Caricamento in corso...
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Italiano rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Inglese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Francese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Spagnolo
48 risultati
https://www.rmix.it/ - HDPE: Produzione di Flaconi con Plastica Riciclata | Alcuni Consigli
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare HDPE: Produzione di Flaconi con Plastica Riciclata | Alcuni Consigli
Informazioni Tecniche

Come risolvere i problemi estetici nella produzione di flaconi in HDPE riciclatodi Marco Arezio La richiesta di HDPE rigenerato (riciclato) per soffiaggio ha avuto una forte impennata negli ultimi anni, trovando sicuramente, una parte dei produttori, non totalmente preparati a gestire il granulo riciclato nelle proprie macchine. Non è stata solo una questione di tipologia di granulo che può differire leggermente, dal punto di vista tecnico, dalle materie prime vergini nel comportamento in macchina, ma si sono dovute affrontare problematiche legate alla tonalità dei colori, allo stress cracking, alla tenuta delle saldature, ai micro fori e ad altre questioni minori. In articoli precedenti abbiamo affrontato la genesi dell’HDPE riciclato nel soffiaggio dei flaconi e la corretta scelta delle materie prime riciclate, mentre oggi vediamo alcuni aspetti estetici che potrebbero presentarsi usando il granulo riciclato in HDPE al 100%. Ci sono quattro aspetti, dal punto di vista estetico, che possono incidere negativamente sul buon risultato di produzione: 1) Una marcata porosità detta “buccia d’arancia” che si forma prevalentemente all’interno del flacone ma, non raramente, è visibile anche all’esterno. Si presenta come una superficie irregolare, con presenza di micro cavità continue che danno un aspetto rugoso alla superficie. Normalmente le problematiche sono da ricercare nel granulo, dove una possibile presenza eccessiva di umidità superficiale non permette una perfetta stesura della parete in HDPE in uscita dallo stampo. In questo caso il problema si può risolvere asciugando il materiale in un silos in modo che raggiunga un grado di umidità tale per cui non influirà negativamente sulle superfici. In linea generale è sempre un’operazione raccomandata quando si vuole produrre utilizzando al 100% un materiale rigenerato. 2) Le striature sul flacone sono un altro problema estetico che capita per ragioni differenti, specialmente se si utilizza un granulo già colorato. Le cause possono dipendere da una percentuale di plastica diversa all’interno del granulo in HDPE, anche in percentuali minime, tra il 2 e il 4 %, in quanto, avendo le plastiche punti di fusione differenti, il comportamento estetico sulla parete del flacone può essere leggermente diverso, andando ad influenzare il colore nell’impasto. E’ importante notare che non si devono confondere le striature di tonalità con le striature di struttura, le quali sono normalmente creare dallo stampo del flacone a causa di usura o di sporcizia che si accumula lavorando. Un altro motivo può dipendere dalla resistenza al calore del master che si usa, in quanto non è infrequente che a temperature troppo elevate, sia in fase di estrusione del granulo che di soffiaggio dell’elemento, si possa creare un fenomeno di degradazione del colore con la creazione di piccole strisciate sulle pareti del flacone. 3) Una perfetta saldabilità in un flacone è di estrema importanza in quanto un’eventuale distacco delle pareti, una volta raffreddato e riempito il flacone, comporta danni seri con costi da sostenere per la perdita dell’imballo, delle sostanze contenute e della sostituzione del materiale con costi logistici importanti. Il flacone appena prodotto normalmente non presenta il possibile difetto in quanto la temperatura d’uscita dalla macchina “nasconde” un po’ il problema, ma una volta che la bottiglia si è raffreddata, riempita e sottoposta al peso dei bancali che vengono impilati sopra di essa, un difetto di saldatura si può presentare in tutta la sua problematica. La causa di questo problema normalmente deve essere ricercata nella percentuale di polipropilene che il granulo in HDPE può contenere a causa di una selezione delle materie prime a monte della produzione del granulo non ottimale. Una scadente selezione dei flaconi tra di essi, ma soprattutto dai tappi che essi contengono, possono aumentare la quota percentuale di polipropilene nella miscela del granulo. Esistono in commercio macchine a selezione ottica del macinato lavato che aiutano a ridurre in modo sostanziale questa percentuale, potendola riportare sotto 1,5-2%. Al momento dell’acquisto del carico di HDPE riciclato è sempre buona cosa chiedere un test del DSC per controllare la composizione del granulo per la produzione. L’effetto di una percentuale di PP eccessiva ha come diretta conseguenza l’impedimento di una efficace saldatura delle superfici di contatto che formano il flacone. Oltre ad intervenire sul granulo sarebbe buona regola, se si desiderasse utilizzare al 100% la materia prima riciclata, aumentare leggermente lo spessore di sovrapposizione delle due lati del flacone per favorirne il corretto punto di saldatura. 4) La presenza di micro o macro fori in un flacone, visibili direttamente attraverso un’ispezione o, per quelli più piccoli, tramite la prova della tenuta dell’aria, possono dipendere dalla presenza di impurità all’interno del granulo, quando il lavaggio e la filtratura della materia prima non è stata fatta a regola d’arte. Un altro motivo può dipende da una scarsa pulizia della vite della macchina soffiatrice che può accumulare residui di polimero degradato e trasportarli, successivamente, all’esterno verso lo stampo. Specialmente se si usano ricette con carica minerale è possibile che si presenti il problema subito dopo il cambio della ricetta tra una senza carica a una che la contenga.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - HDPE - post consumo - flaconi

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Miglioramento dell'Efficienza Energetica e Idrica nei Processi di Lavaggio e Decontaminazione delle Plastiche Post-Consumo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Miglioramento dell'Efficienza Energetica e Idrica nei Processi di Lavaggio e Decontaminazione delle Plastiche Post-Consumo
Informazioni Tecniche

Tecnologie Innovative (Ultrasuoni, Cavitazione, Lavaggio a Freddo Potenziato) per Ridurre i Consumi e Garantire Standard di Decontaminazione Elevati per il Packaging, Incluso l'Alimentaredi Marco ArezioL'industria del riciclo delle plastiche post-consumo si trova oggi di fronte a una sfida complessa ma entusiasmante: non solo soddisfare una domanda in continua crescita di materiali riciclati di alta qualità, ma farlo riducendo drasticamente l'impronta ambientale dei propri processi. Questa spinta deriva sia da un'acuta consapevolezza ecologica, sia da direttive normative sempre più severe che mirano a un'autentica economia circolare. La posta in gioco è alta: trasformare un problema di rifiuti in una risorsa preziosa, garantendo che i polimeri riciclati – come rPET, rHDPE, rPP, ecc. – raggiungano standard qualitativi tali da competere, e talvolta superare, le materie prime vergini. Un obiettivo particolarmente ambizioso riguarda l'applicazione di queste plastiche rigenerate in settori sensibili, primo fra tutti il packaging alimentare.Al centro di questa trasformazione ci sono le fasi di lavaggio e decontaminazione, vere e proprie colonne portanti del processo di riciclo. Tradizionalmente, questi passaggi sono stati enormemente esigenti in termini di consumo energetico e idrico, rappresentando spesso un collo di bottiglia economico e ambientale. I metodi convenzionali, infatti, si affidano pesantemente a processi termici e chimici intensivi, che comportano non solo costi operativi elevati e un'impronta carbonica significativa, ma anche la complessa gestione di grandi volumi di effluenti. Il nostro obiettivo è esplorare le tecnologie innovative che stanno rivoluzionando questi processi, rendendo possibile ottenere plastiche riciclate di alta qualità con un impatto ambientale notevolmente mitigato.Il Contesto Tecnico e i Limiti dei Sistemi ConvenzionaliI sistemi di lavaggio tradizionali per le plastiche post-consumo si articolano tipicamente in diverse fasi: un pre-lavaggio iniziale, un lavaggio principale, uno o più cicli di risciacquo e, infine, l'asciugatura. La decontaminazione, in questi schemi tradizionali, si basa principalmente su tre pilastri. L'azione meccanica, attraverso l'attrito e l'agitazione, mira a distaccare i contaminanti più grossolani come terra, sabbia e frammenti di etichette. Parallelamente, l'azione termica sfrutta l'acqua calda, spesso a temperature elevate (60-90°C), per ammorbidire adesivi resistenti, solubilizzare grassi e cere, e accelerare le reazioni chimiche dei detergenti. Infine, l'azione chimica vede l'impiego di detergenti alcalini (come l'idrossido di sodio, NaOH), tensioattivi o acidi, scelti per la loro capacità di saponificare i grassi, disperdere le particelle solide e favorire la rimozione di inchiostri e residui di colla.Sebbene questi approcci abbiano dimostrato una certa funzionalità nel tempo, presentano evidenti svantaggi che ne limitano la sostenibilità e l'efficacia nel contesto attuale. Il consumo energetico si impenna a causa del riscaldamento di ingenti volumi d'acqua, che rappresenta la voce di costo più significativa. Per dare un'idea, il riciclo di una singola tonnellata di PET può richiedere centinaia di kWh solo per questa fase termica. Di pari passo, l'elevato consumo idrico è una criticità non trascurabile. Cicli di lavaggio multipli e risciacqui intensivi possono tradursi in decine di metri cubi d'acqua per tonnellata di plastica trattata. A ciò si aggiunge la problematica della qualità dell'acqua di scarico, spesso carica di solidi sospesi, con alti valori di BOD/COD e residui chimici, richiedendo trattamenti di depurazione onerosi e complessi.Un altro limite significativo è l'inefficacia contro contaminanti "difficili". Residui alimentari fortemente aderenti ed essiccati, pigmenti da stampa profondamente incorporati o contaminanti chimici assorbiti nella matrice polimerica sfuggono spesso all'azione dei metodi convenzionali, rendendo il materiale inidoneo per le applicazioni più sensibili. Infine, non possiamo ignorare il rischio di degradazione del polimero. L'esposizione prolungata a temperature elevate e ambienti chimicamente aggressivi può innescare processi di degradazione idrolitica o ossidativa, compromettendo irrimediabilmente le proprietà meccaniche e l'aspetto visivo del materiale plastico riciclato.Tecnologie Innovative per l'Efficienza e la Decontaminazione ProfondaLa ricerca e l'innovazione tecnologica stanno tracciando nuove strade, concentrandosi sullo sviluppo di soluzioni che permettano di disgiungere l'efficacia della pulizia dall'intensità energetica, sfruttando avanzati fenomeni fisici e approcci chimici di nuova generazione.1. Lavaggio a Freddo PotenziatoIl lavaggio a freddo potenziato non è un semplice abbassamento della temperatura, ma una vera e propria riprogettazione del processo, un sistema ottimizzato dove l'energia termica viene in gran parte sostituita o integrata da altre forme di energia e da agenti chimici altamente performanti, capaci di agire efficacemente a temperature ambiente o leggermente superiori (tipicamente tra 20 e 40°C).Questo approccio si basa su diversi principi operativi sinergici. L'impiego di agenti bagnanti avanzati e tensioattivi specifici con basse temperature di Kraft e un'elevata capacità di riduzione della tensione superficiale dell'acqua permette una migliore penetrazione nei pori e una più efficiente bagnatura dei contaminanti. Tensioattivi non ionici o a basso schiumogeno sono preferiti per facilitare il risciacquo e ridurre l'impatto ambientale. A questi si aggiungono gli enzimi bio-catalitici: lipasi per i grassi, amilasi per gli amidi, cellulasi per le fibre. Questi enzimi sono in grado di idrolizzare e disgregare complessi contaminanti organici anche a basse temperature, rivelandosi particolarmente efficaci per residui alimentari e sporco biologico, riducendo la necessità di detergenti aggressivi. L'azione è supportata da coadiuvanti e agenti chelanti, come i polimeri anti-redeposizione che prevengono la rideposizione dello sporco rimosso, o gli agenti chelanti (EDTA, GLDA) che sequestrano gli ioni metallici, prevenendo incrostazioni o reazioni catalitiche indesiderate. Cruciale è l'ottimizzazione meccanica: sistemi di agitazione ad alta efficienza – come idrocicloni modificati o lavatrici a frizione ottimizzate – sono indispensabili per garantire un'efficace azione meccanica anche in assenza di calore elevato, massimizzando la rimozione fisica dei contaminanti.I vantaggi sono evidenti e tangibili: una drastica riduzione del consumo energetico (fino al 70-80% rispetto ai sistemi a caldo), minore stress termico per il polimero, che ne preserva le proprietà intrinseche, un minor consumo d'acqua grazie a cicli di risciacquo più efficienti e un profilo ambientale nettamente più favorevole, con minori emissioni e un minor carico per gli impianti di trattamento delle acque reflue.2. Ultrasuoni per la Decontaminazione ProfondaLa tecnologia a ultrasuoni sfrutta onde sonore ad alta frequenza, tipicamente nell'intervallo tra 20 kHz e 100 kHz, per indurre il fenomeno della cavitazione acustica all'interno di un mezzo liquido.Il principio di funzionamento è affascinante e potente: le onde ultrasonore, propagandosi attraverso il bagno di lavaggio, creano zone alternate di alta e bassa pressione. Nelle zone di bassa pressione, dette di rarefazione, la pressione scende al di sotto della tensione di vapore del liquido, portando alla formazione di milioni di microbolle (cavità) che contengono vapore acqueo e gas disciolti. Quando queste microbolle, nel loro processo di crescita, vengono trasportate in una zona di alta pressione (compressione), implodono violentemente. Questa implosione genera localmente condizioni estreme: temperature elevate (che possono raggiungere i 5000 K) e pressioni immense (fino a 1000 atm), oltre alla formazione di micro-getti liquidi che si muovono a velocità prossime a quelle del suono. È l'azione di pulizia scatenata da queste forze estreme: i contaminanti vengono letteralmente "spazzati via" dalle superfici, anche da pori, fessure e aree difficilmente raggiungibili. L'efficacia è puramente fisica e, sebbene possa essere amplificata da detergenti appropriati, non dipende intrinsecamente dalla temperatura o dalla chimica del bagno. Un ulteriore beneficio è l'effetto disperdente e disinfettante: gli ultrasuoni non solo favoriscono una dispersione uniforme delle particelle, ma possono anche esibire un'azione battericida e virucida, contribuendo in modo significativo alla decontaminazione microbiologica.Nel riciclo, gli ultrasuoni si dimostrano particolarmente efficaci nella rimozione di etichette adesive, residui di colla, inchiostri da stampa e contaminanti organici incrostati. Possono essere impiegati sia come pre-trattamento per allentare lo sporco più ostinato, sia come fase di lavaggio finale per garantire una pulizia profonda e mirata, elevando la qualità del macinato a livelli superiori.3. Cavitazione IdrodinamicaLa cavitazione idrodinamica si distingue dalla cavitazione acustica perché le bolle di cavitazione sono generate dal movimento intrinseco del fluido stesso, piuttosto che da onde sonore esterne, offrendo una soluzione robusta e scalabile per il trattamento di grandi volumi.Il processo si avvia facendo fluire il liquido ad alta velocità attraverso specifiche restrizioni geometriche, come orifizi, valvole Venturi o ugelli appositamente progettati, o all'interno di reattori a cavitazione a disco rotante. L'accelerazione del fluido in questi passaggi stretti provoca una drastica caduta di pressione, che, in base al principio di Bernoulli, può scendere al di sotto della tensione di vapore del liquido, innescando la formazione di bolle. Similmente agli ultrasuoni, queste bolle si formano e poi collassano rapidamente quando il fluido rientra in una zona a pressione più alta, generando onde d'urto e micro-getti. L'implosione delle bolle produce un'azione meccanica potente, analoga a quella degli ultrasuoni, che è straordinariamente efficace nella disgregazione di agglomerati di contaminanti e nella rimozione di sporco superficiale. Ma non solo: le condizioni estreme che si generano localmente durante il collasso delle bolle – alte temperature e pressioni – possono indurre la formazione di radicali liberi (come i radicali idrossilici OH•). Questi radicali sono potenti ossidanti e promuovono reazioni di ossidazione avanzata, utili per la degradazione di alcuni contaminanti organici particolarmente persistenti.La cavitazione idrodinamica è particolarmente adatta per il pre-trattamento di grandi volumi di materiale plastico, la disintegrazione di film e flaconi compattati, e la pulizia iniziale di materiali particolarmente sporchi. Offre un'alternativa energeticamente più efficiente per il trattamento di grandi volumi rispetto agli ultrasuoni, essendo intrinsecamente legata al flusso del processo e quindi facilmente integrabile nelle linee produttive esistenti.Sinergia Tecnologica e Architetture di Processo AvanzateLa vera rivoluzione nell'efficienza del riciclo delle plastiche si realizza attraverso l'integrazione sinergica di queste tecnologie innovative in architetture di processo multistadio, sfruttando i punti di forza di ciascuna per affrontare le diverse sfide di decontaminazione, creando un percorso ottimizzato dal rifiuto al prodotto finito.Un ciclo di lavaggio ottimizzato potrebbe iniziare con un pre-trattamento di cavitazione idrodinamica, ideale per la rottura iniziale di balle o agglomerati di plastica e per la rimozione massiva dei contaminanti più grossolani o semi-aderenti. Questa fase riduce significativamente il carico per i passaggi successivi. Si procede poi a un lavaggio primario a freddo potenziato con agenti enzimatici, dove le scaglie di plastica vengono sottoposte a un lavaggio intensivo a bassa temperatura. Qui, l'azione combinata di tensioattivi avanzati ed enzimi è cruciale per disgregare lo sporco organico e le colle. La fase successiva è un lavaggio secondario o di finitura con ultrasuoni. Questa fase, più mirata e solitamente alimentata con acqua riciclata e purificata, sfrutta l'azione di cavitazione ultrasonica per rimuovere i contaminanti più ostinati, incrostati o annidati in microfessure, garantendo un livello di pulizia eccezionale e preparando il materiale per gli stadi finali.Fondamentale è poi l'approccio al risciacquo efficiente e al riciclo dell'acqua. Sistemi di filtrazione avanzati, come la microfiltrazione, l'ultrafiltrazione e l'osmosi inversa, permettono di raggiungere un riciclo quasi totale dell'acqua di processo, riducendo drasticamente il consumo idrico netto e la produzione di effluenti. L'acqua di risciacquo finale, opportunamente purificata, può essere reimmessa nelle fasi di lavaggio primario, chiudendo il ciclo. Infine, un'asciugatura efficiente è essenziale per ridurre i consumi energetici complessivi. Tecnologie come l'asciugatura meccanica ad alta velocità (ad esempio, con centrifughe) seguita da asciugatura ad aria a basso consumo energetico (come soffiatori ad aria compressa ottimizzati o essiccatori a letto fluido) riducono l'umidità residua con un dispendio energetico significativamente inferiore rispetto ai tradizionali essiccatori a caldo.L'intero processo può essere elevato a un livello superiore grazie al monitoraggio e controllo intelligente. L'implementazione di sensori in linea per parametri critici come pH, conducibilità, torbidità, carica organica (TOC/COD) e dimensione delle particelle, abbinata a sistemi di controllo basati sull'Intelligenza Artificiale (AI) e il Machine Learning (ML), consente un'ottimizzazione in tempo reale dei parametri operativi (temperatura, dosaggio chimico, durata dei cicli, intensità degli ultrasuoni). Ciò massimizza l'efficienza e minimizza gli sprechi, e questi sistemi intelligenti possono persino prevedere la necessità di manutenzione o adattarsi autonomamente a variazioni nella qualità del materiale in ingresso, garantendo una produzione costante e di alta qualità.Il Fattore Chiave: La Decontaminazione per il Packaging Alimentare (Food-Contact Applications)Il raggiungimento degli standard per il contatto con gli alimenti, regolamentati da organismi come l'EFSA in Europa e la FDA negli USA, rappresenta il criterio più stringente e l'apice della qualità per le plastiche riciclate. Qui, l'obiettivo va ben oltre la semplice rimozione dello sporco visibile; si tratta di eliminare o ridurre a livelli accettabili i contaminanti chimici che potrebbero potenzialmente migrare nel cibo, assicurando la totale sicurezza del prodotto finale. Questi possono includere:Contaminanti volatili: Composti organici volatili (VOCs) che la plastica può aver assorbito durante il suo ciclo di vita o nella fase di raccolta (solventi, idrocarburi, pesticidi).Contaminanti non volatili: Sostanze chimiche con basso punto di fusione o alta affinità per la plastica (plastificanti, additivi, residui di prodotti chimici).Contaminanti microbiologici: Batteri, muffe e lieviti che possono essere presenti sul materiale.Le tecnologie di lavaggio avanzate sono imprescindibili per ridurre drasticamente il carico iniziale di questi contaminanti. Tuttavia, per le applicazioni alimentari, esse sono quasi sempre propedeutiche a un processo di decontaminazione secondario, spesso definito "super-pulizia" o validato tramite "challenge test" specifici. Tra le metodologie più efficaci troviamo l'estrusione con degasaggio sottovuoto, dove durante la fusione della plastica riciclata, un sistema a più stadi sotto vuoto rimuove efficacemente i contaminanti volatili. Per il PET, i reattori a stato solido (SSP) rappresentano una soluzione robusta: in questo processo, un trattamento termico sotto vuoto o con flusso di gas inerte non solo aumenta il peso molecolare del polimero, ma rimuove simultaneamente i contaminanti volatili. In casi specifici, possono essere impiegati trattamenti chimici mirati, come l'ossidazione avanzata, per degradare contaminanti organici particolarmente persistenti.È fondamentale comprendere che le tecnologie di lavaggio innovative, migliorando radicalmente la purezza fisica del materiale e riducendo il carico contaminante a monte, rendono questi processi di decontaminazione secondaria molto più efficienti, meno energivori e di conseguenza più economici. Questo approccio a cascata è ciò che permette al polimero riciclato di superare i rigorosi "challenge test" e ottenere le certificazioni indispensabili per il contatto con gli alimenti, aprendo scenari di mercato precedentemente inaccessibili e consolidando la fiducia del consumatore.Benefici Economici e Ambientali ComplessiviL'adozione di queste tecnologie all'avanguardia non è soltanto un imperativo dettato da una coscienza ambientale, ma una strategia economica profondamente vantaggiosa, che si traduce in un ritorno sull'investimento e in un posizionamento competitivo superiore.La riduzione dei costi operativi è diretta e immediata: minori consumi energetici e idrici si traducono in bollette più leggere, in particolare per riscaldamento e trattamento delle acque, e in un significativo contenimento delle spese per i prodotti chimici aggressivi. Parallelamente, si osserva una minore gestione degli effluenti, grazie alla riduzione dei volumi di acqua di scarico e del carico di contaminanti. Questo si riflette in minori costi di depurazione, in minori oneri di smaltimento dei fanghi e, in molti casi, nella possibilità di ottenere incentivi per la sostenibilità.Un altro beneficio tangibile è il miglioramento della qualità del prodotto. Il polimero riciclato, forte di un'alta purezza e conformità, acquisisce un valore di mercato superiore, consentendone la vendita per applicazioni più lucrative e con margini più elevati. Questo si lega direttamente alla conformità normativa, che viene facilitata dal rispetto delle normative ambientali e, cruciale, di quelle per il contatto con alimenti, estendendo i mercati potenziali per il materiale riciclato e riducendo i rischi legali.Dal punto di vista ecologico, la riduzione dell'impronta di carbonio è un risultato diretto dei minori consumi energetici, contribuendo attivamente alla lotta contro il cambiamento climatico e rispondendo alle crescenti pressioni per una produzione più sostenibile. Infine, le aziende che abbracciano queste soluzioni non solo migliorano la propria operatività, ma rafforzano anche la propria immagine aziendale, posizionandosi come leader nella sostenibilità e nell'innovazione in un mercato e una società sempre più attenti alle tematiche ambientali, un fattore che può tradursi in un vantaggio competitivo significativo.Prospettive Future e Sviluppi NecessariIl percorso del riciclo delle plastiche è in continua evoluzione, e il suo futuro dipenderà da una costante innovazione nei processi di lavaggio e decontaminazione. Le aree chiave di sviluppo promettono ulteriori passi avanti verso un'efficienza senza precedenti e una qualità superiore.Tra queste, spicca lo sviluppo di materiali intelligenti per la decontaminazione, come adsorbenti o catalizzatori specifici da integrare direttamente nei processi di lavaggio. Questi materiali potrebbero consentire la rimozione selettiva di contaminanti chimici complessi, aumentando ulteriormente la purezza del riciclato. È inoltre fondamentale progredire verso processi a ciclo chiuso al 100%, con ulteriori sviluppi per il riciclo completo dell'acqua di processo e la piena valorizzazione dei fanghi di scarto, trasformandoli da un onere di smaltimento in una risorsa valorizzabile.Nel campo dell'ingegneria di processo, la modellazione e simulazione avanzata giocheranno un ruolo cruciale. L'uso di modelli computazionali sofisticati permetterà di predire e ottimizzare il comportamento dei fluidi, l'interazione delle onde ultrasonore e la propagazione della cavitazione, riducendo i tempi di sviluppo e i costi di prototipazione, consentendo una progettazione più rapida e mirata di nuovi impianti. Infine, l'armonizzazione globale degli standard di qualità e decontaminazione per le plastiche riciclate è essenziale per facilitare il commercio internazionale e promuovere un'adozione su larga scala di questi materiali, creando un mercato più trasparente e affidabile per le materie prime seconde.Conclusioni: L'Obiettivo di un Riciclo Veramente CircolareIl passaggio da processi di lavaggio e decontaminazione convenzionali a soluzioni innovative basate su lavaggio a freddo potenziato, ultrasuoni e cavitazione non è più una semplice alternativa, ma una necessità strategica ineludibile per l'industria del riciclo. Queste tecnologie rappresentano la chiave per sbloccare il pieno potenziale delle plastiche post-consumo, operando una vera e propria metamorfosi: da rifiuti a risorse di alto valore, idonee persino per le applicazioni più esigenti e regolamentate come il packaging alimentare.Investire in queste soluzioni all'avanguardia significa non solo mitigare l'impatto ambientale delle nostre attività, ma anche garantire la competitività e la sostenibilità a lungo termine di un settore cruciale per il futuro del nostro pianeta. La strada verso un'economia circolare autentica per le plastiche è un percorso intrapreso, e i suoi pilastri sono solidamente fondati su innovazione, efficienza e un rigoroso approccio tecnico. Quali saranno i prossimi passi per la vostra azienda in questa direzione?© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Ottimizzazione della Qualità Superficiale nella Lavorazione ad Alta Velocità delle Plastiche
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Ottimizzazione della Qualità Superficiale nella Lavorazione ad Alta Velocità delle Plastiche
Informazioni Tecniche

