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LA FATA MARELLA RENDE LA TERRA PIÙ PULITA E PIÙ BELLA

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - La fata Marella rende la terra più pulita e più bella
Sommario

L’idea di questo racconto è nata in una sera di fine estate davanti ad uno squisito piatto di risotto ai porcini.

Mentre Sandro, mio marito, sparava qualche centinaio di fucilate virtuali con Antonio con il quale condivide la passione venatoria, io e Mara, la padrona di casa, finite le chiacchiere rituali sulle bimbe, la casa e il lavoro, ci siamo avventurate in un discorso serio: rilevanza della raccolta differenziata dei rifiuti, necessità di selezionare il riciclabile con cognizione di causa…

Un pensiero su da tempo in attesa di prender corpo: trovare un modo per “fare qualcosa con e per le scuole” partendo dal tema del riciclaggio e della rigenerazione delle materie plastiche; un desiderio mio: scrivere qualcosa di diverso da una delibera.

Avevo intravisto il miracolo che solo la fantasia delle mamme e la lingua infantile a due voci erano in grado di realizzare.

Avevamo trovato un possibile punto di raccordo tra le nostre attività lavorative e un argomento che ci avrebbe impegnate per l’intera durata della videocassetta che ipnotizzava le nostre figlie, considerate, i nostri mentori oramai immersi in ben altri ambienti.

Ebbene, mentre lei è una giovane imprenditrice nel settore della raccolta e rigenerazione della plastica che la sua Audi visitava fieri e clienti, io sono un funzionario della Pubblica Amministrazione in “corriera” e da oltre dieci anni mi occupo di diritto allo studio.

Lei ci ha illustrate le carriere di un certo tipo di plastica che può agevolmente essere rigenerata, il vivo quotidianamente con la preoccupazione che giochi e oggetti da affidare alla manipolazione dei bambini, giochi e sussidi vari, siano genere.

Due professioni molto distanti, come pure le rispettive giornate.

Ma in comune il nostro racconto differenziato dei rifiuti.

Insieme abbiamo avviato la fase di sperimentazione dei bimbi di una scuola dell’infanzia sulla raccolta guidata del PP e del PE proponendo con calma ed il loro piccolo impegno quotidiano degli oggetti e dei giochi in materiale passato che non dovevano essere rigenerato, ma che alla fine è dovuto essere nuovo per ragioni di sicurezza.

Miracolo finito! O meglio, momentaneamente sospeso…

In lei è prevalsa l’imprenditrice, la preoccupazione e l’impostazione tecnica, in me è riemersa l’antica vocazione all’insegnamento e qualche mezza pagina di pedagogia dei tempi dell’università.

Fine della cena… inizio del lavoro! Ripresa del miracolo.

A lei il “tecnico” a me il “romantico” .

Ad ognuno il suo e a voi, se avrete la pazienza di continuare, questo racconto che ho ideato pensando a come avrei potuto illustrare il progetto a mia figlia Rachele di quasi quattro anni e alla sua, Gaia, che da poco ha festeggiato la seconda candelina, un grazie per la pazienza e per lo sforzo che spesso ci si dimentica di riconoscere al lettore.

Da questa chiacchierata è nato il progetto “Giochi regalati in cambio di rifiuti riciclati” che ponendosi la finalità di introdurre i bambini della scuola dell’infanzia al tema della differenziazione dei rifiuti, del riciclaggio e della rigenerazione dei materiali, propone alla scuola di raccogliere i tappi delle bottiglie di acqua da bibite donando giochi nuovi in proporzione alle quantità raccolte. Progetto condiviso e realizzato con la gentile disponibilità della Ditta Riplast.

Facendo le debite ricerche abbiamo scoperto che i giochi destinati all’infanzia non sono mai prodotti in materiale plastico rigenerato in quanto lo stesso, pur utilissimo per molti altri impieghi, non è in grado di fornire garanzie adeguate all’impiego specifico.

Il tecnico di Mara è divenuto romantico in quanto ha ideato graficamente i personaggi del racconto e ha creato di più tutte le tavole illustrative; il mio romantico si è tinteggiato di tecnico nella definizione progettuale e nell’avvio dei rapporti con la scuola pilota.

La fata Marella rende la terra più pulita e più bella


Testo: Laura Maffazioli

Illustrazione: Mara Bicelli




Qualche mese fa, in una località non molto lontana, esisteva e ancora c'è una fabbrica di oggetti di plastica, nella quale si producono molte cose

utili e colorate e altre meno utili, ma altrettanto belle e interessanti.

