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LA CRISI DELLE FORNITURE AL SETTORE DELL’AUTO

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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - La crisi delle forniture al settore dell’auto
Sommario

- Crisi dell'industria automobilistica europea 2026: cause, dati e prospettive

- Auto elettrica in calo: perché il mercato EV europeo ha deluso le aspettative

- Concorrenza cinese nel settore auto: BYD e i nuovi protagonisti del mercato globale

- Normative UE sulle emissioni auto: tra obiettivo 2035 e cortocircuito industriale

- Crisi della supply chain automotive: semiconduttori, Ucraina e reshoring produttivo

- Quanti posti di lavoro rischia il settore auto in Europa entro il 2035

- Auto ibrida o elettrica: quale tecnologia domina il mercato europeo nel 2025

- Indotto automotive in Italia: componentistica, PMI e rischio di deindustrializzazione

- Stellantis, Volkswagen e Ford: le strategie dei grandi costruttori nella crisi attuale

- Futuro dell'industria automobilistica: transizione energetica, software e nuovi modelli di business

È finita un'epoca felice? Dati, analisi e prospettive al 2030 per il settore auto che occupa 13,8 milioni di europei


di Marco Arezio | Pubblicato: 2020 | Ultimo aggiornamento: marzo 2026

In sintesi

Tra il 2020 e il 2026 l'industria automobilistica europea ha attraversato la crisi più profonda del dopoguerra: pandemia, carenza di semiconduttori, guerra in Ucraina, rallentamento del mercato EV e assalto competitivo cinese. Le vendite di auto elettriche in Europa sono scese dal 15,7% al 13,6% del mercato nel 2024 (fonte: ACEA/InsideEVs), mentre la produzione italiana è calata del 42,8% nello stesso anno (fonte: ANFIA). Il settore occupa 13,8 milioni di europei e rischia di perdere fino a 1 milione di posti entro il 2035 se la transizione non sarà governata (fonte: T&E, luglio 2025). Questo articolo analizza cause, dati e strategie di risposta.


1.

L'automobile come specchio della società: un'eredità da proteggere

L'industria automobilistica è stata, fin dal secondo dopoguerra, uno dei motori propulsivi dell'economia globale e uno dei più fedeli specchi delle trasformazioni sociali del nostro tempo. Avere un'auto negli anni Sessanta significava molto più che possedere un mezzo di trasporto: era un simbolo di riscatto, di benessere conquistato, di appartenenza a una nuova classe media in ascesa.

Nei decenni successivi l'automobile ha assunto significati sempre più stratificati: simbolo di libertà individuale per le giovani generazioni, strumento di emancipazione femminile, espressione di identità culturale e status sociale. Per ogni fase della storia collettiva, i costruttori di automobili hanno saputo interpretare bisogni, aspirazioni e sogni dei propri clienti, diventando alcune delle imprese più globalizzate del pianeta.

Oggi, quella stagione sembra incrinata. Tra il 2020 e il 2026 si è consumato uno dei periodi più turbolenti nella storia dell'automotive: un intreccio di crisi sanitarie, geopolitiche, normative e di mercato che ha rimesso in discussione decenni di certezze.

2. Sei anni di shock: dal Covid alla crisi EV (2020–2026)

2.1 La pandemia di Covid-19 e il primo grande stop (2020)

Il 2020 ha segnato uno spartiacque. La pandemia ha imposto la chiusura di tutti i 229 impianti di assemblaggio europei per settimane, con un crollo della domanda globale senza precedenti. Eric-Mark Huitema, direttore generale di ACEA, definì quella del Covid «la peggiore crisi che abbia mai impattato l'industria dell'automotive». Il settore ha perso milioni di unità prodotte e le vendite annuali non hanno ancora recuperato i livelli del 2019 — con un deficit stimato di circa 3 milioni di veicoli ancora nel 2024 (fonte: Il Post / Bloomberg, set. 2024).