Strategie Avanzate per Migliorare Precisione, Stabilità e Finitura nella Lavorazione HSMdi Marco ArezioLa lavorazione ad alta velocità (High-Speed Machining, HSM) rappresenta una tecnologia all’avanguardia per il trattamento dei materiali plastici. Ampiamente utilizzata nei settori automobilistico, aerospaziale e medicale, questa tecnica consente di raggiungere un’elevata precisione ed efficienza. Tuttavia, il successo del processo dipende dalla capacità di ottimizzare la qualità della superficie, un aspetto fondamentale sia per l’estetica che per le prestazioni funzionali del prodotto finale. Analizziamo in dettaglio i fattori principali che influenzano questo parametro critico. Le Caratteristiche dei Materiali Plastici Le plastiche offrono una straordinaria versatilità, ma la loro lavorazione presenta problematiche specifiche legate alle proprietà chimiche e fisiche. Ad esempio, i polimeri termoplastici come il polietilene (PE) e il policarbonato (PC) tendono a fondere sotto l’effetto del calore, facilitando alcune operazioni ma richiedendo un controllo rigoroso delle temperature. Al contrario, i termoindurenti, come le resine epossidiche, resistono meglio alle alte temperature ma sono meno malleabili durante il taglio. La durezza e la fragilità del materiale influiscono direttamente sul comportamento durante la lavorazione. Un materiale troppo fragile potrebbe rompersi, mentre uno troppo duro può generare un'elevata resistenza al taglio. Inoltre, la bassa conduttività termica tipica delle plastiche aumenta il rischio di deformazioni e bruciature superficiali, sottolineando l’importanza di un controllo termico avanzato. Parametri di Lavorazione Per ottenere una finitura superficiale di alta qualità, è cruciale regolare con precisione i parametri di lavorazione. La velocità di taglio, ad esempio, deve essere sufficientemente elevata da ridurre le bave, ma non così alta da provocare surriscaldamenti. Allo stesso modo, l’avanzamento e la profondità di taglio devono essere bilanciati per evitare vibrazioni e garantire uniformità. Una velocità troppo bassa compromette la produttività, mentre una profondità di taglio eccessiva può generare instabilità. La scelta di valori ottimali per ciascun parametro dipende dal tipo di plastica e dalle specifiche applicazioni richieste. L’Importanza dell’Utensile Gli utensili rivestono un ruolo centrale nella lavorazione ad alta velocità delle plastiche. La geometria e il materiale dell’utensile devono essere accuratamente progettati per ridurre l’accumulo di materiale e prevenire il surriscaldamento. Utensili in diamante policristallino (PCD) o rivestiti in nitruro di titanio (TiN) offrono prestazioni eccellenti grazie alla loro resistenza all’usura e alla durata superiore. La manutenzione regolare degli utensili è altrettanto importante: utensili affilati minimizzano i difetti superficiali come bave o striature, garantendo una finitura uniforme. Inoltre, l’uso di sistemi di monitoraggio automatico per rilevare segni di usura può migliorare significativamente l’efficienza e la qualità complessiva del processo. Fenomeni Termici Il calore generato durante la lavorazione ad alta velocità rappresenta una delle principali sfide per la qualità della superficie. Temperature elevate nella zona di taglio possono causare fusione, deformazioni o alterazioni delle proprietà meccaniche del materiale. Per gestire questi fenomeni, si utilizzano sistemi di raffreddamento avanzati, come flussi d’aria compressa o refrigeranti liquidi, che dissipano il calore in eccesso. Parallelamente, lubrificanti ad alte prestazioni riducono l’attrito e contribuiscono a mantenere stabili le condizioni operative. La scelta della tecnologia più adatta dipende dalle caratteristiche specifiche del materiale e dal tipo di lavorazione. Vibrazioni e Stabilità Le vibrazioni sono una delle principali cause di difetti superficiali nella lavorazione ad alta velocità. Possono derivare da una rigidità insufficiente della macchina, da utensili usurati o da parametri di taglio non ottimizzati. Una struttura macchina rigida e stabile è essenziale per minimizzare le oscillazioni indesiderate. Il controllo delle frequenze naturali del sistema aiuta a prevenire fenomeni di risonanza, che amplificano le vibrazioni e compromettono la finitura. Sensori avanzati e sistemi di monitoraggio in tempo reale sono strumenti utili per identificare e risolvere tempestivamente eventuali problemi. L’Ambiente di Lavoro Un ambiente di lavoro controllato contribuisce in modo significativo alla qualità della lavorazione. La pulizia riduce il rischio di contaminazioni che possono alterare l’interazione tra utensile e materiale, mentre il mantenimento di temperature e umidità stabili evita variazioni indesiderate nelle proprietà del pezzo lavorato. Esempi di Applicazione nella Lavorazione delle Plastiche Fresatura ad Alta Velocità del Policarbonato (PC) Settore di utilizzo: Componenti trasparenti per l'illuminazione e lenti ottiche. Approccio: L'uso di frese rivestite in nitruro di titanio (TiN) consente di ottenere superfici lisce e prive di striature, migliorando l’efficienza ottica. Stampaggio a Compressione con Rifinitura HSM Settore di utilizzo: Pannelli di rivestimento interni per automobili. Approccio: Rifinitura ad alta velocità con utensili diamantati per ridurre i difetti estetici e garantire una finitura uniforme. Microlavorazione di Polimeri Termoplastici per Dispositivi Medicali Settore di utilizzo: Produzione di componenti in PEEK per impianti medici. Approccio: Sistemi di raffreddamento con flussi d'aria compressa e utensili in carburo per minimizzare le deformazioni termiche. Taglio Laser di Materiali Plastici con Successiva Lavorazione HSM Settore di utilizzo: Componenti acrilici per dispositivi elettronici. Approccio: Rifinitura delle irregolarità residue del taglio laser mediante frese a bassa profondità. Lavorazione di Schiume Polimeriche (EPS o PU) Settore di utilizzo: Prototipi o modelli. Approccio: Utensili con geometrie specifiche per evitare residui e ottenere una lavorazione precisa. Rifinitura di Componenti Stampati in 3D Settore di utilizzo: Componenti in PLA o ABS per prototipi. Approccio: Fresatura HSM con lubrificazione per migliorare la finitura superficiale. Lucidatura ad Alta Velocità di Materie Plastiche Trasparenti Settore di utilizzo: Schermi in acrilico per display. Approccio: Utilizzo di frese diamantate per garantire superfici perfettamente lisce. Conclusioni La qualità della superficie nella lavorazione ad alta velocità delle plastiche dipende da un equilibrio tra molteplici fattori: le proprietà del materiale, i parametri di lavorazione, la scelta e la manutenzione degli utensili, la gestione termica e il controllo delle vibrazioni. Approfondire la conoscenza di questi aspetti consente alle aziende di migliorare la qualità dei prodotti, ridurre gli sprechi e aumentare la competitività. Investire in tecnologie avanzate e formazione è essenziale per affrontare le sfide di un mercato in continua evoluzione.© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Elettricità Statica dei Polimeri: Dove si Forma e Come Prevenirla
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Elettricità Statica dei Polimeri: Dove si Forma e Come Prevenirla
Informazioni Tecniche

