentata da energia eolica o solare, rendendo l'intero ciclo di produzione completamente sostenibile. Implicazioni per l'Industria Siderurgica Italiana L'ex Ilva, una delle maggiori acciaierie d'Europa, potrebbe beneficiare enormemente da queste nuove tecnologie. L'adozione dell'idrogeno come combustibile potrebbe non solo ridurre le emissioni, ma anche migliorare l'efficienza energetica degli impianti, riducendo i costi operativi a lungo termine. Inoltre, il successo della sperimentazione a Dalmine potrebbe fungere da modello per altre industrie siderurgiche in Italia e nel mondo. L'implementazione di tecnologie a idrogeno potrebbe diventare un elemento chiave della strategia di sostenibilità delle aziende, contribuendo a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dagli accordi internazionali sul clima. Problematiche e Prospettive Future Nonostante il potenziale dell'idrogeno, ci sono ancora diversi problemi da affrontare. La produzione di idrogeno verde, cioè prodotto da fonti rinnovabili, è attualmente più costosa rispetto ai combustibili fossili. Tuttavia, con il continuo progresso tecnologico e l'aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, i costi dell'idrogeno verde potrebbero diminuire significativamente nei prossimi anni. Un altro problema riguarda l'infrastruttura necessaria per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dell'idrogeno. È necessario sviluppare una rete di infrastrutture adeguate per supportare l'utilizzo diffuso dell'idrogeno nell'industria. Questo richiederà una cooperazione tra aziende, governi e istituzioni di ricerca per creare un ecosistema favorevole all'adozione dell'idrogeno. Infine, la formazione del personale e la gestione della sicurezza saranno aspetti cruciali per l'implementazione dell'idrogeno nell'industria siderurgica. L'idrogeno è un gas altamente infiammabile e richiede misure di sicurezza rigorose per prevenire incidenti. Le linee guida e le procedure sviluppate durante la sperimentazione a Dalmine saranno fondamentali per garantire un utilizzo sicuro dell'idrogeno su larga scala. Conclusioni La sperimentazione dell'idrogeno per l'industria siderurgica che ha avuto inizio a Dalmine rappresenta un passo significativo verso la decarbonizzazione del settore. Questa iniziativa non solo potrà fornire soluzioni sostenibili all'ex Ilva e ad altre acciaierie italiane, ma anche influenzare positivamente l'industria siderurgica globale. Se la sperimentazione avrà successo, l'idrogeno potrebbe diventare una componente fondamentale della strategia energetica dell'industria dell'acciaio, contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2 e promuovendo una transizione verso un'economia più verde e sostenibile. L'integrazione dell'idrogeno nei processi industriali potrebbe rappresentare una svolta, non solo per la siderurgia, ma anche per altri settori industriali difficili da decarbonizzare, segnando l'inizio di una nuova era per l'industria pesante.

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La tua Azienda Poggia su Solide Gambe? Non ha Bisogno di un Aiuto?di Marco ArezioMolte aziende, specialmente quelle medio-piccole, si identificano totalmente nell’imprenditore che le ha fondate o nella famiglia che da generazioni porta aventi l’attività.Nel corso degli anni il mercato è cambiato e continua a cambiare e, spesso, la dimensione aziendale non permette di cogliere in modo lucido le trasformazioni che stanno caratterizzando la nostra vita. Gusti dei clienti cambiati, scelte di acquisto dei prodotti completamente diverse rispetto a qualche anno fa, sistemi di promozione delle proprie attività ormai immateriali, tramite la rete, attraverso una giungla di novità e potenzialità che se non rimani quotidianamente aggiornato rischi di restarne fuori. La competizione, così come le opportunità per la tua azienda, si sono ormai moltiplicate a dismisura, ma se non sai coglierle ti rimangono in mano solo i problemi della concorrenza esasperata e non le opportunità di sviluppo nazionale e d internazionale. Forse non ti sei accorto che sei seduto su una sedia instabile che potrebbe schiantarsi sotto il peso del nuovo che avanza. La promozione delle tue attività, attraverso le azioni di marketing mirate, è una delle gambe della tua società, importanti come le altre, ma comunque necessaria per non far implodere il tuo lavoro. Se operi nel campo dell’economia circolare ti possiamo aiutare a contestualizzare, rispetto alla domanda del mercato, le tue competenze aziendali, i tuoi vantaggi, i tuoi minus, per migliorare la presenza sul mercato e promuovere la tua attività a livello nazionale ed internazionale. Il portale del riciclo rMIX ti offre una vetrina per i tuoi prodotti e/o servizi in 154 paesi al mondo, attraverso la possibilità di postare/offerte e richieste, di utilizzare i servizi di marketing come il banner, la newsletter a circa 11.000 iscritti nel settore dell’economia circolare o gli articoli sponsorizzati. Inoltre offre una consulenza mirata per analizzare la società, o parte di essa, e decidere con l’imprenditore come migliorare la sua presenza sul mercato. Raddrizzare quella gamba costa meno che ricostruire la sedia su cui ti siedi ogni giorno una volta schiantata. Scrivici per ulteriori info, non costa nulla e, su quella sedia ti siederai forse più tranquillo.