In un reparto molto speciale di quella fabbrica si producevano i tappi che ogni giorno grandi e bambini tolgono e mettono alle bottiglie. Qualcuno si svita, qualche altro si stappa qualche altro, con una linguetta, si tira e si strappa. Rossi, gialli, blu, bianchi e violetti, alti e stretti, fucsia e marroni, allegri seriosi e burloni.

I tappi appena fabbricati tra loro chiacchieravano gioiosi e animati.

Da ogni parte si sentiva parlare, ridere e scherzare, di tanto in tanto si riusciva a capire quel che i piccoli tappi stavano a dire: "io conserverò l'acqua con le bollicine, io latte o aranciatine. lo vi terrò sicuri chiudendo bene saponi, detersivi e prodotti oscuri. Io che ho la chiusura ben stretta, conserverò per papà vino, liquori e birretta."

Tutti, comunque, si sentivano utili belli e soddisfatti e su di un nastro trasportatore procedevano ordinati e compatti.

Tra tutti quei tappi ce n'era uno particolarmente simpatico. Si chiamava Tap.

Tappino e aveva una faccetta rotonda, un sorriso sempre stampato sulle labbra e grandi sogni per il futuro. Sperava di finire su una bottiglia di acqua con le bollicine o di aranciata e partecipare alla testa di compleanno di un bambino o di una bambina.

Una bella mattina ad ogni tappo venne affidata una bottiglia piena di qualcosa di prezioso, gustoso e in qualche caso pericoloso; a ciascuno fu applicata una piccola fascetta e una coloratissima etichetta.

Così confezionati i tappi, tra cui il nostro amico Tap Tappino, erano pronti per la loro avventura che presto sarebbe iniziata nei grandi supermercati e nei piccoli negozi di quartiere o sulle bancarelle di mercati e fiere.


Flaconi, bottiglie e barattoli in plastica facevano bella mostra di sé sugli scaffali dei negozi e dei supermercati e sembravano sussurrare: "prendi me! Ho una gustosa sorpresa per te...", "Vuoi fare un bel bagnetto? Contengo un bagnoschiuma profumato... provalo è perfetto!" e così via mentre persone e carrelli passavano frettolosi davanti a loro.

Tap Tappino, emozionatissimo, finì su una bottiglia di acqua con le bollicine e tenendosi ben stretto alla sua bottiglia lucida e trasparente controllava che la sua etichetta colorata non si sciupasse e che le sue scritte fossero ben in vista.

Di tanto in tanto, proprio come fanno i bambini, litigava e si prendeva a gomitate con le altre bottiglie e con gli altri tappini dello scaffale su cui stava.

Voleva stare sempre al primo posto... si annoiava nel supermercato e sognava di essere preso per primo da un cliente; magari, da un bimbo di quelli che stanno seduti nei seggiolini dei carrelli della spesa.

Un pomeriggio Tap sentì la voce di un bimbo e pensò: "eccolo! Ci siamo! Devo mettermi in vista sullo scaffale, lì, vicino al cartello dell'offerta speciale."

Sgomitò tra le bottigliette, ne fece ruzzolare un paio e si mise in prima fila.

Il bimbo seduto nel carrello della spesa allungò la manina e prese Tap

Tappino e la sua bottiglia e li mise nel carrello.

Il tappino eccitatissimo e incuriosito, dall'avventura che finalmente era iniziata, disse alle bollicine dell'acqua che gli facevano il solletico ai piedini:

"ferme e tranquille, non preoccupatevi ci sono io a trattenervi, potrete uscire quando ci avranno portato a casa, ora mettetevi sedute o rischio di saltare!"


Il giretto sul nastro trasportatore della cassa del supermercato, fu un poco

pauroso, la bottiglietta di Tap rotolò più volte, ma poi tu riposta ben sicura in una borsa di plastica e le bollicine tornarono tranquille. Poi fu la volta del baule dell'automobile: là dentro era buio, ma si sentiva la musica della radio e si sentiva anche la voce del bambino che aveva acquistato la bottiglietta di acqua con le bollicine. Il bimbo raccontava felice che quella sera avrebbe festeggiato il suo quarto compleanno con gli amici in una festa indimenticabile.

Tap Tappino diceva alle bollicine che già si facevano belle ed effervescenti:

"questa sera saremo su una tavola imbandita e verrete versate in bicchieri di cristallo luccicante, io dall'alto della bottiglia baderò a che tutto sia perfetto, che l'acqua non si rovesci e che rimanga ben fresca, badate di comportarvi bene e di non farmi fare figuracce!"

