Dal palco vuoto della COP25 di Madrid al banco di prova della COP30 di Belém: in sei anni, la partita sul clima globale è cambiata radicalmente — e non sempre come speravamo. L'Europa aveva scommesso tutto sul Green Deal, trasformando promesse politiche in leggi vincolanti e strumenti concreti. Ma intanto qualcuno si è ritirato, qualcun altro ha riempito il vuoto, e le resistenze interne all'UE non sono mai davvero sparite.
Cosa è rimasto dell'ambizioso piano lanciato da Ursula von der Leyen nel 2020? Quali obiettivi sono stati centrati, quali rinviati e quali silenziosamente abbandonati? E soprattutto: l'Europa è ancora sola, o ha trovato nuovi alleati — e nuovi nemici — sulla scacchiera climatica internazionale?
Questo articolo, aggiornato a marzo 2026, riprende l'analisi originale pubblicata nel 2020 e la confronta con la realtà di oggi: dati alla mano, norme alla mano, geopolitica alla mano.
European Green Deal 2026: Bilancio, Sfide e il Nuovo Ordine Climatico Globale
Aggiornamento dell'articolo originale pubblicato nel 2020. Data aggiornamento: Marzo 2026
Argomenti: European Green Deal · COP30 · Accordo di Parigi · Carbon Tax · CBAM · Clima 2026
Tempo di lettura: circa 8 minuti
Autore: Marco Arezio
Dal fallimento di Madrid al banco di prova globale: cosa è cambiato in sei anni
Nel dicembre 2019, la COP25 di Madrid si chiuse con un nulla di fatto. I grandi Paesi inquinatori — Stati Uniti, Cina, Brasile, India e Russia — non solo non avevano mostrato disponibilità a rispettare gli obiettivi di Parigi, ma alcuni di essi avevano addirittura avanzato l'ipotesi di abbandonare l'accordo. L'Europa, guidata dalla neopresidente della Commissione Ursula von der Leyen, si ritrovò sola a portare avanti la battaglia climatica.
Sei anni dopo, la situazione è profondamente mutata — e non sempre in meglio. Questo aggiornamento analizza lo stato attuale dell'European Green Deal, il nuovo contesto geopolitico dopo la COP30 di Belém (novembre 2025) e le sfide concrete che l'Unione Europea deve affrontare nel 2026.
1. L'European Green Deal: da proposta ambiziosa a legge vincolante
La legge europea sul clima: obiettivi ora giuridicamente vincolanti
Quello che nel 2020 era un programma politico è diventato, nel 2021, diritto positivo europeo. La Legge europea sul clima, approvata dal Parlamento europeo il 24 giugno 2021, ha reso giuridicamente vincolante la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e la neutralità climatica entro il 2050. Non si tratta più di buone intenzioni: i singoli Stati membri hanno ora obblighi legali concreti.
Il pacchetto "Fit for 55": le 13 riforme operative
Nel 2023 l'UE ha approvato il pacchetto Fit for 55, che comprende 13 riforme legislative correlate. Tra i provvedimenti più rilevanti: la revisione del sistema ETS (Emission Trading System) per includere edifici e trasporti stradali a partire dal 2027, l'eliminazione progressiva delle quote di emissione gratuite per l'aviazione — completamente azzerata nel 2026 con passaggio all'asta integrale — e l'obiettivo di riduzione del 100% delle emissioni per auto nuove entro il 2035.
I risultati misurabili: le emissioni calano
I dati cominciano a dare ragione alla strategia. Secondo i più recenti rilevamenti disponibili, nel 2023 le emissioni di gas serra nell'UE sono diminuite del 7% rispetto all'anno precedente, portando la riduzione complessiva al 32,5% rispetto al 1990. Il settore che ha guidato questa inversione di tendenza è quello energetico, con un crollo del 43% delle emissioni grazie alla rapida espansione delle rinnovabili e alla progressiva uscita dal carbone. Industria, trasporti ed edilizia mostrano riduzioni più contenute, ma restano tra i settori più difficili da decarbonizzare.
📌 L'UE è ancora distante dalla traiettoria ottimale per centrare tutti i target al 2030. Resistenze politiche, pressioni economiche e crisi geopolitiche stanno rallentando la transizione in diversi Paesi membri.