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Con rMIX aiutiamo le imprese del riciclo e dei servizi ambientali a raggiungere un pubblico qualificato, migliorare la propria reputazione tecnica e ottenere una visibilità stabile e coerenteAutore: Marco Arezio. Esperto in economia circolare, riciclo dei polimeri e processi industriali delle materie plastiche. Fondatore della piattaforma rMIX, dedicata alla valorizzazione dei materiali riciclati e allo sviluppo di filiere sostenibili.Data: 6 aprile 2026 Tempo di lettura: 11 minutiParliamo a chi vuole farsi trovare da clienti veri, non da traffico casualeQuando un’azienda decide di investire in pubblicità, il punto non è solo comparire online. Il punto vero è comparire davanti alle persone giuste, nel contesto giusto e con un messaggio che venga percepito come credibile. Noi di rMIX lavoriamo da anni proprio su questa idea: non offrire visibilità generica, ma una presenza dentro un ambiente specializzato che parla il linguaggio del riciclo, dell’economia circolare e delle filiere industriali collegate. Sul nostro portale, nella sezione offerte e richieste, oggi sono presenti 4.243 annunci e 1.716 aziende, distribuiti in categorie che spaziano da polimeri riciclati, metalli, RAEE, vetro e carta fino a trattamento delle acque, logistica, consulenza, energie rinnovabili e materiali edili riciclati.Questo dato non è solo quantitativo. Per noi significa soprattutto una cosa: chi arriva su rMIX non entra in un contenitore indistinto, ma in un ecosistema verticale dove prodotti, servizi, contenuti e opportunità commerciali sono già organizzati per settore. È da qui che nasce il vantaggio della pubblicità su rMIX. Non promettiamo una folla generica. Offriamo un contesto specializzato, dove il messaggio aziendale può incontrare lettori, operatori, buyer, tecnici e imprenditori che hanno già un interesse reale verso i temi trattati dal portale. A nostro avviso, per chi lavora nel B2B industriale, questa pertinenza vale spesso più del volume puro del traffico.Il primo vantaggio che offriamo è un pubblico qualificatoNoi sappiamo bene che, nel mondo della pubblicità digitale, il traffico non ha tutto lo stesso valore. Una campagna può generare molte visualizzazioni e pochissimi contatti utili, oppure numeri apparentemente più contenuti ma con una qualità molto superiore. Per questo, quando proponiamo un investimento pubblicitario su rMIX, partiamo sempre da un principio semplice: meglio essere visti da chi appartiene davvero alla filiera che da un pubblico vasto ma dispersivo.Nella presentazione del servizio Banner Certificato dichiariamo oltre 1.000.000 di pagine visitate ogni trimestre e spieghiamo chiaramente che lo spazio banner è rivolto a un pubblico mirato e qualificato nel settore dell’economia circolare e della sostenibilità. Sottolineiamo anche che, a differenza delle piattaforme generaliste, le visualizzazioni provengono da visitatori già interessati ai temi trattati sul portale.Per noi questo è il cuore della proposta commerciale. Se la vostra azienda vende granuli riciclati, impianti, servizi di consulenza ambientale, prodotti finiti, additivi, lavorazioni conto terzi o tecnologie di recupero, essere presenti in un ambiente verticale significa parlare a un pubblico già predisposto a capire ciò che fate. Non dobbiamo convincere il lettore a interessarsi al riciclo o alla circular economy: il lettore è già arrivato qui proprio per questo. E questa, sul piano commerciale, è una differenza concreta.Il secondo vantaggio è la coerenza tra il vostro messaggio e l’ambiente in cui appareNel marketing industriale, la collocazione di un messaggio cambia la sua efficacia. Noi non consideriamo la pubblicità come un elemento da appoggiare ovunque in modo indistinto. La consideriamo molto più efficace quando è inserita in un ambiente coerente con l’attività dell’azienda che si promuove.Questo principio emerge in modo molto chiaro nella presentazione della nostra pubblicità tecnica integrata nei manuali. Lì spieghiamo che, nel settore delle materie plastiche, la comunicazione non può essere generica e che l’inserimento di una pagina pubblicitaria all’interno di un manuale tecnico cambia completamente la prospettiva: la comunicazione non resta isolata, ma viene collocata in un ambiente specialistico, dove il lettore sta già approfondendo contenuti coerenti con la propria attività. Aggiungiamo inoltre che la coerenza tra contenuto e inserzione amplifica la credibilità del messaggio.Questo stesso criterio, per noi, vale in generale su tutto rMIX. Vale per i banner, per i profili, per i link inseriti in contenuti già pertinenti, per gli articoli sponsorizzati e per le newsletter. Quando promuoviamo un’azienda all’interno di un ecosistema che parla lo stesso linguaggio