rNEWS: Come Funziona il Riciclo dei Tessuti e perchè Viene FattoCome Funziona il Riciclo dei Tessuti e perchè Viene Fattodi Marco ArezioLa circolarità dei materiali nelle produzioni moderne deve tenere presente l'ingresso dei prodotti a fine vita. Lo si fà normalmente con la plastica, la carta, il legno, i metalli, le gomme, il vetro e anche con i tessuti. Il settore dei tessuti usati, come ci racconta Rick Leblanc, se non sostenuto dal riciclo, avvia processi di accumulo di rifiuti nelle discariche con conseguente incremento dell'inquinamento e lo sfruttamento, attraverso le fibre vergini, di risorse naturali del pianeta. cosa che non ci possiamo più permettere. Il riciclo dei tessuti è il processo mediante il quale i vecchi indumenti e altri tessuti vengono recuperati per il riutilizzo o il recupero dei materiali. È la base per l'industria del riciclaggio tessile. Negli Stati Uniti, questo gruppo è rappresentato da SMART, l'Associazione dei materiali per la pulizia, dell'abbigliamento usato e delle industrie delle fibre. Le fasi necessarie nel processo di riciclaggio dei tessuti comprendono la donazione, la raccolta, lo smistamento e la lavorazione dei tessuti e quindi il successivo trasporto agli utenti finali di indumenti usati, stracci o altri materiali recuperati.La base per la crescente industria del riciclo tessile è, ovviamente, l'industria tessile stessa. L'industria tessile si è evoluta in un business da quasi mille miliardi di dollari a livello globale, che comprende abbigliamento, nonché mobili e materiale per materassi, lenzuola, tendaggi, materiali per la pulizia, attrezzature per il tempo libero e molti altri articoli.L'urgenza di riciclare i tessuti L'importanza del riciclaggio dei tessuti viene sempre più riconosciuta. Si stima che ogni anno in tutto il mondo vengano prodotti circa 100 miliardi di capi. Secondo l'EPA statunitense, nel 2018 sono stati generati circa 17 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani (RSU) tessili, circa il 5,8% della produzione totale di RSU. Il tasso di riciclaggio per i tessuti derivati da abbigliamento e calzature è stato del 13,0%, mentre il recupero di lenzuola e federe è stato del 15,8% per lo stesso anno. In quanto tale, il riciclaggio dei cascami tessili è una sfida significativa da affrontare mentre ci sforziamo di avvicinarci a una società a discarica zero. Una volta nelle discariche, le fibre naturali possono impiegare da poche settimane ad alcuni anni per decomporsi e possono rilasciare metano e gas CO2 nell'atmosfera. Inoltre, i tessuti sintetici sono progettati per non decomporsi, quindi nella discarica possono rilasciare sostanze tossiche nelle acque sotterranee e nel suolo circostante. Il riciclaggio dei tessuti offre i seguenti vantaggi ambientali: Diminuisce il fabbisogno di spazio per le discariche, tenendo presente che i prodotti in fibra sintetica non si decompongono e che le fibre naturali possono rilasciare gas serra Si riduce l'uso di fibre vergini Consumi ridotti di energia e acqua Prevenzione dell'inquinamento Diminuzione della domanda di coloranti.Fonti di tessuti per il ricicloI tessuti per il riciclaggio sono generati da due fonti primarie. Queste fonti includono: 1. Post-consumo, inclusi indumenti, tappezzeria di veicoli, articoli per la casa e altri. 2. Pre-consumo, compresi gli scarti creati come sottoprodotto dalla produzione di filati e tessuti, nonché gli scarti tessili post-industriali di altre industrie. La donazione di vecchi indumenti è supportata da organizzazioni no profit e da molti programmi aziendali, compresi quelli di Nike e Patagonia.Tessuti indossabili e riutilizzati Nell'Unione Europea, circa il 50% dei tessuti raccolti viene riciclato e circa il 50% viene riutilizzato. Circa il 35% degli indumenti donati viene trasformato in stracci industriali. La maggior parte degli indumenti riutilizzati viene esportata in altri paesi. Oxam, un'organizzazione di beneficenza britannica, stima che il 70% delle donazioni di vestiti finisca in Africa. La questione dell'invio di indumenti usati in Africa ha generato un certo grado di controversia sui vantaggi di tali iniziative, dove possono avere un impatto negativo sulle industrie tessili locali, sui vestiti indigeni e sulla produzione di rifiuti locali.Il processo di ricicloPer i tessuti da riciclare, esistono differenze fondamentali tra fibre naturali e sintetiche. Per tessuti naturali: Il cascame tessile in entrata viene ordinato per tipo di materiale e colore. La selezione dei colori produce un tessuto che non necessita di essere tinto nuovamente. La selezione del colore significa che non è necessaria alcuna nuova tintura, risparmiando energia ed evitando inquinanti. I tessuti vengono quindi trasformati in fibre o triturati, a volte introducendo altre fibre nel filato. I cascami vengono triturati o ridotti in fibre. A seconda dell'uso finale del filato, possono essere incorporate altre fibre. Il filato viene quindi pulito e miscelato attraverso un processo di cardatura Quindi il filo viene nuovamente filato e pronto per il successivo utilizzo nella tessitura o nella lavorazione a maglia. Tuttavia, alcune fibre non vengono filate in quanto compressi per l'imbottitura di tessuti come nei materassi. Nel caso dei tessuti a base di poliestere, gli indumenti vengono sminuzzati e poi granulati per essere trasformati in trucioli di poliestere. Questi vengono successivamente fusi e utilizzati per creare nuove fibre da utilizzare in nuovi tessuti in poliestere. Oltre al riciclo, acquista in modo sostenibile Man mano che la società acquisisce maggiore familiarità con i rischi associati all'invio di vecchi tessuti in discarica e con lo sviluppo di nuove tecnologie di riciclaggio, si può prevedere che l'industria del riciclaggio tessile continuerà a crescere. L'industria del fast fashion genera un notevole inquinamento e un considerevole impatto negativo sul cambiamento climatico. I consumatori possono contribuire a influenzare il cambiamento scegliendo marchi di abbigliamento che durano più a lungo e che dimostrano un impegno a ridurre il loro impatto sul cambiamento climatico.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - tessuti - cascami Vedi le offerte sui tessuti riciclati
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Upcycling Creativo: Idee e Tecniche per Trasformare i Rifiuti in Oggetti di DesignScopri cos’è l’upcycling, i suoi vantaggi e come trasformare materiali di scarto in prodotti unici, sostenibili e di valoredi Marco ArezioNegli ultimi anni, l’upcycling si è affermato come una pratica innovativa e sostenibile che permette di dare una seconda vita ai materiali di scarto, trasformandoli in oggetti di design unici e funzionali. A differenza del riciclo tradizionale, che scompone i materiali per riutilizzarli, l’upcycling mantiene l’integrità dei materiali originali, valorizzandoli attraverso creatività e artigianato. Questo approccio non solo riduce l'impatto ambientale dei rifiuti, ma promuove anche una cultura del riuso intelligente e dell’economia circolare. Cos’è l’Upcycling e Come si Differenzia dal Riciclo? L’upcycling, noto anche come riciclo creativo, consiste nel riutilizzare materiali di scarto o oggetti dismessi per creare prodotti di maggior valore rispetto al materiale di partenza. Questo processo si distingue dal downcycling, che invece degrada i materiali per renderli nuovamente utilizzabili in forme meno pregiate. Mentre il riciclo tradizionale richiede spesso processi industriali e il consumo di energia per trasformare i materiali in nuove materie prime, l’upcycling valorizza direttamente gli oggetti esistenti, riducendo così le emissioni di CO2 e lo spreco di risorse. Esempi di Upcycling nel Design e nell’Arte L’upcycling trova applicazione in numerosi settori creativi, trasformando oggetti di scarto in nuovi prodotti funzionali e decorativi. Nel mondo dell’arredamento, vecchi pallet di legno possono diventare tavoli, librerie o persino divani dallo stile industriale e moderno. Porte e finestre dismesse si reinventano come originali testate per letti, mentre barili metallici assumono nuove forme come sedute dal design contemporaneo. Anche nel settore della moda, il riuso creativo sta prendendo piede. Marchi indipendenti e stilisti emergenti danno nuova vita ai jeans usati, trasformandoli in borse e zaini dal look vintage e sostenibile. Gli pneumatici trovano una seconda possibilità diventando suole di scarpe resistenti, mentre tessuti vintage vengono reinterpretati in capi artigianali e originali. L’arte è un altro ambito in cui l’upcycling è ampiamente utilizzato. Scultori e artisti trasformano materiali di recupero come vecchie biciclette, ingranaggi e componenti meccanici in opere suggestive. Murales innovativi prendono vita grazie all’assemblaggio di tappi di bottiglia e pezzi di plastica colorati, mentre designer di gioielli reinventano componenti elettronici obsoleti in accessori unici. Vantaggi dell’Upcycling L’upcycling offre numerosi benefici ambientali, economici e creativi. Uno dei vantaggi principali è la riduzione dei rifiuti: invece di finire in discarica o nelle attività di riciclo industriale, gli oggetti trovano una nuova vita, evitando l’accumulo di materiali inutilizzati. Inoltre, l’upcycling contribuisce alla conservazione delle risorse naturali, poiché non è necessario produrre nuovi materiali per ottenere oggetti di valore. Dal punto di vista energetico, questa pratica è più sostenibile rispetto al riciclo tradizionale, che richiede processi di trasformazione industriale ad alta intensità. L’upcycling, invece, preserva l’integrità del materiale originale, riducendo le emissioni di gas serra e promuovendo un modello di produzione a basse emissioni di carbonio. Un altro vantaggio dell’upcycling è l’unicità dei prodotti creati. Poiché ogni oggetto recuperato ha caratteristiche proprie, il risultato finale è spesso un pezzo artigianale con un valore estetico e simbolico superiore rispetto ai prodotti industriali. Questo non solo incentiva il consumo consapevole, ma apre anche nuove opportunità per il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese. Parallelamente, l’upcycling si inserisce nel concetto di economia circolare, favorendo la riduzione degli sprechi e la continua valorizzazione delle risorse esistenti. Sempre più aziende e designer adottano questa filosofia, sviluppando linee di prodotti che combinano sostenibilità e innovazione. Come Iniziare con l’Upcycling? Avvicinarsi all’upcycling è più semplice di quanto si possa pensare. Il primo passo è sviluppare un occhio attento agli oggetti che ci circondano: un vecchio mobile, un capo d’abbigliamento fuori moda o materiali di uso quotidiano possono essere reinventati con creatività e manualità. Un’ottima fonte di ispirazione sono le comunità online e i mercatini dell’usato, dove è possibile trovare idee innovative e imparare tecniche di restauro e trasformazione. Molti designer condividono tutorial dettagliati per aiutare i principianti a cimentarsi nel riuso creativo. Si può iniziare con progetti semplici, come ridipingere vecchi mobili o realizzare decorazioni con materiali di recupero. Con il tempo, si possono sviluppare competenze più avanzate, come il restauro di arredi, la lavorazione dei tessuti o la creazione di oggetti unici attraverso tecniche di assemblaggio e saldatura. Partecipare a workshop o collaborare con associazioni locali che promuovono l’upcycling può essere un ulteriore stimolo per apprendere nuove competenze e contribuire a una cultura del riuso più diffusa e consapevole. Libri Consigliati sull’Upcycling Per chi desidera approfondire l’argomento e scoprire nuove tecniche e idee, ecco tre libri consigliati, disponibili su Amazon Italia: "Upcycling. L'arte del recupero" di Max McMurdo.Una guida pratica per trasformare oggetti comuni in creazioni di design, con progetti dettagliati e immagini illustrative. Perfetto per chi vuole imparare a valorizzare materiali di recupero in maniera creativa. La fenice e il camaleonte nella moda e nel design. Recycling e upcycling di Stefano Sacchi e Karina Bolin. Un’analisi approfondita del riutilizzo dei materiali nel settore della moda e del design, mostrando come queste pratiche possano diventare strategie produttive e artistiche sostenibili. Sarto subito! Manuale essenziale di taglio e cucitoAbiti fai-da-te e upcycling per uno stile etico e no waste di Alberto Saccavini. Un manuale pratico che insegna le basi del taglio e cucito con un focus sull’upcycling, offrendo progetti per creare capi unici e sostenibili a partire da tessuti di recupero. Questi libri offrono una panoramica completa sull’upcycling, fornendo sia approfondimenti teorici che progetti pratici per trasformare materiali di scarto in oggetti di design. Conclusioni L’upcycling rappresenta una straordinaria opportunità per ridurre i rifiuti, promuovere la creatività e contribuire a un mondo più sostenibile. Ogni oggetto che viene trasformato e riutilizzato riduce l'impatto ambientale e dimostra come sia possibile dare nuova vita ai materiali in modo originale e funzionale. Adottare questa pratica non solo aiuta a preservare le risorse del pianeta, ma incoraggia anche un’economia circolare più consapevole. Con un po’ di creatività e le giuste ispirazioni, chiunque può sperimentare l’upcycling e contribuire a una visione del futuro più sostenibile e innovativa.© Riproduzione Vietata
