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L’ENIGMA DELLA CASA ABBANDONATA DI FOPPOLO. CAPITOLO 18 B: IL RITORNO DI MARINA TRA LE LUCI DEL DUOMO

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 18 B: Il ritorno di Marina tra le luci del Duomo
Sommario

Il viaggio verso Milano diventa per Marina un passaggio tra la vita e l’ombra. Ancora scossa dall’esplosione che l’ha quasi uccisa, trova rifugio su un taxi notturno, mentre la città si avvicina come una promessa di anonimato e salvezza. Il sonno la trascina in un incubo viscerale, popolato da voci e volti che sembrano più veri dei ricordi, dove il passato e il pericolo si intrecciano in una visione profetica.

Al risveglio, le luci di Milano brillano come un miraggio, e in piazza Duomo la realtà la colpisce con tutta la sua crudezza: la vita continua, indifferente al dolore. Ma in mezzo al caos trova Caterina, l’unica persona di cui può fidarsi. Tra loro scorre un’intimità profonda e sospesa, fatta di gesti silenziosi e promesse non dette. È solo l’inizio di una nuova fuga, più sottile, più pericolosa — quella dall’invisibile rete che la circonda.


Fuggita da un attentato e inseguita da un incubo, Marina cerca rifugio nel cuore di Milano


Novembre 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Racconti. L’enigma della casa abbandonata di Foppolo. Capitolo 18 B: Il ritorno di Marina tra le luci del Duomo


«Buonasera. Milano, piazza Duomo.»

«A quest’ora?», chiede lui con un mezzo sorriso mentre avvia il tassametro.

«Sì. È urgente.»

Mi accomodo sul sedile posteriore. L’odore di disinfettante e tessuto sintetico mi riempie le narici. Fuori, il paese scorre lento, poi si perde dietro di noi. Le luci diventano linee, il buio della campagna un’unica massa compatta.

Dopo una decina di minuti, chiedo con voce esitante:

«Scusi… potrei usare un momento il suo telefono? Il mio si è rotto.»

L’autista annuisce, allunga la mano con lo smartphone. «Certo, ma… per cortesia breve, devo tenere la linea libera per le chiamate del servizio.»

«Sarà un minuto.»

Compongo il numero di Caterina, la sola persona che posso ancora fidarmi di contattare.

Mi risponde dopo due squilli.


«Caterina, sono io… sì, sto bene.

Più o meno. Ti spiego dopo. Ascolta, mi serve che tu venga a Milano, davanti alla Mondadori in piazza Duomo. Tra un’ora. È importante. Non chiedermi ora perché. Per favore, sii puntuale.»

Resto in silenzio qualche secondo dopo aver riattaccato. Il cuore mi batte come un tamburo sordo.

Rendo il telefono all’autista, ringrazio, poi mi abbandono sul sedile.

Fuori, l’autostrada è un serpentone di luci bianche e rosse che si confonde nell’oscurità.

Chiudo gli occhi....

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