del suo mercato, il messaggio non appare come un corpo estraneo. Appare, più naturalmente, come parte di una conversazione tecnica già in corso. E nel B2B industriale questa sensazione di pertinenza è spesso ciò che apre la porta all’interesse reale.Il terzo vantaggio è la durata della visibilitàMolte aziende ci dicono la stessa cosa: non vogliono una presenza online che duri solo finché c’è un budget giornaliero da consumare. Vogliono strumenti più rassicuranti, più stabili, più coerenti con i tempi lunghi delle trattative industriali. Noi comprendiamo bene questa esigenza, ed è per questo che una parte importante della nostra offerta si basa sulla persistenza della visibilità.Nel pacchetto 3 in 1 spieghiamo che l’azienda può restare visibile 24 ore su 24 nella prima pagina di Google per il periodo scelto, grazie alla combinazione tra profilo aziendale, collegamento a un post già presente nella prima pagina del motore di ricerca e fissaggio del profilo nella home page e nella categoria di riferimento. Nella descrizione del servizio di link building precisiamo che possiamo inserire il link del cliente in articoli o post già indicizzati in prima pagina e che questa attività può durare sei mesi, un anno o più in base all’abbonamento. Nel Banner Certificato evidenziamo inoltre che la visibilità è costante e continuativa, indipendentemente dal numero di clic o dal budget giornaliero.Per noi questo è un argomento molto forte, soprattutto per le PMI industriali. I processi decisionali nel B2B non sono quasi mai immediati: spesso un potenziale cliente legge, confronta, torna, approfondisce e solo dopo contatta. Una presenza che resta nel tempo aiuta molto di più questo processo rispetto a una comunicazione che si accende e si spegne in fretta. Non diciamo che la durata, da sola, basti. Diciamo però che una visibilità persistente, inserita in contenuti e posizionamenti coerenti, offre un terreno più solido per costruire fiducia e memoria del marchio.Il quarto vantaggio è la dimensione multilinguaNoi sappiamo che molte imprese del riciclo e dell’economia circolare non si muovono solo sul mercato nazionale. Lavorano con l’estero, cercano fornitori e clienti in più paesi, partecipano a fiere internazionali, sviluppano contatti commerciali lungo filiere che oltrepassano i confini. Per questo, nella nostra proposta pubblicitaria, la multilingua non è un dettaglio accessorio: è una leva commerciale vera.Nel servizio newsletter dichiariamo che il messaggio viene redatto in quattro lingue — italiano, francese, spagnolo e inglese — e inviato agli interessati nella loro lingua di appartenenza. Indichiamo inoltre che la newsletter raggiunge circa 12.000 contatti che operano nel mondo della plastica riciclata, del riciclo, delle macchine, della distribuzione e dell’economia circolare. Nella Share Newsletter specifichiamo che questi contatti sono distribuiti in 154 paesi del mondo. Anche il profilo aziendale viene presentato come una vetrina sul mercato dell’economia circolare in 154 paesi.Per noi, offrire questa dimensione internazionale significa mettere a disposizione delle aziende uno strumento che può accompagnarle anche oltre il mercato domestico. Se un’impresa ha una vocazione export, una linea prodotto vendibile all’estero o un posizionamento tecnico che merita diffusione internazionale, poter contare su un ambiente che già lavora in più lingue e con una base di contatti globale rappresenta un vantaggio concreto. Non è solo traduzione. È la possibilità di rendere il messaggio più accessibile e più naturale per chi lo riceve.Il quinto vantaggio è la flessibilità dei formatiNoi non crediamo che tutte le aziende debbano usare lo stesso strumento promozionale. Ogni impresa ha obiettivi diversi: c’è chi vuole far conoscere il brand, chi deve raccontare un nuovo prodotto, chi desidera presidiare una nicchia di ricerca, chi punta sui contatti diretti, chi preferisce rafforzare il profilo istituzionale. Per questo il nostro approccio non è rigido.La sezione servizi di rMIX presenta un portafoglio articolato che comprende banner certificato, profilo aziendale, pacchetto 3 in 1, link building, newsletter, flash newsletter, share newsletter, articoli sponsorizzati e pubblicità tecnica integrata nei manuali. Nel testo del Banner Certificato specifichiamo anche che possiamo adattare l’offerta a esigenze specifiche, compresi posizionamenti personalizzati, dimensioni particolari e durate differenti. Nella Share Newsletter indichiamo che l’azienda può scegliere la frequenza mensile desiderata.Per noi questa flessibilità è fondamentale perché permette di costruire una proposta più aderente al reale bisogno del cliente. Se un’azienda vuole una presenza continuativa, possiamo ragionare su banner e profilo. Se vuole sfruttare