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Riciclo dei Metalli Cromati: Soluzioni per un Futuro SostenibileCome affrontare la tossicità del cromo e promuovere pratiche ecocompatibili nel settore industriale di Marco ArezioLa cromatura dei metalli è una tecnica fondamentale nel settore industriale e manifatturiero che consente di migliorare notevolmente le proprietà superficiali di vari materiali metallici. Questo trattamento elettrochimico, oltre a fornire una resistenza superiore alla corrosione e all'usura, dona ai prodotti un aspetto estetico altamente riflettente e accattivante. La cromatura è presente in numerosi ambiti, dai componenti automobilistici agli accessori domestici, e la sua importanza cresce con l’aumentare delle esigenze di durabilità e qualità estetica nei prodotti di consumo. Cos'è la Cromatura dei Metalli? La cromatura dei metalli è un processo che consiste nell'applicare un sottile strato di cromo su una superficie metallica attraverso la deposizione elettrolitica. Questo metodo non solo migliora le caratteristiche fisiche del metallo, ma anche le sue proprietà chimiche ed estetiche. Esistono due principali categorie di cromatura: la cromatura decorativa, che si concentra sull’aspetto estetico dei prodotti, e la cromatura dura, che è utilizzata principalmente per migliorare le proprietà funzionali dei componenti metallici, come la resistenza all'usura e la durata. Come si Esegue la Cromatura dei Metalli? Il processo di cromatura dei metalli inizia con la preparazione della superficie, che deve essere pulita e levigata per garantire una buona adesione del cromo. Questo può comportare diverse tecniche di pulizia, tra cui la sgrassatura e la sabbiatura. Successivamente, il metallo viene sottoposto a un trattamento chimico per eliminare ogni traccia di impurità e ossidi. Una volta preparata, la superficie del metallo viene immersa in un bagno elettrolitico contenente una soluzione di cromo, solitamente acido cromico, e un elettrolita. Attraverso l'applicazione di una corrente elettrica, gli ioni di cromo si depositano sulla superficie del metallo. Dopo la deposizione, il pezzo viene accuratamente risciacquato per rimuovere i residui chimici e poi asciugato e lucidato per ottenere la finitura desiderata. Vantaggi della Cromatura dei Metalli La cromatura dei metalli offre numerosi vantaggi significativi. Innanzitutto, lo strato di cromo applicato sulla superficie del metallo fornisce una protezione eccezionale contro la corrosione, prolungando la vita utile dei prodotti. Inoltre, la cromatura aumenta la durezza della superficie, migliorando la resistenza del metallo all'usura e ai graffi. Esteticamente, il cromo dona un aspetto lucido e attraente, che è particolarmente apprezzato in prodotti come rubinetti, accessori automobilistici e articoli decorativi. In ambito industriale, la cromatura può anche ridurre l'attrito tra le superfici metalliche, migliorando l'efficienza operativa dei macchinari. Materiali Utilizzati nella Cromatura dei Metalli La cromatura può essere applicata su una varietà di metalli, ciascuno con specifiche applicazioni e vantaggi. L'acciaio è uno dei materiali più comunemente cromati, soprattutto per la sua resistenza e durata, rendendolo ideale per componenti industriali e automobilistici. L'ottone, invece, è spesso cromato per migliorare l'aspetto estetico e la resistenza alla corrosione di oggetti decorativi e accessori per la casa, come rubinetti e maniglie. L'alluminio cromato trova impiego in applicazioni dove è richiesta una combinazione di leggerezza e resistenza alla corrosione, come nei componenti aerospaziali. Il rame, sebbene meno comune, può essere cromato per migliorare la sua estetica e resistenza, trovando applicazioni in oggetti di design e componenti elettronici. Ciascun materiale richiede un trattamento specifico durante il processo di cromatura per garantire una adesione ottimale del cromo e il raggiungimento delle proprietà desiderate. Come Riciclare i Metalli Cromati Il riciclo dei metalli cromati rappresenta una sfida significativa, principalmente a causa della tossicità del cromo, specialmente nella sua forma esavalente. Tuttavia, esistono metodi avanzati per affrontare questo problema e garantire un riciclo efficiente e sicuro. Il primo passo nel riciclo dei metalli cromati è la rimozione dello strato di cromo, che può essere effettuata attraverso processi chimici o elettrolitici. Questi metodi permettono di separare il cromo dal metallo di base senza danneggiarlo. Il cromo rimosso può essere recuperato e riutilizzato in nuovi processi di cromatura, riducendo così la necessità di estrarre nuovo cromo dalle risorse naturali. Dopo la rimozione del cromo, il metallo di base può essere riciclato utilizzando i metodi tradizionali di riciclo dei metalli, come la fusione e la rifusione. Questi processi consentono di recuperare e riutilizzare il metallo in nuovi prodotti, riducendo significativamente l'impatto ambientale associato alla produzione di nuovi metalli. È fondamentale implementare pratiche di gestione dei rifiuti efficaci per trattare e smaltire in modo sicuro i residui di cromo e altre sostanze chimiche utilizzate nei processi di cromatura. Le normative ambientali e le tecnologie emergenti stanno contribuendo a migliorare la sostenibilità del riciclo dei metalli cromati, promuovendo l'adozione di metodi più sicuri e meno impattanti sull'ambiente. Sostenibilità della Cromatura dei Metalli La sostenibilità della cromatura dei metalli è un tema di crescente importanza nell'industria moderna, data la necessità di ridurre l'impatto ambientale delle attività industriali. Un aspetto chiave della sostenibilità nella cromatura è la riduzione dell'uso di sostanze tossiche. L'industria sta progressivamente adottando il cromo trivalente come alternativa meno tossica al cromo esavalente, il quale presenta un impatto ambientale molto minore. Inoltre, migliorare l'efficienza energetica dei processi di cromatura può contribuire a ridurre il consumo di energia e le emissioni di gas serra. Questo può essere ottenuto mediante l'adozione di tecnologie avanzate e l'ottimizzazione dei processi produttivi. Promuovere il riciclo dei metalli cromati e il riutilizzo del cromo recuperato è un altro passo cruciale verso la sostenibilità. Questo approccio non solo riduce la necessità di estrarre nuove risorse naturali, ma contribuisce anche a diminuire l'accumulo di rifiuti pericolosi. Implementare pratiche di gestione dei rifiuti efficaci è fondamentale per trattare e smaltire in modo sicuro i residui di cromo e altre sostanze chimiche utilizzate nei processi di cromatura. Le normative ambientali stanno diventando sempre più rigorose, spingendo le industrie ad adottare pratiche più sostenibili e rispettose dell'ambiente. Conclusioni La cromatura dei metalli è una tecnica essenziale per migliorare le proprietà superficiali dei materiali metallici, offrendo numerosi vantaggi in termini di resistenza, durezza e aspetto estetico. Tuttavia, è cruciale considerare l'impatto ambientale di questo processo e promuovere pratiche sostenibili nel riciclo dei metalli cromati. L'adozione di tecnologie ecocompatibili e l'implementazione di metodi di riciclo efficienti sono passi fondamentali per ridurre l'impatto ambientale delle attività industriali e contribuire a un futuro più sostenibile.
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Innovazioni Basate sull'Intelligenza Artificiale nella Gestione e nel Riciclo dei MetalliCome l'intelligenza artificiale sta rivoluzionando l'efficienza e la sostenibilità nei processi di gestione e riciclo dei metallidi Marco ArezioNegli ultimi anni, l'intelligenza artificiale (IA) ha avuto un impatto significativo sulla gestione e sul riciclo dei metalli, contribuendo a rendere il settore più efficiente e sostenibile. Grazie alla sua capacità di elaborare grandi quantità di dati e di individuare schemi complessi, l'IA sta rivoluzionando il modo in cui i metalli vengono gestiti, recuperati e reintrodotti nelle catene produttive, offrendo vantaggi non solo in termini di efficienza operativa, ma anche di riduzione dell'impatto ambientale. Gestione dei Metalli con l'IA L'applicazione dell'intelligenza artificiale nella gestione dei metalli si sta sviluppando principalmente attraverso l'uso di algoritmi di machine learning e deep learning, in grado di analizzare grandi volumi di dati generati durante le operazioni di estrazione, lavorazione e distribuzione. Secondo recenti studi (Chen et al., 2021), l'IA può ottimizzare la gestione dei metalli prevedendo la domanda e coordinando la logistica in modo più efficace, riducendo al minimo gli sprechi e migliorando la catena di approvvigionamento.Un altro aspetto chiave è la manutenzione predittiva degli impianti industriali, fondamentale per minimizzare i tempi di inattività e ottimizzare la produttività. Grazie all'analisi dei dati provenienti dai sensori, le tecniche di IA possono prevedere guasti e malfunzionamenti delle macchine utilizzate nella lavorazione dei metalli, consentendo interventi mirati e tempestivi (Jiang et al., 2020). Innovazioni nel Riciclo dei Metalli Nell'ambito del riciclo, l'intelligenza artificiale ha un impatto ancora più evidente. I sistemi di visione artificiale, basati su algoritmi di deep learning, vengono utilizzati per identificare e separare i metalli dai rifiuti solidi in maniera automatizzata, sostituendo processi manuali spesso costosi e poco efficienti (Zhang et al., 2022). Queste tecnologie sono particolarmente utili per distinguere metalli con caratteristiche fisiche simili, ma con diversi valori commerciali o di riciclabilità. Un esempio di innovazione tecnologica è l'uso di robot automatizzati che, grazie all'intelligenza artificiale, sono in grado di individuare e selezionare materiali metallici da flussi di rifiuti. Un sistema sviluppato recentemente (Smith & Patel, 2023) è stato progettato per il riconoscimento di metalli non ferrosi utilizzando sensori ottici ad alta precisione, migliorando notevolmente la purezza dei materiali riciclati. Un ulteriore progresso è stato fatto nell'utilizzo di algoritmi di apprendimento rinforzato per ottimizzare i processi di frantumazione e separazione dei metalli. Attraverso il monitoraggio in tempo reale dei parametri operativi, queste soluzioni consentono di adattare dinamicamente il processo produttivo per massimizzare l'efficienza e ridurre i consumi energetici (Wang et al., 2021). Integrazione con l'Industria 4.0 L'intelligenza artificiale è spesso implementata nell'ambito dell'Industria 4.0, un ecosistema industriale connesso che integra Internet delle Cose (IoT), robotica avanzata e analisi dei big data. L'integrazione di IA e IoT consente di raccogliere informazioni in tempo reale sui processi di recupero dei metalli, migliorando la tracciabilità e la trasparenza lungo tutta la filiera del riciclo (Kumar et al., 2022). Ad esempio, un recente studio condotto da Li et al. (2023) ha esplorato l'uso di reti neurali convoluzionali (CNN) per l'analisi di immagini provenienti da impianti di selezione dei rifiuti metallici, migliorando l'accuratezza nella classificazione dei materiali e riducendo i costi operativi. Queste innovazioni non solo migliorano la qualità del materiale riciclato, ma aumentano anche la sicurezza sul lavoro, riducendo l'intervento umano nei processi più pericolosi. Sfide e Prospettive Future Nonostante i numerosi vantaggi, l'implementazione dell'IA nel riciclo dei metalli presenta alcune problematiche, come l'elevato costo iniziale delle tecnologie e la necessità di un'infrastruttura digitale adeguata. Inoltre, la disponibilità di dati accurati e affidabili è cruciale per l'addestramento degli algoritmi di IA, e la mancanza di standardizzazione nei processi di raccolta dati può rappresentare un ostacolo significativo (Robinson et al., 2023). Tuttavia, le prospettive future sono promettenti. Si prevede che l'avanzamento delle tecniche di intelligenza artificiale, combinato con il calo dei costi delle tecnologie digitali, permetterà una diffusione sempre maggiore di queste soluzioni nel settore del riciclo dei metalli. Inoltre, la crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e l'economia circolare continuerà a spingere le innovazioni in questo campo, promuovendo un utilizzo più efficiente e responsabile delle risorse metalliche. Conclusioni Le innovazioni basate sull'intelligenza artificiale stanno trasformando il settore della gestione e del riciclo dei metalli, rendendo i processi più efficienti, economici e sostenibili. L'adozione di tecniche avanzate di machine learning, visione artificiale e apprendimento rinforzato consente di migliorare la qualità del materiale riciclato, ridurre i costi operativi e minimizzare l'impatto ambientale. Sebbene ci siano ancora sfide da affrontare, l'integrazione dell'IA nei processi di riciclo rappresenta un passo fondamentale verso una gestione più circolare e sostenibile delle risorse metalliche.© Riproduzione Vietata
