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FRATELLO ELARA E L'OMBRA NEL CHIOSTRO

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Fratello Elara e l'ombra nel chiostro
Sommario

Nel gelido inverno del convento di San Goffredo, Fratello Elara viene incaricato di indagare su una misteriosa scomparsa e su strani indizi ritrovati vicino al magazzino delle reliquie. Tra chiostri avvolti nella nebbia, corridoi segreti e inquietanti presenze, l'investigatore medioevale dovrà districare un intrigo che minaccia l'anima stessa del convento. Un'indagine piena di tensione, in un'atmosfera cupa e senza tempo.

Nel convento medievale di San Goffredo, Fratello Elara affronta tradimenti, sparizioni e un oscuro complotto


Aprile 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.


Convento di San Goffredo, North Riding dello Yorkshire – inverno del 1346.

Il vento che mordeva le alte scogliere di pietra calcarea scivolava dagli abissi del Mare del Nord, attraversava le lande brulle della brughiera e s’insinuava come un coltello fra le feritoie dell’antico monastero. Portava con sé l’odore acre del salmastro, la fuliggine degli ultimi fuochi spenti e un presagio di pioggia gelata. Persino le campane della torre ottagonale, aggrappata al costone sopra l’insenatura di Ravenscar, parevano soffocare dentro il proprio bronzo, come se temessero di risvegliare un male assopito tra i chiostri.

La neve, caduta in lente spirali per quattro notti consecutive, aveva mutato il cortile claustrale in un sudario bianco, graffiato dalle orme dei corvi che straziavano i cadaveri di lepri congelate lungo il cammino dei pellegrini. Al refettorio le scodelle dispensavano orzo scotto e cavolo inacidito; la minestra fumava appena, ma il suo vapore si tramutava subito in brina sul bordo scheggiato della terracotta. 

Le mani dei monaci, serrate nelle maniche color cenere, si muovevano a scatti per tracciare il segno della croce sui loro petti smunti; la devozione non placava la fame, ma brandiva la speranza come un fioretto contro l’assedio dell’inverno.

Fratello Elara, scriba più anziano del convento, sedeva nel vestibolo del scriptorium, spalle curve, schiena dura come il rovere su cui giacevano i codici da ricopiare. Dalla finestra a bifora arrivava un lume lattiginoso che tremolava tra le volute di fumo della sua candela – un sudario volatile che pareva disegnare spettri sulle pareti screpolate. Da settimane copiava, con la meticolosità di un assassino che ripulisce la lama, il De Consolatione di Boezio su pergamena di vitello; eppure, quella sera, la punta della penna sembrava più inclinata a scrivere un altro genere di consolazione: un requiem per le anime inquietate dal male.

Il Priore Anselmo piombò sulla soglia come un’ombra sradicata dal muro. La sua voce era un bisbiglio che odorava di catrame e ansia.

— Fratello Elara, Fratello Thomas è scomparso. Occorre la vostra lucidità — disse, tendendo una mano tremante. Sul palmo, l’anello di ferro spezzato di Fratello Thomas pareva un occhio di ferro, ghiacciato e cieco; accanto, un brandello di lana nera intriso di cera colata.

— Un messaggio sinistro o un avvertimento? — mormorò Elara, facendo scivolare le dita sulla superficie dentata del metallo.

Il Priore abbassò lo sguardo, come chi teme di vedere il proprio peccato riflesso in uno specchio.

— Indagate nel silenzio più assoluto. Se il convento vacilla, i baroni di Scarborough troveranno il pretesto per rivendicare i nostri terreni.


La lanterna di Elara fendette il corridoio rotondo della clausura, dove il buio s’addensava tra le volte ogivali.

Passi felpati echeggiarono su lastre di pietra lucida, incise da secoli di ginocchia penitenti. Il freddo penetrava nelle ossa come un peccato originale, impossibile da espiare.

La cella di Thomas sapeva di timo secco e incenso, sopravvissuti a un lampo di violenza. La candela riversa per terra aveva lasciato colature di sego rappreso; la branda scalzata dal muro faceva intravedere solchi di un corpo trascinato. Sotto il pagliericcio, un foglietto strappato gemeva ancora come un animale ferito:....


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