contenuti già ben posizionati, possiamo lavorare su 3 in 1 e link building. Se ha bisogno di spiegare in modo approfondito un investimento, una nuova linea o una specializzazione tecnica, gli articoli sponsorizzati diventano più adatti. Se invece vuole entrare direttamente nel flusso informativo di un pubblico professionale, la newsletter può essere lo strumento giusto. Noi non proponiamo una forma pubblicitaria astratta: proponiamo combinazioni coerenti con l’obiettivo.Il sesto vantaggio è il taglio tecnico della comunicazioneNoi lavoriamo in un settore dove la fiducia non nasce da slogan generici. Nasce dalla capacità di parlare bene dei materiali, dei processi, dei problemi reali, delle prestazioni, delle applicazioni e delle soluzioni. Per questo consideriamo il contenuto tecnico una parte centrale del marketing B2B.Quando presentiamo il servizio degli articoli sponsorizzati, spieghiamo che molte aziende hanno bisogno di comunicare in modo approfondito a un mercato specifico come quello dell’economia circolare e che questo formato è indicato quando si deve far conoscere in modo esaustivo la propria attività o raccontare una notizia importante. Nei manuali tecnici sponsorizzati diciamo esplicitamente che il lettore ragiona in termini di parametri di stampaggio, curve reologiche, stabilità termica, MFI, controllo delle ceneri o gestione del colore e che, in questo contesto, la pubblicità tradizionale rischia di risultare superficiale.Per noi è proprio qui che rMIX si distingue. Non ci limitiamo a “mostrare” un’azienda: possiamo aiutarla a presentarsi in una forma più comprensibile per il suo pubblico. Un articolo tecnico, una presenza coerente in un manuale, un link inserito in un contenuto specialistico o una newsletter tecnico-commerciale parlano la lingua delle filiere. E quando un’azienda viene percepita come competente, specializzata e allineata ai problemi reali del mercato, aumenta non solo la visibilità, ma anche la qualità della sua reputazione. Questa è una valutazione strategica nostra, fondata però sul taglio dichiaratamente tecnico dei servizi che il portale mette a disposizione.Il settimo vantaggio è la misurabilitàNoi sappiamo che un’azienda non investe volentieri in pubblicità se non riesce a percepire come leggerne i risultati. Nel B2B questa esigenza è ancora più forte, perché i budget vengono valutati con attenzione e la visibilità deve trasformarsi, almeno potenzialmente, in opportunità concrete.Nel servizio Banner Certificato dichiariamo che ogni trimestre il cliente riceverà il risultato della campagna con il numero delle pagine visitate in cui compare il suo banner. Nello stesso servizio spieghiamo anche che offriamo supporto dedicato per aiutare il cliente a capire come creare banner efficaci, dove posizionarli e come misurare i risultati.Per noi questo è un passaggio essenziale. La pubblicità B2B non può essere affidata a impressioni vaghe. Deve essere accompagnata da indicatori concreti: visualizzazioni, clic, visite al profilo, aperture newsletter, contatti ricevuti, traffico indirizzato al sito, qualità delle interazioni. Alcuni di questi elementi sono già esplicitamente presenti nella struttura dei nostri servizi, altri dipendono dal formato scelto e dal tipo di campagna attivata. Ma il principio resta invariato: per costruire fiducia commerciale, la visibilità deve essere il più possibile leggibile.Come vediamo noi l’investimento pubblicitario su rMIXNoi non proponiamo rMIX come una semplice vetrina online. Lo proponiamo come un ambiente verticale dove categorie, annunci, aziende, contenuti e strumenti promozionali si sostengono a vicenda. Le categorie presenti nella sezione offerte e richieste mostrano con chiarezza l’ampiezza del perimetro: polimeri riciclati, prodotti plastici, metalli riciclati, RAEE, vetro riciclato, carta riciclata, tessuti riciclati, trattamento delle acque, macchine industriali, consulenza, logistica, energie rinnovabili e altri comparti della circular economy.Per questo, quando un’azienda investe con noi, non sta solo acquistando uno spazio. Sta entrando in un contesto dove il suo messaggio può essere collocato con maggiore coerenza, più continuità e un linguaggio più vicino a quello della propria clientela professionale. A nostro avviso, è questo che rende l’investimento più sensato per molte imprese del riciclo e dell’economia circolare: non la promessa di una visibilità indistinta, ma la possibilità di essere trovate in un luogo che già appartiene al loro mercato.Conclusione: con noi non cercate solo audience, cercate pertinenzaSe valutate dove destinare il vostro budget pubblicitario, noi vi invitiamo a porvi una domanda semplice: preferite comparire in mezzo al rumore o dentro un ambiente che parla già il vostro linguaggio? Noi abbiamo