Febbraio 1572. La Serenissima vive i giorni del Carnevale, il momento in cui Venezia si trasforma in un palcoscenico di eccesso e meraviglia. Le calli brulicano di maschere, le cortigiane si muovono tra canti e giochi, i patrizi si confondono con i popolani, e ogni angolo della città vibra di sensualità e trasgressione. Piazza San Marco diventa un teatro a cielo aperto: equilibristi camminano sospesi, musicisti intrecciano note oscene e sacre, nani e buffoni scatenano risa fragorose.
Dietro i coriandoli e i baci rubati, però, si avverte un respiro diverso, più cupo. Ombre silenziose si muovono tra le folle, uomini in tabarro osservano senza partecipare, e Venezia stessa sembra respirare come un corpo inquieto, febbrile e insaziabile. Le feste sfiorano il delirio, i ridotti si riempiono di dadi, vino e desideri, e le gondole diventano rifugi segreti per incontri proibiti.
Sotto la superficie scintillante, qualcosa preme per venire alla luce. La città si diverte, ma le sue pietre ascoltano. Dietro la maschera del Carnevale, la Serenissima cela segreti pronti a trasformarsi in enigmi, e non tutti i sorrisi nascondono innocenza.
Tra feste sfrenate, intrighi e simboli nascosti, la Serenissima rivela il volto segreto di un’epoca al culmine del suo splendore
Agosto 25
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 2: Il cuore oscuro sotto le maschere
Lorenzo lasciò la Piazza lentamente, come chi si porta addosso il peso di un presagio. La musica, che tornava a vibrare attorno alle arcate, gli giungeva distorta, quasi sinistra, come se i tamburi e i liuti suonassero non più per la gioia, ma per nascondere il battito inquieto della città. Ogni passo lo conduceva più lontano dalla luce delle torce di San Marco e più dentro le calli strette, avvolte da una nebbia lattiginosa che saliva dal mare.
Le lanterne oscillavano appese ai muri, gettando bagliori incerti sui volti mascherati che comparivano e svanivano come apparizioni. Ogni figura sembrava reale e insieme illusoria, e Lorenzo, pur abituato al linguaggio dei segreti, sentì che quella notte gli inganni erano ovunque, palpabili come la brina che gli bagnava il mantello.
Camminava piano, il suono dei passi attutito sulle pietre umide.
Dai piani alti delle case chiuse filtravano voci concitate, risate femminili, gemiti soffocati: Venezia non dormiva mai, e nel Carnevale pareva ancora più viva, assetata di vino e piacere. Due figure mascherate lo sfiorarono correndo: la donna con la veste scarlatta aperta sul petto, l’uomo che le mordeva il collo tra risate sguaiate. Poco più in là, un marinaio trascinava una giovane con una maschera d’oro, e un vecchio intonava strofe oscene appoggiato a un muro, col fiato che puzzava di acquavite....