Finalmente la festa iniziò. Tap Tappino era felicissimo ed emozionato.

Coriandoli e stelle filanti rallegravano l'ambiente, luci colorate rendevano tutto brillante e variopinto e lui, piccolo tappo, indossava un divertente cappuccetto decorativo mentre al collo della sua bottiglietta era stato messo un elegante farfallino rosso a pois gialli.

Musica, canti e balli. La torta con le candeline, fiumi di cioccolato e zucchero filato, caramelle e leccornie... tutti si divertivano un mondo, scartavano i regali e svolazzavano i palloncini.

Tap Tappino era molto felice ed orgoglioso. Aveva un ruolo importante in quella festa e le bollicine della sua acqua erano apprezzatissime. Lui vigilava sulla tavola imbandita e di tanto in tanto chiacchierava con le posate birichine o con i tovaglioli di carta sui quali era disegnato un folletto. Quando qualcuno stappava la sua bottiglia si sentiva importante. Tra le mani dei bambini si sentiva felice e al sicuro e poi, quando chiudevano la bottiglietta, si rimetteva stretto stretto a tener a bada le bollicine che si divertivano a frizzare e a fare capriole dentro l'acqua.


Fu proprio parlottando con una cannuccia da bibite che si dondolava in un bicchiere d'aranciata, che si prese il suo primo spavento.

Le luci, i colori e la meraviglia della festa si sbiadirono immediatamente quando Nuccia la cannuccia gli disse queste parole: "sai Tap, tra poco la festa finirà, i bimbi andranno nei loro lettini avvolti da caldi pigiamini e la mamma ripulirà tutto." Tap Tappino incuriosito chiese: "e noi, dove andremo?"

"Noi? - rise sdegnosa Nuccia la cannuccia io e te in pattumiera e poi in un posto spaventoso chiamato discarica di cui mi hanno raccontato i tovaglioli di carta.

Loro che sanno sempre tutto di tutti, descrivono mostruose orrendità.

Le posate di metallo, i piatti di ceramica le ciotole di cristallo e le brocche di vetro in lavastoviglie. Verranno lavate asciugate e lucidate, poi riposte nelle credenze e prenderanno parte alla prossima festa."

"Anch'io - protestò Tap - verrò alla prossima festa!"

"Tu!? - lo scherni Nuccia la cannuccia - anche se dentro di sè provava la stessa grande paura... "tu finirai nella spazzatura proprio come me e... poveri noi... una lacrima di terrore scese lungo tutta la sua esile figurina..."

Tap Tappino ormai non sentiva più nulla di quanto lo circondava, eppure la festa non era finita, ma a lui ora, non interessava più.


Temeva la spazzatura e la discarica e si rifiutava di pensare che la sua avventura dovesse finire così presto e così male. Specchiandosi in un vassoio d'argento ormai vuoto, notava che il suo color bianco era ancora bello, lui era ancora capace di tenersi ben saldo e chiudere perfettamente la sua bottiglietta e si sentiva ancora forte e desideroso di essere utile a qualcuno.

Senza considerare che invidiava un pochino le brocche di vetro che sarebbero andate ancora a chissà quante feste di compleanno.

Certo, l'acqua della bottiglietta era ormai finita, le bollicine svanite, qualcuno aveva strappato l'etichetta e le decorazioni che prima lo avevano abbellito... ma no! Lui assolutamente voleva andare ancora ad un'altra festa di compleanno a fare il tappo delle bottiglie.

Tap Tappino non si perse d'animo, girò gli occhi un poco a destra e un poco a sinistra in cerca della sua amica cannuccia e quando la trovò le disse piano: "avvicinati, ho un'idea!"

Quando, più tardi, la mamma del bimbo festeggiato sparecchiò il tavolo della festa, Tap Tappino e Nuccia cannuccia tenendosi per mano rotolarono verso il bordo della tovaglia e con un balzo acrobatico finirono sul pavimento anziché nella pattumiera.

"Salvi!" esclamarono un poco ammaccati per il salto e impauriti, ma subito si rialzarono.


Dal pavimento, con l'aiuto della scopa, che di quella casa conosceva ogni angolo e fessura, riuscirono ad uscire nel giardino e, appena fuori, videro la notte.

Era buio e freddo, ma erano liberi e nel cielo brillavano le stelle. I due amici si incamminarono, rotolando, senza sapere bene dove andare e st fermarono nell'erba al ciglio della strada stanchi, assonnati e infreddoliti: non c'erano più il calore della festa e le luci a scaldarli e rincuorarli. Avevano paura di essere schiacciati dalle auto che sfrecciavano veloci sull'asfalto della strada vicina, ma poco dopo si addormentarono abbracciati ed erano talmente stanchi che non sognarono nemmeno.