costruito rMIX proprio per dare alle aziende del riciclo, dei materiali recuperati, delle tecnologie e dei servizi ambientali un luogo in cui il messaggio commerciale non sia isolato, ma inserito in una struttura verticale, tecnica e internazionale.Con banner, profili, link building, articoli sponsorizzati, newsletter e manuali tecnici, mettiamo a disposizione strumenti diversi per obiettivi diversi, ma con una logica comune: aiutare le imprese a farsi trovare da interlocutori più pertinenti, in un contesto coerente, con una visibilità che non sia solo effimera. Per noi, investire in pubblicità su rMIX significa questo: non comprare semplicemente spazio, ma scegliere un ecosistema dove reputazione tecnica, continuità e specializzazione possono lavorare insieme a favore della vostra crescita commerciale.FAQPerché dovremmo valutare la pubblicità su rMIX se facciamo già marketing altrove?Perché rMIX si presenta come un portale verticale dedicato al riciclo e all’economia circolare, con 4.243 annunci, 1.716 aziende e un insieme ampio di categorie tecniche e commerciali. Questo rende il contesto più vicino alle filiere specialistiche rispetto a piattaforme generaliste.Quali strumenti pubblicitari mettiamo a disposizione su rMIX?Mettiamo a disposizione banner certificato, profilo aziendale, pacchetto 3 in 1, link building, newsletter, flash newsletter, share newsletter, articoli sponsorizzati e pubblicità tecnica integrata nei manuali.Possiamo usare rMIX anche se lavoriamo con clienti esteri?Sì. Dichiaramo servizi e comunicazioni in quattro lingue — italiano, francese, spagnolo e inglese — e una base di circa 12.000 contatti distribuiti in 154 paesi per alcuni servizi di newsletter e profilo.Gli articoli sponsorizzati sono adatti anche a una comunicazione tecnica?Sì. Nella presentazione del servizio spieghiamo che l’articolo sponsorizzato è indicato quando l’azienda deve informare il mercato in modo approfondito o far conoscere in modo esaustivo la propria attività.Offriamo anche soluzioni con visibilità duratura?Sì. Il pacchetto 3 in 1 viene presentato come una presenza 24 ore su 24 per il periodo scelto, il link building può durare sei mesi, un anno o più, e il banner certificato viene descritto come una forma di visibilità costante e continuativa.È possibile misurare i risultati?Per il Banner Certificato dichiariamo un report trimestrale con il numero delle pagine visitate in cui compare il banner del cliente, oltre a supporto dedicato per comprendere il posizionamento e la misurazione dei risultatiScrivici per un preventivoImmagine su licenza

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https://www.rmix.it/ - Il Mondo della Carta: Professioni e Competenze nel Cuore dell’Industria Cartaria
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Mondo della Carta: Professioni e Competenze nel Cuore dell’Industria Cartaria
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Un Viaggio tra le Diverse Figure Professionali e le Abilità Richieste per Innovare e Sostenere la Produzione della Carta, dalla Foresta al Mercato Globaledi Marco ArezioIl settore della produzione della carta rappresenta una delle industrie più antiche e, al contempo, innovative del mondo. La sua complessità non risiede solo nel prodotto finale, ma soprattutto nel variegato mosaico di professionalità e competenze necessarie per portare un semplice foglio di carta dalla foresta al consumatore. In questo viaggio, ogni passaggio coinvolge esperti in differenti campi, tutti impegnati a garantire efficienza, sostenibilità e qualità. Dalla Foresta alla Cartiera: La Gestione Forestale Il punto di partenza della produzione della carta è indiscutibilmente la foresta. La gestione forestale, dunque, è una delle prime tappe cruciali. I gestori forestali sono i custodi delle risorse naturali. La loro missione non è solo quella di assicurare una fornitura costante di legno, ma anche di preservare l'equilibrio ecologico. Per riuscirci, devono possedere una conoscenza approfondita delle dinamiche forestali, delle pratiche di silvicoltura sostenibile e delle tecniche di gestione del territorio. Devono essere capaci di valutare la salute delle foreste, pianificare a lungo termine e utilizzare strumenti tecnologici come i GIS per monitorare e gestire il territorio in modo efficace. L'Ingegneria Meccanica: Il Cuore della Produzione Quando si passa alla fase di lavorazione del legno e alla produzione della carta, l'ingegneria meccanica diventa protagonista. Gli ingegneri meccanici nel settore cartario sono responsabili della progettazione e manutenzione delle macchine utilizzate. Queste macchine sono complesse e richiedono una precisione elevata. Gli ingegneri devono possedere competenze avanzate di meccanica e ingegneria, saper utilizzare software