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Impatti Ambientali di Giornali e E-Book: Come Scegliere la Lettura più SostenibileUn’analisi del ciclo di vita, delle emissioni di CO₂ e delle strategie circolari per ridurre l’impatto ambientale nella fruizione delle notizie e dei libridi Marco ArezioLa scelta tra leggere un giornale cartaceo o fruire di un contenuto in formato digitale non si limita semplicemente a una preferenza personale. Dietro ogni pagina stampata, così come dietro ogni dispositivo elettronico, si cela un intricato percorso fatto di estrazione e trasformazione di materie prime, di consumi energetici e di emissioni inquinanti che caratterizzano l’intero ciclo di vita del prodotto. È proprio questo il cuore dell’Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment, LCA), un metodo che consente di identificare e quantificare gli impatti ambientali generati dalla nascita del prodotto (o servizio) fino alla sua dismissione o riciclo. Per i giornali cartacei, il ciclo di vita include la produzione della carta — con il consumo di acqua ed energia, oltre all’utilizzo di fibre vergini o riciclate — la fase di stampa, la distribuzione su scala locale o nazionale e, infine, lo smaltimento o riciclo. Nel caso dell’elettronica, invece, occorre considerare l’estrazione di metalli rari, la fabbricazione di componenti delicati, l’assemblaggio, il trasporto su lunghe distanze, l’utilizzo e l’eventuale ricarica del dispositivo, per poi arrivare al suo smaltimento o riuso a fine vita. Uno degli aspetti salienti dell’LCA è mettere in luce come il picco di emissioni e consumi avvenga spesso in una fase iniziale, per esempio nella produzione di un tablet o di un e-reader. Al contrario, la produzione di un quotidiano genera costantemente impatti, ma in quantità modulabili dal numero di copie stampate. In sostanza, la valutazione complessiva dell’impatto dipende dal modo in cui ognuno di noi legge: la periodicità, la quantità di testi consultati e la durata di vita del dispositivo elettronico sono parametri chiave. Emerge così che un lettore occasionale, che acquista saltuariamente il giornale in edicola, avrà un profilo d’impatto diverso da chi “divora” quotidiani e libri, preferendo magari un singolo dispositivo a inchiostro elettronico capace di durare anni. Produzione Cartacea: Impatti su Foreste ed Emissioni di CO₂ La carta che compone i giornali viene ottenuta principalmente dalla cellulosa, estratta in larga parte da alberi coltivati o da foreste gestite. Se da un lato esistono standard di certificazione come FSC (Forest Stewardship Council) o PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) che mirano ad assicurare una gestione sostenibile delle foreste, dall’altro permane il rischio che una domanda troppo elevata di carta possa spingere i produttori a ricorrere a legname proveniente da fonti non controllate. Ciò implica possibili fenomeni di deforestazione illegale o non regolamentata, con ripercussioni dirette sul sequestro di carbonio, sulla biodiversità e sull’equilibrio idrologico del pianeta. La trasformazione della cellulosa in fogli di carta richiede inoltre un notevole consumo di acqua ed energia. Le cartiere più moderne cercano di ottimizzare il riciclo delle acque di lavorazione e di ricorrere a fonti rinnovabili per la produzione di energia, ma resta elevato l’impatto di questa fase industriale, in particolare quando la domanda di carta è in crescita. A ciò si aggiungono le emissioni generate dai trasporti (per portare il legname in cartiera, quindi la carta agli stabilimenti di stampa e, infine, i giornali ai punti vendita o ai lettori). Parlando di emissioni, non va dimenticato l’uso di inchiostri e additivi chimici. Anche se molte tipografie stanno abbandonando i composti organici volatili (VOC) più pericolosi, lo smaltimento di alcune tipologie di inchiostro può comportare rilasci di sostanze potenzialmente dannose nell’ambiente. Tuttavia, uno dei vantaggi intrinseci della carta, rispetto ad altri materiali, è la sua riciclabilità. Questo può permettere, laddove esistano filiere di recupero ben funzionanti, di ridurre la quantità di risorse vergini necessarie e di contenere in parte le emissioni. E-Reader e Dispositivi Digitali: Materie Prime e Processi Produttivi La produzione di un e-reader, di un tablet o di uno smartphone non è immediatamente visibile al consumatore finale, eppure dietro allo schermo si cela una lunga filiera fatta di estrazioni minerarie, lavorazioni chimiche e logistica globale. Metalli rari come il cobalto, il litio, l’indio o le terre rare sono estratti spesso in condizioni ambientali e sociali critiche. Le miniere possono avere un notevole impatto sugli ecosistemi circostanti, inquinando le acque e alterando la morfologia del territorio. Inoltre, in alcuni paesi la tutela dei diritti dei lavoratori è carente, e il mercato dei minerali hi-tech può celare aspetti di sfruttamento e lavoro minorile. I componenti elettronici, dai microchip ai display, richiedono ambienti di produzione a camera bianca, con un controllo costante della temperatura e un’ingente quantità di energia per i processi di fabbricazione. Spesso, queste fabbriche si trovano in Asia, mentre l’assemblaggio finale avviene in altre aree, e i dispositivi vengono poi distribuiti in tutto il mondo: una catena logistica che, sebbene efficiente dal punto di vista economico, incide inevitabilmente sulle emissioni di CO₂ legate ai trasporti. Un altro aspetto cruciale è la batteria. Le batterie ricaricabili agli ioni di litio presenti negli e-reader (e ancora di più nei tablet e negli smartphone) sono soggette a usura e hanno una vita limitata. Il processo di smaltimento o riciclo delle batterie esauste è complesso e, se non gestito in modo corretto, può rilasciare sostanze tossiche nell’ambiente. Tuttavia, se un dispositivo viene costruito con criteri di eco-design e se viene utilizzato a lungo prima di essere sostituito, il suo impatto iniziale — pur elevato — può essere ammortizzato su diversi anni di servizio. Consumo di Risorse e Gestione dei Rifiuti: Carta vs. Elettronica Nel momento in cui un lettore sceglie di acquistare un quotidiano in edicola o di scaricare l’ultima edizione sul proprio e-reader, attiva processi di consumo di risorse differenti. Con la carta, la risorsa principale è costituita da fibre vegetali (in parte riciclate, in parte vergini) e dagli input energetici necessari a trasformarle in un prodotto finito. Una volta letto, il giornale può essere riciclato fino a un certo numero di volte (le fibre di cellulosa si degradano gradualmente), fornendo nuova materia prima per altri prodotti cartacei.Nel caso di un dispositivo elettronico, il singolo atto di lettura non genera, in apparenza, uno spreco di risorse tangibile: non si butta via la “materia prima” di un file, né si accumulano fogli di carta destinati al cestino. Tuttavia, ogni download, ogni aggiornamento software e persino il funzionamento dell’infrastruttura cloud comportano consumi energetici nei data center e nei sistemi di telecomunicazione. Inoltre, quando il dispositivo giunge a fine vita, lo smaltimento di un e-reader o di un tablet richiede una filiera dedicata per evitare la dispersione di metalli pesanti o composti pericolosi. La gestione dei rifiuti, cartacei o elettronici, rimane un nodo fondamentale nella valutazione dell’impatto ambientale. Se la carta, in molte regioni, può essere raccolta in modo differenziato e avviata al riciclo, lo stesso non sempre avviene per i dispositivi elettronici. Da questo punto di vista, le politiche di responsabilità estesa del produttore (EPR) e l’implementazione di sistemi di raccolta specializzati possono fare la differenza, incrementando il tasso di recupero dei materiali preziosi e riducendo lo spreco e l’inquinamento. Emissioni e Bilancio Energetico: Qual è la Soluzione più Sostenibile? È difficile fornire una risposta univoca alla domanda su quale metodo di lettura sia, in assoluto, il più sostenibile. Le variabili sono tante: da quanto spesso si legge, al tipo di mix energetico che alimenta i processi produttivi e i dispositivi, fino al comportamento dell’utente in termini di riciclo o sostituzione. Numerosi studi LCA hanno tentato di definire soglie indicative. Per esempio, un lettore che acquista un quotidiano al giorno potrebbe, nell’arco di un anno, accumulare un consumo di carta e di energia di stampa considerevole. Se, al contrario, scegliesse un e-book reader a inchiostro elettronico e lo utilizzasse per almeno 2-3 anni, probabilmente ammortizzerebbe l’impatto iniziale di produzione del dispositivo. In altre parole, per lettori assidui, la soluzione digitale tende a mostrarsi più efficiente, soprattutto se si sfruttano fonti rinnovabili per la ricarica e se il dispositivo viene mantenuto in vita il più a lungo possibile. Tuttavia, chi legge un giornale cartaceo solo saltuariamente potrebbe non trarre particolari benefici ambientali dall’acquisto di un dispositivo elettronico dedicato. Acquistare un tablet all’anno e sostituirlo di continuo, magari per avere l’ultimo modello, annulla i vantaggi ambientali legati alla dematerializzazione della carta. Il nodo centrale è la frequenza di uso, la cura del dispositivo e il modo in cui viene smaltito o riciclato. Il bilancio energetico, quindi, dipende in larga misura dalle abitudini del consumatore e dalle scelte strategiche delle aziende produttrici. Comportamenti di Lettura e Frequenza di Utilizzo Gli aspetti tecnologici e produttivi non esauriscono il tema della sostenibilità, poiché un fattore decisivo è il comportamento del lettore. Le preferenze individuali, le routine quotidiane e la disponibilità di infrastrutture incidono sul profilo di impatto dell’una o dell’altra opzione. Un utente che legge decine di testi al mese, passa da un quotidiano all’altro e sfoglia molteplici riviste, troverà probabilmente più vantaggioso concentrarsi su un dispositivo elettronico, purché duri nel tempo e venga gestito in modo responsabile. D’altra parte, esiste un pubblico che ama la carta stampata, trova più pratico il formato fisico o magari non ha accesso a una connessione internet stabile. Per queste persone, può avere un senso continuare a leggere il giornale in edizione cartacea, ma risulta sempre importante smaltirlo correttamente o avviarlo al riciclo. Oltre a ciò, va menzionato il concetto di “digital divide”: non tutti dispongono di risorse economiche o competenze per accedere a un e-reader o a un tablet. In alcune aree geografiche, l’edicola o la biblioteca restano gli unici punti di accesso all’informazione. Pertanto, optare per la sola digitalizzazione di un quotidiano potrebbe creare barriere informative per fasce di popolazione meno connesse. Riciclo e Economia Circolare: Strumenti di Riduzione dell’Impatto Nel percorso verso una maggiore sostenibilità, sia la filiera cartaria sia quella elettronica potrebbero adottare o perfezionare modelli di economia circolare. Nel caso della carta, esiste già da tempo un’attenzione particolare al riciclo, grazie al recupero di giornali, riviste, imballaggi. Questa prassi, se ben organizzata, riduce il prelievo di materia prima vergine e attenua l’impatto sui sistemi forestali. Oltre al riciclo, si può migliorare la fase di stampa con inchiostri più ecologici, ridurre il peso dei quotidiani o gestire la distribuzione con mezzi a basso impatto (elettrici o ibridi). Per i dispositivi digitali, l’economia circolare si traduce in design più modulari e riparabili, con la possibilità di sostituire batteria o display senza dover cambiare l’intero dispositivo. Inoltre, la responsabilità estesa del produttore (EPR) implica che le aziende si facciano carico del ritiro e del riciclo dei dispositivi a fine vita, recuperando le materie prime e limitando la dispersione di componenti pericolosi nell’ambiente. Infine, la scelta di alimentare i data center con fonti rinnovabili e di adottare pratiche di efficienza energetica avanzata può ridurre significativamente il peso delle infrastrutture digitali sull’ambiente. Sostenibilità e Innovazione: Verso un Futuro Green per la Lettura Guardando al futuro, è lecito aspettarsi un’evoluzione tecnologica che renda più efficienti i dispositivi elettronici, riducendo i consumi e adottando materiali di origine rinnovabile o facilmente riciclabili. Nel contempo, l’industria cartaria potrà perfezionare la gestione delle foreste e implementare processi di produzione sempre più a basso impatto, alimentati da energia rinnovabile e accompagnati da sistemi di recupero delle acque e di riduzione degli scarti. Le politiche pubbliche potranno giocare un ruolo significativo, incentivando la ricerca e l’innovazione sostenibile, nonché promuovendo modelli di business circolari capaci di premiare chi adotta soluzioni virtuose. Ad esempio, certificazioni ambientali più trasparenti, incentivi fiscali per la produzione ecologica e una corretta informazione del consumatore possono contribuire a trasformare il mercato editoriale, siano essi giornali cartacei o libri digitali. In definitiva, scegliere tra la carta e il digitale non è una questione esclusivamente legata alla comodità o al fascino della tecnologia, ma comporta una riflessione più ampia su come ci poniamo nei confronti delle risorse del pianeta. Da un lato, la carta rimane un materiale riciclabile, tangibile e culturalmente radicato; dall’altro, il digitale permette di dematerializzare una quantità enorme di contenuti, evitando in teoria la produzione continua di copie fisiche, ma al prezzo di un avvio produttivo e di un consumo energetico costante su scala globale. La sostenibilità, in fondo, non si riduce a un singolo gesto, bensì si costruisce su una serie di scelte coerenti, dalla progettazione di un dispositivo elettronico alla gestione del suo smaltimento, dall’acquisto di un quotidiano stampato alla sua fase di riciclo. In un mondo dove le risorse naturali sono limitate e il cambiamento climatico bussa sempre più forte, ognuno di noi ha la responsabilità di informarsi e di agire in modo consapevole. Attraverso il confronto tra giornali cartacei ed e-reader, possiamo cogliere l’occasione per ripensare non solo le nostre abitudini di lettura, ma anche il nostro rapporto con i beni e i servizi che consumiamo, tracciando così la strada verso un futuro più green e inclusivo per tutti.© Riproduzione Vietata