Nella lavorazione dei polimeri riciclati ci siamo spesso imbattuti nel problema della formazione dell’elettricità staticadi Marco ArezioLa formazione di questa carica, durante le fasi di riciclo dei polimeri plastici, può causare un cattivo funzionamento della miscelazione tra la materia prima e gli additivi o coloranti, oppure un pericolo per i lavoratori che si avvicinano ai miscelatori, tramogge, nastri trasportatori ed essiccatori. Il movimento del polimero, in condizioni ambientali in cui vi sia una bassa percentuale di umidità, uno scorrimento e contatto dei granuli tra loro e lungo le pareti delle macchine che li contengono, possono generare elettricità statica, di intensità diversa in base al percorso che il polimero ha condotto e alle ambientali condizioni esterne. La presenza di cariche statiche può portare ad una miscelazione dei componenti anomala, infatti può succedere che si verifichino delle separazioni tra i granuli di polimero e quelli colorati, questo a causa della diversa carica elettrostatica che assorbono. Questa separazione indotta potrebbe aumentare la presenza dei granuli, che assorbono la stessa carica, verso le pareti delle tramogge o dei tubi di alimentazione o delle bocche di scarico. Il fenomeno si accentua quando abbiamo un granulo correttamente essiccato o la presenza di un’umidità dell’aria contenuta, infatti, con una maggiore umidità, l'acqua, che è polare, dissipa la carica. Un classico esempio nella nostra vista lo puoi vedere in casa, quando generi elettricità statica camminando su un tappeto in presenza di una bassa umidità dell’aria. Gli umidificatori aggiungono acqua all'aria e riducono al minimo l'accumulo di elettricità statica. La soluzione del problema vede due fattori concomitanti: • Assicurarsi che le macchine che trasportano, lavorano ed essiccano il polimero abbiano un corretto impianto di dispersione delle cariche elettriche.• Per quanto riguarda il polimero in produzione è consigliabile utilizzare un additivo antistatico, che ha la funzione di interrompere l’accumulo di elettro-staticità tra i diversi granuli, permettendo un trasporto e una miscelazione senza problemi. Sul mercato sono presenti numerosi additivi che risolvono il problema in modo facile, economico ed efficiente, senza influenzare le proprietà dei polimeri. Ad per esempio il Polietilenglicole 400 da miscelare in quantità molto ridotta (0,010%), ha un costo economico e una resa soddisfacente. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - elettricità statica - produzione - polimeri

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - L'Evoluzione della Produzione delle Suole in Materiali Plastici: Storia, Processi e Innovazioni Sostenibili
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L'Evoluzione della Produzione delle Suole in Materiali Plastici: Storia, Processi e Innovazioni Sostenibili
Informazioni Tecniche

Dalle prime suole in plastica agli attuali progressi tecnologici ed ambientalidi Marco ArezioLa produzione delle suole in materiali plastici ha una storia affascinante, che riflette l'evoluzione della tecnologia dei materiali e delle tecniche di produzione. Dalla metà del XX secolo, quando le prime suole in plastica cominciarono a sostituire le tradizionali suole in cuoio, fino ai giorni nostri, l'industria ha compiuto enormi progressi. Questo articolo racconta la storia della produzione delle suole in plastica, i vari passaggi del processo produttivo, le macchine utilizzate e le materie prime coinvolte, con un focus particolare sui materiali riciclati. Storia delle Suole in Plastica Negli anni '50, con l'avvento di nuovi materiali sintetici, le suole in plastica cominciarono a emergere come un'alternativa economica e versatile alle suole in cuoio. Il poliuretano (PU) e il polivinilcloruro (PVC) furono tra i primi materiali utilizzati. Negli anni '70 e '80, l'introduzione dell'etilene vinil acetato (EVA) rivoluzionò ulteriormente il settore grazie alle sue proprietà ammortizzanti e alla leggerezza. Con il passare degli anni, la tecnologia di produzione è diventata sempre più sofisticata, permettendo la realizzazione di suole con proprietà specifiche per diverse tipologie di calzature, dalle quelle sportive a quelle eleganti. Oggi, la sostenibilità è al centro dell'innovazione nel settore, con un crescente utilizzo di materiali riciclati e bioplastici per ridurre l'impatto ambientale. Materie Prime Le materie prime utilizzate per la produzione di suole in plastica sono varie e ciascuna offre specifiche proprietà fisiche e meccaniche. Tra le più comuni troviamo: Poliuretano (PU): Conosciuto per la sua leggerezza e resistenza all'abrasione. È spesso utilizzato per suole confortevoli e flessibili. Etilene Vinil Acetato (EVA): Materiale leggero e ammortizzante, utilizzato prevalentemente per suole sportive. Polivinilcloruro (PVC): Utilizzato per la sua economicità e versatilità, sebbene sia meno performante in termini di comfort rispetto a PU ed EVA. Gomma termoplastica (TPR): Coniuga le proprietà della plastica e della gomma, risultando ideale per suole resistenti e flessibili. Nylon e Polietilene ad Alta Densità (HDPE): Utilizzati per specifiche applicazioni che richiedono alta resistenza e durabilità. Oltre a queste materie prime tradizionali, l'industria sta sempre più adottando materiali riciclati per ridurre l'impatto ambientale. Tra i materiali riciclati più utilizzati troviamo: Poliuretano Riciclato (rPU): Derivato da scarti di produzione o da prodotti a fine vita, rPU mantiene molte delle proprietà del poliuretano vergine, offrendo una valida alternativa sostenibile. Etilene Vinil Acetato Riciclato (rEVA): I ritagli e i prodotti EVA scartati possono essere rigenerati e riutilizzati per nuove produzioni, contribuendo a ridurre i rifiuti. PVC Riciclato (rPVC): Il PVC può essere riciclato molte volte senza una perdita significativa della qualità, rendendolo un'opzione interessante per la produzione sostenibile. Gomma Riciclata (rRubber): Derivata da pneumatici usati e altri prodotti in gomma, questa materia prima riciclata è particolarmente resistente e adatta per suole durevoli. Polimeri Bio-based: Prodotti da fonti rinnovabili come l'amido di mais o l'olio di ricino, questi polimeri offrono una riduzione significativa delle emissioni di CO2 rispetto ai materiali derivati dal petrolio. Dettagli Produttivi Il processo produttivo delle suole in materiali plastici si articola in diverse fasi, ciascuna delle quali richiede l'uso di macchinari specifici e tecniche precise. 1. Progettazione e Sviluppo del Modello Prima di iniziare la produzione vera e propria, è fondamentale sviluppare un modello della suola. Questo processo coinvolge designer e ingegneri che utilizzano software CAD (Computer-Aided Design) per creare un modello tridimensionale dettagliato. 2. Preparazione delle Materie Prime Le materie prime vengono selezionate e preparate per il processo di produzione. Il materiale plastico grezzo, sotto forma di granuli o polveri, viene mescolato con additivi come agenti schiumogeni, coloranti e plastificanti per migliorare le proprietà fisiche e meccaniche del prodotto finale. 3. Stampaggio ad Iniezione Il metodo più comune per la produzione di suole in plastica è lo stampaggio ad iniezione. Questo processo coinvolge diverse fasi: Riscaldamento: I granuli di plastica vengono riscaldati in una macchina per stampaggio ad iniezione fino a raggiungere uno stato fuso. Iniezione: La plastica fusa viene iniettata in uno stampo, che ha la forma della suola. Lo stampo viene mantenuto a una temperatura costante per garantire una distribuzione uniforme del materiale. Raffreddamento: Una volta che la plastica è stata iniettata nello stampo, il materiale si raffredda e solidifica. Estrazione: La suola formata viene estratta dallo stampo e sottoposta a un controllo di qualità per verificare eventuali difetti. Questo metodo permette una produzione rapida e precisa, con la possibilità di realizzare suole complesse con dettagli intricati. 4. Stampaggio a Compressione Un'altra tecnica utilizzata è lo stampaggio a compressione, particolarmente adatta per materiali come il PU: Posizionamento: Il materiale plastico viene posizionato in una cavità dello stampo. Compressione: Gli stampi vengono chiusi e compressi ad alta pressione, distribuendo il materiale in modo uniforme. Riscaldamento e Raffreddamento: Il materiale viene riscaldato per consentire la fusione e poi raffreddato per solidificarsi. Il vantaggio principale dello stampaggio a compressione è la capacità di produrre suole con proprietà meccaniche superiori e con un livello di densità controllato, ideale per applicazioni che richiedono una maggiore resistenza e durata. 5. Estrusione Per alcune applicazioni specifiche, può essere utilizzato il processo di estrusione: Riscaldamento: Il materiale plastico viene riscaldato e fuso. Estrusione: La plastica fusa viene spinta attraverso una matrice per creare una forma continua che viene poi tagliata nella lunghezza desiderata. Questo metodo è particolarmente utile per la produzione di suole di forma semplice e continua, come quelle utilizzate per calzature da lavoro o casual. Le estrusioni possono essere ulteriormente lavorate per aggiungere texture o tagli specifici. RifinituraUna volta che le suole sono state formate, devono essere rifinite. Questo può includere: Taglio e Sagomatura: Le suole vengono tagliate e sagomate per ottenere la forma finale desiderata. Trattamenti di Superficie: Applicazione di rivestimenti anti-scivolo, stampe decorative o texture. Assemblaggio: Se necessario, le suole possono essere assemblate con altre componenti della scarpa. Controllo di Qualità Ogni fase del processo produttivo include rigorosi controlli di qualità per garantire che le suole soddisfino gli standard di performance e durabilità. Questo può includere test di resistenza all'abrasione, flessibilità, aderenza e durata. Macchinari Utilizzati La produzione di suole in plastica richiede l'uso di vari macchinari specializzati. Ecco i principali con dettagli tecnici e consigli sulla scelta: Macchine per Stampaggio ad Iniezione: Queste macchine sono fondamentali per la fusione e l'iniezione della plastica nello stampo. Le macchine per stampaggio ad iniezione possono variare per dimensioni e capacità. Capacità di Iniezione: Misurata in grammi o in centimetri cubi, indica la quantità di plastica che la macchina può iniettare per ciclo. Forza di Chiusura: Misurata in tonnellate, è la pressione necessaria per mantenere lo stampo chiuso durante l'iniezione. Macchine con forze di chiusura superiori sono adatte per suole più grandi e complesse. Velocità di Ciclo: La velocità con cui la macchina può completare un ciclo di iniezione e raffreddamento. Macchine ad alta velocità migliorano la produttività. Consiglio sulla Scelta: Scegliere una macchina con capacità di iniezione e forza di chiusura adeguate alla dimensione e complessità delle suole da produrre. Considerare anche la velocità di ciclo per ottimizzare la produttività. Stampi per Compressione: Utilizzati principalmente per materiali come il PU, questi stampi devono essere robusti e capaci di distribuire uniformemente la pressione. Materiale degli Stampi: Gli stampi sono generalmente realizzati in acciaio temprato per resistere alla pressione e al calore. Sistema di Riscaldamento: Essenziale per garantire che il materiale venga fuso uniformemente. Può essere integrato nello stampo stesso o nella pressa. Sistema di Raffreddamento: Aiuta a solidificare rapidamente la suola dopo la compressione, migliorando l'efficienza produttiva. Consiglio sulla Scelta: Optare per stampi con un sistema di riscaldamento e raffreddamento efficace e un materiale di alta qualità per garantire la durabilità e la precisione. Estrusori: Macchinari che fondono ed estrudono la plastica per formare una striscia continua. Importanti per produzioni specifiche. Diametro della Vite: Determina la quantità di materiale che può essere estruso. Viti di diametro maggiore sono adatte per grandi volumi. Lunghezza della Vite: Influisce sul tempo di passaggio del materiale nella vite, importante per una fusione uniforme. Sistema di Raffreddamento: Necessario per mantenere la temperatura ideale durante l'estrusione. Consiglio sulla Scelta: Scegliere un estrusore con diametro e lunghezza della vite adeguati al tipo di suola da produrre. Un sistema di raffreddamento efficace è cruciale per mantenere la qualità del prodotto finale. Considerazioni Ambientali L'industria della plastica è spesso criticata per il suo impatto ambientale. Tuttavia, ci sono vari sforzi in corso per rendere la produzione di suole in plastica più sostenibile: Riciclo: L'uso di materiali riciclati è in aumento. Ad esempio, l'EVA può essere riciclato e riutilizzato nella produzione di nuove suole. Bioplastiche: Si stanno sviluppando materiali plastici derivati da fonti rinnovabili, come l'amido di mais, che offrono una riduzione dell'impatto ambientale. Efficienza Energetica: Le tecnologie avanzate permettono di ridurre il consumo energetico durante il processo produttivo. Conclusione La produzione di suole in materiali plastici è un processo sofisticato che coinvolge una serie di fasi tecniche e l'uso di macchinari avanzati. Con un'attenzione sempre maggiore alla sostenibilità, l'industria sta evolvendo per integrare materiali riciclati e tecnologie ecologiche, migliorando l'impatto ambientale senza compromettere la qualità del prodotto finale. La storia delle suole in plastica è una testimonianza dell'evoluzione tecnologica e della capacità dell'industria di adattarsi a nuove sfide, puntando sempre più verso un futuro sostenibile.© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Fisica dei Laser Industriali: Taglio, Incisione, Saldatura e Microstrutturazione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Fisica dei Laser Industriali: Taglio, Incisione, Saldatura e Microstrutturazione
Informazioni Tecniche