di progettazione CAD e avere un'ottima capacità di problem solving. La manutenzione preventiva e correttiva è essenziale per evitare fermi macchina e garantire un flusso di produzione continuo ed efficiente. Il Ruolo Cruciale dell'Ingegneria Chimica Parallelamente, l'ingegneria chimica gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione del legno in pasta di cellulosa e, successivamente, in carta. Gli ingegneri chimici devono comprendere i complessi processi chimici coinvolti, ottimizzare le reazioni per massimizzare l'efficienza e minimizzare gli sprechi. Devono essere esperti nelle tecniche di laboratorio e analisi chimiche, capaci di migliorare continuamente i processi industriali per aumentare la sostenibilità e la sicurezza. La gestione delle sostanze chimiche e il rispetto delle normative ambientali sono altrettanto cruciali. La Precisione dei Tecnici di Laboratorio La qualità della carta prodotta dipende in gran parte dal lavoro dei tecnici di laboratorio. Questi professionisti eseguono una serie di test fisici, chimici e biologici sui campioni di carta per assicurarsi che rispondano agli standard richiesti. Devono essere abili nelle tecniche di test e misurazione, avere un occhio attento per i dettagli e saper analizzare i dati raccolti per redigere rapporti tecnici precisi. La loro precisione e meticolosità sono essenziali per garantire che ogni foglio di carta abbia le caratteristiche desiderate. La Gestione della Produzione: Efficienza e Sicurezza Un altro aspetto cruciale della produzione della carta è la gestione della produzione. I responsabili della produzione devono coordinare tutte le attività operative, assicurandosi che i processi siano efficienti e sicuri. Devono possedere una profonda conoscenza della logistica, essere leader capaci di motivare e gestire il personale, e avere la capacità di ottimizzare i processi produttivi per gestire i costi e massimizzare la produttività. Inoltre, devono garantire il rispetto delle normative di sicurezza e ambientali, un compito che richiede una costante vigilanza e aggiornamento.Innovazione e Sostenibilità: Ricerca e Sviluppo La continua evoluzione del settore della carta richiede un costante impegno in ricerca e sviluppo (R&D). I professionisti in R&D lavorano su nuovi materiali, tecnologie e processi per migliorare le caratteristiche della carta e ridurre l'impatto ambientale della produzione. Questi esperti devono avere una solida formazione in chimica dei materiali e ingegneria chimica, capacità di condurre esperimenti innovativi e analizzare i risultati. La loro creatività e capacità di problem solving sono fondamentali per sviluppare nuove soluzioni sostenibili e mantenere l'industria all'avanguardia. Sostenibilità e Responsabilità Ambientale In un'epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità globale, la gestione ambientale è un aspetto cruciale del settore della carta. I professionisti della gestione ambientale lavorano per assicurarsi che le pratiche di produzione siano ecologicamente responsabili. Devono monitorare l'uso delle risorse, gestire i rifiuti, ridurre le emissioni e garantire che l'azienda rispetti tutte le normative ambientali. Questo richiede una profonda conoscenza delle normative e delle pratiche di sostenibilità, oltre a capacità analitiche per valutare l'impatto ambientale delle attività aziendali. Marketing e Vendite: Portare la Carta sul Mercato Infine, il marketing e le vendite sono essenziali per portare il prodotto finale sul mercato. I professionisti in questo settore devono comprendere le esigenze dei clienti, sviluppare strategie di mercato efficaci e gestire le relazioni con i clienti. Devono avere ottime capacità di comunicazione e negoziazione, una profonda conoscenza del mercato e delle tendenze di consumo, e la capacità di sviluppare campagne di marketing che evidenzino i punti di forza dei prodotti. Conclusioni Il settore della produzione della carta è un universo dinamico e affascinante, in cui ogni professione svolge un ruolo fondamentale per garantire efficienza, qualità e sostenibilità. Le competenze richieste sono molteplici e diversificate, e spaziano dalla gestione forestale all'ingegneria, dalla chimica alla gestione della produzione, dalla ricerca alla sostenibilità, fino al marketing e alle vendite. La crescente attenzione alla sostenibilità e all'innovazione richiede che i professionisti di questo settore investano nella formazione continua e nello sviluppo di competenze trasversali per adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato. Solo attraverso un impegno costante e una visione integrata delle diverse professionalità coinvolte, il settore della produzione della carta potrà continuare a crescere e a contribuire in modo significativo all'economia globale.