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Acquisto di Prodotti Riciclati: Molte Parole ma Pochi FattiSiamo tutti Greta Thunberg quando parliamo con gli amici di ambiente, di sostenibilità, di riciclo, di futuro per i giovani e i nostri figlidi Marco ArezioCi dilunghiamo in discussioni sulla mobilità sostenibile, sulla necessità impellente di una riconversione energetica, di protestare contro i produttori di combustibili fossili che inquinano l’ambiente, di elogiare l’uso dei monopattini e di ridurre l’impronta carbonica. Siamo accaniti odiatori sui social e durante gli aperitivi serali, quando si parla di inquinamento dei mari dalla plastica, dei pesci che muoiono e delle barriere coralline che soffrono per l’aumento della temperatura delle acque. Ci scagliamo contro la deforestazione in Brasile e nel sud est asiatico, prendendocela apertamente contro l’industria del legno, la proliferazione degli allevamenti di animali da macello e dell’agricoltura intensiva per produrre il foraggio necessario a sostenere il business internazionale della carne. Ci indigniamo quando sentiamo che i bambini sono impiegati nell’estrazione di minerali pregiati in Congo, necessari per l’industria moderna e addossiamo la colpa a questa o quella nazione che detiene la proprietà delle miniere. Esibiamo con orgoglio ai tavoli degli spritz serali l’ultima borraccia, rigorosamente di alluminio, per stigmatizzare, al di là di qualsiasi dubbio, che noi abbiamo fatto già molto per l’ambiente e che tutti devono sapere da che parte si sta. Esibiamo il rifiuto del sacchetto in cui riporre lo spazzolino da denti acquistato in negozio, come messaggio forte al negoziante dell’attenzione che abbiamo sul problema dei rifiuti, uscendo con il tubetto in tasca, tanto poi il dentifricio lo compriamo su internet, con consegna immediata, che arriverà a casa prima di noi. Ma finiti gli aperitivi con gli amici, spenti i computers, i momenti di socialità quotidiana in cui confrontarsi con la necessità di appartenere a qualche schieramento, capita che si debbano fare delle scelte, in autonomia, che possano toccare il proprio portafoglio e che possano avere dei risvolti sulla sostenibilità della collettività. Ed è proprio in queste occasioni che ci si accorge di come siamo a volte falsi, di come abbiamo un anima come quella di Pinocchio, di come parliamo attraverso le parole degli altri e di come siamo incoerenti. Quando queste scelte toccano direttamente, profondamente e singolarmente noi stessi, il risultato tra ciò che si dice e ciò che si fa è spesso molto diverso. Gli esempi da fare sono così tanti che non saprei veramente da che parte iniziare, così ne prendo uno solo, che può rappresentare il mondo variegato di questo problema, ed è l’emblema del fare il contrario di quello che sempre si sostiene. Un cliente chiede informazioni su un pavimento in plastica riciclata per l’esterno, decantandone poi la funzione sociale del prodotto in quanto riutilizza i rifiuti che diversamente finirebbero nell’ambiente, ne elogia la funzionalità tecnica, vedendo che il prodotto raggiunge standard qualitativi e meccanici superiori, in certi casi, ad un pavimento in cemento tradizionale che ha un impatto ambientate molto più alto. Intuisce che è un prodotto innovativo, ecocompatibile, fortemente adatto a ridurre l’impronta carbonica, leggero così da risparmiare in trasporti ed inquinamento. Ha perfettamente presente che la produzione del massello in cemento divora risorse naturali, come la sabbia, l’acqua, i composti e l’enorme quantità di energia termica e meccanica per produrre il cemento. Si è informato sulla difficoltà attuale del riciclo dei prodotti cementizi e che la maggior parte di essi, a fine vita, finiscono in discarica, con un impatto ambientale molto alto, mentre il massello in plastica, può essere riciclato in ogni caso, sempre. A questo punto, la bilancia pende totalmente a favore del prodotto riciclato quindi, come ultimo tassello si parla di prezzo, già quindi convinto che davanti a casa si poseranno i masselli ecocompatibili in plastica riciclata, convinto dai buoni risultai tecnici del prodotto, dalle certificazioni ufficiali di cui gode e dall’indubbio basso impatto ambientale.Già ci immaginiamo con quale enfasi possa raccontare agli amici della sua scelta personale di posare un pavimento carrabile fatto con materiali riciclati, che sia del tutto rispettoso dei principi dell’economia circolare. Chiudendo la trattativa per l’acquisto, il prezzo del pavimento in materiale riciclato si rilevò allineato con quello in cemento e, a questo punto, come fosse un colpo di teatro, un effetto speciale dei film di Hollywood, il cliente dichiara: “ma se un prodotto fatto di rifiuti plastici costa come uno fatto in cemento, compro quello in cemento”.L’oblio…Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti Vedi ulteriori informazioni sul riciclo
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Lastre di alluminio e rivoluzione circolare: chi guida davvero la transizione verso il riciclo strutturaleL' alluminio come laboratorio globale della circolaritàdi Marco ArezioL’industria delle lastre in alluminio rappresenta uno dei campi più fertili per osservare come la circolarità stia modificando l’assetto produttivo contemporaneo. La natura intrinseca dell’alluminio — un metallo che può essere rifuso e riutilizzato infinite volte senza perdita significativa delle proprietà meccaniche — lo rende un candidato naturale per un sistema circolare. Ma è proprio quando un materiale sembra predisposto alla sostenibilità che emergono le sfide più complesse: quelle legate alla governance industriale, alla qualità metallurgica, alla disponibilità di rottame, alla sofisticazione delle leghe e alla capacità di trasformare la circolarità in valore economico strutturale. La transizione non riguarda soltanto la sostituzione di materie prime vergini con materiali riciclati, ma un ripensamento del funzionamento stesso delle filiere. Nel caso dell’alluminio laminato, ciò significa integrare processi di raccolta, selezione e rifusione con le esigenze della laminazione avanzata, mantenendo livelli elevatissimi di purezza, uniformità e prestazioni tecniche. Il panorama industriale che emerge da questa trasformazione non è uniforme: alcune aziende hanno assunto un ruolo guida, altre stanno attraversando una fase di transizione, altre ancora dichiarano obiettivi di circolarità senza fornire dati verificabili. La varietà di questi modelli costituisce un osservatorio prezioso per comprendere che cosa l’economia circolare significhi realmente in un contesto produttivo globale. Le aziende che guidano la produzione di lastre in alluminio riciclato L’analisi delle imprese che operano nel settore delle lastre di alluminio mostra chiaramente come la circolarità non sia un concetto uniforme, ma una costellazione di approcci, strategie e modelli industriali. Novelis rappresenta la forma più avanzata di integrazione circolare. Qui, il riciclo non è un elemento accessorio, ma la base stessa dell’identità aziendale. L’intero ecosistema produttivo è costruito per favorire il rientro del rottame, tanto industriale quanto post-consumer, attraverso centri di raccolta e raffinazione che dialogano direttamente con le linee di laminazione. Le percentuali elevate di contenuto riciclato non sono il risultato di politiche di marketing, ma l’espressione visibile di un impianto sistemico che ha interiorizzato il riciclo come unica strada economicamente sensata. In questo modello, la circolarità è un principio operativo: il metallo non viene semplicemente recuperato, ma reintrodotto in un circuito che gli restituisce valore equivalente, ciclo dopo ciclo. Gränges propone un modello differente, ma non meno significativo. La circolarità è letta come una leva competitiva e tecnologica, particolarmente efficace nel mercato europeo, dove regolamentazioni stringenti e pressioni della filiera spingono le aziende verso materiali a basse emissioni. Qui il riciclo è governato da un approccio metodico, trasparente e orientato alla qualità, in cui i numeri diventano indicatori della capacità dell’azienda di presidiare un settore ad alta innovazione metallurgica. ElvalHalcor, dal canto suo, sviluppa una circolarità progressiva, plasmata dai vincoli e dalle opportunità del Mediterraneo. La crescita del contenuto riciclato procede attraverso una serie di investimenti nella raffinazione e nella laminazione, con un ritmo che rispetta il tessuto industriale circostante. Questo modello mette in luce un aspetto spesso ignorato: la circolarità non è solo una questione di percentuali, ma di coerenza rispetto alle infrastrutture territoriali e ai cicli locali del rottame. Speira segue un percorso ancora diverso. Sebbene la sua capacità di riciclo sia elevata, la sua strategia si concentra su linee di prodotto specifiche a contenuto riciclato molto alto. La circolarità assume qui una qualità “verticale”: profondamente efficace in alcuni segmenti, meno diffusa nella totalità del portafoglio. È un modello che valorizza la differenziazione, in un mercato in cui i materiali premium a basse emissioni stanno diventando rapidamente un segmento strategico. Infine, Impol offre un approccio in cui l’attenzione al low-carbon prevale sulla generalizzazione del riciclo. La circolarità si manifesta nella capacità di offrire materiali certificati per le loro ridotte emissioni complessive, più che nella copertura uniforme dell’intera produzione. È un modello che integra circolarità e decarbonizzazione, mostrando come la sostenibilità possa assumere declinazioni differenti all’interno della stessa filiera. Approfondimento tecnico: le leghe di alluminio riciclabili La riciclabilità dell’alluminio non può essere compresa appieno senza un’analisi delle leghe che compongono la filiera delle lastre. Ogni lega è una storia di chimica e di performance, e la leggerezza apparente di questo metallo nasconde una complessità metallurgica sorprendente. Le leghe delle serie 1000 e 3000, impiegate nel packaging e nei fogli tecnici, si presentano come i candidati ideali per un riciclo efficiente: povere di elementi critici, tollerano bene la variabilità compositiva e consentono l’inserimento di grandi quantità di rottame senza degradare le prestazioni. Tuttavia, una parte rilevante del mercato europeo delle lastre non si regge su queste leghe, ma sulle serie 5000 e 6000, più sofisticate e difficili da riciclare in closed-loop. Il magnesio delle serie 5000 garantisce eccellenti proprietà meccaniche, ma aumenta l’ossidazione in fusione; le composizioni più raffinate delle serie 6000, fondamentali per l’automotive, richiedono un controllo estremamente rigoroso degli elementi in traccia. La circolarità diventa così una questione di ingegneria metallurgica. La capacità di estrarre impurità, di rifinire leghe contaminate, di bilanciare elementi critici e di riportare il rottame all’interno di leghe “sensibili” è ciò che distingue un riciclo di alto livello da un riciclo semplicemente quantitativo. In altre parole, la circolarità non è un atto di raccolta, ma un atto di raffinazione. Il mercato europeo delle lastre: dinamiche, leadership e transizione Il contesto europeo rappresenta oggi uno dei più maturi per lo sviluppo di un’economia circolare dell’alluminio. Le normative ambientali, la crescente domanda di materiali low-carbon e la pressione della produzione automotive hanno spinto i produttori a ripensare la filiera del metallo. Tuttavia, l’Europa non è un blocco omogeneo: esiste un centro-nord fortemente industrializzato, con infrastrutture di riciclo solide e continuità di approvvigionamento del rottame, ed esistono aree mediterranee e orientali nelle quali il flusso del rottame è meno strutturato e il riciclo richiede strategie più adattive. Non si tratta solo di dinamiche industriali, ma di un fenomeno culturale: l’Europa sta trasformando la propria percezione dell’alluminio, passando da una logica che separava nettamente primario e secondario a un sistema ibrido in cui il valore è determinato dalla capacità di far passare la materia molte volte attraverso gli stessi cicli. Il mercato europeo delle lastre sta diventando un prototipo della futura economia low-carbon, in cui il contenuto riciclato non rappresenta più una scelta opzionale, ma un criterio discriminante nelle gare d’appalto, nelle strategie automotive e nelle certificazioni di prodotto. Economia circolare dell’alluminio L’economia circolare dell’alluminio, osservata da una prospettiva accademica, appare come un caso paradigmatico della trasformazione in corso nel rapporto tra materia, tecnica ed economia. L’alluminio possiede la straordinaria capacità di rimanere sé stesso oltre il ciclo termodinamico della fusione: la sua struttura cristallina, la sua duttilità e la sua conducibilità sopravvivono a ripetute rigenerazioni. Tuttavia, questa qualità non è sufficiente affinché il metallo diventi automaticamente parte di un sistema circolare. Ciò che lo rende effettivamente circolare è la capacità dell’industria di creare condizioni tecniche, infrastrutturali e istituzionali che permettano alla materia di rimanere nel ciclo produttivo. Il passaggio dal riciclo aperto a quello chiuso rappresenta uno degli elementi più significativi di questa trasformazione. Non si tratta semplicemente di reimmettere il metallo nel mercato, ma di farlo rientrare nella stessa applicazione, preservandone il valore. Questa logica chiusa richiede un livello di sofisticazione tecnologica elevato e un coordinamento di filiera che supera i confini della produzione industriale per entrare nella sfera della governance economica. La rifusione dell’alluminio, con il suo risparmio energetico fino al 95% rispetto alla produzione primaria, introduce un’altra dimensione della circolarità: la riduzione dell’impatto ambientale. Ma l’economia circolare non è solo un fatto ambientale: è una trasformazione epistemologica del modo in cui concepiamo il valore della materia. L’alluminio riciclato sfida l’idea lineare di produzione e consumo, proponendo una visione della materia come entità dinamica, destinata a circolare senza perdere dignità tecnico-industriale. È in questa dialettica tra cicli tecnici e cicli economici che l’alluminio assume un valore paradigmatico: non solo un materiale, ma un modello per interpretare l’evoluzione dell’industria contemporanea verso una razionalità più complessa, in cui sostenibilità, competitività e innovazione coesistono come parti di un’unica architettura. Conclusione generale Nel settore delle lastre in alluminio, la circolarità non è un obiettivo, ma un processo in atto, stratificato e non uniforme. Novelis, Gränges, ElvalHalcor, Speira e Impol testimoniano che esistono molte forme di economia circolare, ciascuna modellata da cultura tecnica, infrastrutture, strategie industriali e orizzonti di mercato diversi. I modelli più avanzati non si limitano a riciclare materia, ma riciclano il valore stesso del metallo, la sua storia, il suo significato industriale. La vera circolarità dell’alluminio non consiste nel rimettere in circolo lo scarto, ma nel restituire al materiale la possibilità di rinnovarsi senza tradire la sua identità tecnica. Questo saggio vuole mostrare che l’economia circolare, quando osservata con sguardo critico e accademico, non è un insieme di pratiche isolate: è l’espressione più alta della capacità dell’industria di pensare la materia come elemento permanente della nostra civiltà produttiva.© Riproduzione Vietata