2. La Carbon Tax europea (CBAM): da idea del 2020 a realtà del 2026
Nel 2020, quando l'articolo originale fu scritto, la Carbon Tax sulle importazioni era un'idea in fase embrionale, un modo per proteggere le imprese europee dalla concorrenza sleale di Paesi che producono senza vincoli ambientali. Oggi è legge.
Il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM — Carbon Border Adjustment Mechanism) è entrato in vigore nel 2023 in fase transitoria per alcune categorie di prodotti: cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. L'entrata a regime completo è prevista proprio nel 2026, con l'applicazione piena a tutti i settori inclusi e il pagamento effettivo dei certificati CBAM da parte degli importatori.
Il principio è esattamente quello ipotizzato nel 2020: chi esporta verso l'UE utilizzando energia da fonti fossili — quindi più economica ma più inquinante — dovrà pagare un prezzo equivalente a quello sostenuto dalle imprese europee all'interno del sistema ETS. L'obiettivo è eliminare il cosiddetto "carbon leakage", ovvero la delocalizzazione delle emissioni verso Paesi con regole meno stringenti.
📌 Il CBAM rappresenta uno strumento rivoluzionario nel commercio internazionale e ha già scatenato reazioni diplomatiche da parte di Cina, India e altri Paesi esportatori verso l'UE.
3. La COP30 di Belém (2025): storia si ripete, ma con nuovi protagonisti
Gli USA fuori dall'Accordo di Parigi per la seconda volta
Il 20 gennaio 2025, nel primo giorno del suo secondo mandato, Donald Trump ha firmato l'ordine esecutivo "Putting America First in International Environmental Agreements", avviando il ritiro formale degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi. Il ritiro è diventato effettivo il 27 gennaio 2026, collocando Washington nel ristretto gruppo di Paesi esterni al trattato — insieme a Iran, Libia e Yemen.
La COP30, tenutasi a Belém, in Brasile, dal 10 al 25 novembre 2025, è stata il primo vertice ONU sul clima senza una delegazione ufficiale federale statunitense dagli anni Novanta. L'assenza americana ha pesato enormemente sulle trattative, indebolendo la coalizione transatlantica che tradizionalmente guidava le ambizioni negoziali.
Il risultato della COP30: l'accordo Global Mutirão
Nonostante il contesto difficile, la conferenza si è chiusa con un accordo: il Global Mutirão (termine portoghese che indica uno sforzo collettivo comunitario). I punti principali: i Paesi dovranno triplicare i fondi per l'adattamento climatico a sostegno delle nazioni più vulnerabili; per la prima volta tutte le parti negoziali hanno riconosciuto la necessità di contrastare la disinformazione climatica; tuttavia, l'obiettivo di neutralità carbonica è stato posticipato dal 2030 al 2035, un passo indietro che ha sollevato forti critiche.
La nuova geopolitica del clima: la Cina riempie il vuoto americano
Il ritiro americano ha prodotto un effetto inatteso: ha rafforzato la posizione geopolitica della Cina, che sta utilizzando la transizione energetica come strumento di influenza globale. Nelle parole degli analisti, la leadership tecnologico-industriale sulle tecnologie pulite si sta consolidando attorno a Pechino, che domina le principali catene del valore globali — dai pannelli solari alle batterie per veicoli elettrici. Nei 18 mesi precedenti la COP30, le emissioni cinesi non sono cresciute, un segnale ambiguo che viene letto sia come progresso reale sia come mossa strategica.
Ursula von der Leyen, presente a Belém insieme al presidente del Consiglio europeo António Costa, ha ribadito che l'Accordo di Parigi rimane "la migliore prospettiva per tutta l'umanità" e ha confermato che l'Europa manterrà la rotta, continuando a lavorare con tutti i Paesi che vogliono tutelare il clima.
4. Le resistenze interne: il Green Deal sotto pressione politica
La retromarcia sui pesticidi e la pressione degli agricoltori
Il percorso del Green Deal non è stato privo di battute d'arresto. Sotto la pressione delle proteste degli agricoltori europei del 2024, la Commissione ha ritirato la proposta di regolamento sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (SUR), che prevedeva la riduzione del 50% dei pesticidi chimici entro il 2030. Von der Leyen ha giustificato il ritiro affermando che "gli agricoltori meritano di essere ascoltati".
Il pacchetto Omnibus: semplificazione o ridimensionamento?