2.2 La crisi dei semiconduttori (2021–2023)

Tra il 2021 e il 2023 la carenza globale di microchip ha paralizzato le linee di produzione. Un'auto moderna contiene tra 1.000 e 3.000 semiconduttori: la dipendenza da pochi fornitori asiatici — principalmente taiwanesi e sudcoreani — ha esposto la fragilità strutturale del modello just-in-time che per anni aveva dominato la logistica del settore. Le perdite per i principali OEM si sono misurate in decine di miliardi di euro.

2.3 La guerra in Ucraina e la rottura delle supply chain (2022)

L'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022 ha aggiunto nuovi elementi di instabilità. L'Ucraina forniva oltre il 7% dei cablaggi elettrici montati sui veicoli europei. L'interruzione improvvisa di queste forniture ha costretto i costruttori a ricercare in tempi strettissimi fornitori alternativi in Romania, Marocco e Serbia, con impatti immediati su costi e qualità produttiva. Parallelamente, l'impennata dei prezzi energetici ha aumentato i costi operativi di tutta la filiera europea.

2.4 Il grande rallentamento del mercato EV (2023–2026)

Questo è il nodo più critico del periodo recente. Le normative europee — in primis il Regolamento UE che prevede lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035 — avevano spinto i costruttori a impegnarsi in investimenti colossali nella elettrificazione. Ma dal 2023 i mercati non hanno risposto come atteso.

📊 Dato chiave: il paradosso degli obiettivi 2025

Secondo ACEA, per rispettare i target europei di riduzione CO2 nel 2025 la quota di mercato EV avrebbe dovuto raggiungere il 22%. A fine 2024 si attestava al 14%. Il gap significa multe potenzialmente miliardarie per i costruttori europei che non riescono a rispettare i limiti — un corto circuito normativo che punisce i produttori per un fallimento che è anche di infrastruttura e incentivi pubblici.

In Germania le vendite BEV sono crollate del -38,6% nel 2024 dopo l'eliminazione degli incentivi statali a fine 2023 (fonte: ACEA). In Francia il calo è stato del -20,7%. Solo in Italia, dove la quota EV era già marginale (4,2%), il mercato è rimasto pressoché stabile a 65.620 unità (fonte: UNRAE, 2025). Il 2025 mostra una ripresa parziale — +26,4% BEV nei primi mesi — ma il mercato complessivo europeo rimane ancora -18,8% sotto i livelli del 2019 (fonte: motori.it / ACEA, mag. 2025).

3. Le sfide strutturali: analisi per fattore

3.1 Il cortocircuito normativo europeo

Il Regolamento UE sull'obiettivo zero emissioni dal 2035 è il principale driver di trasformazione ma anche la fonte più acuta di incertezza. Diversi governi — in testa Italia e Germania — hanno chiesto revisioni agli obiettivi intermedi del 2025. Valdis Dombrovskis, Vicepresidente della Commissione europea, ha difeso la roadmap al Parlamento UE nell'ottobre 2024, mentre esponenti del PPE come Jens Gieseke la hanno definita «un vicolo cieco» chiedendo un «mix più ampio di tecnologie» (fonte: Euronews, ott. 2024).

La Commissione ha avviato a gennaio 2025 un «dialogo strategico sul futuro dell'industria automobilistica europea» per trovare una sintesi. Ma l'incertezza normativa, paradossalmente, è uno dei fattori che più frena gli investimenti — sia dei produttori sia dei consumatori.

3.2 L'assalto competitivo cinese

Tra i mutamenti più strutturali del periodo 2022–2026 vi è la crescita irresistibile dei costruttori cinesi. La Cina è passata dal 4% al 32% della produzione automobilistica mondiale tra il 2000 e il 2022, aggiungendo 25 milioni di veicoli prodotti in vent'anni (fonte: Open.online / Bloomberg). I brand cinesi — BYD in testa — hanno quasi triplicato le vendite in Europa nel 2025 (+227% per BYD, fonte: alVolante.it, gen. 2026), beneficiando di sussidi pubblici massicci e di prezzi inferiori del 15-30% rispetto agli equivalenti europei.