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Ricambi per le auto prodotti con un compound contenente scarti di caffèFord e McDonald’s hanno creato una collaborazione ispirata all’economia circolaredi Marco ArezioLe due società attive nel settore della mobilità e della ristorazione hanno coinvolto la ditta Competitive Green Technology per realizzare un compound che potesse utilizzare alcuni scarti del del caffè, uniti al polipropilene, per produrre ricambi per auto. Lo scopo era studiare una ricetta che rendesse alcune parti delle auto più leggere e più robuste rispetto alle ricette tradizionali. Lo scarto, per evitare che si bruci, viene trattato in un ambiente a basso contenuto di ossigeno e poi mischiato con il polipropilene per la formazione dei granuli, che risulteranno più leggeri del polipropilene tradizionale e avranno bisogno di minor energia per lo stampaggio. Secondo il leader tecnico del team di ricerca dei nuovi materiali Ford, il Sig. Mielewski, lo scarto proveniente dalla torrefazione del caffè viene usato in sostituzione del talco che normalmente compone i compounds di polipropilene, apportando una riduzione di peso intorno al 20% e una buona resistenza alle alte temperature. Le prime applicazioni sono state fatte nella produzione di alloggiamenti per i fari, a seguito di prove nelle quali si è notata una maggiore resistenza alle temperature rispetto al pezzo fatto con il nuovo compound al tradizionale. Infatti, l’alloggiamento dei fari è una zona dove si crea molto calore e le proprietà tecnica del nuovo materiale è sembrata subito azzeccata a questo lavoro. Questi nuovi ambiti per i fari saranno costruiti dal fornitore Varroc Lighting Systems e saranno posizionati sulla berlina Lincon Continental a seguito delle nuove modifiche previste nel 2020. Secondo il team Ford, l’alloggiamento per i fari è solo l’inizio della produzione di articoli per la componentistica delle auto fatte con questa ricetta Green e con altre allo studio, come è successo per la schiuma di soia usata nei sedili della Mustang e che oggi si trovano in molte altre macchine dell’azienda. La ricerca e lo sviluppo di ricette che siano compatibili con la circolarità dei componenti impiegati, hanno lo scopo di utilizzare i pezzi prodotti in alcune vetture della gamma Ford e Lincon, con particolare attenzione a quegli elementi dove, all’interno dell’auto, vengono sviluppate alte temperature. Parliamo di involucri per batterie, sotto cofani e coperture per il motore. Ovviamente la fragranza del caffè, sui componenti da installare, viene tolta nella fase di produzione del compound per evitare che la vostra macchina abbia il profumo di una tazza di caffè appena versato.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - demolizioni - ricambi autoVedi maggiori informazioni sul riciclo
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Quale futuro per il mercato dei polimeri da post consumo?L’economia circolare che cresce in molti paesi nel mondo, i prezzi del petrolio, la concorrenza dei polimeri verginidi Marco ArezioLa raccolta differenziata ci restituiva, dopo la trasformazione, una materia prima per la produzione di granuli, macinati e densificati (polimeri post consumo) adatti alla produzione di prodotti plastici, consentendoci di chiudere il cerchio dell’economia circolare. Ora il mondo sta cambiando e dobbiamo ripensare ad un modello produttivo e distributivo che non consideri più la Cina come mercato prevalente e che possa trovare una soluzione verso la competizione con i prezzi delle materie prime vergini. Un tempo c’era la Cina, che fagocitava tutto lo scarto di basso valore delle materie prime in balle provenienti dalla raccolta differenziata mondiale, lasciando, a noi occidentali, l’illusione che avessimo fatto tutto il dovuto per creare un circolo virtuoso sui rifiuti. Raccolta, selezione, impiego dei materiali da post consumo più nobili attraverso la produzione di polimeri, vendita in Cina dello scarto non utilizzato e distribuzione dei polimeri “vendibili” nei mercati remunerativi: questo era il lavoro delle economie del riciclo occidentali. Fino al 2017 la nostra economia circolare ruotava intorno a questo paradigma e ci siamo illusi di poter creare un business verde e remunerativo con questo sistema. Ma quando la Cina ha deciso di non acquistare più le balle di rifiuti plastici, i riciclatori si sono divisi in due categorie: Chi raccoglieva dal mercato il rifiuto post consumo e post industriale, vendendolo come materia prima non lavorata, ha subito compreso la pericolosità commerciale e le conseguenze che questo stop poteva creare nel futuro. Infatti in pochi mesi i mercati occidentali si sono riempiti di rifiuti plastici di scarsa qualità che non avevano più una immediata collocazione.Chi si occupava della lavorazione dei rifiuti da post consumo, acquistando prevalentemente alle aste nazionali il rifiuto sotto forma di plastica mista che proveniva dalle nostre città. Approfittando del blocco delle importazioni Cinesi dei rifiuti plastici hanno iniziato a vendere lo stesso prodotto sotto forma di granulo. Tutti, chi più chi meno, hanno approfittato delle opportunità che questo mercato offriva, sotto forma di importanti contratti in termini di tonnellate vendute mensilmente e pagamenti in anticipo, facendo la felicità degli imprenditori. Pochi hanno pensato che la festa potesse finire e, quindi, non si sono posti il problema di investire per qualificare il prodotto, in quanto oggettivamente, sia l’LDPE, che il PP o PP/PE, miscele composte dagli scarti del post consumo, sono molto sensibili e instabili nella qualità. Inoltre, in alcuni casi, il mercato cinese ricercava granuli di valore molto basso, con l’obbiettivo di comprimere il più possibile il prezzo, in modo da poter dare spazio a tutti gli intermediari commerciali. Una parte dello scarto delle lavorazioni del post consumo veniva “aggiunta” nel granulo per ridurre gli scarti da portare in discarica e abbassare il costo del granulo. Un prodotto così squalificato che prospettive può avere oggi? Forse abbiamo perso tempo prezioso perché oggi si intravedono alcuni problemi non facili da risolvere: Il mercato cinese probabilmente non tornerà indietro, accettando di diventare ancora la pattumiera del mondo, né sotto forma di balle di materie plastiche né di polimeri riciclati da post consumo di bassa qualità. Con il passare degli anni, Pechino aumenterà la quota di raccolta differenziata e avrà a disposizione sempre più materia prima per produrre i polimeri da post consumo che ha sempre comprato in Occidente sotto forma di rifiuto, macinato o granulo. Il governo sta andando verso una politica di economia circolare in tutti i settori sociali, che sia nell’ambito dei rifiuti, delle energie rinnovabili e del controllo dell’inquinamento.I produttori occidentali non hanno investito abbastanza e in tempo per aumentare la qualità dei polimeri da post consumo, attraverso ricette, metodi selettivi, accordi tecnici con i produttori di prodotti del packaging, che riducessero i problemi prestazionali che l’input da genera, puntando solo a minimizzare i costi di produzione, per avere un prezzo sempre più competitivo che svuotasse ogni mese il loro magazzino delle materie prime. Si è considerata quasi esclusivamente l’importanza della quantità e ben poco alla qualità del prodotto. L’economia circolare funziona se le materie plastiche riciclate potranno competere sempre più con quelle vergini nell’uso su larga scala, ma se la qualità rimane molto distante, non c’è prezzo o obbligo nell’uso che ne permetta una grande diffusione. Finché il rating, che il mercato dà ai polimeri realizzati con il materiale da post consumo, rimane a livello “spazzatura”, sarà difficile ipotizzare un vero incremento dei consumi.La variabile del prezzo del greggio, con i ribassi mai visti fino ad oggi che sembrerebbe possano mantenersi nel breve periodo, spinge la competizione economica tra le materie prime vergini e le materie riciclate, portando ad una forte discriminante all’uso di quest’ultima. Nemmeno i polimeri da post consumo di più alta qualità, come per esempio l’HDPE da soffiaggio o estrusione, riuscirebbero a reggere un confronto commerciale con i polimeri vergini, se non ci fosse, in alcuni casi per questioni di marketing, l’obbligo all’uso delle materie prime riciclate.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - polimeri post consumoVedi maggiori informazioni sul riciclo
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Dalla Dipendenza delle Materie Prime Fossili a quella Dei Metalli RariDalla Dipendenza delle Materie Prime Fossili a quella Dei Metalli Raridi Marco ArezioLe crisi energetiche che si stanno susseguendo dallo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia hanno messo in evidenza, per gli Europei. quanto siamo fragili ed esposti a ricatti su materiali come il carbone, il petrolio e il gas. Se l'Unione Europea sta lavorando per risolvere la dipendenza energetica dalla Russia, non dobbiamo dimenticarci che si stanno profilando altre crisi sulle materie prime che riguardano i metalli rari.Questi vengono usati nelle produzione di energie rinnovabili, nella produzione digitale, nell'elettrificazione della mobilità sostenibile, nello sviluppo dell'energia nucleare, quindi in ogni settore del nostro futuro. Come per l'energia, la posta in gioco è ambientale, economica e geopolitica, data la nostra dipendenza da un numero limitato di paesi produttori, come la Cina, con cui fatichiamo ad avere rapporti politici distesi, con il rischio di non poter contare sulle forniture di questi prodotti. Da molti anni si sta evidenziando che lo sfruttamento delle risorse naturali avrebbe creato problemi di approvvigionamento, ma è dall'esplosione dell'economia basata sulla digitalizzazione, nella quale i metalli rari sono assolutamente necessari, che ci siamo accorti di come sia difficile procurarseli e di come siano in mano a pochi paesi produttori. Nel 2011 la Commissione Europea ha pubblicato per la prima volta un elenco di quattordici materie prime critiche per l'economia europea. Da allora questa lista ha continuato a crescere, tanto che nel 2020 i materiali erano una trentina. In una situazione così difficile e pericolosa, un efficientamento dei sistemi basati sull'economia circolare per il recupero e il riutilizzo dei componenti elettronici dei prodotti diventati rifiuti, ricoprirà una fase imprescindibile dell'indipendenza Europea ai metalli rari. Troppo poco si sta facendo in termini di riciclo del RAEE e molti metalli preziosi finiscono in discarica o bruciati, cosa che l'Europa non può più permetterselo se non vuole finire, come per i combustibili fossili, in uno stato di ricatto economico-politico. Sarà anche importante puntare sul valore dei prodotti, dei suoi componenti e dei materiali che li costituiscono, per dare la massima durabilità nel tempo agli oggetti, attraverso una progettazione intelligente, il riutilizzo e/o l'uso condiviso dei prodotti, la riparazione, il ricondizionamento, il recupero dei pezzi di ricambio. È diventato urgente investire massicciamente nella ricerca e sviluppo di materiali alternativi, ma anche ridurre la domanda di materie prime. Abbiamo bisogno di un piano di investimenti per sviluppare l'economia circolare a livello europeo che sia all'altezza di questa sfida essenziale per il futuro di tutti noi. Governare è prevedere.Categoria: notizie - metalli rari - economia circolare - riciclo