Come la luce concentrata trasforma l’industria: applicazioni produttive e circolari della tecnologia laser tra efficienza, precisione e sostenibilitàdi Marco ArezioNell’immaginario collettivo, il laser è spesso associato a immagini fantascientifiche, tagli netti di materiali in un lampo di luce, o a operazioni chirurgiche di estrema precisione. Ma ciò che accade oggi nell’industria va persino oltre queste rappresentazioni. La fisica dei laser ha trovato nella produzione industriale un terreno fertile per applicazioni tanto complesse quanto eleganti: una luce controllata con rigore matematico, capace di tagliare, saldare, incidere o modellare materiali su scala nanometrica. Non si tratta più solo di tecnologia, ma di una vera e propria ingegneria della luce. Quando la coerenza diventa potere produttivo Per comprendere l’essenza di questa rivoluzione bisogna partire dalla fisica di base. Il laser, acronimo di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation, è uno strumento che produce luce coerente, ovvero composta da onde elettromagnetiche che si propagano all’unisono. A differenza della luce ordinaria, quella laser è monocromatica, direzionale e concentrabile su spazi estremamente ridotti. È proprio questa densità energetica — e la possibilità di modularla nel tempo e nello spazio — a renderla così adatta all’industria. Le sorgenti laser non sono tutte uguali: si va dai laser a CO₂, utilizzati da decenni per il taglio e l’incisione di materiali non metallici, ai più moderni laser a fibra, efficienti e compatti, fino ai sofisticatissimi laser a femtosecondi, che operano a impulsi ultrabrevi, capaci di microstrutturare un materiale senza generare effetti termici. A ciascuna lunghezza d’onda, a ciascuna durata d’impulso, corrisponde un’interazione specifica con la materia: riflessione, assorbimento, fusione, vaporizzazione, ristrutturazione molecolare. Il taglio laser: dove la luce sostituisce la lama Tra le prime applicazioni industriali a sfruttare le potenzialità del laser troviamo il taglio. In questo processo, un fascio altamente focalizzato colpisce il materiale con una potenza sufficiente a fonderlo o vaporizzarlo localmente. Un getto di gas — che può essere ossigeno, azoto o argon — assiste l’operazione rimuovendo il materiale fuso e raffreddando il bordo di taglio. Il risultato è una precisione micrometrica, una pulizia del bordo senza eguali e, cosa non secondaria, l’assenza di contatto meccanico: la macchina non tocca mai il pezzo, quindi non lo deforma e non si usura. Il taglio laser ha rivoluzionato la lavorazione dei metalli, soprattutto nei settori dove la personalizzazione geometrica, la velocità e la qualità estetica sono determinanti. Ma trova applicazione anche in materiali compositi, legni, ceramiche, tessuti tecnici e persino in fibre di carbonio, là dove le tecniche convenzionali falliscono. Incidere la materia con la luce Se il taglio è una separazione netta, l’incisione laser è un’arte di superficie. Si tratta di una tecnica in cui il fascio laser modifica solo una porzione superficiale del materiale, lasciando il resto intatto. La superficie può essere sollevata, bruciata, decolorata, abblata o alterata chimicamente, a seconda della potenza e della durata del fascio. In questo campo, il laser mostra tutta la sua versatilità: è in grado di scrivere codici a barre su metalli lucidi, disegnare motivi decorativi su ceramiche, marcare componenti elettronici per la tracciabilità, incidere loghi su materiali riciclati. Grazie alla possibilità di lavorare su scala micro o nanometrica, l’incisione laser diventa anche una tecnologia abilitante nella produzione di circuiti stampati flessibili o sensori ottici. Non si tratta solo di estetica o funzionalità, ma di precisione affidabile, ripetibile e compatibile con alti volumi produttivi. Saldare con la luce, a freddo e senza difetti La saldatura laser rappresenta un’altra frontiera della manifattura moderna. Rispetto alle tecniche tradizionali, offre una combinazione unica di penetrazione profonda, zona termicamente alterata ridotta e flessibilità geometrica. Può essere impiegata su materiali notoriamente difficili da saldare — come rame o titanio — ed è ideale per componenti elettronici, sensori, accumulatori e microstrutture in ambienti sterili. La chiave di questa efficienza risiede nella capacità del fascio laser di fondere localmente i bordi da unire, generando una saldatura omogenea, spesso invisibile, senza l’aggiunta di materiale d’apporto. La riduzione di scarti, la precisione nelle giunzioni e la velocità del processo fanno della saldatura laser una tecnologia protagonista nelle linee di assemblaggio più avanzate del mondo, dall’industria aerospaziale a quella medicale. Modellare il microcosmo: la microstrutturazione laser La microstrutturazione è forse l’applicazione più affascinante e futuristica della fisica laser in ambito industriale. Utilizzando impulsi brevissimi (nell’ordine dei femtosecondi), è possibile modificare selettivamente la struttura di una superficie senza alterare la massa sottostante. Si lavora su scala nanometrica, con risultati che possono rendere un materiale superidrofobico, aumentare la sua adesione, modificarne l’indice di rifrazione o conferirgli proprietà antibatteriche. Nel biomedicale, ad esempio, si strutturano le superfici degli impianti dentali o ortopedici per favorire l’osteointegrazione. In elettronica, si creano microcanali per la microfluidica o pattern per sensori ad alta risoluzione. L’intero processo avviene “a freddo”, cioè senza generare calore diffuso, rendendolo ideale per materiali sensibili o compositi avanzati. Laser e riciclo: alleati inattesi dell’economia circolare Una delle evoluzioni più promettenti della tecnologia laser riguarda il recupero di materiali e la riduzione degli scarti industriali. Laddove si cerca una filiera circolare, il laser può offrire soluzioni sorprendenti: dalla marcatura permanente su materiali riciclati, alla rimozione selettiva di vernici, fino alla decoating su metalli pretrattati per permettere il riutilizzo in altri cicli produttivi. Inoltre, tecnologie laser avanzate permettono il recupero di metalli preziosi da circuiti stampati attraverso microablazione controllata, senza necessità di acidi o solventi. Nelle operazioni di refabrication, il laser è impiegato per riportare in quota porzioni usurate di componenti metallici, creando un nuovo strato perfettamente integrato con il substrato originale. Queste tecnologie, in costante miglioramento, si collocano perfettamente all’interno delle logiche ESG e dei piani industriali per la transizione ecologica. Una tecnologia in piena evoluzione Guardando al futuro, la fisica dei laser industriali si orienta verso sistemi più compatti, efficienti e intelligenti. L’integrazione con la robotica, la sensoristica in tempo reale e l’intelligenza artificiale sta già trasformando i processi laser in sistemi cyber-fisici adattivi, capaci di auto-correggere l’operazione sulla base del feedback ricevuto. Il laser diventa così parte di un ecosistema digitale dove la materia viene manipolata in modo sempre più selettivo, sostenibile e orientato al ciclo di vita. La sfida sarà non solo tecnologica, ma anche culturale: portare le aziende, anche le PMI, a comprendere il valore di una tecnologia che unisce precisione, sostenibilità ed efficienza produttiva. In un mondo dove ogni micron può fare la differenza, la luce del laser continuerà a guidare il futuro della manifattura.© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Analisi Spettrale delle Vibrazioni: Diagnostica dei Cuscinetti e degli Ingranaggi per i Trituratori per Metalli e RAEE
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Analisi Spettrale delle Vibrazioni: Diagnostica dei Cuscinetti e degli Ingranaggi per i Trituratori per Metalli e RAEE
Informazioni Tecniche

Identifica difetti specifici (pista, elemento volvente, dente rotto) in componenti critici con l'interpretazione avanzata degli spettri di frequenza I trituratori per metalli e RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) sono autentiche bestie da soma dell'industria moderna. Progettati per demolire materiali tenaci, operano in condizioni estreme, gestendo carichi d'urto elevati e un ambiente intrinsecamente abrasivo. In questo scenario così impegnativo, l'affidabilità di componenti cruciali come cuscinetti e ingranaggi non è semplicemente desiderabile: è fondamentale. Un loro guasto improvviso può tradursi in fermi macchina prolungati, perdite di produzione ingenti e costi di riparazione esorbitanti. È qui che l'analisi spettrale delle vibrazioni non è solo un'opzione, ma uno strumento diagnostico insostituibile, capace di svelare lo stato di salute di queste componenti critiche ben prima che un cedimento catastrofico diventi realtà. Le Fondamenta dell'Analisi Spettrale delle Vibrazioni Ogni componente meccanico in movimento emette una "firma" vibratoria unica, un'impronta digitale sonora che ne riflette lo stato operativo. Quando un difetto inizia a insinuarsi e a progredire, questa impronta subisce alterazioni specifiche e, cosa più importante, prevedibili. La spettroscopia di frequenza, il cuore dell'analisi vibrazionale, è la tecnica che ci permette di decifrare questi cambiamenti. Essa scompone il segnale vibratorio grezzo e complesso – un misto di frequenze e ampiezze – in componenti discrete, rivelando l'intensità (ampiezza) della vibrazione a ciascuna frequenza specifica. Questo processo è paragonabile a scomporre un accordo musicale nelle sue singole note: ogni nota rappresenta una frequenza, e la sua "forza" l'ampiezza. Questa capacità di isolare le frequenze ci consente di associare picchi specifici nello spettro a componenti meccaniche precise e, di conseguenza, a potenziali problemi. Nel contesto dei trituratori, l'ambiente operativo è un vero e proprio "inferno" acustico e vibratorio. Le elevate forze d'impatto generate dalla triturazione stessa, unite a un'ampia gamma di frequenze derivanti dal processo, creano un rumore di fondo significativo. Questo rende la distinzione tra i segnali di guasto "veri" e il rumore operativo una sfida notevole. È proprio in questa complessità che l'interpretazione approfondita degli spettri diventa un'arte e una scienza cruciale. Non basta identificare un picco; è necessario capirne il contesto, le relazioni con altre frequenze e la sua evoluzione nel tempo. Decifrare i Segnali: Identificazione dei Difetti Specifici nei Cuscinetti I cuscinetti volventi, con le loro complesse geometrie di piste ed elementi volventi, sono suscettibili a diverse modalità di guasto. Ognuna di esse genera frequenze di guasto caratteristiche quando si sviluppano difetti. Queste frequenze non sono casuali; sono calcolabili con precisione, basandosi sulla geometria specifica del cuscinetto (numero di elementi volventi, diametri delle piste, angolo di contatto) e sulla velocità di rotazione. Danno sulla Pista Esterna (BPFO - Ball Pass Frequency Outer Race): Un difetto sulla pista esterna – la parte stazionaria del cuscinetto, solitamente – si manifesta tipicamente come un picco pronunciato a una frequenza calcolabile, spesso accompagnato da armoniche. Poiché la pista esterna non ruota, ogni volta che un elemento volvente (sfera o rullo) passa sopra il difetto, si genera un impulso vibratorio. Nello spettro, vedremo quindi questa frequenza fondamentale e le sue moltiplicazioni (armoniche). La stabilità di questo picco è un indicatore chiave. Danno sulla Pista Interna (BPFI - Ball Pass Frequency Inner Race): Un difetto sulla pista interna, che ruota con l'albero, produce un'impronta spettrale più complessa. La frequenza fondamentale è calcolabile in modo simile al BPFO. Tuttavia, poiché la pista interna ruota, il punto di contatto tra il difetto e il carico varia continuamente. Questo porta a una modulazione dell'ampiezza del segnale, che si traduce nello spettro in bande laterali (sidebands) attorno alla frequenza BPFI e alle sue armoniche. La spaziatura di queste bande laterali corrisponde alla frequenza di rotazione dell'albero su cui è montato il cuscinetto. La loro presenza è un forte indicatore di un problema sulla pista interna. Danno sull'Elemento Volvente (BSF - Ball Spin Frequency): Un difetto su una singola sfera o un rullo genera una frequenza specifica che può essere più sfuggente da rilevare. Il segnale può apparire e scomparire nello spettro a seconda della posizione dell'elemento danneggiato all'interno del cuscinetto e della sua rotazione. La sua identificazione richiede spesso tecniche di elaborazione avanzate, poiché il segnale è modulato sia dalla rotazione dell'albero che dalla rotazione dell'elemento stesso. La sfida qui è la natura "mobile" del difetto. Danno sulla Gabbia (FTF - Fundamental Train Frequency o Cage Frequency): Un problema alla gabbia, che ha il compito cruciale di mantenere gli elementi volventi equidistanti e impedire il loro attrito reciproco, si manifesta a una frequenza significativamente più bassa rispetto alle altre. Questa frequenza è tipicamente legata alla velocità di rotazione della gabbia stessa. I guasti alla gabbia possono essere particolarmente critici, poiché possono portare rapidamente a un guasto catastrofico del cuscinetto. L'identificazione di questi difetti specifici va ben oltre il semplice calcolo delle frequenze caratteristiche. Richiede un'attenta analisi delle armoniche, delle bande laterali e della forma generale dello spettro. Ad esempio, la presenza di numerose armoniche ad alta ampiezza non solo conferma l'esistenza di un difetto, ma può anche suggerire che il difetto è avanzato o che vi sono problemi concomitanti, come un disallineamento, che stanno esacerbando il danno. L'analisi dell'inviluppo (Envelope Analysis) è una tecnica particolarmente potente per i cuscinetti. Essa si concentra sugli impulsi ad alta frequenza generati dagli impatti dei difetti, demodulandoli per rivelare le frequenze di guasto caratteristiche che altrimenti sarebbero mascherate dal rumore di fondo. Questo è fondamentale nei trituratori, dove le vibrazioni ad alta energia possono rendere difficile la rilevazione diretta dei segnali di difetto. Diagnostica degli Ingranaggi: Svelare la Rottura del Dente Gli ingranaggi nei trituratori sopportano carichi di torsione immensi e sono, di conseguenza, altamente suscettibili a una varietà di difetti, tra cui rotture di denti, pitting (corrosione da fatica), usura generalizzata e problemi di allineamento. L'analisi spettrale si dimostra particolarmente efficace nell'individuare difetti localizzati come la rottura di un dente o la sua grave incrinatura, che altrimenti passerebbero inosservati fino al punto di non ritorno. Frequenze di Ingaggio Denti (GMF - Gear Mesh Frequency): La GMF è la frequenza fondamentale generata dal normale ingranamento dei denti. È il prodotto del numero di denti di un ingranaggio per la sua velocità di rotazione. Ingranaggi sani presentano un picco predominante alla GMF e alle sue armoniche, indicando un ingranamento regolare e uniforme. Difetti dei Denti: Quando un dente è rotto, scheggiato o gravemente danneggiato, l'impatto ripetitivo tra i denti sani dell'ingranaggio accoppiato e il dente danneggiato genera un segnale vibratorio distintivo. Questo si manifesta nello spettro come la comparsa di bande laterali (sidebands) ben definite attorno alla GMF e alle sue armoniche. La chiave per la diagnostica risiede nella spaziatura di queste bande laterali: essa corrisponde esattamente alla velocità di rotazione dell'ingranaggio che presenta il difetto. Ad esempio, se la spaziatura delle bande laterali corrisponde alla frequenza di rotazione dell'ingranaggio condotto, allora il difetto è su quell'ingranaggio. La rottura di un dente può anche indurre un aumento dell'ampiezza a frequenze sub-armoniche della GMF e un aumento significativo dell'energia a bassa frequenza, a causa degli impatti e degli shock che si generano. L'interpretazione accurata richiede l'analisi non solo delle armoniche della GMF e l'identificazione delle bande laterali, ma anche l'osservazione di anomalie nel rumore di fondo o la presenza di frequenze armoniche non correlate alla GMF. La presenza di modulazioni complesse o l'aumento dell'energia vibratoria in bande di frequenza non direttamente associate alla GMF possono indicare problemi più diffusi, come un disallineamento significativo tra gli ingranaggi o un'usura generalizzata delle superfici dei denti. Tecniche avanzate di analisi del segnale, come l'analisi dello spettro di inviluppo per ingranaggi o la demodulazione di fase, possono migliorare drasticamente la capacità di rilevare difetti sui denti anche in presenza di forte rumore. Queste tecniche permettono di isolare i segnali di impatto generati dal difetto, rendendoli più evidenti nello spettro. Oltre lo Spettro: Sfide e Strategie Pratiche per i Trituratori L'ambiente operativo dei trituratori, per sua natura, presenta sfide significative che possono compromettere l'efficacia dell'analisi delle vibrazioni. Il rumore di fondo elevato, le frequenze d'impatto intense generate dal processo di triturazione e la variabilità dei carichi possono facilmente mascherare i segnali deboli ma critici dei difetti nascenti. Per superare questi ostacoli e massimizzare l'efficacia diagnostica, è fondamentale adottare un approccio metodico e sofisticato: Acquisizione Dati di Qualità Superiore: Non si può fare buona analisi con dati scadenti. È imperativo utilizzare accelerometri robusti, con un'ampia banda passante e un'elevata sensibilità, progettati per operare in ambienti industriali severi. Il loro posizionamento è altrettanto critico: devono essere fissati saldamente il più vicino possibile alla componente sotto monitoraggio (ad esempio, sul supporto del cuscinetto o sulla carcassa del riduttore), preferibilmente in più direzioni (verticale, orizzontale, assiale) per catturare tutte le modalità vibratorie. Una frequenza di campionamento adeguata è essenziale per assicurarsi di catturare tutte le frequenze rilevanti, in particolare quelle ad alta frequenza associate ai cuscinetti. La regola di Nyquist, che richiede una frequenza di campionamento almeno doppia rispetto alla frequenza massima di interesse, è un punto di partenza. Tecniche di Elaborazione del Segnale Avanzate: La semplice Trasformata di Fourier Veloce (FFT) potrebbe non essere sufficiente in ambienti così complessi. Come accennato, l'Envelope Analysis è una pietra angolare per la diagnosi dei cuscinetti, permettendo di rivelare gli impulsi ripetitivi che indicano un danno. Per gli ingranaggi, oltre alla ricerca delle bande laterali, tecniche come la analisi del Cepstrum possono essere utili per identificare armoniche ripetitive o "echi" nel segnale, che spesso indicano problemi specifici di ingranamento. La filtratura dinamica e l'uso di finestre di acquisizione appropriate (es. Hanning, Flattop) sono pratiche standard per ridurre il rumore e migliorare la risoluzione dei segnali. Monitoraggio di Tendenza e Baseline: L'analisi di un singolo spettro è come scattare una fotografia: può dare un'idea, ma non racconta una storia. Il vero potere predittivo dell'analisi delle vibrazioni risiede nel monitoraggio di tendenza. Acquisire dati regolarmente e tracciare l'evoluzione delle ampiezze delle frequenze caratteristiche nel tempo permette di identificare un deterioramento progressivo. Un aumento graduale dell'ampiezza a una frequenza specifica è un chiaro indicatore di un difetto in progressione, fornendo il tempo necessario per pianificare un intervento di manutenzione prima che il guasto diventi critico. La creazione di una baseline ("firma" di vibrazione quando la macchina è in condizioni ottimali) è un prerequisito fondamentale per un monitoraggio efficace. Conoscenza Approfondita del Sistema e Contesto Operativo: L'analisi vibrazionale non è un'operazione "plug-and-play". Richiede una comprensione approfondita della cinematica del trituratore, ovvero come si muovono le sue parti, le velocità di rotazione di tutte le componenti (alberi, cuscinetti, ingranaggi), il numero di denti di ogni ingranaggio e le frequenze di risonanza della struttura. Senza queste informazioni, l'interpretazione dello spettro può essere fuorviante. Ad esempio, un picco a una certa frequenza potrebbe essere un difetto di un cuscinetto o semplicemente la frequenza di risonanza di un supporto strutturale. La correlazione dei dati vibrazionali con altre variabili operative, come il carico del motore o il tipo di materiale triturato, può fornire ulteriori indizi sullo stato della macchina. In definitiva, l'analisi spettrale delle vibrazioni, quando eseguita con rigore scientifico, competenza tecnica e supportata da una profonda comprensione delle dinamiche dei macchinari e delle tecniche di elaborazione del segnale, si eleva a strumento diagnostico di valore inestimabile per la manutenzione predittiva nei trituratori per metalli e RAEE. La sua capacità di intercettare i difetti su cuscinetti e ingranaggi nelle loro fasi iniziali – quando sono ancora "piccoli" e gestibili – trasforma costosi e imprevedibili fermi macchina non pianificati in interventi di manutenzione programmata, con benefici tangibili in termini di efficienza operativa, sicurezza e una drastica riduzione dei costi di gestione. È un investimento che ripaga ampiamente, trasformando la diagnostica da reattiva a proattiva.© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Pirolisi di Rifiuti Solidi: Aspetti Tecnologici di Processo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Pirolisi di Rifiuti Solidi: Aspetti Tecnologici di Processo
Informazioni Tecniche

