Nel secondo capitolo, l’atmosfera gotica e sospesa della biblioteca di Oltrecolle avvolge Elena Fermi durante la lettura dei diari del dottor Fausto Morandi. Il racconto si focalizza sull’enigmatica figura di Claudia, una ex maestra elementare colpita da uno stato psicotico acuto. Attraverso colloqui sempre più intensi, Morandi cerca di superare le barriere della mente della paziente, scontrandosi però con simboli ossessivi come la “porta”, e con una crescente perdita di confini tra realtà e delirio. La narrazione alterna dettagli clinici, sogni inquietanti e confessioni intime, mostrando il rischio per il medico di essere risucchiato nell’abisso psichico del paziente. Il capitolo si chiude lasciando il lettore sospeso tra i misteri della mente e la sottile soglia che separa la cura dalla follia, senza svelare ciò che si cela davvero dietro la porta.
Viaggio nella mente disturbata: tra realtà e delirio, la sottile soglia della follia negli archivi di Oltrecolle
Luglio 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Capitolo 2 – Oltre la soglia: il confine spezzato
La biblioteca di Oltrecolle aveva ormai perso la sua neutralità di luogo di studio. Con il passare delle ore, era diventata una cattedrale del silenzio e della sospensione, consacrata a memorie inquietanti e segreti sepolti. Qui il tempo sembrava cedere, perdere consistenza, ogni oggetto – libro, sedia, scaffale – attendeva solo di essere risvegliato da una domanda, uno sguardo, una paura.
La luce densa e polverosa filtrava dalle finestre opache e, a ogni variazione del giorno, sembrava che l’intera sala cambiasse pelle: il giallo spento del mattino lasciava il posto a una penombra verdastra, dove le ombre si allungavano tra gli scaffali, facendo sembrare i libri creature in agguato.
Nell’aria stagnava un odore di carta antica e muffa, talmente intenso che Elena Fermi si trovava spesso a respirare piano, come per non disturbare le presenze silenziose che sembrava abitassero tra le pagine e le mensole. Perfino il ticchettio di un ramo contro il vetro suonava ossessivo, scandendo il tempo della lettura come il battito di un cuore inquieto.Seduta al tavolo di rovere, Elena sentiva crescere dentro di sé un’urgenza febbrile, quasi dolorosa, mentre tornava a immergersi nei diari di Fausto Morandi. Era come se, con ogni nuova pagina, la carta si facesse più sottile e le parole scivolassero direttamente nella sua mente, liberando visioni, presagi e un’angoscia che non le apparteneva.
Sfogliando le pagine, Elena si imbatté in un fascicolo segnato solo da una “C.”. Sotto, una breve introduzione che era già una confessione:.....
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