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Dal Riciclo al Riuso dei ProdottiCome cambiare la mentalità per creare un mondo senza sprechidi Marco ArezioStiamo andando oltre l’ostacolo parlando non di riciclo, tema non ancora assimilato da molti, ma di riuso dei prodotti plastici. Utopia? Forse, ma prima di fare il futuro bisogna progettarlo e allora vediamo come potremmo arrivare a non avere più rifiuti da riciclare. La situazione oggi, è ben lontana da quanto sopra esposto infatti, il consumo di materie prime vergini continua ad aumentare e si stima che nel 2030 ne utilizzeremo il 30% in più rispetto a dieci anni fa. Nonostante si continui a parlare di economia circolare e di riciclo, non siamo ancora riusciti a trovare soluzioni per invertire questa situazione e, passando il tempo, continuiamo a complicarci la vita. Sono solo pochi esempi che ci permettono di non generare nuovi rifiuti, di risparmiare energia per il riciclo e il trasporto, di evitare inquinamento se i materiali non venissero riciclati, di risparmiare materie prime vergini che causano l’estrazione e la lavorazione del petrolio. Ma il problema si può vedere anche per gli oggetti più complessi, come una lavatrice, un ferro da stiro, una macchina, il taglia erba, il tavolo dove mangiamo o il letto dove dormiamo. Come facciamo a rendere veramente circolare la gestione di un prodotto che da nuovo dovrebbe diventare rifiuto? Semplicemente non possederlo, ma usarlo per il tempo di cui abbiamo bisogno e poi restituendolo al fornitore che sarà tenuto a revisionarlo, ripararlo, aggiornarlo, integrarlo, garantirlo e, poi, rimettere sul mercato un prodotto adatto ai nostri bisogni. Ci sono delle aziende che hanno sposato questo linea, come la Apple, la Levi’s e altre che riprendendo l’oggetto usato, non creano ulteriori rifiuti, ma gestiscono elementi di cui possono disporre nuovamente nella produzione.La strada è ancora lontana? Francamente direi di si, in quanto se guardiamo il tasso di circolarità in Europa che è dell’11,7% contro un dato mondiale del 9%, riscontriamo valori bassi, ma comunque in lenta crescita, dovendo anche considerare che l’incremento del mercato della circolarità corrisponderebbe all’aumento dell’occupazione che, in base ai dati della Commissione Europea, potrebbero arrivare a 700.000 unità. L’Europa importa il 90% di petrolio, due terzi dei metalli che servono per le produzioni, il 70% del gas naturale impiegate per far funzionare le fabbriche. Se realmente incrementassimo la circolarità, troveremmo la via per dissociare la crescita e la produzione con l’estrazione dei metalli dei combustibili e di tutte le materie prime naturali che utilizziamo quotidianamente. Questo significa anche ridurre i rifiuti, le emissioni in atmosfera, l’utilizzo delle discariche, l’utilizzo di acqua e gli inquinanti legati a queste attività.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riuso - ricicloVedi maggiori informazioni sul riciclo
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Cosa è il Riciclo dei Metalli e Cosa si RiutilizzaI rottami metallici sono una parte fondamentale delle materie prime delle acciaieriedi Marco ArezioProbabilmente abbiamo capito che l’importanza del riciclo non si debba sentire solo nelle parole e nei proclami politici o commerciali, ma nei fatti di tutti i giorni, cercando di scegliere i prodotti che perseguono, veramente, la filosofia dell’economia circolare, intercettando il greenwashing, quell’ingannevole forma si informazione che ti fa credere che un prodotto sia circolare ma che in realtà non lo è, o lo è solo parzialmente. Non parliamo solo della plastica, che oggi è sulla bocca di tutti, ma anche dei metalli che, insieme al vetro e alla carta, formano la famiglia dei rifiuti di maggiore quantità, di cui ci dobbiamo occuparci ogni giorno.Come avviene la separazione dei metalli? I vari metalli ferrosi e non ferrosi che vengono raccolti sono inviati ai centri di selezione e riciclo, che provvedono, come prima operazione, a separarli per tipologie e dimensioni. La prima macro separazione avviene, infatti, eseguita dividendo quelli appartenenti alla famiglia dei metalli ferrosi e quella dei non ferrosi.Per capire meglio queste due famiglie possiamo dire che: I metalli ferrosi sono metalli e leghe metalliche che contengono il ferro, tra cui, le più conosciute sono l’acciaio e la ghisa. La ghisa si ottiene dall’altoforno e può essere successivamente affinata per ottenere acciaio oppure utilizzata in fonderia. La ghisa è molto dura e fragile, ha una resilienza molto bassa, un allungamento % a rottura praticamente nullo, quindi non può essere lavorata plasticamente, né a caldo né a freddo, ma può essere lavorata solo per fusione. L’acciaio viene ricavato dall’affinazione della ghisa, un’operazione che consiste nel diminuire il tenore di carbonio per ridurre gli elementi dannosi, come zolfo, fosforo, ossigeno, ecc., che possono derivare dai materiali di carica del forno o dai prodotti delle fasi precedenti di lavorazione.Infatti all’aumentare della quantità di carbonio aumentano: - resistenza meccanica, - durezza, - temprabilità, - colabilità/fusibilità, - resistenza all’usura Diminuisce invece: - allungamento A% - resistenza meccanica - lavorabilità e plasticità a freddo - saldabilitàInoltre gli acciai si dividono in duri, semiduri e dolci, infatti, gli acciai dolci presentano una resistenza a trazione molto più bassa di quella degli acciai duri, però sono più malleabili, più duttili e più resistenti agli urti. Sono facilmente saldabili e lavorabili dalle macchine utensili, ma sono meno resistenti all’usura e alla corrosione rispetto agli acciai duri. Durante la preparazione, in fase di fusione, è possibile aggiungere dei leganti ferrosi o non ferrosi per aumentarne le prestazioni, chiamando quindi questi acciai legati o non legati. Vediamo quale influenza hanno i leganti nella preparazione dell'acciaio: Cromo (Cr) Si trova spesso negli acciai, migliorando la durezza, la resistenza meccanica e la resistenza all’usura. In quantità maggiori del 12% rende l’acciaio inossidabile.Nichel (Ni) Si trova spesso insieme al cromo, migliorando tutte le proprietà meccaniche dell’acciaio, come la resistenza alla corrosione, mentre diminuisce la dilatazione termica e la saldabilità. Il nichel si trova anche negli acciai inox in quantità che dipende dal tenore di cromo. Molibdeno (Mo) Migliora la temprabilità e attenua il fenomeno della “fragilità di rinvenimento”. Insieme al cromo e al nichel realizza gli acciai con le migliori proprietà meccaniche (Rm fino a 1200 N/mm2).Silicio (Si) È contenuto naturalmente nell’acciaio in piccole quantità (circa 0,3%), se invece è aggiunto intenzionalmente fino al 2% circa, aumenta la resistenza meccanica, all’ossidazione e soprattutto aumenta notevolmente l’elasticità. Infatti gli acciai al silicio vengono usati per realizzare molle. Manganese (Mn) Aumenta la durezza, la resistenza meccanica e la resistenza a usura, Inoltre migliora notevolmente la temprabilità ma causa il fenomeno della “fragilità di rinvenimento”. Tungsteno (W) – Cobalto (Co) – Vanadio (V) – Titanio (Ti) Sono tutti elementi molto duri che, aggiunti nell’acciaio, gli conferiscono elevatissima durezza che si mantiene anche alle alte temperature. Queste caratteristiche meccaniche si trovano negli acciai per utensili. Piombo (Pb) – Zolfo (S) Sono elementi nocivi per l’acciaio perché gli conferiscono elevata fragilità. Si possono, però, trovare in piccole quantità perché la fragilità indotta dalla loro presenza facilita il distacco del truciolo e favorisce la lavorabilità alle macchine utensili. Tali acciai sono detti automatici. Zolfo (S) – Fosforo (P) – Idrogeno (H) – Azoto (N) – Ossigeno (O) Sono tutti elementi nocivi perché si legano chimicamente con il ferro o con il carbonio formando composti che rendono molto fragile l’acciaio. La loro presenza, quindi, deve essere ridotta al minimo.Per quanto riguarda i materiali non ferrosi si possono definire tali tutte quelle leghe che al loro interno non contengano ferro, o ne contengono una frazione trascurabile. Possiamo elencare tra i metalli non ferrosi il magnesio, il rame, lo zinco, il bronzo, piombo, il nichel, l’ottone e l’alluminio. I metalli non ferrosi uniti ad altri metalli possono generare una grande quantità di leghe, con lo scopo di apportare migliorie alle prestazioni meccaniche, alla lavorabilità, alla resistenza alla corrosione e alle alte temperature del metallo di base.Inoltre, vengono divisi anche in categorie di densità: Pesanti con un peso superiore a 5000 Kg. per Mc Leggeri con un peso tra i 2000 e i 5000 Kg. per McL'impiego dei metalli non ferrosi può essere fatto allo stato puro, o in leghe con altri elementi. Le loro maggiori peculiarità sono caratterizzate dalla leggerezza, dall’inossidabilità, dall’alta conduzione elettrica e termica, dalla durezza, da un alto punto di fusione e dalla malleabilità.Come vengono riciclati i metalli? Abbiamo visto che la prima operazione è quella di individuare le famiglie di appartenenza e di separarle tra loro per avviare i metalli al riciclo. Questo comincia con la riduzione volumetrica dei rottami, attraverso impianti meccanici che hanno lo scopo, non solo di ridurne la dimensione, ma anche di separare eventuali elementi inquinanti presenti nel rottame stesso. Questi impianti di primo trattamento hanno incorporati nella linea sistemi gravitazionali, a corrente parassita, vagli e separatori magnetici, che hanno lo scopo di nobilitare il rottame metallico trattato. Questo, una volta selezionato, viene inviato alle acciaierie per il loro utilizzo insieme ad altri materiali, che permette la creazione di nuovi elementi costituiti da rottame di riciclo. Il riciclo delle scorie delle acciaierie Nell’ambito dell’economia circolare il riutilizzo delle scorie degli altoforni è diventato un tema molto sensibile, non solo dal punto di vista economico, a causa dei costi sempre più alti dello smaltimento in discarica, ma anche per una questione di carattere ambientale. Infatti, lo smaltimento in discarica di queste scorie che contengono metalli pesanti, è un fattore di forte preoccupazione ambientale, per cui, attraverso il loro riciclo, è possibile estrarre i metalli preziosi dalle ceneri di scarto. Una volta riciclate, risultano un materiale inerte che viene utilizzato nei forni delle cementerie, oppure per la realizzazione di materiali ceramici, fibre vetrose, inerte di riempimento o nelle pavimentazioni stradali.Categoria: notizie - metalli - economia circolare - riciclo - rifiuti - rottamerNEWS
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Il Packaging del Vino Francese Vira sulle Bottiglie in rPET?Un accordo storico tra due società per aiutare il settore vitivinicolo Francese ad affrontare la mancanza di vetroIl vino ha provato in passato ad uscire dalle solite bottiglie in vetro da 75 cc., entrando nel cartone per esempio, ma con risultati non eccelsi. Un imballo troppo diverso, anche visivamente, che non è piaciuto ai degustatori del nettare degli Dei, sollevando anche alcuni dubbi sulla qualità e durata del vino all’interno di questo packaging in cartone. Ora la Francia, famosa nazione per quantità e qualità del vino, vive la difficoltà nel reperire il vetro per le bottiglie tradizionali e, anche a causa dei costi saliti alle stelle, si è domandata come poter risolvere il problema. Così, due società specializzate nel packaging per il settore vitivinicolo e nelle soluzioni sostenibili per l’industria dell’imbottigliamento, hanno unito i loro sforzi per andare incontro alle aziende agricole Francesi che producono vino. La collaborazione tra Vinventios, azienda specializzata nella produzione di chiusure sostenibili per bottiglie, inserita nella filiera della produzione del vino in molti paesi del mondo e Packamama, azienda specializzata nella produzione di bottiglie per il vino in rPET, ha dato i suoi frutti sul mercato Francese. Le nuove bottiglie in rPET andranno a sostituire le classiche cilindriche in vetro, che tutti conosciamo, apportando, non solo una novità stilistica nella bottiglia, in quanto ovalizzata e non cilindrica, ma anche un messaggio forte dal punto di vista ambientale, utilizzando l’rPET, riciclato al 100%, che secondo Packamama, aiuterà le cantine ad abbattere la loro impronta di CO2. Inoltre, il PET riciclato per alimenti è certificato in Europa e negli USA, non reagisce ai cibi e alle bevande, non ha alcun impatto sul gusto ed è privo di PBA. Il vantaggio della bottiglia riciclata in rPET non è solo espresso nel miglioramento del marketing dell’imballo e nel vantaggio ambientale, passando dal vetro alla plastica, ma ha anche un grande vantaggio economico nei trasporti e, quindi, nel risparmio di costi e di carburante bruciato per la logistica. Infatti, secondo Packamama, la bottiglia in rPET, del tutto simile a quella in vetro, anche nel colore, pesa solo 63 gr. che corrisponde all’87% in meno di una di vetro, con risvolti evidenti sull’impronta carbonica nella logistica. Secondo Packamama la Francia sta vivendo una serie di coincidenze negative nel settore del vino, come la mancanza di bottiglie in vetro, i loro prezzi molto più altri che in passato e la disaffezione al vino da parte delle generazioni più giovani. Con la nuova bottiglia in rPET i prezzi del packaging saranno più competitivi, più stabili, il prodotto più sostenibile e più innovativo, andando incontro anche alle esigenze rivendicate dai giovani in termini di tutela ambientale. La carenza di bottiglie in vetro, che ha afflitto la Francia negli ultimi anni, è stata innescata dal fermo dei forni a causa del Covid 19, ma è poi proseguita per la ridotta produzione generale, anche a seguito del costo improponibile, per alcune aziende, dell’energia. Resiste, tuttavia, un certo disappunto da parte dei consumatori di vino meno giovani al cambio del vetro come materia prima per le bottiglie, essendo convinti che il vetro sia, nel suo complesso, più sostenibile e circolare della plastica.
