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FRATELLO ELARA E LE OMBRE DI SOUTHWARK: UN'INDAGINE MEDIEVALE NEL CUORE OSCURO DI LONDRA

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Fratello Elara e le Ombre di Southwark: un'indagine medievale nel cuore oscuro di Londra
Sommario

Nel 1346, in un'Inghilterra devastata dalla guerra e dalla corruzione, Fratello Elara riceve un incarico segreto dal Cardinale Stapledon. Attraversando i vicoli oscuri di Southwark, si troverà a indagare su una rete di crimini nascosti, tra miseria, complotti e intrighi religiosi. In un mondo dove anche la fede deve camminare in silenzio, Elara dovrà mettere alla prova il suo coraggio per svelare la verità. Un racconto intenso e immersivo nel cuore del Medioevo inglese.

Nel 1346, tra guerra, corruzione e traffici clandestini, Fratello Elara si immerge nei vicoli di Southwark per svelare una rete di crimini nascosti


Aprile 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.


Nel palazzo episcopale di Cheapside, la luce filtrata dai vetri istoriati accendeva screzi di sangue sul pavimento. Il cardinale Walter de Stapledon, figura imponente nella sua porpora setosa, attese che i valletti richiudessero le porte a doppia mandata. Solo allora posò lo sguardo di piombo su Fratello Elara, che aspettava in piedi, il cappuccio abbassato e la barba spruzzata di canizie tremante a ogni alito del vento che spiava dagli abbaini.

«Southwark — oltre il fiume, dove il Tamigi si fa cloaca del vizio —» esordì la voce del cardinale, roca come la gola d’un corvo. «Là s’intrecciano rotte di carne umana: fanciulle rapite dai tuguri del Kent, bambini presi ai campi d’orzo del Middlesex. Voglio luce. Voglio nomi. E, soprattutto, voglio silenzio.»

Un sigillo in ceralacca rossa scivolò sul tavolo di quercia: un mandato che autorizzava Elara a muoversi tra bettole e vespri senza dover rendere conto a nessuno, salvo allo stesso Stapledon. Il frate lo raccolse come si raccoglie una spada.


Il London Bridge scricchiolava delle urla dei mercanti e del cinghio dei carri ferrati.

Una pioggia leggera macerava il fetore di pesce guasto; una nebbiolina lattiginosa rendeva i contrafforti del ponte simili a rovine fumanti. Elara avanzò, stringendosi nel tabarro bruno, sentendo il morso dei ciottoli attraverso i sandali. Il Tamigi borbottava sotto di lui, già gonfio di marcescenze e segreti.

Southwark lo accolse in un crepuscolo perenne: vicoli dove la luce delle torce pareva appassire prima ancora di posarsi; portici di legno che pendevano come mascelle fradice; cataste di letame franate nelle rigagnole. Ogni muro grondava sudore e pianto. Le insegne delle taverne ondeggiavano ai cardini, raffigurando stelle spezzate, volpi azzannate, cani decorticati: memento di un’umanità che si vendeva a spiccioli.

Elara non portò croce d’argento al collo, né chieriche dorate sulle spalle. Calò invece un cappello di feltro fino alle sopracciglia e si sporcò l’orlo del saio con il fango dei beccai: travestito da mercante fallito, poteva infilarsi dove la santità sarebbe stata lapidata di scherno....


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