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SCHIUMA BIO PER UN’ACQUA SENZA PFAS: LA RIVOLUZIONE SOSTENIBILE PARTE DA PARIGI

Notizie Generali
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Schiuma bio per un’acqua senza PFAS: la rivoluzione sostenibile parte da Parigi
Sommario

- Che cosa sono i PFAS e perché sono pericolosi

- L’incendio di Rouen e l’origine del progetto Spuma

- La tecnologia biomimetica alla base della schiuma Spuma

- Come funziona l’additivo biologico nella rimozione dei PFAS

- I vantaggi ambientali della schiuma biodegradabile

- Applicazioni della tecnologia Spuma nel trattamento delle acque

- Il modello di business sostenibile basato su licenze e servizi

- Spuma e l’ecosistema deep-tech europeo: il ruolo di Super Sapiens Europe

La startup Spuma lancia una schiuma biodegradabile e alimentare che intrappola e distrugge i PFAS


di Marco Arezio

I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) rappresentano una delle sfide ambientali più complesse della nostra epoca. Estremamente persistenti, si accumulano nei terreni, nella flora, nella fauna e infine nel nostro organismo, con effetti tossici ancora oggetto di studio ma già associati a disfunzioni ormonali, cancro e alterazioni immunitarie.

Dalla loro introduzione negli anni ’40, sono diventati ubiqui: nei rivestimenti antiaderenti, nei tessuti impermeabili, nei contenitori alimentari. Ma una volta dispersi nell’ambiente, diventa quasi impossibile eliminarli. Ed è qui che interviene una soluzione rivoluzionaria: una schiuma biologica, biodegradabile e alimentare, frutto della ricerca francese, capace non solo di separare ma anche di distruggere i PFAS in maniera sostenibile.

L’incendio di Rouen e la nascita di un’idea bioispirata

L’evento scatenante è stato drammatico. Nel 2019, un vasto incendio in un impianto petrolchimico di Rouen (Normandia) contaminò oltre 10.000 metri cubi d’acqua utilizzata per spegnere le fiamme. L’urgenza di stoccare e trattare questi liquidi tossici portò l’azienda Valgo, esperta in bonifiche industriali, ad aprire un’indagine scientifica interna per capire come rimuovere efficacemente i PFAS.

Da quell’evento traumatico è nato un percorso di ricerca interdisciplinare che ha attraversato studi scientifici, prove sperimentali e ricerche universitarie, culminando nel 2023 nella nascita di Spuma, una startup che ha preso il nome proprio dalla tecnologia che sviluppa: la frazione di schiuma.

Il principio biomimetico: imitare il corpo umano per intrappolare gli inquinanti

Il cuore della tecnologia Spuma è un’osservazione sorprendente: i PFAS mostrano una fortissima affinità con una proteina presente nel sangue umano, l’albumina, che li trasporta nel fegato e in altri organi. Questo comportamento è stato replicato a livello molecolare, sviluppando un additivo biologico di grado alimentare capace di imitare queste proprietà e catturare selettivamente le molecole perfluorurate.

Una volta aggiunto all’acqua contaminata, questo additivo si comporta come un tensioattivo intelligente: promuove la formazione di microbolle che salgono in superficie, trasportando con sé i PFAS intrappolati, che vengono poi raccolti in una frazione schiumosa e concentrata.

Oltre la separazione: distruggere i PFAS senza inquinare

Il vero punto di forza di Spuma, tuttavia, non è solo nella capacità di separare i PFAS, ma anche nella successiva fase di trattamento.

Una volta ottenuto il concentrato, il residuo viene ridotto mediante evaporazione e distrutto attraverso tecnologie dedicate, il tutto senza introdurre nuovi contaminanti.

La startup dichiara un’efficienza di rimozione superiore al 99% per PFOA (C8), PFOS (C8), PFHpS (C7) e PFHxS (C6) — i composti più diffusi e pericolosi della famiglia PFAS. Il risultato è una soluzione a basso impatto ambientale, che può essere adattata a numerosi contesti: dalle acque sotterranee contaminate al percolato delle discariche, dagli scarichi industriali ai reflui municipali, fino ai sistemi di trattamento per l’acqua potabile.

Il modello di business: licenze, servizi e regime Patent Box

In un contesto sempre più regolato dalle normative europee — con Bruxelles pronta a imporre nuove restrizioni sull’uso dei PFAS — Spuma propone non solo una tecnologia, ma un pacchetto completo di servizi. Il modello prevede la concessione in licenza della tecnologia brevettata, affiancata da attività di consulenza tecnica, test di laboratorio, verifiche in campo e supporto alle imprese nelle pratiche di bonifica. Il tutto reso ancora più competitivo grazie al regime Patent Box, che consente agevolazioni fiscali per i ricavi derivanti dall’utilizzo dell’innovazione brevettata.

Dall’incubatore alla rete europea: il ruolo di Super Sapiens Europe

Il potenziale di Spuma è stato riconosciuto anche a livello continentale. La startup è infatti una delle nove realtà selezionate da Super Sapiens Europe, iniziativa deep-tech promossa da Scientifica Venture Capital in collaborazione con l’Istituto per le Relazioni Economiche Francia-Italia.

L’obiettivo è quello di rafforzare il tessuto innovativo europeo nei settori ad alta intensità scientifica, creando ponti tra ricerca, impresa e capitali. Con un investimento iniziale di 2 milioni di euro da parte di Valgo, Spuma si prepara a chiudere un nuovo round di finanziamento entro luglio 2025, puntando all’ingresso definitivo nel mercato entro fine anno.

Una schiuma per il futuro: tra ecotecnologia e resilienza

La storia di Spuma è un esempio virtuoso di come un evento critico possa trasformarsi in un’innovazione sostenibile e concreta. Combina scienza dei materiali, biochimica, ingegneria ambientale e modelli economici circolari per rispondere a una delle emergenze più urgenti del nostro tempo. E nel farlo, costruisce anche un ponte tra due grandi paesi europei — Francia e Italia — nella convinzione che solo attraverso la collaborazione si possano affrontare i grandi problemi globali.

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