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La Produzione e il Riciclo dei Serbatoi per Auto in HDPE: Innovazioni e Sostenibilità nel Settore AutomobilisticoUn'analisi sulla struttura dei serbatoi in HDPE, l'uso di materiali riciclati e i casi studio delle principali case automobilistiche che promuovono l'economia circolaredi Marco ArezioIl serbatoio del carburante è un componente cruciale delle automobili, responsabile del contenimento e della sicurezza del carburante. Tradizionalmente, i serbatoi per auto erano realizzati in metallo, ma negli ultimi decenni, il polietilene ad alta densità (HDPE) ha guadagnato popolarità grazie alla sua leggerezza, resistenza chimica e facilità di modellazione. Questo articolo illustrerà come vengono prodotti e strutturati i serbatoi in HDPE, l'utilizzo dell'HDPE riciclato, il processo di riciclo a fine vita e casi studio di successo nell'uso di HDPE riciclato per la produzione dei serbatoi. Produzione dei Serbatoi in HDPE Materia Prima e Caratteristiche dell'HDPE L'HDPE è un polimero termoplastico ottenuto dalla polimerizzazione dell'etilene. È caratterizzato da un'elevata densità e una struttura lineare, che conferisce al materiale una grande resistenza meccanica e chimica. Queste proprietà rendono l'HDPE particolarmente adatto per la produzione di serbatoi, dove sono essenziali la resistenza agli urti e la compatibilità chimica con i carburanti. Processo di Produzione Il metodo più comune per la produzione dei serbatoi in HDPE è l'estrusione-soffiaggio. Il processo inizia con l'estrusione di un tubo di plastica fuso (parison) che viene poi chiuso in uno stampo. Successivamente, viene soffiata aria all'interno del parison, facendolo espandere e aderire alle pareti dello stampo, formando così la forma del serbatoio. Questo metodo è preferito per la sua efficienza e capacità di produrre forme complesse. Un altro metodo è l'iniezione-soffiaggio, che prevede l'iniezione del materiale plastico in uno stampo preformato e successivamente il soffiaggio per ottenere la forma finale. Questo metodo offre una maggiore precisione dimensionale e uniformità nello spessore delle pareti. Lo Stampaggio Rotazionale è un altro processo attraverso la rotazione di uno stampo riscaldato in cui viene introdotto l'HDPE in polvere. La rotazione distribuisce uniformemente il materiale fuso lungo le pareti dello stampo, creando un serbatoio senza saldature. Questo metodo è utile per produrre serbatoi di grandi dimensioni con pareti spesse e uniformi. Struttura del Serbatoio I serbatoi in HDPE sono progettati per garantire la massima sicurezza e funzionalità. Alcuni elementi strutturali includono: Pareti Multistrato Per aumentare la resistenza agli idrocarburi e migliorare le proprietà barriera, i serbatoi possono essere realizzati con pareti multistrato, includendo strati di materiali come l'EVOH (etilene-vinil-alcol). Geometrie Complesse La flessibilità dell'HDPE permette di creare serbatoi con forme complesse, ottimizzando lo spazio disponibile nel veicolo e migliorando la distribuzione del peso. Sistemi di Sicurezza Include valvole di sicurezza, sistemi di ventilazione e componenti integrati per la gestione del carburante e la riduzione delle emissioni evaporative. Utilizzo dell'HDPE Riciclato Quando Si Può Usare l'HDPE Riciclato L'HDPE riciclato può essere utilizzato nella produzione di nuovi serbatoi, purché soddisfi determinati criteri di qualità e purezza. L'utilizzo di materiale riciclato è incentivato per ridurre l'impatto ambientale e promuovere l'economia circolare. Tuttavia, devono essere considerate diverse sfide tecniche: Purezza del Materiale: L'HDPE riciclato deve essere privo di contaminanti che potrebbero compromettere le proprietà meccaniche e chimiche del serbatoio. Proprietà Meccaniche: Il materiale riciclato deve mantenere una resistenza sufficiente agli urti e alla deformazione per garantire la sicurezza del serbatoio. Compatibilità Chimica: Deve essere assicurata la resistenza del materiale riciclato ai carburanti e agli additivi presenti. Processo di Riciclo dei serbatoi esausti in HDPE Il riciclo dell'HDPE segue diverse fasi: Raccolta e Selezione: Gli scarti di HDPE vengono raccolti e selezionati per rimuovere contaminanti e materiali non idonei. Lavaggio: Il materiale viene lavato per eliminare residui di sporco, oli e altri contaminanti. Macinazione: L'HDPE pulito viene macinato in scaglie per facilitare il processo di fusione. Rigranulazione: Le scaglie vengono fuse e rigranulate per ottenere un materiale omogeneo, pronto per essere utilizzato nella produzione di nuovi prodotti. Additivazione: A seconda delle necessità, possono essere aggiunti additivi per migliorare le proprietà meccaniche e chimiche del materiale riciclato. Casi Studio sull'Utilizzo dell'HDPE Riciclato Ford e l'Innovazione Sostenibile Ford ha implementato l'uso di HDPE riciclato per la produzione di serbatoi del carburante in alcuni modelli. L'azienda ha collaborato con diversi fornitori per garantire che l'HDPE riciclato utilizzato mantenga le proprietà necessarie per la sicurezza e la durata del serbatoio. Questo approccio non solo riduce i costi di produzione, ma anche l'impatto ambientale, contribuendo a un'economia circolare. Volvo e il Riciclo dei Materiali Volvo è un'altra casa automobilistica che ha adottato l'HDPE riciclato nei suoi processi produttivi. L'azienda si è impegnata a utilizzare materiali riciclati per il 25% dei suoi nuovi veicoli entro il 2025. I serbatoi del carburante in HDPE riciclato sono un esempio di questo impegno, dimostrando che è possibile mantenere standard elevati di qualità e sicurezza pur adottando pratiche sostenibili. Toyota e l'Economia Circolare Toyota ha sondato l'uso di HDPE riciclato nei serbatoi del carburante come parte della sua strategia di sostenibilità. L'azienda ha sviluppato tecnologie avanzate di riciclo per garantire che il materiale riciclato soddisfi gli standard rigorosi richiesti per i componenti automobilistici. Questo impegno ha permesso a Toyota di ridurre l'uso di materiali vergini e di promuovere una cultura di riciclo e riutilizzo all'interno della sua catena produttiva. Conclusione L'HDPE è diventato un materiale di riferimento nella produzione dei serbatoi per auto grazie alle sue eccellenti proprietà meccaniche e chimiche. L'adozione di HDPE riciclato rappresenta un passo significativo verso la sostenibilità, consentendo di ridurre l'impatto ambientale e promuovere l'economia circolare. I casi studio di aziende come Ford, Volvo e Toyota dimostrano che è possibile integrare materiali riciclati nei processi produttivi senza compromettere la qualità e la sicurezza dei prodotti finali. Con l'avanzare delle tecnologie di riciclo, l'uso dell'HDPE riciclato è destinato a crescere, contribuendo a un futuro più sostenibile per l'industria automobilistica.
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Notizie sulla Plastica Riciclata nel MondoNotizie sui polimeri riciclati, sulle macchine e gli stampi per le materie plastiche, sui prodotti fatti in plastica riciclata, sulle tecniche di produzione e sulle novità di mercatodi Marco ArezioNel portale del riciclo rMIX è possibile trovare sezioni dedicate alle informazioni e alle notizie sulla plastica riciclata e sul mondo che le ruota intorno. Ci sono molti aspetti tecnici, commerciali e di informazione generale che aiutano gli operatori del settore della plastica riciclata a rimanere aggiornati e a cogliere occasioni commerciali interessanti. Le sezioni si dividono in: • Polimeri riciclati: nella sezione è possibile trovare informazioni sulle offerte e richieste di polimeri riciclati, sia da post consumo che post industriali, in varie forme come i granuli, i macinati, i densificati, le polveri e le balle. La plastica riciclata offerta o richiesta la potete selezionare per tipologia, forma e paese di provenienza. • Macchine e stampi: nella sezione troverete informazioni su offerte e richieste di macchine ed attrezzature per la lavorazione della plastica riciclata e dei rifiuti, nonché degli stampi per produrre i prodotti finiti. • Prodotti fatti in plastica riciclata: nella sezione troverete offerte e richieste di prodotti realizzati con i polimeri riciclati, attraverso i sistemi di stampaggio, soffiaggio, termoformatura, film ed estrusione. • Lavori conto terzi: nella sezione troverete le aziende che offrono servizi conto terzi come lo stampaggio, l’estrusione, la filmatura, il lavaggio, la macinazione, la micronizzazione, il confezionamento, il soffiaggio delle bottiglie e delle taniche e molti altri servizi. • Consulenza e distribuzione: nella sezione troverete le aziende che sono specializzate nella distribuzione e nell’import-export dei polimeri riciclati, inoltre le aziende di consulenza che operano come agenti, rappresentanti e tecnici delle materie plastiche riciclate. • Informazioni tecniche: nella sezione potete trovare gli approfondimenti tecnici su vari aspetti che riguardano la plastica riciclata ed il suo impiego. Nello specifico si parla della gestione dei rifiuti, del lavaggio, della macinazione della densificazione, della granulazione, del comportamento fisico, chimico e meccanico della materia prima e delle macchine. Molti articoli riguardano come migliorare i vari aspetti produttivi e come evitare i problemi di qualità sui prodotti finiti e sui semilavorati. • Informazioni generali: nella sezione vengono riportate informazioni sul mercato che riguardano il mondo della plastica riciclata, le iniziative aziendali, le novità commerciali, finanziarie e gli aggiornamenti che possono interessare gli operatori del settore. • Economia circolare: nella sezione troverete numerosi articoli che affrontano come si può ottenere un giusto rapporto tra l’ambiente e i rifiuti attraverso l’economia circolare. Vengono trattati aspetti tecnici produttivi, sociali in riferimento alla raccolta differenziata e i rifiuti, politici che riguardano il cammino per incrementare la circolarità delle produzioni e dei beni sul mercato. Categoria: Notizie - plastica riciclata - rifiuti - macchine - stampi - polimeri
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rNEWS: Riciclo Chimico della Plastica Contro Riciclo Meccanico?Riciclo Chimico della Plastica Contro Riciclo Meccanico?di Marco ArezioLa storia del riciclo della plastica nasce e si sviluppa, fino ad oggi, per merito del sistema meccanico, fatto di selezione, macinatura, lavaggio ed estrusione dei polimeri che costituiscono nuova materia prima. Questo tipo di riciclo lascia dietro di sé una quantità considerevole di scarti plastici non riciclabili che vanno all'incenerimento o in discarica. I motivi di una quantità di scarti plastici non riciclabili li abbiamo più volte affrontati negli articoli del blog del portale rMIX, ma oggi, come presentato da Sreeparna Das parlando del processo di riciclo chimico ENI-VERSALIS, possiamo vedere una concreta possibilità di trovare una giusta collocazione a quei rifiuti plastici non riciclabili attraverso il riciclo chimico.Competizione con riciclo meccanico? Direi proprio di no, anzi vedo un completamento del processo circolare dei rifiuti.La resistenza della plastica, considerata in passato un beneficio, oggi assume una connotazione fortemente negativa. Adesso, quando sentiamo la parola plastica, una delle prime immagini che ci vengono in mente è quella di un sacchetto che galleggia nell’oceano. Ciò è dovuto soprattutto all'aumento senza precedenti dei prodotti monouso e alla mentalità usa e getta dei consumatori. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della plastica? È importante non perdere di vista il valore della plastica e delle varie industrie che dipendono da questo materiale. La plastica ha dimostrato i propri vantaggi in termini di proprietà meccaniche, prestazioni, versatilità, costo, ecc. É, per esempio, un materiale fondamentale nella lotta contro la pandemia di COVID-19 in tutto il mondo. Il rischio per la salute, soprattutto per i professionisti del settore medico e per i lavoratori in prima linea, sarebbe maggiore senza la plastica presente nei kit di DPI (dispositivi di protezione individuale), nelle mascherine e nei guanti. Il modo in cui le plastiche vengono attualmente prodotte, consumate e gestite a fine vita, tuttavia, non è completamente sostenibile. Il dibattito sulla sostituzione della plastica con altri materiali riciclabili, come la carta, soprattutto negli imballaggi, ha preso piede a causa dell’impatto negativo sull’ambiente della produzione di plastica lineare, dell'elevato volume di applicazioni monouso e della cattiva gestione dei rifiuti nel corso degli anni. La circolarità della plastica e la valorizzazione dei rifiuti sono all’ordine del giorno e le tecnologie di riciclo chimico possono svolgere un ruolo fondamentale per ottenere lo stesso obiettivo. Il riciclo della plastica Chiaramente è necessario un cambio di rotta. Chi lavora all’interno della catena di valore delle materie plastiche deve adottare principi circolari. Una parte della soluzione per garantire la circolarità della plastica è il suo riciclo, ma gli attuali tassi sono ben lontani dai livelli ideali. La Commissione europea riconosce la necessità di tassi di riciclo più elevati nel suo piano d'azione per l'economia circolare recentemente adottato nell'ambito dell'European Green Deal. Gli Stati membri devono raggiungere i seguenti obiettivi: • Riciclo del 55% dei rifiuti di imballaggio in plastica entro il 2030 • Riduzione del consumo a 40 sacchi a persona entro il 2026 • Migliorare la progettazione del prodotto per rispondere ai requisiti di durata, riparabilità e riciclabilità • Monitoraggio e riduzione dei rifiuti marini Molti stakeholder stanno seguendo il modello circolare della Fondazione Ellen MacArthur e in questa direzione la strategia circolare di Eni si concentra su: • L'uso di materie prime sostenibili • Riuso, riciclo e recupero • Prolungare la vita utile Per sostenere ulteriormente la circolarità della plastica e aumentare le percentuali di riciclo, Versalis ha avviato il Progetto Hoop® nel febbraio 2020. Il progetto si concentra sullo sviluppo di nuove tecnologie per il riciclo chimico dei rifiuti di plastica. Insieme a Servizi di Ricerche e Sviluppo (S.R.S.), l’azienda chimica di Eni sta sviluppando un processo di valorizzazione dei rifiuti di plastica mista che non possono essere riciclati meccanicamente. Cos’è il riciclo chimico della plastica?Il riciclo chimico, un termine ombrello per diverse tecnologie avanzate, può trasformare i rifiuti di plastica in materie prime che rientrano nella catena del valore per produrre nuovi polimeri. Il CEFIC, Consiglio Europeo dell'Industria Chimica, ha ampiamente classificato queste tecnologie in tre tipi. Riciclo chimico e la classificazione delle tecnologie.Dissoluzione: da rifiuto in plastica a polimero Il processo consiste nell'estrarre il polimero sciogliendo i rifiuti plastici selezionati con un solvente e/o calore. In questo modo è possibile separare anche gli additivi dai polimeri. Inoltre, il polimero estratto può essere lavorato con nuovi additivi per produrre nuove materie plastiche. Depolimerizzazione: da rifiuto in plastica a monomero Questo metodo prevede che i rifiuti di plastica selezionati vengano scomposti nei loro monomeri costitutivi sfruttando varie reazioni chimiche. I monomeri purificati possono poi essere utilizzati per produrre nuovi polimeri. I polimeri più adatti