Nel silenzio notturno dell’albergo, Matteo si lascia sopraffare dall’ansia per Elena, debilitata da un malessere improvviso e misterioso. L'amore nascente per lei si fa più profondo e viscerale, tanto da invadergli anche il sonno. Durante un sogno potente e vivido, si ritrova a camminare con Elena sui sentieri aspri e profumati delle Orobie, verso il rifugio Capanna 2000. La salita diventa un inno alla vita e alla rinascita, finché un improvviso temporale trasforma la passeggiata in un incubo di acqua e tuoni. La montagna, ora ostile, mette a dura prova i due protagonisti, sospingendoli al limite delle forze. Ma il risveglio restituisce a Matteo una consapevolezza nuova: quella che nasce solo dalla paura di perdere chi si ama.
Nel frattempo, Elena affronta il mattino con rinnovata leggerezza, scegliendo di visitare un antico borgo in cerca di quiete. Lì, tra pietre secolari e silenzi carichi di memoria, comincia a intravedere con occhi nuovi la complessa rete di eventi e personaggi che la circondano. Ma mentre respira il fascino di Cornello dei Tasso, una nuova inquietudine prende forma: nulla è come sembra, e il passato si fa sempre più intricato.
Tra incubi rivelatori e risvegli rigeneranti, Matteo ed Elena affrontano le paure interiori e il desiderio di rinascita nel silenzio della montagna
Luglio 2025
di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.
Racconti. I Misteri di Oltrecolle. Capitolo 11 A. Nel cuore della tempesta
Tra incubi rivelatori e risvegli rigeneranti, Matteo ed Elena affrontano le paure interiori e il desiderio di rinascita nel silenzio della montagna
Matteo, dopo aver lasciato Elena in camera, tornò in cucina dove trovò sua madre ancora indaffarata a riordinare. Il volto di Matteo era segnato da una preoccupazione che non cercò di mascherare. Si avvicinò al tavolo e, a bassa voce per non farsi sentire dagli altri ospiti, le raccontò in modo dettagliato quello che era successo: la crisi improvvisa di Elena, i tremori, la nausea, la debolezza che l’aveva costretta a letto.
«Mamma, secondo te dovremmo chiamare il dottor Agazzi? Ho paura che Elena non stia solo male per la stanchezza…» chiese, lasciando trasparire tutta la sua incertezza.
La madre, ascoltando con attenzione il resoconto dei sintomi, annuì lentamente, riflettendo su ogni dettaglio. «Hai fatto bene a portarla qui e a farle preparare qualcosa di caldo. Ma sai, Matteo, spesso dopo certi sconvolgimenti basta un po’ di riposo, soprattutto se Elena è già stata visitata da altri medici. Se domani mattina non dovesse sentirsi meglio, allora chiameremo senz’altro il Dottor Agazzi. Ma per questa notte lasciamola tranquilla, che possa riposare senza altre preoccupazioni. Vediamo come si sveglia domani.»
Matteo, pur ancora in ansia, si sentì rassicurato dalle parole materne, forti di una saggezza che veniva da anni di esperienza nell’accoglienza e nella cura delle persone. «Hai ragione mamma, lasciamola tranquilla stanotte. Passerò a vedere come sta domattina, appena mi sveglio.»....
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