Gassificazione e pirolisi dei rifiuti solidi. Tecnologie innovative per la valorizzazione energetica dei rifiutidi Marco ArezioIl costo economico della produzione di energia da combustibili fossili ha ormai raggiunto valori insostenibili rendendo necessaria la ricerca di nuovi combustibili e la messa a punto di alternative di processo e tecnologiche realmente sostenibili. Tra i “nuovi” combustibili che, previo pre-trattamento e/o trasformazione, possono integrare quelli tradizionali vi sono diverse categorie di rifiuti di varia origine (urbana o industriale). Lo sviluppo di processi in tale direzione nasce dall’esigenza di coniugare una produzione energetica più sostenibile con la necessità di una gestione dei rifiuti più efficiente. Gli obiettivi della ricerca applicata attuale Negli ultimi anni si è fatta sempre più forte la ricerca verso nuove soluzioni tecnologiche che, utilizzando vari processi, anche in combinazione tra loro, mirano a garantire un’efficiente trasformazione dei rifiuti promuovendo nel contempo il massimo recupero di materia ed energia e la massima riduzione delle emissioni gassose, liquide e solide. La gestione dei rifiuti eco-sostenibile La valorizzazione dei rifiuti come materia di base per produrre combustibili pregiati, quali il metanolo e l’idrogeno, è obiettivo della ricerca applicata in tutti i Paesi più industrializzati. L’utilizzo dei rifiuti non come combustibili “tal quali” ma come materia da trasformare in prodotti di maggiore qualità o pregio consente di risalire i gradini della “piramide dell’ecosostenibilità”. La spinta verso un’economia energetica basata sulla conversione di combustibili gassosi o al più liquidi (metano, idrocarburi leggeri, oli) e dell’idrogeno è legata alla possibilità di realizzare, grazie ad essi, una combustione più pulita e più efficiente. La trasformazione dei rifiuti in tali combustibili è possibile grazie a processi di natura termochimica quali quelli di pirolisi e gassificazione, che inducono una variazione della struttura chimica della materia tramite l’azione del calore. Non si tratta quindi di effettuare processi di “selezione e pre-trattamento” come la produzione di combustibili solidi come il CDR ma di realizzare veri e propri processi chimici dei quali va accuratamente valutata l’affidabilità, l’efficienza ed il costo. I processi termochimici Pirolisi: in cui ha luogo una degradazione termica del materiale in totale assenza di aria/ossigeno attraverso l’apporto diretto o indiretto di calore. Il potere calorifico dei prodotti ottenuti è pertanto elevatissimo. Gassificazione: in cui avviene una un’ossidazione parziale dei rifiuti in un ambiente in difetto di ossigeno. I prodotti finali non sono completamente ossidati e posseggono pertanto un potere calorifico minore del rifiuto di partenza. Combustione: in cui si realizza la ossidazione completa della frazione organica del rifiuto/combustibile, in presenza di un adeguato eccesso di ossigeno e con il risultato di ottenere prodotti completamente ossidati privi di potere calorifico. La produzione di energia “Realizza l’ossidazione totale e molto veloce della frazione combustibile alimentata, in presenza di un eccesso di aria che è tanto maggiore quanto più difficile il contatto comburente-combustibile. La reazione è esotermica è quindi accompagnata da uno sviluppo di calore che dipende dal potere calorifico inferiore (PCI) del combustibile e dall’efficienza di combustione.” Processi termochimici alternativi alla combustione: Pirolisi E’ un processo che si svolge in assenza di ossigeno ed a temperature superiori ai 400°C, raggiunte attraverso l’apporto diretto o indiretto di calore, durante il quale ha luogo esclusivamente una degradazione termica del materiale organico, eventualmente supportata dall’azione di catalizzatori. I prodotti principali del processo sono gas combustibili di pirolisi, liquidi organici ed un residuo solido, non vetrificato, contenente il char e la frazione inorganica dei rifiuti. La pirolisi dei rifiuti plastici La composizione dei prodotti di pirolisi è estremamente variabile con la temperatura di processo e con la presenza di catalizzatori quali i metalli di transizione e i materiali contenenti siti acidi quali i silico-alluminati, le zeoliti, le argille. I catalizzatori possono, così come l’aumento di temperatura, favorire la deidrogenazione, ovvero la perdita di idrogeno intramolecolare dalla catena polimerica con conseguente aumento del grado di insaturazione dei radicali ottenuti. La deidrogenazione si accompagna inevitabilmente con la elevata produzione di composti insaturi ed aromatici (benzene, toluene, xilene, ecc.) e solidi carboniosi amorfi o cristallini (grafite, micro e nano-fibre). La possibilità di rompere i legami molecolari dei polimeri tramite l’azione del calore (termolisi) o tramite attacco chimico (solvolisi) ha aperto la strada all’utilizzo del prodotto di decomposizione come feedstock per l’industria petrolchimica (feedstock recycling). La pirolisi di biomasse La pirolisi delle biomasse può essere differenziata in base al tempo di residenza: un elevato tempo di residenza porta alla produzione di charcoal; un basso tempo di residenza porta alla formazione di liquidi con rese elevate. La produzione di bio oli (come normalmente vengono chiamati i liquidi della pirolisi delle biomasse) avviene a temperature moderate ovvero al di sotto di 600°C. Pirolisi al plasma di rifiuti pericolosi La pirolisi al plasma avviene a temperature elevatissime (circa 20,000°C) grazie all’azione dell’arco elettrico che si forma tra due elettrodi. L’energia dell’arco è talmente elevata che il gas presente tra gli elettrodi ionizza. Su questo principio si basa il processo di “destrutturazione” di un piro-lizzatore al plasma. Infatti in questo impianto l’arco viene ad essere generato all’interno di una camera dove l’intenso calore generato dall’arco degrada le molecole organiche più resistenti (oli, vernici, solventi) fino ad ottenere i singoli atomi (plasma). In un processo successivo gli atomi si ricombinano per formare composti non pericolosi gassosi (anidride carbonica ed acqua prodotta dall’ossidazione in un letto di materiale ceramico) o solidi. Questi ultimi sono totalmente vetrificati ed inglobano i metalli che risultano non più lisciviabili: sono quindi riutilizzabili come materiale da costruzione. Gli elettrodi utilizzati sono in carbonio e vengono continuamente inseriti senza dover fermare il processo per la manutenzione. Pirolisi di rifiuti solidi urbani Il rifiuto eterogeneo è composto da diverse categorie merceologiche combustibili che però, con un processo di estrema schematizzazione, sono riconducibili a polimeri (plastiche, gomme, resine) e biomasse (carta, cartone, legno, frazione organica, tessili). Tecnologie di pirolisi L’applicazione della pirolisi dei rifiuti urbani è in Europa in uno stadio ancora da sviluppare e non ha quindi raggiunto la maturità commerciale anche se la spinta ad ottemperare a quanto stabilito dal protocollo di Kyoto ha fatto nascere molti progetti dimostrativi. Se l’utilizzo della pirolisi come processo per la produzione di chemicals è ancora molto limitato, la pirolisi intesa come stadio preliminare ad un successivo stadio di combustione o gassificazione è già applicata su grande scala. Fra i processi più interessanti che utilizzano la pirolisi come processo di trasformazione di vari rifiuti (plastiche miste, residui delle demolizioni di automobili, rifiuti elettronici, rifiuti solidi urbani e speciali) possiamo indicare quelli realizzati da WasteGen (UK), Texaco, Compact Power ed Ebara. Conclusioni La massima parte dei processi commerciali di pirolisi si svolge a bassa temperatura, cioè tra 450 e 600°C in modo da evitare di dover pagare un onere eccessivo in termini energetici (ed economici), anche se ciò comporta un aumento del tempo di permanenza nel reattore (che può arrivare anche alle 2h) e la riduzione della frazione di rifiuto completamente degradata all’interno del forno. Per migliorare il rendimento energetico complessivo del processo il gas di pirolisi, ed eventualmente anche il char, sono inviati ad un processo di combustione che consente, se questo è condotto a temperature maggiori di 1200°C, di sfruttare appieno la temperatura adiabatica di fiamma del gas di pirolisi. Il char proveniente da un processo di pirolisi può: essere inviato a discarica dopo essere stato privato dei metalli che, a valle del processo, sono recuperabili in forma non ossidata • essere inviato a combustione eventualmente assieme al gas di pirolisi; in questo caso non sarà possibile recuperare i metalli (che in questo modo vengono ossidati) • essere inviato a gassificazione (opzione che permette di recuperare i metalli in forma non ossidata ed aumentare la CCE del sistema globale trasformando il carbonio fisso del char in ulteriore syngas).Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - pirolisi - rifiutiMaria Laura Mastellone e Umberto Arena Seconda Università degli Studi di Napoli Dipartimento Scienze Ambientali

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Dinamica dei sistemi meccanici complessi: analisi delle vibrazioni e della risonanza nelle macchine industriali
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Dinamica dei sistemi meccanici complessi: analisi delle vibrazioni e della risonanza nelle macchine industriali
Informazioni Tecniche

Approfondimento tecnico sulla risposta dinamica di macchinari industriali complessi, le problematiche legate alla risonanza e le strategie di controllo delle vibrazioni nei sistemi meccanici multicomponentedi Marco ArezioLa dinamica dei sistemi meccanici complessi ricopre un ruolo fondamentale nell’ingegneria industriale moderna: garantire efficienza, sicurezza e durata dei macchinari che operano in ambienti industriali. Le vibrazioni non sono semplicemente fenomeni da ignorare, ma segnali preziosi che riflettono l’interazione fra componenti meccanici, strutture e inevitabili forze operative. La risonanza, poi, rappresenta un limite critico: occorre conoscerla, prevederla, domarla. In questo articolo svilupperemo un discorso fluido ma dettagliato: partiremo dall’origine delle vibrazioni, passeremo alla risonanza, poi alla modellazione numerica e sperimentale, e concluderemo con le strategie industriali più efficaci per monitorare e mitigare questi fenomeni. Sistemi meccanici complessi: definizione e caratteristiche dinamiche Immaginiamo una macchina industriale composta da un insieme di alberi rotanti, riduttori, supporti, strutture e controlli elettronici: non si tratta più di sistemi elementari, ma di un network meccanico dove masse, rigidezze e smorzamenti interagiscono tra loro. Il risultato è una risposta dinamica spesso non lineare, che può presentare fenomeni di modulazione, accoppiamenti meccanici, ritorni di feedback dal sistema di controllo. Componenti come motori, telai elasticizzati, giunti flessibili e sistemi di trasmissione rendono il sistema ricco di gradi di libertà. Come conseguenza, le vibrazioni che si generano possono spaziare da semplici oscillazioni armoniche a comportamenti complessi, transitori o addirittura caotici, a seconda delle condizioni operative e di progettazione. Vibrazioni meccaniche: origine, classificazione e fenomenologia Le vibrazioni nascono da sollecitazioni meccaniche interne ed esterne: difetti nei cuscinetti, squilibri nei rotori, disallineamenti, giochi meccanici, forzanti periodiche o impulsive. Ciò genera oscillazioni che possono essere libere, se dipendenti dalle condizioni iniziali; forzate, se causate da eccitazioni esterne; o autoeccitate, come nel caso del flutter aerodinamico o fenomeni di instabilità autoalimentata. Queste vibrazioni si misurano in termini di spostamento, velocità o accelerazione, e si analizzano sia nel dominio del tempo (per identificare transitori o picchi) sia della frequenza (per isolare componenti specifiche tramite FFT o analisi modale operativa). In un contesto produttivo, ogni regime vibratorio ha implicazioni diverse: una vibrazione armonica dominata può essere gestita con un bilanciamento, mentre modulazioni o subarmoniche possono segnalare degenerazioni meccaniche o instabilità emergenti. Risonanza: effetti e criticità industriali La risonanza emerge quando la frequenza di eccitazione – sia essa derivante dal moto rotante o da vibrazioni esterne – coincide o si avvicina a una delle frequenze naturali del sistema. Il risultato è un’amplificazione significativa della risposta meccanica, che può provocare stress ciclici elevati e guasti per fatica, perdite di tolleranza nei processi di lavorazione, vibrazioni incontrollate che minacciano la sicurezza del macchinario e del personale. A livello ingegneristico diventa cruciale identificare le frequenze naturali – che dipendono da massa, rigidezza e geometria del sistema – e gestire la loro relazione con le frequenze operative effettive. Quando la struttura evolve a causa di usura, alterazioni termiche o modifiche operative, anche le frequenze naturali mutano, e va ripetuta l’analisi per evitare sorprese dinamiche non previste. Modellazione dinamica dei sistemi multicomponente Il cuore dell’analisi risiede nel modellare con precisione le caratteristiche dinamiche del sistema. Si parte dai modelli a parametri concentrati – massa-sbarre-molla-smorzatore – utili per sistemi semplificati, fino ad arrivare a modelli FEM più sofisticati: discretizzazione FEM con matrici di massa, rigidezza e smorzamento, utili per mappare le modalità di vibrazione reali. Dal modello numerico si ricava l’analisi modale: forme modali, frequenze naturali e smorzamenti associati. In parallelo, l’analisi sperimentale (impact test, operational modal analysis) riproduce condizioni operative reali per validare il modello teorico. La sinergia tra simulazione e testing garantisce maggiore accuratezza, che in ambito industriale si traduce in maggior affidabilità progettuale e riduzione dei tempi di start-up. Tecniche industriali di mitigazione delle vibrazioni Per controllare vibrazioni e risonanza in un contesto industriale moderno, si adottano strategie multidisciplinari: – Interventi strutturali: potenziare la rigidezza dei telai o isolare blocchi critici con supporti elastomerici; bilanciare i rotori dinamicamente per ridurre le eccitazioni centrifughe. – Smorzamento: applicazione di materiali viscoelastici, uso di strati smorzanti o dispositivi come tuned mass dampers (TMD) per attenuare specifiche frequenze problematiche. – Controllo attivo: sistemi meccatronici con sensori e attuatori che rilevano vibrazioni in tempo reale e applicano forze di correzione (active vibration control); utili soprattutto in applicazioni ad alta velocità o dove serve massima precisione. – Manutenzione predittiva: monitoraggio continuo del comportamento vibratorio, analisi FFT e trend per cogliere segnali di deterioramento: in questo modo gli interventi saranno tempestivi e mirati, riducendo i fermi e prevenendo guasti. Normative e standard tecnici internazionali Il quadro normativo definisce soglie di accettabilità per le vibrazioni e metodologie di misura standardizzate. Standard come ISO 10816/20816 si applicano alle macchine rotanti, definendo i limiti di vibrazione accettabili; ISO 7919 riguarda le vibrazioni sugli alberi rotanti; linee guida tedesche (VDI 2056/3839) forniscono criteri per il monitoraggio continuo; e API 670 è uno standard critico per compressori e turbine in ambito energivoro o estrattivo. Conformarsi a questi standard non è solo questione di certificazione ma garanzia di affidabilità e sicurezza operativa. Applicazioni industriali e casi studio In molteplici settori l'analisi dinamica fa la differenza. Nelle macchine utensili di precisione, il controllo delle vibrazioni garantisce finiture accurate e tolleranze ristrette. Nelle turbomacchine ad alta velocità, la risonanza può essere catastrofica se non identificata in fase di progettazione. Anche settori come ferroviario, automotive, robotica industriale e packaging traggono vantaggio dall’ottimizzazione vibrazionale: la riduzione delle vibrazioni migliora comfort, migliora affidabilità e allunga la vita utile degli apparati. Studi pratici dimostrano riduzioni di costo di manutenzione del 30‑40 % e incrementi di vita utile delle macchine fino al 50‑60 % quando si investe in un’analisi e controllo dinamico accurato. Prospettive future: digital twin e intelligenza artificiale L’evoluzione degli strumenti digitali apre nuove prospettive: i digital twin, simulazioni fedeli in tempo reale legate al comportamento vibrazionale effettivo, permettono di prevedere e prevenire criticità dinamiche. Le tecniche di intelligenza artificiale, compresi gli algoritmi di machine learning, analizzano grandi moli di dati vibratori, individuano pattern emergenti e suggeriscono azioni correttive con largo anticipo. Ciò trasforma l’approccio da reattivo a proattivo, consentendo interventi manutentivi intelligenti e ottimizzazioni continue. Conclusione La dinamica dei sistemi meccanici complessi è molto più che una materia teorica: è un elemento strategico nella vita operativa delle macchine industriali. Comprendere, modellare e controllare vibrazioni e risonanza significa poter costruire impianti più affidabili, sicuri, efficienti e duraturi. La combinazione fra modelli analitici, strumenti sperimentali, dispositivi attivi e monitoraggio predittivo costituisce oggi lo stato dell’arte. Le tecnologie emergenti – basate su digital twin e intelligenza artificiale – promettono un salto di qualità ulteriore, trasformando la diagnosi vibratoria in uno strumento dinamico e predittivo, capace di supportare decisioni tempestive nella gestione industriale.© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Polimeri Plastici Riciclati: Essicazione o Deumidificazione?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Polimeri Plastici Riciclati: Essicazione o Deumidificazione?
Informazioni Tecniche