L'Unione Europea ha risposto con dazi aggiuntivi sulle auto elettriche cinesi approvati nell'ottobre 2024. Gli USA avevano già alzato tariffe al 100%. Ma queste misure difensive rallentano, senza eliminare, lo svantaggio competitivo europeo su costo e tecnologia delle batterie — dove la Cina copre circa il 66% della produzione globale (fonte: Allianz Trade, feb. 2025).

3.3 La digitalizzazione e la sfida del software

L'automobile moderna è sempre più un prodotto software. I sistemi ADAS, l'infotainment connesso, la guida assistita e, in prospettiva, quella autonoma richiedono competenze e investimenti che i costruttori tradizionali non possiedono interamente. Big tech come Google (Android Automotive), Qualcomm e Apple si inseriscono nella catena del valore, ridefinendo dove risiede il margine. Volkswagen ha stretto una partnership con Rivian per il software; Renault con Qualcomm per l'infotainment. I produttori europei hanno investito mediamente il 6% dei ricavi in R&D — la metà rispetto ai competitor cinesi (fonte: Allianz Trade, feb. 2025).

3.4 Il cambiamento culturale: la fine del mito dell'auto propria

Tra le sfide meno visibili ma altrettanto rilevanti vi è il cambiamento generazionale nel rapporto con l'automobile. L'età media del conseguimento della patente è salita dai 18 ai 22 anni. Il car sharing urbano, la micromobilità e l'orientamento verso i servizi piuttosto che il possesso stanno erodendo la domanda strutturale, soprattutto nelle grandi città. Come ha notato Luigi di Marco, analista citato da Agenda Digitale, «il parco macchine è destinato a calare, perché cambiano la mobilità urbana e le abitudini dei consumatori» (fonte: agendadigitale.eu, gen. 2025).

3.5 L'impennata dei costi e la compressione dei margini

L'aumento del costo delle auto — non compensato da una crescita adeguata dei salari — ha ridotto l'accessibilità del mercato. I veicoli elettrici costano ancora il 15-30% in più degli equivalenti termici. I margini operativi sui BEV sono negativi per la maggior parte dei costruttori europei. Stellantis ha registrato una perdita netta di 2,3 miliardi di euro nel primo semestre 2024. Mercedes ha abbassato le previsioni di margine 2025 al 4% dal 6% precedente, con i dazi USA che peseranno per 1,5 punti percentuali (fonte: alVolante.it, ago. 2025).

4. L'indotto in crisi: 13,8 milioni di europei in bilico

Le difficoltà dei costruttori si propagano lungo tutta la filiera con effetti moltiplicatori. L'indotto automotive comprende forniture di materie prime, componentistica, impiantistica, logistica, distribuzione, strutture finanziarie e ingegneristica: un ecosistema che in Europa — secondo ACEA (report Employment trends, set. 2024) — coinvolge oltre 13,8 milioni di lavoratori, pari al 6,1% dell'occupazione totale UE e all'11,4% dell'occupazione manifatturiera.

⚠️ Allarme occupazionale: i dati 2024-2025

• ANFIA (luglio 2025): circa 100.000 posti di lavoro persi nel settore automotive europeo nel solo 2024. • T&E Report (luglio 2025): continuando con il trend attuale, si rischia la perdita di 1 milione di posti entro il 2035. • Volkswagen: piano di ristrutturazione con possibile chiusura di 3 stabilimenti in Germania. • Northvolt (principale produttore europeo di batterie): annunciato il licenziamento del 20% della forza lavoro. • Audi (gruppo VW): chiusura dello stabilimento BEV di Bruxelles. • Stellantis Italia: migliaia di lavoratori in cassa integrazione; produzione 2024 -42,8%.

Si tratta di un problema sociale prima che industriale. Le PMI della componentistica tradizionale — che producono parti per motori endotermici, trasmissioni, sistemi di scarico — si trovano davanti a una scelta esistenziale: riconvertirsi verso componenti per veicoli elettrici o trovare nuovi mercati. La maggior parte non ha le risorse per farlo autonomamente, il che rende indispensabile una risposta coordinata di politica industriale europea.