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https://www.rmix.it/ - I Prodotti Online e il Greenwashing: Come Difendersi da un Fenomeno in Aumento
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare I Prodotti Online e il Greenwashing: Come Difendersi da un Fenomeno in Aumento
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Il commercio online sta avanzando in modo prepotente nelle abitudini dei consumatori, forte di alcune peculiarità che aiutano il fenomenodi Marco ArezioVelocità di consegne, semplicità nell’acquisto, cataloghi molto ampi, economicità dei prezzi e comodità rispetto all’acquisto in un negozio fisico, specialmente in periodi come questi dove vi sono restrizioni nella mobilità. Una corsa alle vendite on line è fatta anche da produttori di articoli che fino a poco tempo fa non utilizzavano questo canale e, quindi, il bacino dell’offerta è diventato veramente enorme. Tra migliaia di offerte per articoli simili, il marketing ha affinato tecniche persuasive verso i clienti sapendo cosa i consumatori si aspettano di trovare in un prodotto. La Commissione Europea e le autorità nazionali di tutela dei consumatori hanno indagato sulle offerte di alcuni prodotti nel mercato on line e hanno notato una massiccia presenta di messaggi fuorvianti, esagerati e, a volte, falsi, in merito al greenwashing. Poiché i consumatori che utilizzano il servizio degli acquisti on line sono anche clienti che richiedono generalmente prodotti più sostenibili, le informazioni sui prodotti in vendita da parte dei produttori o la pubblicità sull’articolo, sono spesso intrise di affermazioni che richiamano la sostenibilità e la riciclabilità dello stesso. Termini come riciclato, verde, green economy, ecologico, biologico, impatto zero, e molti altri spesso si trovano sulle confezioni ma, in realtà, non rispecchiano sempre la filiera produttiva dell’articolo, dando al cliente informazioni non corrette e senza supportare le affermazioni con prove. Uno studio della Comunità Europea ha valutato 344 dichiarazioni di sostenibilità "apparentemente dubbie" fatte online dalle aziende, la maggior parte delle quali nei settori dell'abbigliamento e dei tessuti, dei cosmetici, della cura della persona e delle apparecchiature domestiche. Nel 42% dei casi le autorità di controllo nazionali hanno appurato che le affermazioni stampate sugli imballi fossero false, ingannevoli o potenzialmente ingannevoli per i consumatori, quindi da considerare come una pratica sleale secondo il diritto dell’Unione Europea. Queste informazioni che il consumatore trova sugli imballi non sono sufficienti per permettere una corretta scelta del prodotto e, nel 37% dei casi, vengono utilizzati termini volutamente vaghi senza dati a supporto chiari e certificati. Il commissario europeo per la giustizia Didier Reynders, ha affermato che mentre alcune aziende si sforzano di produrre prodotti realmente eco-compatibili, altre prendono una strada più breve e senza costi, attraverso l’uso di affermazioni vaghe, false o esagerate. Per parlare di un settore in cui il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, possiamo citare il comparto della produzione e raffinazione dei carburanti fossili, le cui società stanno spendendo enormi risorse economiche per crearsi una reputazione più verde. Ma interessante è anche notare, per esempio, le informazioni che i consumatori possono trovare su un flacone di detersivo, in cui si legge spesso la frase: Prodotto Riciclabile. Non vi è dubbio che sia una affermazione corretta, un flacone in HDPE fatto con polimero vergine è riciclabile, ma è fuorviante, se anche abbinato a sigle o disegni che fanno immaginare la natura e la cura dell’ecosistema, inducendo il consumatore ad acquistare un flacone che non segue i principi dell’economia circolare. Infatti, il flacone per rispettare i canoni della circolarità delle materie prime deve essere fatto in plastica riciclata e, sull’etichetta, ci dovrà essere riportata una frase simile a: flacone fatto con materiale riciclato che può essere riciclato nuovamente. La Commissione Europea ha inviato agli stati membri un avviso di attenzione verso queste pratiche scorrette con l’esortazione di vigilare e punire chi trasgredisce le regole. Da parte del consumatore è sempre importante informarsi prima di effettuare un acquisto, cercando di farsi un quadro chiaro di cosa è riciclato, riciclabile o falsamente tale, mettendo a confronto più prodotti e le informazioni che i produttori distribuiscono al mercato.