Polimeri Plastici Riciclati: Essicazione o Deumidificazione?di Marco ArezioTutte le materie plastiche, vergini o riciclate, sotto forma di granulo o di macinato o di densificato, hanno la tendenza a trattenere l’umidità, fino a raggiungere un equilibrio con l’ambiente esterno. Questa capacità di assorbimento dipende, come precedentemente accennato in un altro articolo, dalla tipologia di polimero, dalla temperatura dell’aria e dalla sua umidità.In base alle considerazioni sopra esposte i polimeri li possiamo dividere in igroscopici e in non igroscopici. Infatti, nei materiali igroscopici, l’acqua è assorbita all’interno della struttura legandosi chimicamente con la stessa, mentre nei polimeri non igroscopici l’umidità rimane all’esterno della massa interferendo successivamente nel processo di lavorazione. I polimeri plastici, espressi nelle forme di granulo, macinato, densificato o polveri vengono avviati alla loro trasformazione in base al prodotto da realizzare e al tipo di processo stabilito. Che i materiali siano igroscopici o non igroscopici, la presenza dell’umidità durante la fase di fusione della massa polimerica crea notevoli problemi in quanto l’acqua può diventare vapore, creando striature, bolle superficiali, ritiri termici irregolari, tensioni strutturali, deformazioni o rotture. L’umidità è una delle principali cause di imperfezioni o difetti sui prodotti plastici realizzati ma, nello stesso tempo, è un problema largamente trascurato o sottovalutato dagli operatori che utilizzano soprattutto le materie plastiche riciclate. Se vogliamo elencare alcuni difetti evidenti causati dalla presenza dell’umidità nei polimeri possiamo citare: • Aspetto opaco del prodotto • Striature brune • Striature argentate • Linee di saldatura deboli • Pezzi incompleti • Sbavature • Bolle • Soffiature • Diminuzione delle proprietà meccaniche • Deformazioni dell’elemento • Degradazione del polimero • Invecchiamento irregolare • Ritiri irregolari Per ovviare a questi inconvenienti è buona regola asciugare il materiale prima del suo utilizzo attraverso getti di aria. In questo caso possiamo elencare due sistemi di intervento, simili tra loro, ma con risultati differenti, che sono rappresentati dall’essicazione e dalla deumidificazione. Per essicazione possiamo considerare un processo di insufflazione di aria aspirata in ambiente e immessa in una tramoggia in cui si trova la materia plastica da trattare, per un determinato tempo ad una temperatura stabilita. Questo sistema dipende molto dalle condizioni metereologiche in essere e dal grado di umidità dell’aria ed è consigliato solo per i materiali non igroscopici. Per i materiali igroscopici, come per esempio le poliolefine, (PP, HDPE, LDPE, PP/PE solo per citarne alcune), il sistema di essicazione ad aria forzata visto precedentemente non è sufficiente, in quanto il contenuto di umidità intrinseco nel polimero, ne rende il processo di scarsa efficacia. In questo caso è consigliabile l’essicazione dei polimeri attraverso la deumidificazione, che comporta l’insufflazione all’interno della tramoggia, non più di aria a condizioni ambientali variabili, ma di un’aria deumidificata attraverso un dryer ad una temperatura stabilita. La tramoggia dovrà essere coibentata per ridurre la dispersione di calore di processo e il materiale sarà in movimento, in modo che durante la fase di transito all’interno della tramoggia sia possibile investirlo con getti di aria calda e deumidificata. Il dryer produrrà un flusso costante di aria calda e secca che avrà la capacità di ridurre notevolmente l’umidità interna dei polimeri igroscopici.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - polimeri - essicazione - deumidificazione

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - L'Arte della Manutenzione Oleodinamica Industriale: Chiave per Efficienza e Longevità
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare L'Arte della Manutenzione Oleodinamica Industriale: Chiave per Efficienza e Longevità
Informazioni Tecniche

Scopri come una manutenzione oleodinamica efficace prolunga la vita degli impianti, ottimizza l'efficienza energetica e garantisce la sicurezza operativadi Marco ArezioNel cuore pulsante dell'industria moderna, gli impianti oleodinamici rappresentano la spina dorsale di innumerevoli processi produttivi. Dalle presse idrauliche ai macchinari da costruzione, dai sistemi di movimentazione alle applicazioni marine, la capacità di trasmettere e controllare elevate potenze attraverso i fluidi è insostituibile. Tuttavia, la sofisticazione di queste tecnologie porta con sé la necessità impellente di una manutenzione oleodinamica rigorosa e lungimirante. Non si tratta semplicemente di riparare un guasto, ma di un investimento strategico che assicura la continuità operativa, massimizza l'efficienza e prolunga significativamente la vita utile dei componenti, trasformandosi in un vantaggio competitivo duraturo. L'Imperativo della Manutenzione: Costi Nascosti del Non Fare L'errata percezione della manutenzione come un mero costo da tagliare è un errore comune che può avere ripercussioni devastanti. Un impianto oleodinamico trascurato è una bomba a orologeria. Le conseguenze vanno ben oltre il singolo fermo macchina non pianificato, che di per sé genera perdite produttive dirette e ritardi nelle consegne. Si manifestano in un'accelerata usura dei componenti, riducendo drasticamente la vita di pompe, valvole e attuatori, costringendo a sostituzioni premature e costose. L'inefficienza energetica cresce esponenzialmente, con perdite di carico e trafilamenti interni che costringono il sistema a lavorare più duramente per erogare la stessa potenza, traducendosi in bollette energetiche più salate e un impatto ambientale maggiore. Inoltre, non si può sottovalutare il rischio per la sicurezza degli operatori, esposti a pericoli derivanti da malfunzionamenti inattesi, rotture di tubazioni in pressione o perdite di fluido. Una strategia di manutenzione preventiva e predittiva si rivela quindi un pilastro per la resilienza operativa. Essa permette di trasformare i costi di emergenza in investimenti programmati, con benefici tangibili sull'affidabilità e sulla redditività complessiva dell'azienda. La Gestione del Fluido Idraulico: Il Cuore della Manutenzione Il fluido idraulico è il vero sangue di un sistema oleodinamico e la sua condizione è il barometro più fedele della salute dell'impianto. La contaminazione del fluido è la causa principale (spesso oltre l'80%) di guasti e usura prematura dei componenti. Elementi come polveri, acqua, aria o particelle metalliche generate dall'usura interna possono erodere, corrodere e danneggiare le superfici delicate di pompe e valvole. Un programma di analisi olio idraulico periodica è dunque non solo consigliato, ma indispensabile. Attraverso test di laboratorio si monitorano parametri vitali come la viscosità, l'acidità (TAN - Total Acid Number), il contenuto di acqua, l'ossidazione e la presenza di particelle contaminanti (tramite codici ISO o NAS) e metalli da usura. Queste analisi permettono di identificare tendenze, prevedere problemi e decidere il momento ottimale per la sostituzione o la rigenerazione del fluido, evitando sprechi e danni. Parallelamente all'analisi, una filtrazione efficace è cruciale. Sistemi di filtrazione in linea ad alta efficienza, filtri di ritorno e sfiati con filtri antipolvere e anti-umidità sono fondamentali per mantenere la pulizia dell'olio. La scelta del filtro giusto, con il corretto grado di filtrazione (espresso in micron) e una sostituzione programmata basata sul monitoraggio della pressione differenziale, assicura che il fluido operi sempre nelle condizioni ottimali. Anche il controllo della temperatura è vitale: un olio troppo caldo degrada rapidamente, perdendo le sue proprietà lubrificanti e anti-usura, mentre un olio troppo freddo aumenta la viscosità, causando perdite di energia e difficoltà operative. Cura dei Componenti: Ispezione e Intervento Mirato Oltre al fluido, ogni componente dell'impianto richiede attenzione specifica. Pompe e Motori: Sono il cuore e i muscoli del sistema. La loro manutenzione implica il monitoraggio di rumori anomali, vibrazioni, variazioni di pressione e perdite esterne. L'allineamento preciso tra pompa e motore è essenziale per prevenire stress e usura prematura. Valvole: Regolano il flusso e la pressione. È fondamentale verificarne la corretta taratura, l'assenza di trafilamenti interni ed esterni e la fluidità dei movimenti. Valvole bloccate o malfunzionanti possono causare surriscaldamento, perdite di potenza o movimenti incontrollati. Cilindri: Gli attuatori lineari richiedono ispezioni regolari delle guarnizioni per prevenire perdite, del grado di usura dello stelo e della canna, e del corretto funzionamento degli ammortizzatori di fine corsa. Qualsiasi segno di scanalatura o corrosione sullo stelo è un campanello d'allarme. Tubazioni e Raccordi: Sono le vene del sistema. La loro integrità è cruciale per la sicurezza e l'efficienza. Occorre controllare regolarmente crepe, abrasioni, rigonfiamenti e segni di corrosione. Un corretto serraggio dei raccordi e un'adeguata supportatura delle tubazioni prevengono vibrazioni e rotture. Serbatoi: Devono essere mantenuti puliti e aerati. È essenziale controllare il livello dell'olio e assicurarsi che i filtri di sfiato siano efficienti per impedire l'ingresso di contaminanti dall'ambiente esterno. Dalla Manutenzione Preventiva alla Predittiva: L'Era dell'Industria 4.0 Tradizionalmente, la manutenzione preventiva ha dettato la sostituzione di componenti o fluidi a intervalli di tempo predefiniti o in base alle ore di funzionamento. Sebbene efficace nel prevenire molti guasti, può portare a sostituzioni anticipate e sprechi. Oggi, il paradigma si sta spostando verso la manutenzione predittiva. Grazie all'integrazione di sensori intelligenti (IoT - Internet of Things) e all'analisi avanzata dei dati (Big Data, Intelligenza Artificiale), è possibile monitorare in tempo reale parametri critici come pressione, temperatura, portata, vibrazioni e la qualità dell'olio. Questi dati vengono elaborati per identificare pattern, rilevare anomalie e prevedere l'insorgere di un guasto con notevole anticipo. La diagnostica idraulica avanzata permette così di intervenire solo quando strettamente necessario, ottimizzando gli intervalli di manutenzione, riducendo i fermi macchina non pianificati e massimizzando la vita utile dei componenti. L'implementazione di un sistema CMMS (Computerized Maintenance Management System) supporta la pianificazione, l'esecuzione e il monitoraggio di tutte le attività manutentive, creando una base dati storica preziosa per l'analisi e il miglioramento continuo. Manutenzione Sostenibile: Un Bene per l'Ambiente e il Bilancio La manutenzione efficace non è solo una questione economica e operativa, ma anche ambientale. Un impianto oleodinamico ben mantenuto è intrinsecamente più sostenibile. L'ottimizzazione dell'efficienza energetica riduce il consumo di energia e le emissioni di CO2. L'estensione della vita dei fluidi e dei componenti diminuisce la necessità di produrre nuovi materiali e smaltire quelli vecchi, promuovendo i principi dell'economia circolare. La riduzione delle perdite di olio non solo previene costosi sprechi, ma mitiga anche il rischio di contaminazione del suolo e delle acque. L'adozione di fluidi idraulici biodegradabili, laddove le condizioni lo consentono, rappresenta un ulteriore passo verso un'operatività più ecocompatibile. In sintesi, la manutenzione degli impianti oleodinamici è una disciplina complessa e dinamica che richiede competenza tecnica, strumenti adeguati e un approccio strategico. Passare da una logica reattiva a una proattiva, investendo in formazione del personale e nelle tecnologie di manutenzione predittiva, non è più un'opzione, ma una necessità. Solo così le aziende potranno garantire la massima efficienza, affidabilità e longevità dei propri sistemi oleodinamici, navigando con successo le sfide dell'industria 4.0 e contribuendo a un futuro produttivo più sicuro ed ecologicamente responsabile.© Riproduzione Vietata

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Come migliorare lo stampaggio di articoli non estetici
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Come migliorare lo stampaggio di articoli non estetici
Informazioni Tecniche