a questa tecnica sono il polietilenetereftalato (PET), il polistirolo (PS), il polimetilmetacrilato (PMMA), ecc. Conversione: da rifiuto in plastica a materia prima Grazie a queste tecniche, i rifiuti di plastica mista possono essere convertiti in una miscela di idrocarburi che può essere utilizzata come materia prima per nuove plastiche. Questa materia prima simile al petrolio o al gas può sostituire la materia prima fossile appena estratta negli impianti chimici. I due principali tipi di processo sono: pirolisi e gassificazione. La pirolisi è uno dei processi principali esplorati oggi per raggiungere gli impegnativi obiettivi di riciclo e rispondere alla necessità di circolarità della plastica. Il processo avviene ad alte temperature (in assenza di ossigeno) e trasforma i rifiuti di plastica in materie prime che vengono ulteriormente utilizzate nella produzione di nuovi prodotti chimici. Versalis sta portando avanti lo sviluppo della tecnologia della pirolisi attraverso il progetto Hoop®. Per meglio comprendere la missione e la visione del progetto, ho parlato con Fabio Assandri, Direttore Ricerca e Innovazione Tecnologica di Versalis. D: Può spiegarci Hoop® e perché Eni sta investendo in questo progetto?Assandri: Oggi, i rifiuti in plastica sono una sfida per tutti noi. L'Europa raccoglie quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica post-consumo e ne ricicla solo un terzo. Il riciclo meccanico è il metodo principale utilizzato e gestisce in modo efficiente i flussi di rifiuti pre-assortiti (ad es. monomateriale, meno contaminati, ecc.). Un buon esempio sono le bottiglie d'acqua in PET. Tuttavia, il riciclo meccanico ha alcuni limiti. Le fasi di ritrattamento portano al degrado delle proprietà del materiale e possono causare una riduzione della trasparenza. Inoltre, include sul numero di volte che la plastica può essere riciclata. Forse, però, il più grande inconveniente è l'impossibilità di gestire flussi di rifiuti in plastica più complessi e misti, che attualmente sono inceneriti o gettati in discarica. Questo ci ha portato ad investire nel progetto Hoop®, un progetto che si concentra sul riciclo chimico come soluzione alternativa al problema, facendo così progredire la circolarità della plastica. D: Come funziona Hoop®?Assandri: Hoop, il nome del progetto, rappresenta un cerchio completo e simboleggia dunque il supporto alla circolarità. Abbiamo lavorato su un nuovo processo basato sulla tecnologia di pirolisi dell'S.R.S. che trasforma i polimeri in molecole più piccole e mattoncini. Questa conversione è analoga allo smontaggio di un set lego in pezzi singoli. Abbiamo completato i test a livello pilota e anche la progettazione dell'impianto dimostrativo con una capacità di 6.000 tonnellate all'anno nel sito di Mantova. Il nostro obiettivo è quello di scalare e avere la tecnologia pronta per l'applicazione su larga scala. D: Cos'è il plasmix? E quali sono i vantaggi della tecnologia della pirolisi? Assandri: Il plasmix è il rifiuto in plastica mista che non è adatto a un efficace riciclo meccanico. Rappresenta una percentuale significativa dei rifiuti in plastica che attualmente non vengono riciclati. La pirolisi è ideale per tali flussi di smaltimento e consente ai materiali di estendere il loro utilizzo, in linea con i principi dell'economia circolare. Poiché la qualità è la stessa della plastica vergine, i gradi riciclati chimicamente possono essere utilizzati in applicazioni di alto valore, comprese le applicazioni a contatto con gli alimenti. Il processo da noi sviluppato offre ulteriori vantaggi come la flessibilità, l'efficienza energetica, la qualità dei prodotti e un grande risparmio di emissioni di gas serra (GHG). Il recupero dei materiali di tutti i flussi risultanti dal processo di pirolisi (liquidi, gas e solidi) è per noi una priorità assoluta. D: Il riciclo chimico può ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e le emissioni di CO2? Assandri: Nel complesso, l'impronta ecologica del riciclo chimico è inferiore alle emissioni a monte e a valle dell'attuale sistema lineare (estrazione delle materie prime, produzione di plastica e gestione dei rifiuti a fine vita). Attualmente, i rifiuti in plastica mista vengono inceneriti o messi in discarica. Entrambe le soluzioni hanno un impatto ambientale negativo. L'incenerimento porta a un aumento delle emissioni di CO2 e di altri inquinanti, mentre lo smaltimento in discarica provoca un'ulteriore dispersione dei rifiuti in plastica nell'ambiente. Il riciclo chimico evita questi problemi e, poiché riconverte i rifiuti in materie prime, contribuisce a ridurre la dipendenza dalle riserve fossili. D: Il riciclo meccanico svanirà con lo sviluppo di impianti di riciclo chimico? Assandri: Per niente. Il riciclo meccanico è già un'attività considerevole con un ecosistema ben sviluppato per flussi di polimeri come PET, HDPE, PP, ecc. Non ha senso sostituire i sistemi esistenti che funzionano bene. L'obiettivo del progetto è quello di integrare il riciclo meccanico e migliorare drasticamente la circolarità dei prodotti in plastica, ampliando la portata dei flussi di rifiuti riciclabili. In effetti, credo che il riciclo meccanico trarrà vantaggio dallo sviluppo di tecnologie di riciclo chimico, poiché gli obiettivi e le valutazioni sarebbero più ripartiti tra i due. D: Hoop® è la soluzione al problema dei rifiuti in plastica? Assandri: La questione dei rifiuti in plastica è complessa e richiede un approccio su più livelli per trovare soluzioni efficaci. Progetti come Hoop® stanno compiendo passi nella giusta direzione e costituiscono una parte importante della soluzione. Se il riciclo chimico, insieme al riciclo meccanico, riuscirà o meno ad affrontare il problema dei rifiuti plastici dipende da diversi fattori: Tutti gli attori della catena del valore, compresi i proprietari dei brand, devono essere coinvolti e collaborare. Anche i consumatori devono svolgere un ruolo importante nel seguire la corretta raccolta dei rifiuti e nell'aumentare la domanda di prodotti riciclati. Le certificazioni standardizzate e riconosciute a livello internazionale sono una necessità. Poiché il riciclo chimico genera una materia prima vergine equivalente, i materiali si mescolano negli impianti chimici e rendono difficile rintracciare fisicamente la materia prima riciclata. Gli esperti, pertanto, suggeriscono di utilizzare l'approccio del bilancio di massa per tracciare accuratamente il flusso del materiale riciclato intorno agli impianti industriali, al fine di attribuire il corretto valore del contenuto riciclato a un prodotto. Un ultimo aspetto, ma non per questo meno importante: l'industria avrà bisogno anche di sostegno politico e normativo. Una maggiore chiarezza sulla produzione sostenibile delle materie plastiche dovrebbe arrivare all'inizio del 2021, una volta che la Commissione Europea avrà completato la revisione del Regolamento sulla tassonomia dell'UE. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - riciclo meccanico - riciclo chimico
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Perché Rendere Sostenibile la Produzione degli Apparecchi Elettronici?Perché Rendere Sostenibile la Produzione degli Apparecchi Elettronici?di Marco ArezioNel nostro articolo E-WASTE Il Riciclo della Sopravvivenza, abbiamo affrontato il problema dei rifiuti elettronici sotto l’aspetto del riciclo illegale in paesi invia di sviluppo. In questo articolo vorremmo proporre, con l’aiuto di Adrian Mendez Prieto, alcune soluzione che possano aiutarci a capire quali passi il sistema di produzione e quello dell’E-Waste dovrebbero fare per incrementare il riciclo e cancellare la piaga del contrabbando dei rifiuti elettronici.Sebbene quasi il 100% dei rifiuti elettronici sia considerato riciclabile, ha solo un tasso di riciclaggio tra il 10-15%, motivo per cui è visto come un problema ambientale emergente, ma anche come una potenziale opportunità di business. Gli elementi che possono essere recuperati dai rifiuti elettronici per evitare danni ambientali includono componenti in metallo, vetro, ceramica e plastica in una composizione più ampia; quest'ultimo rappresenta il 20% della composizione globale di E-Waste. A causa della presenza di additivi come i ritardanti di fiamma, di tipo bromurato (BFR), il riciclaggio delle plastiche da E-Waste presenta una maggiore complessità di trattamento e ritrattamento, rispetto alle plastiche utilizzate in altre applicazioni. La lavorazione di materie plastiche contenenti additivi (BFR) considerati inquinanti organici persistenti (POP) è regolata dalla Convenzione di Stoccolma (in vigore dal 2004), che stabilisce che il riciclaggio o lo smaltimento finale di articoli contenenti BFR o POP deve essere effettuato in modo in modo corretto e non deve comportare il recupero di BFR o POP per il riutilizzo. Richiede inoltre la separazione e la classificazione della plastica con BRF da altri rifiuti elettronici. Attualmente, la maggior parte delle apparecchiature elettriche ed elettroniche non sono progettate per il riciclo, tanto meno per favorire un ciclo chiuso dei propri rifiuti. Lo sviluppo di una progettazione ecocompatibile adeguata consentirebbe vantaggi ambientali ed economici, in modo tale che l'uso di plastica riciclata potrebbe ridurre l'impatto ambientale di oltre il 20%. Fasi di implementazione di una strategia ambientale che promuove la circolarità di E-Waste Economia circolare come strategia. L'economia circolare è un sistema industriale rigenerativo che sin dall'inizio, con la progettazione, considera l'ottimizzazione e la riduzione dell'uso di materiali ed energia, oltre alla minimizzazione di scarti ed emissioni. Questo porta a cercare di scollegare l'uso di materie prime e risorse non rinnovabili per eliminare l'inquinamento e la generazione di rifiuti. Controllo nella selezione delle materie plastiche. Le decisioni sull'uso di materiali e prodotti chimici vengono prese dall'inizio del ciclo di vita, durante la fase di progettazione ecocompatibile del prodotto. La circolarità, quindi, sarà promossa riducendo l'ampia varietà di tipi di polimeri ed eliminando gli additivi complessi utilizzando plastica riciclata nella produzione. Per i riciclatori, uno dei principali ostacoli al ritrattamento dei rifiuti di plastica elettronica è il gran numero di polimeri diversi. Una potenziale soluzione per ridurre questa grande varietà potrebbe consistere nel promuovere accordi tra i produttori sui tipi di plastica che utilizzano nei loro prodotti, facilitando l'identificazione dei componenti e favorendo gli investimenti in nuove tecnologie di riciclaggio. Maggiore contenuto e utilizzo dei materiali riciclati. Indubbiamente, un grande dilemma nel settore è il fatto che i riciclatori non trattano la plastica se non c'è mercato e i produttori non possono acquistare plastica riciclata perché non c'è fornitura. Qui diventa concreto il requisito di una simbiosi circolare tra gli elementi della catena del valore del settore delle materie plastiche. Ovvero una maggiore integrazione e comunicazione tra produttori di resine, fabbricanti, raccoglitori, riciclatori, ecc., Che consentono la gestione e la lavorazione del riciclo di qualità che porta all'ottenimento di prodotti competitivi. Punti chiave per migliorare il riciclaggio dei rifiuti di plastica elettronica Gestione dei materiali residui. Il flusso E-Waste si caratterizza per essere particolarmente complesso grazie alla sua composizione, con una combinazione di componenti di alto valore (come oro e palladio) e materiali tossici (ad esempio, mercurio e ritardanti di fiamma bromurati). A causa di ciò, questi materiali difficilmente entrano in un sistema di raccolta controllato e ufficiale, che ne favorisce la manipolazione illegale e l'esportazione nei paesi in via di sviluppo. Ciò richiede, con urgenza, l'attuazione e l'applicazione delle norme per la classificazione e l'etichettatura di detti rifiuti. Tracciabilità. Uno dei principali punti deboli nella gestione e nella gestione dei rifiuti elettronici è la mancanza di un sistema di tracciabilità, poiché è attualmente difficile tracciare il flusso di materiali in entrata e in uscita nella catena di approvvigionamento dei rifiuti elettronici. La totale tracciabilità della gestione dei rifiuti elettronici dovrebbe consentire un aumento del volume raccolto, ridurre i flussi incontrollati e garantire il trattamento adeguato dei materiali in base alla loro composizione plastica e al contenuto di sostanze pericolose. Allo stesso modo, una tracciabilità efficiente consentirebbe l'implementazione di un'infrastruttura di raccolta più controllata, che si tradurrebbe nel trattamento e nel ritrattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici di qualità superiore. Tecnologia. L'attuale stato della tecnologia per la movimentazione di tali materiali di scarto si è rivelato poco efficiente a causa delle notevoli perdite di plastica pulita e dei limiti stabiliti dalle normative restrittive per E-Waste. Per questo motivo, è stato dimostrato che il riciclaggio della plastica di scarto basato sullo smontaggio e la separazione manuale è stato più selettivo e preciso, il che implica una minore perdita di plastica pulita. Tuttavia, l'uso di una tecnologia bassa implica costi più elevati, rendendola meno attraente dal punto di vista tecnologico ed economico. Considerazioni sul design. È stato dimostrato che materiali riciclati di qualità e l'implementazione di un eco-design che assicuri la circolarità del sistema attraverso la sostituzione di componenti o la riciclabilità dei materiali, consentono vantaggi tangibili e sostenibili, che a sua volta consente di ridurre l'impatto 20% di ambiente del prodotto. Una cosa interessante da evidenziare è che questi benefici ambientali devono essere trasmessi al mercato attraverso comunicazioni di prodotto sostenibili. Partecipazione dei consumatori. L'efficienza dei sistemi di raccolta nei paesi nordici basati sulla separazione dei rifiuti elettronici dalla fonte è stata dimostrata, in base al coinvolgimento e all'impegno dei consumatori a contribuire al sistema. I limiti dello smantellamento manuale dei rifiuti elettronici durante il riciclaggio dimostrano l'urgenza di ridurre i tipi di plastica utilizzati nella produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche e la necessità di identificare le parti in plastica in termini di tipo di polimero e ritardanti di fiamma bromurati. Quanto precede mostra che per il trattamento dei rifiuti elettronici è necessaria l'incorporazione di un sistema di progettazione ecocompatibile che promuova un flusso circolare e più sostenibile di materiali, riducendo il loro impatto ambientale. Pertanto, è necessaria la creazione di protocolli e regolamenti appropriati per l'uso della plastica nelle applicazioni EEE o di componenti elettronici complessi. Considerando la grande diversità dei settori di applicazione e l'ampia gamma di prodotti in plastica, nonché la presenza di additivi come ritardanti di fiamma bromurati, è richiesta l'implementazione efficiente e affidabile di sistemi di identificazione, raccolta, raccolta e separazione, che consentano un riciclaggio di qualità per ridurre l'inquinamento, nonché lo sviluppo di ritardanti di fiamma a basso impatto ambientale.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - raee Vedi maggiori informazioni sul riciclo
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