Quando il mattino si svegliarono il sole era già alto nel cielo e brillava; Tap

Tappino e Nuccia la cannuccia si ritrovarono sul margine di una strada trafficata e pericolosa, l'erba su cui stavano era umida di rugiada e sporca di fumi di scarico e i fiori tossivano forte per la puzza di fumo.

"Ed ora - chiese Nuccia la cannuccia - come faremo a tornare sullo scaffale del supermercato puliti confezionati e di nuovo utili?"

"Proprio non ne ho idea!" rispose Tap Tappino guardandosi d'intorno. "Io non conosco la strada, ero andato in quella bella casa chiuso nel baule dell'auto insieme alla spesa e poi: chi mai ci vorrà così sporchi? Io ho perso la mia bottiglietta e tu sei un po' spiegazzata."

D'improvviso una vocina sottile li interruppe ritmando più volte questa cantilena:

La fata Marella rende la terra pulita e bella!

La fata Marella rende la terra pulita e bella!

La fata Marella rende la terra pulita e bella

I due amici si fissarono stupiti e con la bocca spalancata e poi Tap Tappino iniziò a rotolare per vedere chi avesse parlato.

Era stata una tartarughina a quadretti verdi e marroni che indossava un fazzoletto di seta e che munita di scopa cercava invano di ripulire il prato dalle cartacce, dai rifiuti e dal fumo di scarico delle automobili che lo sporcavano.

"Chi sei?" chiese Tap Tappino.

"Sono l'aiutante della fata Marella" rispose la tartarughina, senza smettere di ripulire pianticelle e margheritine. "Io e tanti altri animali e insetti buoni la aiutiamo a tenere la terra pulita e bella, ma ora siete arrivati voi oggetti di plastica. Gli uomini vi producono, vi usano per un poco e poi vi buttano ed ecco il risultato! Prati pieni di rifiuti, ruscelli inquinati e aria puzzolente."


"Proprio non era nostra intenzione”- rispose Tap un poco intimidito e vergognoso - noi vorremmo ancora essere utili, abbiamo paura della discarica e della pattumiera e vorremmo tornare alle feste di compleanno dei bambini, ma purtroppo ci buttano senza pensarci troppo e noi siamo qui solo perché siamo riusciti a fuggire prima di finire nella discarica."

"Se è così - esclamò la Tartarughina - cambia tutto, venite con me e vi porterò dalla fata Marella, vi farà diventare suoi aiutanti proprio come me e ci darete una mano! C'è tanto lavoro da fare."

La fata Marella rende la terra pulita e bella!

La fata Marella rende la terra pulita e bella!

La fata Marella rende la terra pulita e bella!

Canticchiando la filastrocca con la tartarughina, Tap e Nuccia si diressero verso un grosso fungo che ospitava una fata tutta vestita di bianco, che al posto dell'ombrello usava la corolla di una margherita per ripararsi dal sole e che stava seduta su mezzo guscio di noce rovesciato.

Quando le ebbero raccontato la loro triste storia, Tap Tappino e Nuccia la cannuccia restarono in silenzio ad osservare la fata Marella mentre sfogliava un enorme libro di magie scritto su grandi foglie di betulla e scorrendo le parole con un dito annuiva e dissentiva aggrottando le sopracciglia e arricciando il nasino a patata.

Dopo una attenta riflessione e una smorfia a metà con un sorriso, la fata Marella disse: "Farò per voi una grande e meravigliosa magia, ma.... dovrete dimostrare di essere disponibili a lavorare con me, tartarughina e i bambini. Sapete, i bambini sono gli unici in grado di salvare i prati dai rifiuti perché essendo piccoli hanno modo di vedere anche quello che i grandi non notano più."

"E sia! - esclamarono Tap e Nuccia - Dicci cosa dovremo fare e lo faremo, ma ad una condizione: vogliamo tornare alle feste di compleanno dei bambini per mille volte."

"D'accordo - rispose la tata Marella - ci tornerete e vi dirò di più: resterete sempre con loro perché la mia magia farà in modo che a nessuno venga più in mente di buttarvi nella spazzatura per molto e molto tempo." La fata Marella diede a Tap Tappino una pergamena con disegnate tante immagini di oggetti in plastica che erano stati utili ma che ormai venivano buttati sempre più spesso senza pensare; chiese loro di cercarne tantissimi uguali a quelli raffigurati e di portarli in un saccone che era stato preparato appositamente in un angolo.