Considerazioni sulla produzione e l’utilizzo del granulo in PO (PP/PE)di Marco ArezioI prodotti finiti non estetici destinati a un mercato usa e getta venivano prodotti normalmente con compound di PP formato da un mix tra PP e PE (PO), proveniente dalla granulazione si scarti della selezione dei rifiuti urbani. Se prendiamo in considerazione i bancali in plastica o i distanziatori per l’edilizia o le cassette per l’ortofrutta, per fare solo alcuni esempi, il mix tra le due famiglie di polimeri permetteva di produrre dei compounds la cui % di PP all’interno della miscela variava dal 30-40% al 60-70% a seconda della ricetta attesa. Il melt index a 230°/ 2,16 kg. variava da 3 a 6 se il prodotto non presentava cariche minerali aggiunte. Le caratteristiche del granulo prodotto, e di conseguenza dell’articolo finale, vedevano una performance buona per quanto riguardava la resistenza a compressione e una meno eccelsa per quanto riguardava la resistenza a flessione. In merito alla facoltà di ricevere i colori nella fase di estrusione del granulo o durante le fasi di stampaggio, posso dire che, per quanto riguarda la scala dei colori scuri, la famiglia di tinte permetteva una discreta scelta e l’aspetto estetico del prodotto finito era accettabile in considerazione del prodotto da cui si partiva. Oggi il cosiddetto PO, che identifica il misto poliolefinico proveniente dalla raccolta differenziata, ha assunto una composizione media diversa rispetto al passato in virtù dell’accresciuta performance degli impianti di selezione dei rifiuti urbani che tendono a massimizzare il prelievo dal mix PP/PE di polipropilene, HD e LD, in quanto l’offerta sul mercato di input separato permette un margine di contribuzione sul rifiuto nettamente superiore rispetto alla vendita del mix originario. Questo, oggi, comporta di dover lavorare un mix PP/PE qualitativamente meno performante rispetto al passato in quanto gli equilibri tra le tre famiglie, PP, HD, e LD che componevano il PO in passato, si sono alterate. Inoltre l’aumento della produzione sia del rifiuto da lavorare che della richiesta di granulo da compound PP/PE ha spinto alcuni impianti di trattamento dei rifiuti plastici a velocizzare la fase di lavaggio per recuperare produttività a decremento della qualità del macinato o densificato necessario a produrre il granulo. Possiamo elencare alcune criticità della produzione di compound PO: • Aumento della % di LD a discapito dell’ HD nel mix poliolefinico • Peggioramento della qualità del lavaggio dell’input a causa dell’aumento dei volumi da trattare e delle diverse % di polimeri nella ricetta • Aumento della presenza di plastiche bio all’interno del frazione selezionata che danno problemi nella qualità del granulo • Aumento dell’utilizzo sul mercato di imballi fatti con plastiche miste che comportano una maggiore % di materiali multistrato, come certe etichette, di difficile coabitazione con il PO tradizionale. In merito a questi cambiamenti nella composizione base del PO e della sua lavorazione, avremo dei risvolti da gestire in fase di produzione del granulo e in fase di stampaggio, al fine di minimizzare gli impatti negativi della qualità di cui è composto il granulo. Per quanto riguarda la produzione si dovrebbe intervenire: • sui tempi di lavaggio • sulla dimensione delle vasche • sulla gestione dell’acqua • sulla ricetta del compound PO per la granulazione • sulla filtrazione Per quanto riguarda la fase di stampaggio si dovrebbe intervenire: • sulle temperature macchina • sulla fase di essiccazione del granulo • sulla verifica dei raffreddamenti degli stampi L’intervento tecnico su queste criticità porta ad avere i seguenti miglioramenti: • Maggiore resistenza alla flessione del prodotto finale • miglioramento delle superfici estetiche con riduzione o scomparsa di sfiammature sul prodotto finito • Miglioramento della omogeneità dei colori • riduzione del cattivo odore del granulo e del manufatto finito • aumento della durata delle viti e cilindri in fase di granulazione e degli stampi in fase di iniezione • luoghi di lavoro più salutari durante le fasi di fusione della plastica.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - stampaggio ad iniezioneVedi maggiori informazioni sullo stampaggio delle materie plastiche

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Progettazione ed Installazione di Linee di Tubazioni Industriali
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Progettazione ed Installazione di Linee di Tubazioni Industriali
Informazioni Tecniche

Quali sono le caratteristiche delle linnee di trasporto dei fluidi in una produzione industriale di Marco ArezioUna produzione industriale ha, normalmente, la necessità di essere supportata da una serie di fluidi, come l’acqua, l’aria compressa o il vapore.Per poter trasportare i diversi fluidi necessari al funzionamento degli impianti di produzione, bisogna poter contare su tubazioni progettate in base al fluido che dovranno contenere, la distanza del trasporto, il loro diametro e la pressione di lavoro. In questo articolo affrontiamo gli elementi che costituiscono una rete di distribuzione industriale dei fluidi e cosa dobbiamo tenere in considerazione per scegliere i migliori materiali adatti allo scopo. Una rete di tubi per il trasporto dei fluidi industriali può rientrare nella voce delle reti di servizio alla produzione e, per questo motivo, la loro installazione e manutenzione deve essere considerato nei costi degli impianti e in quelli di manutenzione. Quindi, è importante progettare, realizzare ed installare la miglior rete di tubature possibili, in modo da minimizzare i costi generali ed aumentarne la durata nel tempo. Infatti, è sempre utile prevedere un sovradimensionamento, ma con attenzione, della linea e degli elementi che sono a supporto, in quanto potrebbe essere necessario, in futuro, un aumento del fabbisogno di fluidi richiesto da un possibile incremento dei volumi di produzione, senza dover rifare le linee di trasporto. Gli elementi che costituiscono una linea di trasporto della fluida sono costituiti dai seguenti prodotti: • Tubi • Elementi di raccordo • Accessori In primo luogo possiamo dire che le linee di servizio alla produzione dovrebbero essere visibili e di facile accesso, in modo da poter svolgere le eventuali riparazioni o ispezioni, in modo veloce ed agevole, senza pregiudicare i tempi della produzione. Inoltre, ogni linea deve essere ben riconoscibile in base al flusso che in essa scorre, infatti, i dati che indicano la natura del fluido possono essere riportati sui tubi, in varie forme, quali il nome per esteso, l’abbreviazione o la formula chimica. Per le tubazioni convoglianti fluidi pericolosi, oltre al colore di base, deve essere presente il simbolo di pericolo e il nome o la formula del fluido. Occorre, infine, tenere presente che le tubazioni e tutti i componenti devono essere installati in modo da: • non intralciare il transito • non occupare spazi di lavoro • non essere danneggiati da mezzi di trasporto • non costituire barriera alla diffusione della luce naturale Scelta dei tubi da installare I materiali più comuni che compongono i tubi, utilizzati nelle linee di trasporto dei fluidi in produzione, sono la plastica, il rame, l’acciaio, la ghisa e, misura minore, il calcestruzzo. Per la scelta di una tipologia piuttosto che un’altra, deve essere considerato il tipo di fluido da trasportare, la pressione all’interno del tubo, la temperatura di esercizio, l’aggressività del fluido sulla linea e alcune considerazioni ambientali dello stabilimento, come l’umidità, il calore e l’aggressività di componenti esterni. Inoltre, influisce sulla scelta del tubo, in merito al fluido da trasportare, la filettatura o la saldatura delle giunzioni tra i tubi stessi, che dovrà tenere in considerazione le caratteristiche generali del fluido. Una volta scelto il materiale ed il tipo giuntura più adatta, viene determinato il diametro e lo spessore del tubo. Il diametro viene determinato in base alla portata del fluido da convogliare, tenendo conto di bilanciare economicamente i costi di installazione, crescenti al crescere del diametro delle tubazioni. Tubi in acciaio I tubi in acciaio sono, di gran lunga, la tipologia più usata nelle linee di produzione e vengono classificati in base al loro impiego: • Tubi filettabili • Tubi commerciali • Tubi per applicazioni meccaniche • Tubi per condotte • Tubi speciali • Tubi zincati I tubi in acciaio sono impiegati per il trasporto dei liquidi, anche in presenza di alte temperature, di gas, di sostanze non alterabili e di pressione. Tubi in ghisa I tubi di ghisa sferoidale sono ottenuti per centrifugazione e sono normalmente dotati di giunto a bicchiere con guarnizione in elastomero, oppure per particolari applicazioni, sono disponibili in versione flangiata. Vengono impiegati, normalmente, nel trasporto delle acque nere o del gas, attraverso degli appositi strati di rivestimento in base alla tipologia di fluido da contenere. Tubi in rame I tubi in rame sono caratterizzati da una conducibilità elettrica e termica elevatissime, superate solo da quelle dell'argento, inoltre il rame è molto resistente alla corrosione e non è magnetico. Vengono impiegati per trasportare l’acqua potabile, il gas combustibili, i gas medicali, l’acqua per il riscaldamento e i fluidi per condizionamento e refrigerazione. Infatti, il rame è impermeabile ai gas, facilmente piegabile, resiste alla corrosione e non invecchia se esposto alla radiazione solare. Tubi in plastica I tubi in plastica hanno avuto una veloce diffusione negli ultimi decenni, impiegandoli per il trasporto di liquidi e dei gas, in quanto possiedono una buona resistenza alla corrosione da parte degli agenti chimici, sono leggeri. flessibili e hanno ottime proprietà dielettriche. Grazie a tali caratteristiche, i tubi in plastica hanno trovato applicazione anche per il convogliamento (in pressione e per gravita) delle acque reflue inquinate. Per contro, quelli in PVC, per esempio, non sono adatti per pressioni di esercizio superiori a 16 bar e per temperature superiori a 60 °C o per frequenti variazioni di temperatura. Infine subiscono un sensibile invecchiamento (che li rende fragili) se sono sottoposti all’esposizione prolungata della luce e frequenti sbalzi termici. I principali materiali di cui sono costituiti i tubi di materiale polimerico sono: • Polipropilene (PP) • Polietilene (PE) • Policloruro di vinile (PVC) • Plastici rinforzati con fibre di vetro (PRFV) Un altro vantaggio molto importante delle tubature realizzate con i polimeri plastici è la loro notevole durata, specialmente quelli prodotti in PVC, che può raggiungere anche i 50 anni di esercizio se conservati e protetti in modo idoneo. Dilatazioni termiche La presenza di calore nella linea deve far riflettere, non solo sulla tipologia di materia prima da utilizzare per i tubi, ma anche sui comportamenti che queste materie prime possono avere durante le variazioni di temperatura in funzione della lunghezza della linea stessa. Non solo sono da tener presente, al fine della corretta progettazione dei tubi, le temperature di esercizio e di picco, ma anche gli sbalzi termici che possono avvenire tra parti di impianti più freddi e altri più caldi. Inoltre, in una tubazione rettilinea di diametro contenuto, l’allungamento può comportare una flessione (carico di punta) in grado di sollecitare pericolosamente le flange di collegamento della tubazione alle apparecchiature.Categoria: notizie - tecnica - produzione - linee di tubazioni

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Difetti di iniezione con materiali riciclati: striature superficiali
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Difetti di iniezione con materiali riciclati: striature superficiali
Informazioni Tecniche

Da cosa sono causati i difetti di iniezione e come è possibile risolverli quando si utilizzano dei polimeri riciclati? di Marco ArezioCi sono dei difetti estetici che potrebbero formarsi durante il lavoro di iniezione utilizzando dei granuli rigenerati, che siano da provenienza post consumo o post industriali. Il granulo post consumo si presta maggiormente, in ogni caso, alla possibile creazione di difetti estetici in quanto la composizione polimerica del granulo stesso può comprendere frazioni di materiali non del tutto omogenei (PP/PE per esempio). Le carenze estetiche espresse in striature superficiali, dette anche marmoree, normalmente non causano un difetto tecnico del prodotto stampato, ma solitamente un difetto estetico che, in ogni caso, può comportare il rifiuto del prodotto da parte del cliente finale. Abbiamo già affrontato l’argomento che riguarda la riconsiderazione degli aspetti estetici dei manufatti realizzati con un granulo riciclato, in presenza di piccoli difetti, in un’ottica di incremento della circolarità dei rifiuti plastici, proprio per avere un giudizio corretto sulle aspettative estetiche di prodotti che impiegano la plastica riciclata. Nella fase di stampaggio, la plastica utilizzata come materia prima, raggiunge temperature tra i 175° e i 400°, in base al materiale utilizzato, creando vari processi di trasformazione all’interno della massa fusa. L’acqua viene vaporizzata, e alcuni additivi e polimeri a basso peso molecolare si potrebbero degradare producendo sostanze volatili che accompagneranno la massa fusa all’interno dello stampo. Inoltre la velocità di stampaggio potrebbe agire sulle molecole polimeriche creando una certa percentuale di degradazione plastica. A causa della differenza di densità tra la massa fusa, le sostanze volatili e quelle degradate, ci sarà all’interno dello stampo una separazione tra le parti più pesanti e quelle più leggere, dove queste ultime arriveranno per prime verso le pareti dello stampo stesso, seguite poi dalla massa fusa, di cui si sporcheranno. Quindi, qualsiasi parte volatile e/o degradata che verrà spinta verso la parete dello stampo dal polimero riciclato fuso, creerà sulle pareti del prodotto finito, striature o parti marmorizzate che possono essere antiestetiche. Le cause di questi difetti si possono riassumere in: • Umidità del materiale • Degrado delle parti in plastica a causa dell’alta temperatura • Tempi di stampaggio eccessivi con degradazione dei polimeri • Contropressione troppo bassa • Punti di iniezione troppo piccoli che potrebbero degradare la materia prima • Eccessiva usura del mandrino • Sporco vicino ai punti di espulsione del gas nello stampo o numero insufficiente di punti In considerazione di quanto sopra esposto, per evitare o ridurre questi fenomeni antiestetici, bisognerebbe prendere tutti gli accorgimenti necessari per la regolazione dei parametri macchina e stampo, oltre a verificare, attraverso lo studio del DSC del polimero riciclato da usare, il peso delle componenti che potrebbero degradare.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - iniezione - stampi - produzione

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Piccoli suggerimenti per migliorare lo stampaggio a iniezione
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Piccoli suggerimenti per migliorare lo stampaggio a iniezione
Informazioni Tecniche

Piccoli suggerimenti per migliorare lo stampaggio a iniezionedi Marco ArezioAbbiamo già affrontato negli articoli presenti sul portale, alcuni argomenti riguardanti i difetti che si creano in fase di stampaggio, e le soluzioni che si suggeriscono, sia per quanto riguarda la gestione degli stampi, che per i difetti che si possono riscontrare sul prodotto finito. Come sapete lo stampaggio delle materie plastiche è una scienza imperfetta in quanto il buon esito del lavoro di stampaggio è influenzato da una quantità davvero importante di fattori. Possiamo partire dalla tipologia della macchina, dai suoi componenti e dal loro stato di usura, dalla progettazione dello stampo e dal suo mantenimento in buone condizioni, dalle materie prime utilizzate, con particolare attenzione a quelle rigenerate, alla regolazione dei parametri macchina e stampo. Tutte queste cose messe insieme vanno, alla fine, ad influire sul buon esito del lavoro e, con esso, sul buon esito finanziario del vostro lavoro. Infatti, anche questo aspetto, che forse i tecnici puri trascurano, è da tenere in considerazione tanto quanto la qualità e la tecnica in produzione. Vediamo brevemente alcuni difetti che possono capitare frequentemente: Striature sulle pareti dei prodotti Sono dette anche linee di flusso che comprendono strisciate, macchie e colorazioni differenti che possono essere causate dal profilo di raffreddamento e del percorso che compie la plastica per raggiungere le parti dello stampo. Ci sono alcuni modi per ovviare a questo inconveniente che riguardano l'aumento della velocità di iniezione per migliorare il riempimento delle cavità, oppure lo smorzamento di alcune angolature dello stampo in cui passa il flusso. Piccole cavità sulle superfici dei prodotti Si formano normalmente sulle pareti dei prodotti delle piccole depressioni o avvallamenti specialmente nelle aree dove lo spessore è maggiore o dove il flusso subisce dei restringimenti. In questi casi si consiglia di ridurre la temperatura dello stampo, aumentare la pressione di iniezione e il tempo di stampaggio per migliorare la polimerizzazione e il raffreddamento. Se fosse possibile, al fine di migliorare il raffreddamento, si consiglia di ridurre lo spessore delle pareti ove il manufatto lo consenta. Vuoti Se precedentemente abbiamo parlato di piccole cavità o piccoli avvallamenti che si possono riscontrare sulle superfici qui possiamo parlare di veri e propri vuoti caratterizzati da un'incompleta finitura della parete. Il motivo per cui si creano questi vuoti possono essere molteplici. Normalmente sono originati da sacche d'aria che si oppongono al buon deflusso dell'impasto nello stampo, le cui cause si possono riscontrare in un'eccessiva presenza di gas all'interno, formato per esempio dalla degradazione del polimero nella vite della macchina, che non viene correttamente sfogato. Cosa che può capitare facilmente se si utilizzano polimeri composti, come il PP/PE e non si tiene in giusta considerazione il rapporto tra temperatura di estrusione e composizione del materiale. Un'altra causa potrebbe essere l'eccessiva viscosità della materia prima utilizzata su cui si può intervenire con una idonea scelta della fluidità del prodotto. Anche il mantenimento del corretto allineamento dello stampo in fase di iniezione può aiutare a ridurre queste problematiche. Delaminazione delle superfici Può capitare che le pareti del prodotto stampato presentino piccoli strati che si possono sfogliare. Le cause sono da attribuire, tra gli altri, ad alcuni fattori quali l'eccessiva presenza di umidità o l'utilizzo di polimeri rigenerati nei quali sono presenti polimeri con gradi di fusione diversi dal principale. E' sempre consigliabile, specialmente se si usano granuli rigenerati, asciugarli in silos prima di metterli in macchina. Inoltre la corretta scelta dei granuli riciclati passa dalla conoscenza del DSC dei polimeri che si usano, in quanto, maggiore è la percentuale di polimeri con gradi di fusione diversa, maggiore è la possibilità di creare stress termici nei polimeri. Un altro consiglio è quello di aumentare la temperatura dello stampo. Linee di saldatura In prossimità delle linee di saldatura si possono creare imperfezioni estetiche a causa delle diverse direzioni di movimento della plastica liquida. In primo luogo la corretta chiusura di uno stampo permette una buona performace non solo del polimero all'interno ma anche una migliore finitura dei prodotti. Inoltre la corretta scelta della fluidità del prodotto e del tonnellaggio della macchina, in funzione del prodotto finale che si deve produrre, permette una produzione corretta senza sforzare ne lo stampaggio che il polimero, a tutto vantaggio della qualità dell'elemento stampato. Infine il design dello stampo che tiene conto dei corretti flussi del polimero in presenza della saldatura del prodotto sono da tener presente quando si dovessero verificare problemi estetici sulla saldatura e, in questo caso, valutare un intervento sullo stampo che possa essere risolutivo al problema.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - stampi - difetti di produzione