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https://www.rmix.it/ - Comunicazione: come uscire dall’anonimato con poche risorse
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Comunicazione: come uscire dall’anonimato con poche risorse
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Comunicazione: come uscire dall’anonimato con poche risorse. Le possibilità per artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e consulenti di Marco ArezioIn un mondo iper-competitivo, dove la comunicazione è diventata un’arma dirompente, chi ha le capacità e le risorse finanziarie per imporsi sul mercato, può fare la differenza. E le piccole aziende? Le attività di comunicazione, nel mondo interconnesso di oggi, possono fare la differenza tra chi le utilizza e chi no. Le piccole aziende, strettamente impegnate nel business quotidiano, non hanno a volte il tempo per promuovere la propria attività, far conoscere le capacità di creare valore aggiunto al proprio lavoro. Le dimensioni stesse dell’impresa non contemplano, spesso, la presenza di una figura che si occupi di mettere in luce le prerogative aziendali, attraverso le quali attirare nuovi potenziali clienti ed avere una programmazione del lavoro su un più lungo orizzonte. Inoltre, il flusso finanziario, tipico delle micro o piccole aziende, spesso non permette di assumere una risorsa umana interna che si occupi della promozione dell’attività. Ma per l’artigiano, il parrucchiere, l’estetista, il bar, il piccolo produttore, il consulente, l’impresa di pulizie e, potremmo andare avanti a citare mille altre figure professionali, emergere dall’anonimato o vincere la concorrenza, diventa sempre più un’esigenza di sopravvivenza e di rilancio. Ma come si raggiunge l’obbiettivo? La comunicazione è un’attività che punta a creare empatia con i potenziali clienti e un mezzo per fidelizzare quelli già acquisiti dall’impresa. L’empatia è quello stato d’animo, da parte del potenziale acquirente, che sceglie te invece che un tuo concorrente vicino o viene a conoscenza della tua attività e decide che potrebbe essere interessante provare a servirsi da te invece che dal suo solito fornitore. Nell’empatia sono racchiuse molte sensazioni che non dipendono direttamente dal prodotto che vendi o dal servizio che offri, ma è un insieme di valori trasmessi al potenziale cliente che fanno pendere la scelta verso la tua attività. La comunicazione non deve mai essere considerata un mezzo di vendita diretta, finalizzata nel breve periodo ad aumentare il fatturato, ma un’attività che favorisce la fidelizzazione del cliente sul lungo periodo, la cui conseguenza potrà essere l’aumento del fatturato. Perché ordinate una coca cola e non un’altra bibita con il caramello del tutto simile? Il prezzo? La qualità? Non credo proprio. La suggestione del prodotto che crea la giusta empatia in ognuno di noi. Perché una persona deve venire a comprare il pane al tuo negozio o andare a riparare il telefonino da te e non dalla grande catena distributiva o fare realizzare le tende per il la tua casa nel tuo negozio invece che da un altro o affidarsi ad un consulente finanziario invece che al suo concorrente? E’ una questione di empatia che, attraverso la comunicazione locale o su ampia scala, porta a compiere delle scelte che esulano dal prodotto, dando per scontato che si abbia una qualità attesa e non inferiore a quella del tuo concorrente, ma non per forza migliore. Questo vale anche nelle forniture all’ingrosso, dove un piccolo imprenditore può produrre ombrelloni o vasi o appendini o pattumiere o reti ortopediche, per fare alcuni esempi, a parità di qualità di prodotto e servizio, deve poter creare una chiave per farsi preferire e per farsi conoscere da una platea più vasta. Ma creare l’empatia non è come comprare o vendere un prodotto di uso comune, non raggiunge lo scopo in un lasso di tempo breve, è un percorso che necessita tempo ma soprattutto costanza. Chi sposa la comunicazione per far crescere la propria azienda deve essere soprattutto costante nel tempo, sia che le cose, nel breve periodo, vadano male o meglio. Con quali risorse e come fare? La costruzione di un percorso comunicativo oggi non necessita di investimenti onerosi, in quanto si può affittare il lavoro e calibrare le ore settimanali del consulente in base alle esigenze e le disponibilità finanziarie dell’azienda. Ogni attività ha una sua storia, un suo ambito, una sua situazione finanziaria e un suo obbiettivo. Partendo dall’analisi di queste informazioni si costruisce, con l’imprenditore, un piano di lavoro che permetta a lui di dedicarsi al proprio lavoro e al consulente di far emergere l’azienda e creare quell’empatia necessaria per far preferire un’azienda ad un’altra.

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