Tap Tappino e Nuccia la cannuccia allora si avvicinarono ad uno steccato e facendo gesti e saltelli chiesero ai bambini di avvicinarsi.

Quando due o tre bimbi furono lì vicino, sorridendo chiesero loro di aiutarli a raccogliere una montagna di tappi di plastica.

I bambini e le bambine presero seriamente l'impegno. Ciascuno raccoglieva tappi di ogni tipo e colore facendosi aiutare da mamma e papà a scegliere i tappi uguali a quelli disegnati sulla pergamena di Tap e Nuccia. Pensate che i bambini erano tanto bravi che ad un certo punto in tutte le case c'erano solo bottiglie e flaconi senza tappo e le mamme erano quasi disperate.

Di giorno in giorno il saccone dei tappini recuperati dai bambini si riempiva sempre di più e i prati i ruscelli e i parchi del circondario erano sempre meno sporchi e più allegri e divertenti. Entusiasti, anche i loro genitori mettevano da parte i tappini prima di buttare le bottiglie vuote e in poco tempo la raccolta dei tappi era diventata una moda. Persino le maestre raccoglievano i tappi e si dice che qualcuno abbia visto pur anche il vigile e l'autista dello scuolabus con le tasche piene di tappini.

Una sera, Tap e Nuccia, che ormai vivevano nel giardino della scuola materna, stanchissimi, si addormentarono sul saccone dei tappini raccolti dai bambini e sognarono un cielo azzurrissimo nel quale brillava un arcobaleno. Tap e Nuccia giocavano sull'arcobaleno come se fosse uno scivolo e alla fine si tuffavano in un laghetto di zucchero filato e ridevano, nuotavano e si sentivano felici quasi come ad una festa di compleanno.

La mattina successiva, poco prima dell'alba, la fata Marella vide che Tap Tappino e Nuccia la cannuccia aiutati dai loro amici bambini avevano fatto un buon lavoro. Prese la sua bacchetta magica, che non era altro che una piccola scintillante scopa di saggina, e trasformò tutti quei tappi raccolti in giochi nuovissimi e coloratissimi, che all'apertura della scuola fecero la gioia di quei bambini che si erano impegnati nel raccogliere i tappi usati e quella delle loro maestre e dei loro genitori che li avevano tanto aiutati.

Ma!? Dove sono finiti Tap Tappino e Nuccia la cannuccia?

Si erano addormentati su quel saccone... erano scivolati, in sogno, sull'arcobaleno e...

Eccoli, anche loro due magicamente trasformati!

Tap Tappino è diventato un sorriso dipinto su una seggiolina di plastica che ora sta tutto il giorno con i bambini e partecipa a tutte le loro feste perché vive nella scuola materna.

E Nuccia la cannuccia? Dove sarà mai finita?

Scopritelo voi!!!

La fata Marella rende la terra pulita e bella!

La fata Marella rende la terra pulita e bella!

La fata Marella rende la terra pulita e bella!


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Ringraziamenti delle autrici

Il nostro affettuosissimo grazie a...

Sandro, marito di Laura, che, nonostante sia fermamente convinto del fatto che le donne siano poco dotate di fantasia, riesce ancora a stupirsi ogni volta che la sente narrare fiabe di sua invenzione alla figlia Rachele e che una volta scherzando ha lanciato l'idea di una pubblicazione.

Antonio, marito di Mara, che molte volte rimane fermo in silenzio senza sapere cosa aspettarsi dalla vena creativa della moglie e che comunque sostiene ogni sua iniziativa, interviene talvolta, correggendola e le lascia anche lo spazio per sbagliare sopportando la casa invasa da scatole e materiali in attesa di trasformazione.

Stefano Tagliani, calciatore part-time, aspirante tipografo e futuro editore di successo che ha avuto fiducia nella nostra opera prima e che, debitamente sponsorizzato, ha avuto anche il coraggio di pubblicarla.

Ma, soprattutto mamma Laura e mamma Mara ringraziano: la piccola Rachele che a qualche mese dai quattro anni è stata la mia cavia da narratrice, la mia correttrice di bozze, la mia prima agguerritissima critica, la mia musa nelle notti ancora oggi interrotte dai "brutti sogni", dalla pipì e da quel

"birichino di un ciucio" che troppo spesso si perde tra le lenzuola.

La piccola Gaia che a soli due anni apprezza sempre il mio spirito artistico e approva con la sua mitica esclamazione: "Oh... bello il tuo gioco, mamma, mi piace!".

Laura e Mara

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