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Quali sono gli Inquinanti Durante le Fasi di Riciclo della Plastica
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Quali sono gli Inquinanti Durante le Fasi di Riciclo della Plastica
Informazioni Tecniche

Una moltitudine di inquinanti possono inficiare la qualità del riciclo della plasticadi Marco ArezioIl riciclo meccanico è un’attività complessa in quanto si occupa di una varietà elevata di tipologie di plastiche differenti, e con esse, sono da gestire prodotti che possono inquinare i processi di riciclo riducendone la qualità. I fattori e i prodotti che possono degenerare e compromettere le operazioni di riciclo sono molti, diversificati tra loro ai quali bisogna prestare molta attenzione per non produrre materiali mediocri. Il processo del riciclo meccanico deve essere gestito in modo tale da poter produrre una materia prima riciclata che sia la migliore possibile per poter essere, quando possibile, una valida alternativa ai polimeri vergini. Più alta è la qualità del riciclato maggiore sarà la sostituzione della materia prima che deriva dalla raffinazione petrolifera. Pertanto, per competere con la resina vergine, i requisiti tecnici di processabilità dei vari materiali plastici riciclati richiedono un elevato grado di purezza, esente da problemi di contaminazione, cosa ancora più critica nelle applicazioni di contenitori che saranno a contatto con gli alimenti. I fenomeni e i materiali che possono inquinare i processi sono molti e di diversa tipologia, quindi cerchiamo di andare passo per passo per illustrare i principali. Contaminazione da altre plasticheOggi è comune trovare diversi tipi di resine nella stessa applicazione. Ad esempio, nel mercato dei prodotti per la pulizia e l'igiene personale, i contenitori in plastica hanno componenti realizzati in vari materiali, come polipropilene (PP), polietilene ad alta densità (HDPE), PVC e PET, che generano grandi problemi durante le fasi di riciclo. Tra i principali problemi riscontrati vi è la diversa struttura chimica tra i materiali, nonché il comportamento di scorrimento della plastica fusa, molto diversi tra loro, che portano ad evidenziare l'eterogeneità e l'incompatibilità tra i diversi materiali. PET E PVC Una delle loro applicazioni è la produzione di contenitori per shampoo, con la caratteristica comune che entrambi sono trasparenti, quindi spesso si contaminano a vicenda. Questo può presentare la difficoltà ad essere separati con i metodi di flottazione convenzionali, a causa della densità molto simile tra i due (1,30-1,35 gr/cm3). Ma se il PET è contaminato dal PVC, anche a basse concentrazioni, il PVC si degrada alla temperatura di lavorazione del PET (intorno a 260-280°C), formando acidi che disgregano la struttura chimico-fisica del PET e generano un cambiamento chimico progressivo, con un comportamento friabile di PET. Quantità minime di 100 ppm di PVC provocano lo scolorimento del PET durante la fase di essiccazione e la generazione di punti neri durante l'estrusione. PET e HDPE A causa degli elevati volumi di consumo di entrambi nella loro applicazione per il confezionamento, la probabilità di miscelazione aumenta. Queste due plastiche sono incompatibili allo stato fuso, rimanendo indipendenti una volta solidificate. Le porzioni di HDPE contaminante sono visivamente imperfette e possono causare fragilità meccanica ed inquinamento del PE. Inoltre, esistono problematiche legate alle temperature di fusione, in quanto il PET non si scioglie alle temperature dell'HDPE, rischiando di ostruire i canali e l’ugello di iniezione. PP e HDPE Il polipropilene è spesso utilizzato nella produzione di tappi e chiusure per contenitori in HDPE, con applicazioni in detersivi, candeggine e shampoo. PP e HDPE sono inseparabili con metodi fisici, a causa del loro peso specifico molto simile. Durante la fusione di entrambe le materie plastiche esiste un problema di incompatibilità, che si riflette sia nei prodotti estrusi in HDPE, sia nei contenitori ottenuti per soffiaggio, che presentano deformazioni. Inoltre una presenta accentuata di PP in una miscela con prevalenza di HDPE deputata alla creazione di flaconi, crea una fragilità sulla linea di saldatura del flacone stesso. Questo, nella maggior parte dei casi, quando verrà riempito il flacone e posto sui bancali, magari con altri bancali di materiali sovrapposti, una crepa sul punto di saldatura con la fuoriuscita del contenuto. Contaminazioni durante la lavorazioneContaminazione da metalliDurante la lavorazione delle materie plastiche, la contaminazione da metalli può essere causata dalla presenza di frammenti o bave metalliche, che potrebbero essere generate dal mal funzionamento di apparecchiature, quali estrusori, mulini o adattatori di alluminio. Il loro logoramento causato da un utilizzo continuativo può portare alla perdita di piccoli frammenti che si mischiano con i materiali plastici da utilizzare per il soffiaggio, stampaggio od estrusione. Questi piccoli frammenti possono graffiare il cilindro dell'estrusore o bloccare gli ugelli nelle macchine ad iniezione, oltre a produrre elementi estrusi o stampati ad iniezione con difetti. Inquinamento da polimeri degradatiFrequentemente, durante la lavorazione sia della resina vergine che dell'HDPE riciclato, sulla superficie possono essere presenti punti neri o striature, come manifestazione di un materiale parzialmente ossidato o degradato che è stato carbonizzato, rimanendo intrappolato in superfici ruvide o cavità. Queste impurità possono essere presenti nel cilindro e sulla superficie della vite o nelle teste degli impianti di estrusione-soffiaggio, per un tempo prolungato, con conseguente generazione di difetti nel prodotto finito. Allo stesso modo, anche i contaminanti presenti nella plastica come macinati sporchi, materiali estranei e colori diversi, nonché quei materiali con una temperatura di fusione inferiore, sono cause di punti neri. Frequentemente, tale contaminazione può anche apparire di colore giallo, marrone o ambrato, a seconda dell'entità del degrado. Contaminazione da gelI gel (comunemente chiamati fisheyes), a forma di ellisse allungata, sono la prova di problemi di qualità sia nella pellicola trasparente che in quelle colorate, visibili con uno spessore inferiore a 130 micron. I gel sono principalmente difetti visivi, che riflettono e trasmettono la luce in modo diverso dal resto del materiale, causati da diversi motivi: piccole tracce di materiali ad alto peso molecolare materiali reticolati causati dal surriscaldamento particelle fini di materiale rimacinato residui di catalizzatore sostanze organiche o contaminanti inorganici Contaminazione da umidità. Acqua o umiditàL'acqua o l'umidità sono contaminanti che inducono la rottura della catena idrolitica, quindi i materiali devono essere rigorosamente asciutti prima di essere lavorati. Nel caso di una resina igroscopica, come il PET, le scaglie riciclate devono essere essiccate a temperature di 160-180°C per abbassare il contenuto di umidità a 50 ppm, necessario per la lavorazione di stampaggio iniezione-soffiaggio adatto per preforme in PET e contenitori, al fine di evitare una riduzione del peso molecolare. In ogni caso, anche per materiali od applicazioni meno nobili come la detergenza o la cosmetica o il prodotti per il food, è buona regola essiccare preventivamente ogni materiale plastico riciclato che deve essere utilizzato come materia prima, evitando in ogni caso riduzioni qualitative dei prodotti finiti. A causa della grande diversità delle fonti inquinanti, la gamma di effetti attribuiti al problema dell'inquinamento può essere: variazione di colore bassa qualità estetica del prodotto odori indesiderati e formazione di fumi intasamento degli ugelli di iniezione plastificazione e bassa resistenza agli urti Pertanto, i trasformatori che lavorano con materiali riciclati devono stabilire limiti sempre più severi sulla contaminazione dei loro materiali in ingresso e per i loro prodotti, monitorando con attenzione tutto l’input da lavorare. Da quanto sopra descritto si può concludere che i due principali fattori che amplificano l'effetto degli inquinanti sono, l'eterogeneità e l'incompatibilità della natura chimica delle materie plastiche riciclate, che conferiscono perfomances qualitative negative, determinando un basso valore aggiunto del prodotto rielaborato. Tre elementi importanti da considerare nel monitoraggio della qualità dei materiali riciclati rispetto alla presenza di contaminazione: controllo della fonte di approvvigionamento e determinazione del grado di contaminazione delle stesse l'efficienza della pulizia nel sistema di riciclaggio controlli di qualità analitici dei prodotti realizzati per tracciare il risultato di ciò che si produce.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - inquinanti - post consumo

SCOPRI DI PIU'
https://www.rmix.it/ - Flaconi in HDPE Riciclato: Come Gestire i Difetti di Superficie
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Flaconi in HDPE Riciclato: Come Gestire i Difetti di Superficie
Informazioni Tecniche

Come risolvere i problemi estetici nella produzione di flaconi in HDPE riciclatodi Marco ArezioLa produzione di flaconi per la detergenza, per i liquidi industriali ed agricoli, fino a poco tempo fa venivano prodotti con materiali vergini nonostante alcune forme e colori consentivano l’uso di un granulo in HDPE riciclato. L’impatto mediatico dell’inquinamento da plastica dispersa dall’uomo nell’ambiente, ha fatto muovere le coscienze dei consumatori mettendo sotto pressione gli stati, che si occupano della legislazione ambientale, ma anche i produttori delle sostanze contenute nei flaconi che non possono, per questioni commerciali, perdere il consenso dei propri clienti finali. La richiesta di HDPE rigenerato per soffiaggio ha avuto una forte impennata negli ultimi, trovando sicuramente, una parte dei produttori, non totalmente preparati a gestire il granulo riciclato nelle proprie macchine. Non è stata solo una questione di tipologia di granulo che può differire leggermente, dal punto di vista tecnico, dalle materie prime vergini nel comportamento in macchina, ma si sono dovute affrontare problematiche legate alla tonalità dei colori, allo stress cracking, alla tenuta delle saldature, ai micro fori e ad altre questioni minori. In articoli precedenti abbiamo affrontato la genesi dell’HDPE riciclato nel soffiaggio dei flaconi e la corretta scelta delle materie prime riciclate, mentre oggi vediamo alcuni aspetti estetici che potrebbero presentarsi usando il granulo riciclato in HDPE al 100%. Ci sono quattro aspetti, dal punto di vista estetico, che possono incidere negativamente sul buon risultato di produzione: 1) Una marcata porosità detta “buccia d’arancia” che si forma prevalentemente all’interno del flacone ma, non raramente, è visibile anche all’esterno. Si presenta come una superficie irregolare, con presenza di micro cavità continue che danno un aspetto rugoso alla superficie. Normalmente le problematiche sono da ricercare nel granulo, dove una possibile presenza eccessiva di umidità superficiale non permette una perfetta stesura della parete in HDPE in uscita dallo stampo. In questo caso il problema si può risolvere asciugando il materiale in un silos in modo che raggiunga un grado di umidità tale per cui non influirà negativamente sulle superfici. In linea generale è sempre un’operazione raccomandata quando si vuole produrre utilizzando al 100% un materiale rigenerato. 2) Le striature sul flacone sono un altro problema estetico che capita per ragioni differenti, specialmente se si utilizza un granulo già colorato. Le cause possono dipendere da una percentuale di plastica diversa all’interno del granulo in HDPE, anche in percentuali minime, tra il 2 e il 4 %, in quanto, avendo le plastiche punti di fusione differenti, il comportamento estetico sulla parete del flacone può essere leggermente diverso, andando ad influenzare il colore nell’impasto. E’ importante notare che non si devono confondere le striature di tonalità con le striature di struttura, le quali sono normalmente creare dallo stampo del flacone a causa di usura o di sporcizia che si accumula lavorando. Un altro motivo può dipendere dalla resistenza al calore del master che si usa, in quanto non è infrequente che a temperature troppo elevate, sia in fase di estrusione del granulo che di soffiaggio dell’elemento, si possa creare un fenomeno di degradazione del colore con la creazione di piccole strisciate sulle pareti del flacone. 3) Una perfetta saldabilità in un flacone è di estrema importanza in quanto un’eventuale distacco delle pareti, una volta raffreddato e riempito il flacone, comporta danni seri con costi da sostenere per la perdita dell’imballo, delle sostanze contenute e della sostituzione del materiale con costi logistici importanti. Il flacone appena prodotto normalmente non presenta il possibile difetto in quanto la temperatura d’uscita dalla macchina “nasconde” un po’ il problema, ma una volta che la bottiglia si è raffreddata, riempita e sottoposta al peso dei bancali che vengono impilati sopra di essa, un difetto di saldatura si può presentare in tutta la sua problematica. La causa di questo problema normalmente deve essere ricercata nella percentuale di polipropilene che il granulo in HDPE può contenere a causa di una selezione delle materie prime a monte della produzione del granulo non ottimale. Una scadente selezione dei flaconi tra di essi, ma soprattutto dai tappi che essi contengono, possono aumentare la quota percentuale di polipropilene nella miscela del granulo. Esistono in commercio macchine a selezione ottica del macinato lavato che aiutano a ridurre in modo sostanziale questa percentuale, potendola riportare sotto 1,5-2%. Al momento dell’acquisto del carico di HDPE riciclato è sempre buona cosa chiedere un test del DSC per controllare la composizione del granulo per la produzione. L’effetto di una percentuale di PP eccessiva ha come diretta conseguenza l’impedimento di una efficace saldatura delle superfici di contatto che formano il flacone. Oltre ad intervenire sul granulo sarebbe buona regola, se si desiderasse utilizzare al 100% la materia prima riciclata, aumentare leggermente lo spessore di sovrapposizione delle due lati del flacone per favorirne il corretto punto di saldatura. 4) La presenza di micro o macro fori in un flacone, visibili direttamente attraverso un’ispezione o, per quelli più piccoli, tramite la prova della tenuta dell’aria, possono dipendere dalla presenza di impurità all’interno del granulo, quando il lavaggio e la filtratura della materia prima non è stata fatta a regola d’arte. Un altro motivo può dipende da una scarsa pulizia della vite della macchina soffiatrice che può accumulare residui di polimero degradato e trasportarli, successivamente, all’esterno verso lo stampo. Specialmente se si usano ricette con carica minerale è possibile che si presenti il problema subito dopo il cambio della ricetta tra una senza carica a una che la contenga. L’utilizzo di ricette miste tra materiale vergine e rigenerato può mitigare alcuni di questi punti ma non risolvere totalmente gli eventuali problemi se non si ha l’accortezza di seguire la filiera della fornitura del granulo riciclatoCategoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - HDPE - flaconi - soffiaggio

SCOPRI DI PIU'
48 risultati
1 2 3

CONTATTACI

Copyright © 2026 - Privacy Policy - Cookie Policy | Tailor made by plastica riciclata da post consumoeWeb

plastica riciclata da post consumo