rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Italiano rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Inglese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Francese rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Spagnolo

DAZI SULLE AUTO ELETTRICHE CINESI: L’UNIONE EUROPEA TRA MARTELLO USA E INCUDINE CINESE

Management
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Dazi sulle Auto Elettriche Cinesi: L’Unione Europea tra Martello USA e Incudine Cinese
Sommario

- L'Europa e la Cina: tra Cautela e Rivalità Strategica

- G7 di Stresa: Divisioni tra Washington e Bruxelles su Pechino

- Nuovi Dazi sulle Auto Elettriche Cinesi: La Decisione di Bruxelles

- L’Indagine sulle Importazioni di Veicoli Elettrici dalla Cina

- L’Inflation Reduction Act e l’Influenza USA sulle Politiche Europee

- Le Reazioni Europee e le Preoccupazioni sui Mercati Internazionali

- Strategie Americane e Cinesi nel Settore delle Auto Elettriche

La crescente tensione commerciale vede Bruxelles costretta a manovrare con cautela tra gli aumenti tariffari imposti da Washington e le possibili ritorsioni di Pechino

di Marco Arezio

La tensione tra Stati Uniti, Unione Europea e Cina, considerata ormai un rivale strategico, continua a crescere, sebbene non si possa ancora parlare di una guerra commerciale. L'ultimo G7 tenutosi a Stresa ha messo in luce le divergenze tra Washington e Bruxelles riguardo a Pechino.

L'UE, internamente divisa, mantiene un approccio più cauto rispetto agli USA, temendo le ritorsioni cinesi. Infatti, a giugno, la Commissione Europea annuncerà nuovi dazi sulle auto elettriche prodotte in Cina, che passeranno dal 10% al 25%, una cifra comunque inferiore al 100% delle tariffe imposte dall'amministrazione Biden.

La decisione di Bruxelles è il frutto di un'indagine sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina, che si concluderà il 9 giugno. L'indagine mira a verificare se Pechino stia sovvenzionando pesantemente la propria industria, inondando il mercato europeo con veicoli elettrici a basso costo.

Tale iniziativa è stata promossa dalla Francia, nonostante le riserve della Germania: Parigi spinge per una politica protezionista, mentre Berlino teme per le proprie esportazioni verso la Cina.

L'Italia, come evidenziato a Stresa, è più vicina alle posizioni francesi. Il ministro dell'Economia Giorgetti ha dichiarato che "il tema dei dazi verso la Cina è un dato oggettivo, non una scelta politica" e che "l'Inflation Reduction Act degli USA ha costretto l'UE a riflettere su come comportarsi, altrimenti pagheremo due volte un deficit di competizione con gli USA e la Cina".

Il 14 maggio scorso, la Casa Bianca ha annunciato un forte aumento dei dazi su alcuni prodotti cinesi per un valore di 18 miliardi di dollari, inclusi i veicoli elettrici, i pannelli solari e i semiconduttori (che raddoppiano fino al 50%), le batterie elettriche e i minerali critici necessari per produrle (al 25%), così come alcune importazioni di acciaio e alluminio.

L'obiettivo dichiarato dagli USA è proteggere le industrie strategiche americane dalla competizione sostenuta dai sussidi cinesi. Gina Raimondo, segretaria del Commercio degli Stati Uniti, ha dichiarato: "Conosciamo le strategie della Repubblica Popolare Cinese, non possiamo permettere alla Cina di indebolire le catene di approvvigionamento statunitensi inondando il mercato con prodotti artificialmente economici".

Questa mossa ha preoccupato l'Unione Europea, che teme un'invasione di auto elettriche cinesi nel mercato europeo. I veicoli elettrici sono solo parte del problema: Bruxelles sta conducendo diverse indagini su pratiche commerciali scorrette cinesi che potrebbero portare a nuovi dazi, inclusi dispositivi medici, macchine per controlli di sicurezza, turbine eoliche, pavimenti in legno e laminati in acciaio stagnato.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, durante una visita in Svezia, ha sottolineato che il 50% delle esportazioni di veicoli elettrici dalla Cina proviene da marchi occidentali con fabbriche nel Paese. Il premier svedese Ulf Kristersson ha criticato le tariffe americane definendole "stupide" e controproducenti per il commercio globale.

Secondo il gruppo Transport & Environment, i veicoli elettrici di fabbricazione cinese rappresenteranno il 25% di tutte le vendite di auto a batteria nell'UE quest'anno, rispetto al 19,5% dello scorso anno.

Bruxelles trova difficile reagire con la stessa intensità degli USA per due motivi: i produttori europei dipendono più dal mercato cinese rispetto a quelli statunitensi, e l'UE è meno incline a vietare gli investimenti diretti esteri cinesi, come dimostrato dalla decisione dell'Ungheria di accogliere BYD.

I dazi americani non si limitano all'automotive. Biden manterrà gli aumenti tariffari su beni cinesi per un valore di oltre 300 miliardi di dollari, introdotti dal suo predecessore Trump, criticati da Biden stesso come "tasse sui consumatori americani". La Cina accusa Washington di voler impedire la competizione globale e avverte che questa decisione influenzerà negativamente la cooperazione bilaterale.

Pechino ha investito per anni per diventare autosufficiente nei settori che Biden sta cercando di sviluppare negli USA. Produce un terzo dei prodotti manifatturieri mondiali, più di USA, Germania, Giappone, Sud Corea e Gran Bretagna messe insieme, come evidenziato dal New York Times.

La mossa di Biden deve essere letta anche in chiave elettorale: il presidente deve contrastare Trump negli Stati della Rust Belt, dove l'industria automobilistica riceverà sussidi per facilitare la transizione all'energia pulita.

Trump promette di imporre tariffe sulle auto elettriche cinesi, anche quelle provenienti da Paesi terzi come il Messico. Secondo fonti della campagna di Trump, l'ex presidente e i suoi consiglieri intendono imporre dazi maggiori sulle auto che entrano dal Messico se questo Paese non fermerà l'invio di auto elettriche cinesi.

Trump ha dichiarato di voler tassare al 200% ogni auto proveniente da impianti cinesi in Messico e di aumentare del 10% i dazi su tutti i prodotti stranieri, con un aumento del 60% su quelli cinesi.

Biden sostiene che l'approccio di Trump non ha funzionato e che la sua amministrazione sta cercando di aumentare la produzione americana e gli impieghi nei settori emergenti. Tuttavia, Biden continua a seguire alcune delle misure introdotte da Trump, come le restrizioni commerciali e i sussidi alle industrie americane.

La differenza è che Biden punta sulla creazione di alleanze internazionali, anche con l'Europa, per contrastare la Cina, benché abbia fatto infuriare gli alleati imponendo tariffe su acciaio e alluminio provenienti dall'UE e dal Giappone.

CONDIVIDI

CONTATTACI

Copyright © 2026 - Privacy Policy - Cookie Policy | Tailor made by plastica riciclata da post consumoeWeb

plastica riciclata da post consumo