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LA PLASTICA È IL NOSTRO NEMICO?

Economia circolare
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - La plastica è il nostro nemico?
Sommario

- La mia storia di ambientalista

- Gli inizi: un amore per la natura

- La montagna: un amore estremo

- Dalla passione al lavoro

- Oggi: una battaglia controcorrente

- La vera sfida: investire in cultura

Lettera aperta agli ambientalisti da un ambientalista


di Marco Arezio. Marco 2020

Oggi voglio raccontarvi la mia piccola storia di ambientalista, nata in un tempo che sembra appartenere a un altro mondo. Non c'erano social media, niente cellulari, e la televisione impiegava minuti ad accendersi, aspettando che le valvole si scaldassero.


Gli inizi: un amore per la natura

Non ho ricordi nitidi del mio amore per la natura fino ai sei anni. Ma proprio a quell'età ebbi una fortuna speciale: frequentai una scuola sperimentale, un luogo diverso, che ti insegnava a guardare il mondo con occhi curiosi.

Era il 1970, e gli insegnanti adottavano un metodo che andava oltre i libri, un percorso che ci portava a esplorare il bello, a conoscerlo, a viverlo. Così iniziai a conoscere la natura da vicino, non da dietro un banco, ma camminandoci dentro, sentendomi parte di essa.

Da quel momento fu amore a prima vista, senza ripensamenti. La parola "ecologista" ancora non esisteva, ma io lo ero già. A casa avevamo tre vecchi pini e, su uno di questi, a otto anni, costruii il mio rifugio segreto, lassù a quindici metri da terra, con tre assi di legno trovate nell’orto di mio padre.

Lì passavo i pomeriggi dopo la scuola, arrampicandomi in cima e scendendo su una canna d'acqua in PVC legata a un ramo. Mi sentivo il re del mondo, circondato solo dal vento e dal profumo dei pini.


La montagna: un amore estremo

Quando divenni più grande e acquisii maggiore indipendenza, quella passione per la natura divenne un desiderio irrefrenabile di scoprirla in tutta la sua forza. Così ho scelto l'alpinismo.

Ho scelto la montagna per vivere la natura nella sua forma più pura e selvaggia, senza compromessi, spesso in solitudine. Scalavo in estate e in inverno, cercando percorsi difficili e solitari, volendo immergermi completamente nella bellezza incondizionata della natura.


Dalla passione al lavoro

Anche nella mia vita lavorativa ho voluto dare un senso a questo amore. Dopo alcune esperienze iniziali, ho iniziato a lavorare nella produzione di manufatti in plastica riciclata e, successivamente, nel riciclo dei rifiuti plastici.

Era come chiudere il cerchio che avevo aperto da bambino: fare qualcosa di concreto per salvaguardare, nel mio piccolo, quell'ambiente che tanto amavo.


Oggi: una battaglia controcorrente

Oggi, viviamo in un mondo dove tutto è veloce, dove i social media sono lo strumento principale per veicolare idee. Un mondo in cui, a suon di slogan e di foto condivise, l'odio per la plastica è diventato la bandiera di chi vuole sentirsi parte di una battaglia giusta.

Capisco l'indignazione e capisco anche le campagne per ridurre l'uso della plastica inutile. Sono sicuramente iniziative lodevoli, come lo è raccogliere i rifiuti in spiaggia o utilizzare borse in cotone. Ma a volte ho la sensazione che sia una lotta contro il nemico sbagliato.

Non ho mai visto una bottiglia in PET o un flacone di detersivo camminare da soli verso il mare e tuffarsi per restare lì. Sono le nostre mani che portano la plastica dove non dovrebbe stare. La plastica, di per sé, non è il nemico: siamo noi che non ne gestiamo l’uso e lo smaltimento.

Eppure, milioni di dollari vengono riversati in campagne che additano la plastica come il male assoluto, anche da parte di quelle stesse aziende che hanno contribuito a crearne l’abuso. A me sembra una gigantesca operazione di marketing, una maschera per ripulirsi la coscienza.


La vera sfida: investire in cultura

Se è l'uomo che inquina, perché non investire nella cultura? Perché non insegnare davvero cosa significhi un comportamento ecologico alle persone che non hanno le stesse opportunità educative dei paesi più avanzati?

Da ecologista, non odio la plastica. Credo anzi che i rifiuti plastici possano essere una risorsa per salvare le risorse ambientali, trasformandoli in nuovi prodotti o carburanti.

Quello che non tollero è l'ignoranza e la manipolazione di chi si fa convincere che basti un post o uno slogan per essere davvero dalla parte della natura.


Conclusione

Questa è la mia storia, il mio piccolo viaggio di ambientalista. Una storia di amore per la natura, di coerenza e di battaglie affrontate con la testa alta, non per moda, ma per passione sincera.

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