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I SEGRETI DELL'ABBAZIA DI PIONA. CAPITOLO 10: IL MANUALE DELL’OMBRA

Slow Life
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Sommario

Nella biblioteca dell’abbazia, Lisa varca una soglia che separa la cura dal dominio, la conoscenza dalla colpa. Tra volumi consumati e silenzi sorvegliati, emerge un testo antico che non insegna formule, ma una visione del potere: rendere la morte invisibile.Il passato si insinua nel presente come una voce che non chiede di essere ascoltata, ma riconosciuta. Ogni pagina suggerisce che il vero crimine non è l’atto, bensì il metodo. Intanto Lucia osserva, misura, annota, consapevole che certi luoghi reagiscono quando vengono letti nel modo giusto. Tra carta, frammenti e gesti apparentemente innocui, l’indagine prende una direzione più oscura. Nulla grida, nulla sanguina. E proprio per questo, tutto diventa più pericoloso.

Antica farmacologia, sapere proibito e indagini silenziose nell’abbazia


Gennaio 2026

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.

Romanzo giallo. I Segreti dell'Abbazia di Piona. Capitolo 10: Il Manuale dell’Ombra


Lisa passò dal settore “medicina” a quello che, in quell’ordine monastico, veniva trattato con una reverenza diversa: farmacia. Non la farmacia come bottega di rimedi per le febbri, ma la farmacia come punto in cui la conoscenza smetteva di essere cura e diventava potere.

Gli scaffali erano più bassi, i volumi più piccoli, spesso rilegati in pelle scura, come se il contenuto chiedesse di essere nascosto e sorvegliato. Lisa li sfogliò con attenzione, uno dopo l’altro, trattenendo il respiro per non far tremare le pagine. Dieci libri. Dieci mani diverse. Dieci epoche.

Il frate alle sue spalle non parlava. Era un’ombra con il saio.

Lisa si impose un ritmo: aprire, osservare, leggere qualche riga, sentire la carta. Era un modo per capire se un volume era stato consultato di recente. La carta antica racconta tutto. S’illumina in alcuni punti, si scurisce in altri, conserva odori che il tempo non cancella.

Il decimo libro la fermò.

Piccolo. Rilegato in pelle, consumato agli angoli. Il titolo, tracciato con un inchiostro ormai opaco, era in latino: LETIONES DE PHARMACOLOGIA.

La grafia non era quella elegante dei copisti di corte; era una grafia pratica, di chi scrive per non dimenticare.

Lisa lo prese con due mani e lo portò sul leggio. Appena lo aprì, sentì quel brivido che le veniva quando un libro portava con se qualche cosa di particolare.

Le prime pagine erano fitte di note: non capitoli, non sermoni, ma osservazioni. Gli appunti sembravano dettati. A margine c’erano segni di richiamo, piccole mani disegnate, cerchi, parole ripetute. In alcuni punti, l’inchiostro era più recente rispetto al resto, come se qualcuno avesse ripassato parole importanti.


Lisa iniziò a leggere.

Il latino era duro, non scolastico. Era latino “di lavoro”, con termini che odoravano di laboratorio e di corridoi freddi.

Poi vide la data: Anno Domini 1379.

La pagina tremò appena tra le sue dita. Non era paura. Era la sensazione che, se avesse continuato a leggere, non sarebbe rimasta nella biblioteca.

Il frate tossì piano, come per ricordarle che non era sola. Lisa non alzò lo sguardo. Aveva già superato quel punto. La stanza, con le volte affrescate, si allontanava. Le figure dei santi e dei martiri diventavano macchie di colore. I rumori del monastero si spegnevano.....

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