Il calore della fornace di Murano scandisce i gesti precisi e pericolosi dei vetrai, ma per Piero Zanchi la giornata prende una piega inattesa. Chiamato dal soprastante Zorzi Loredan, si trova coinvolto in un incarico che nulla ha a che vedere con il vetro, bensì con la Serenissima stessa. Gli viene affidata una missione misteriosa che lo condurrà, mascherato, nel cuore del Carnevale di Venezia, tra la folla urlante e i bagliori delle torce.
Un incontro segreto, un anello che funge da segno di riconoscimento e un biglietto da consegnare senza fare domande: queste le uniche istruzioni, rigide come catene. L’ansia lo accompagna lungo il viaggio in barca, nei vicoli affollati e infine sotto le logge di Piazza San Marco, dove la notte si accende di euforia e inganni. La tensione cresce di passo in passo, e l’artigiano comprende che la sua invisibilità, un tempo rifugio, può trasformarsi nel suo più grande pericolo. Intorno a lui, la città intera sembra vibrare come un vetro appena soffiato, pronto a incrinarsi al minimo errore.
Tra Murano e Piazza San Marco, un vetraio diventa pedina di un gioco segreto che intreccia potere, maschere e sangue
Agosto 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. 1572 Carnevale di Sangue. Capitolo 4: Il Fuoco della Fornace e l’Ombra del Carnevale
Il fuoco della fornace pulsava come un cuore di lava, e attorno ad esso gli uomini si muovevano con gesti rapidi e misurati, come musicisti che suonano uno spartito invisibile. Piero Zanchi soffiava piano attraverso la canna, gonfiando con cura un foglio di vetro sottile, quasi trasparente, striato di rosso e blu come un tramonto intrappolato in una bolla. La sua fronte sudata brillava alla luce rossa del fuoco, e ogni respiro era un calcolo, ogni battito un rischio. Bastava un soffio troppo forte, un istante di distrazione, e quel fragile miracolo si sarebbe spezzato in cento frantumi.
Attorno a lui, il rumore dei compagni: il clangore del tagliolo sulla piastra, le bestemmie che accompagnavano un pezzo incrinato, lo stridere del ferro immerso nell’acqua.
La vetreria era un universo chiuso, con leggi proprie e un linguaggio fatto di gesti. Fu allora che, dall’alto della balaustra, una voce tagliente squarciò l’aria come una lama:— Zanchi!.....