- Crisi della plastica in Europa: produzione e riciclo in calo
- Competitività europea della plastica: un declino preoccupante
- Plastica riciclata: perché la produzione è in forte calo
- Dipendenza dall’estero: il nuovo rischio per l’Europa della plastica
- Deindustrializzazione europea: chiusura degli impianti di plastica
- Transizione verde a rischio: il ruolo della plastica nell’economia circolare
- Plastica e bioplastiche in Europa: tendenze e sfide del settore
- Settore della plastica: dati e prospettive secondo Plastics Europe
La plastica europea in crisi: calo della competitività, chiusura degli impianti e minacce alla transizione verde, mentre aumentano le importazioni da Stati Uniti, Cina e Medio Oriente
di Marco Arezio
Il settore della plastica in Europa attraversa una crisi profonda e articolata, che si estende dalla produzione alla capacità di riciclo, compromettendo non solo la competitività del continente, ma anche gli ambiziosi obiettivi della transizione ecologica.
Questo è quanto emerge dagli ultimi dati diffusi da Plastics Europe, l’associazione che rappresenta il comparto, che denuncia un quadro sempre più preoccupante per l’intero settore industriale e ambientale.
Produzione in calo: la fine di un’epoca?
Nel 2023 la produzione di plastica in Europa ha subito un crollo significativo, registrando un -8,3% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un calo senza precedenti, con un ritorno ai livelli produttivi di oltre un decennio fa.
Se nel 2022 si contavano quasi 59 milioni di tonnellate prodotte, nel 2023 il totale è sceso a 54 milioni di tonnellate, di cui 42,9 milioni derivanti da plastica vergine, ottenuta dai combustibili fossili.
Anche la plastica riciclata, una delle punte di diamante del modello europeo di economia circolare, ha mostrato segni di sofferenza.
La produzione di plastica secondaria riciclata meccanicamente è diminuita del 7,8%, fermandosi a 7,1 milioni di tonnellate. Questa è la prima contrazione registrata dal 2018, segnale di una decelerazione che mette in discussione l’intero sistema di circolarità europeo.
Sul fronte del riciclo chimico, considerato una delle strade più promettenti per il futuro, i numeri rimangono trascurabili: appena 120.000 tonnellate prodotte nel 2023. Le bioplastiche, benché in crescita, rappresentano una parte marginale del mercato, passando da 700.000 a 800.000 tonnellate.
Competitività in declino: un continente che perde terreno
Nonostante il mercato globale della plastica abbia registrato un aumento del 3,4% nel 2023, passando da 400 a 413 milioni di tonnellate, la quota europea continua a contrarsi. Dal 28% del 2006, l’Europa rappresenta oggi solo il 12% della produzione globale.
Questa riduzione della competitività industriale è legata a fattori strutturali, come i costi elevati di energia e manodopera, e a fattori esterni, quali la concorrenza da parte di Stati Uniti, Medio Oriente e Cina.
I dati commerciali evidenziano un saldo sempre più negativo: se in termini di valore l’Europa riesce ancora a vantare un surplus di 12,7 miliardi di euro, in termini di volumi è diventata importatrice netta di resine dal 2022 e di prodotti finiti dal 2021.
Tra il 2020 e il 2023, le esportazioni di resine dalla UE sono crollate del 25,4%, aggravando ulteriormente la dipendenza dalle importazioni.
Deindustrializzazione e chiusure di impianti
L’erosione della competitività sta già portando a chiusure significative di impianti produttivi in Europa.
Tra le aziende coinvolte si contano colossi internazionali come ExxonMobil e Sabic, oltre all’italiana Versalis, controllata da Eni.Versalis ha annunciato la chiusura degli impianti di cracking a Brindisi e Priolo e del polietilene a Ragusa, motivando la scelta con un piano di trasformazione mirato alla decarbonizzazione e alla riduzione delle perdite economiche.
Questa tendenza non riguarda solo il settore della chimica di base, ma anche quello dei polimeri, sempre più frammentato o acquisito da gruppi stranieri. Emblematico è il caso di Covestro, gigante tedesco recentemente acquistato dalla società emiratina Adnoc per 14,7 miliardi di euro.
Dipendenza dall’estero: una minaccia per la transizione verde
L’industria della plastica in Europa impiega oltre 1,5 milioni di persone in circa 51.700 aziende, generando un fatturato di 365 miliardi di euro. Tuttavia, il calo della produzione interna e il crescente affidamento sulle importazioni mettono a rischio sia l’occupazione sia gli investimenti.
La dipendenza dall’estero non riguarda solo la competitività economica, ma tocca anche la sostenibilità ambientale.
Le importazioni da paesi come Cina, Stati Uniti e Medio Oriente spesso non rispettano gli standard europei in termini di sostenibilità e sicurezza.
Questo potrebbe compromettere gli sforzi per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Plastics Transition Roadmap, che prevede una rapida crescita del tasso di circolarità.
Ad oggi, la plastica derivante da riciclo rappresenta solo il 14,8% della produzione totale europea, con un incremento dello 0,7% rispetto al 2022, un ritmo insufficiente per soddisfare le ambizioni europee.
Conclusioni
La crisi della plastica in Europa rappresenta un allarme non solo per l’industria, ma per l’intero sistema economico e ambientale del continente. La perdita di competitività, unita alla crescente dipendenza dall’estero, mette in discussione la capacità dell’Europa di guidare la transizione verso un modello sostenibile e circolare.
Occorrono interventi strutturali per invertire questa tendenza: dall’adozione di politiche industriali più favorevoli agli investimenti, alla promozione di nuove tecnologie per il riciclo avanzato.
Senza un cambiamento deciso, l’Europa rischia di perdere non solo una delle sue industrie chiave, ma anche la credibilità come leader globale nella transizione verde.
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