L'Italia è particolarmente esposta: la componentistica italiana vale oltre 60 miliardi di euro ma è concentrata in segmenti a rischio di obsolescenza (motori termici, trasmissioni). Le PHEV e BEV richiedono meno parti meccaniche e meno ore di assemblaggio, con effetti deflattivi sull'occupazione manifatturiera anche in caso di transizione riuscita.

5. Come stanno rispondendo i costruttori: le strategie in atto

5.1 Revisione al ribasso dei piani EV

Di fronte al rallentamento del mercato, quasi tutti i grandi OEM hanno rivisto i propri piani di elettrificazione. Ford e GM hanno posticipato lanci e ridotto obiettivi produttivi. Volkswagen ha congelato investimenti in nuovi impianti per batterie. Questo non significa un abbandono della transizione, ma un adeguamento della velocità alle condizioni reali di mercato.

5.2 La strategia multi-powertrain: il trionfo dell'ibrido

Il 2025 ha consacrato l'ibrido (HEV) come tecnologia dominante in Europa, con una quota del 34,5% del mercato (3,7 milioni di unità), primo segmento davanti a benzina (26,6%) e diesel (8,9%) (fonte: alVolante.it, gen. 2026). Le PHEV sono al 9,4%. Questa evoluzione conferma che il mercato ha scelto una transizione graduale, non il salto diretto al full-electric imposto dalla regolamentazione.

5.3 Reshoring e diversificazione delle forniture

La crisi dei chip ha accelerato processi di reshoring e diversificazione. I costruttori europei stanno investendo in gigafactory sul territorio continentale (ACC, CATL Europa, Stellantis Douvrin), riducendo la dipendenza asiatica per i componenti critici. Gli investimenti necessari per questo riposizionamento sono stimati tra 200 e 300 miliardi di euro (fonte: Allianz Trade, feb. 2025).

5.4 Consolidamento e partnership strategiche

Il settore si consolida attraverso alleanze: Volkswagen-Rivian per il software, Renault-Qualcomm per l'infotainment, Stellantis-CATL per le batterie. L'obiettivo è condividere i costi delle piattaforme EV e del software che nessun costruttore potrebbe sostenere da solo.

6. Prospettive al 2030: transizione difficile ma inevitabile

L'obiettivo 2035 dello stop ai motori endotermici — nonostante le pressioni politiche per modificarlo — non è stato formalmente abbandonato. Come ha dichiarato Massimiliano Bienati di Ecco think tank, si tratta di un «target immodificabile, perché ha dato un segnale chiaro a tutto il mondo» (fonte: Open.online, nov. 2024). Tuttavia è largamente condiviso che il ritmo della transizione debba essere ricalibrato sulle reali condizioni di mercato e infrastruttura.

La ricetta che emerge dall'analisi combinata dei dati è articolata su più livelli:

• Accelerare la costruzione di infrastrutture di ricarica: in Italia gli incentivi EV 2024 (240 milioni) si sono esauriti in 9 ore, segnale di domanda latente non soddisfatta.

• Riformare il sistema degli incentivi all'acquisto, rendendoli stabili e pluriennali anziché episodici.

• Sostenere finanziariamente la riconversione delle PMI della componentistica tradizionale.

• Sviluppare una strategia industriale europea analoga all'IRA americano o ai sussidi cinesi all'EV.

• Mantenere flessibilità tecnologica (multi-powertrain, e-fuel, idrogeno) nei segmenti dove il full-electric non è ancora competitivo.

Come ha sintetizzato la redazione di Agenda Digitale: «o innoviamo o sarà il tramonto dell'automotive europeo» (fonte: agendadigitale.eu, gen. 2025). Ma innovare in questo contesto significa anche governare la transizione sociale per evitare che il necessario cambiamento tecnologico si trasformi in una crisi occupazionale e territoriale senza precedenti.