Nel febbraio 2025, la Commissione europea ha presentato il cosiddetto pacchetto Omnibus, una revisione complessiva delle norme di rendicontazione sulla sostenibilità (CSRD, Tassonomia, SFDR) con l'obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri burocratici per le imprese. Il pacchetto risponde alle istanze del Rapporto Draghi sulla competitività europea (settembre 2024), che chiedeva carichi amministrativi più leggeri e maggiore prevedibilità normativa. I critici, tuttavia, rilevano che alleggerire i requisiti di trasparenza potrebbe rendere più difficile monitorare i progressi reali verso la sostenibilità.
I Paesi dell'Est e il carbone: una transizione a più velocità
Le resistenze dei Paesi dell'Europa orientale — Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria — rimangono una costante del dibattito interno. Legati storicamente al carbone per la produzione elettrica, questi Paesi continuano a chiedere flessibilità nei tempi di transizione. Il Fondo per la Transizione Giusta, che prevede circa 100 miliardi l'anno per accompagnare le regioni più esposte, rappresenta lo strumento principale per gestire questo divario, ma il reperimento delle risorse rimane un nodo politico aperto.
5. Competitività europea nel 2026: le sfide strutturali
La preoccupazione emersa nel 2020 — il rischio che le imprese europee diventassero meno competitive rispetto a quelle di Paesi senza vincoli ambientali — è ancora più attuale nel 2026, aggravata da nuove variabili geopolitiche. La guerra in Ucraina ha accelerato la necessità di diversificazione energetica, portando all'adozione del piano REPowerEU nel 2022, che ha destinato il 40% dei fondi alla fornitura di energia sicura e sostenibile. Nel contempo, le tensioni commerciali con gli USA post-Trump e la concorrenza cinese nelle tecnologie pulite impongono all'Europa una riflessione strategica sulla propria base industriale.
Il Rapporto Draghi, pubblicato nel settembre 2024, ha messo in evidenza un paradosso europeo: l'UE è leader mondiale nelle politiche climatiche ma rischia di perdere la leadership industriale e tecnologica proprio nei settori chiave della transizione verde. La risposta dell'UE punta su un maggiore investimento pubblico in settori strategici — tecnologia, industria manifatturiera sostenibile, energie rinnovabili — combinato con strumenti di protezione commerciale come il CBAM.
Conclusioni: l'Europa ancora "sola", ma con strumenti più solidi
Nel 2020 scrivevamo che Von der Leyen si ritrovava sola dopo il fallimento di Madrid. Nel 2026 quella solitudine è, per certi versi, ancora più pronunciata: gli USA sono usciti per la seconda volta dall'Accordo di Parigi, la governance climatica globale è sempre più frammentata, e la COP30 ha mostrato quanto sia difficile mantenere la coesione internazionale di fronte alle pressioni economiche e geopolitiche.
Eppure, l'Europa non si è fermata. Rispetto al 2020, l'UE dispone oggi di strumenti molto più concreti: una legge sul clima vincolante, il CBAM operativo, il pacchetto Fit for 55, un sistema ETS riformato e miliardi di euro investiti attraverso NextGenerationEU. I risultati in termini di riduzione delle emissioni, seppure insufficienti rispetto alla traiettoria ideale, dimostrano che la transizione è possibile.
La sfida del 2026 non è più convincere il mondo che il problema esiste, ma dimostrare che la transizione ecologica può essere anche una transizione economica vincente — creando lavoro, riducendo la dipendenza energetica e rafforzando la competitività europea in un mondo in cui le regole del gioco stanno rapidamente cambiando.
Le intenzioni, come scritto nel 2020, sono ancora buone. Ma oggi ci sono anche più fatti, più norme e — si spera — più consapevolezza globale. Il processo è lento, complicato e costoso: richiede molta politica e molti soldi. Due ingredienti da prendere ancora con le pinze.
Fonti e approfondimenti
Commissione europea — European Green Deal: commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it
Parlamento europeo — Fit for 55 e Legge europea sul clima: europarl.europa.eu
Consiglio UE — Cronistoria Green Deal: consilium.europa.eu
Il Sole 24 Ore — Ritiro USA dall'Accordo di Parigi, gennaio 2025
Euronews — COP30 Belém, novembre 2025
Geopolitica.info — COP30 a 10 anni dall'Accordo di Parigi, dicembre 2025
Pagella Politica — Che fine ha fatto il Green Deal, 2024