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COVONI ELETTRICI: L’OPERA D'ARTE CHE TRASFORMA I RIFIUTI RAEE IN UN NUOVO PAESAGGIO POETICO

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Covoni Elettrici: l’opera d'Arte che trasforma i rifiuti RAEE in un nuovo paesaggio poetico
Sommario

- La nascita di un paesaggio tecnologico-rurale

- Dal rifiuto RAEE alla forma poetica: la trasformazione

- Cavi come organismi viventi: simboli di connessione

- L’estetica dell’intreccio: un nuovo linguaggio visivo

- Tecnologia e natura: un dialogo necessario

- Il messaggio ecologico dell’opera e il futuro dei materiali


Un’installazione digitale che unisce natura e tecnologia per raccontare il valore nascosto dei cavi e dei rifiuti elettronici nella società contemporanea


Nell’installazione digitale “Covoni Elettrici”, l’artista mette in scena un incontro sorprendente tra la memoria tecnologica e l’immaginario rurale. Davanti allo spettatore si ergono fasci di cavi elettrici ed elettronici, modellati come antichi covoni di grano o piccoli alberi dal fusto intrecciato.

La morbidezza delle curve, la brillantezza dei materiali plastici e la varietà delle spine – USB, SCART, jack, alimentatori multipli – trasformano ciò che solitamente appare come scarto in un nuovo simbolo di fertilità contemporanea. Non si tratta di una provocazione fine a sé stessa, ma di un gesto poetico che invita a interrogarsi sulla vita nascosta degli oggetti tecnologici, sul loro ciclo vitale e sul modo in cui la nostra società rielabora i rifiuti che produce.

I mazzi di cavi sono collocati in un paesaggio agreste, luminoso, armonioso, quasi un richiamo all’età della campagna vissuta come nutrimento, lavoro e ciclicità naturale. Ma la loro presenza, nella loro forma artificiale e perfettamente liscia, introduce una tensione visiva: è ancora possibile immaginare un equilibrio tra innovazione tecnologica e rispetto per la terra? Oppure il paesaggio stesso è ormai un archivio silente dei nostri scarti?


L’artista non giudica: osserva, registra, trasfigura.

La scelta di far “stare in piedi” i fasci di cavi conferisce loro una dignità totemica. Non sono più rifiuti RAEE abbandonati, ma elementi animati, quasi organismi vegetali post–industriali. Ogni cavo diventa un filamento di un nuovo organismo: radici, fibre, vene di un sistema nervoso che collega passato agricolo e presente digitale.

L’opera vuole raccontare una storia più ampia: la transizione da un mondo basato sulla stagionalità e sui cicli naturali a uno costruito sull’obsolescenza programmata, sulla rapidità dello smaltimento e sulla crescita continua dei consumi. Eppure, proprio nella forma dei covoni, simbolo della raccolta e della conservazione, l’artista suggerisce un possibile ritorno alla cura, alla responsabilità, alla capacità di dare nuova forma a ciò che viene scartato. È un invito a non dimenticare che dietro ogni cavo c’è un flusso: di energia, di dati, di vita.

L’immagine, pur digitale, trasmette un senso di equilibrio. È un paesaggio possibile, dove ciò che è artificiale trova un ordine, una postura, un ritmo che dialoga con la natura, anziché sovrapporsi ad essa. La tecnologia, se reinterpretata e reinserita in un’immaginazione ecologica, può perdere la sua aura di rifiuto e ritrovare un ruolo più umano.

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In un’epoca in cui i rifiuti elettronici aumentano in modo esponenziale, “Covoni Elettrici” rappresenta una meditazione sulla necessità di vedere diversamente: non soltanto ciò che abbiamo prodotto, ma ciò che potremmo ancora trasformare. È un’opera che parla di rigenerazione, di memoria, di responsabilità collettiva e di futuro. Un futuro in cui ogni oggetto – persino il più umile dei cavi – può tornare a essere un filo che lega l’uomo alla terra.

L'opera è in vendita in formato 24x36 cm. scrivendo a info@arezio.it

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