FAQ — Domande frequenti sulla crisi dell'industria automobilistica

Perché le vendite di auto elettriche sono in calo in Europa nel 2024?

Il calo non è uniforme: in Germania (–38,6%) è stato causato principalmente dall'eliminazione brusca degli incentivi statali a fine 2023. In Francia (–20,7%) dal rallentamento delle politiche di sostegno. In tutta Europa pesa la combinazione di prezzi ancora elevati degli EV, infrastruttura di ricarica insufficiente e incertezza normativa che spinge i consumatori a rinviare l'acquisto.

Il target 2035 di stop alle auto termiche verrà confermato?

Al momento dell'aggiornamento di questo articolo (marzo 2026), l'obiettivo europeo del 2035 non è stato formalmente modificato. Tuttavia, il dibattito politico — con Italia e Germania in prima fila nel chiedere revisioni — è aperto. La Commissione ha avviato un dialogo strategico a inizio 2025. La clausola di revisione è prevista per il 2026.

Quanti posti di lavoro sono a rischio nel settore auto in Europa?

Secondo ACEA, il settore occupa 13,8 milioni di persone tra diretti e indiretti, pari al 6,1% dell'occupazione UE. Nel 2024 sono stati persi circa 100.000 posti (fonte: ANFIA, lug. 2025). Un report di Transport & Environment (T&E, lug. 2025) stima il rischio di perdere fino a 1 milione di posti entro il 2035 se la transizione non sarà governata con politiche industriali adeguate.

Perché le auto cinesi sono così competitive in Europa?

I costruttori cinesi beneficiano di decenni di sussidi pubblici che hanno finanziato R&D e consentono di vendere EV a prezzi inferiori del 15-30% rispetto agli equivalenti europei. La Cina domina inoltre il 66% della produzione globale di batterie, abbattendo i propri costi di produzione. BYD, il principale costruttore cinese, ha quasi triplicato le vendite in Europa nel 2025 (+227%).

L'ibrido è davvero la tecnologia del momento?

Nel 2025 sì: gli HEV (ibridi non ricaricabili) hanno raggiunto il 34,5% del mercato europeo, diventando il segmento più grande davanti a benzina e diesel. Le PHEV sono al 9,4%. Il mercato ha scelto la transizione graduale, non il salto diretto al full-electric. I costruttori che avevano investito pesantemente nell'ibrido — come Toyota e Renault — ne beneficiano direttamente.

Come può riconvertirsi l'indotto della componentistica italiana?

La componentistica italiana vale oltre 60 miliardi di euro ma è concentrata in segmenti esposti all'obsolescenza (motori, trasmissioni, scarico). La riconversione verso componenti EV (inverter, motori elettrici, sistemi di gestione della batteria) richiede investimenti significativi in tecnologia e formazione che le PMI spesso non possono sostenere autonomamente. Sono necessari fondi europei dedicati, sul modello del Just Transition Fund, con focus specifico sull'automotive.

Conclusione

La crisi dell'industria automobilistica europea tra il 2020 e il 2026 non è congiunturale: è strutturale. La convergenza di shock esterni (pandemia, guerra, inflazione) con trasformazioni di lungo periodo (elettrificazione, digitalizzazione, nuovi modelli di consumo, competizione cinese) ha creato una pressione senza precedenti. L'automobile non scomparirà — ma il settore che la produce, distribuisce e mantiene cambierà radicalmente nei prossimi anni. Chi governerà questa transizione con lungimiranza industriale e coesione sociale vincerà. Chi la subirà passivamente pagherà un conto altissimo in termini di posti di lavoro, competitività e territorio..

Fonti principali citate in questo articolo

ACEA (acea.auto) · ANFIA (anfia.it) · Allianz Trade (allianz.com/trade) · Transport & Environment — T&E (transportenvironment.org) · IEA Global EV Outlook (iea.org) · InsideEVs.it · Il Post · Open.online · Euronews · agendadigitale.eu · alVolante.it · motori.it

Pubblicato originariamente: 2020 | Ultimo aggiornamento: marzo 2026 

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