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POLTRONA D’ARTISTA FATTA CON RIFIUTI RICICLATI: QUANDO L’ARTE DIVENTA DENUNCIA AMBIENTALE

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - Poltrona d’artista fatta con rifiuti riciclati: quando l’arte diventa denuncia ambientale
Sommario

- Un’opera d’arte realizzata con rifiuti: la poltrona che trasforma lo scarto in significato

- La materia del consumo: plastica, imballaggi e rifiuti diventano arte

- Una poltrona simbolica tra comfort e contraddizione ambientale

- Il messaggio dell’artista: riciclare è un atto creativo e politico

- Estetica del rifiuto: quando il design incontra la denuncia

- Arte sostenibile e upcycling: come dare nuova vita ai materiali di scarto

Un’opera potente e provocatoria trasforma materiali di scarto in un simbolo del nostro tempo, tra consumismo, spreco e possibilità di rinascita sostenibile


Nel silenzio di una sala espositiva dai toni neutri, su un piedistallo bianco risalta una poltrona imponente e inaspettata. Non è rivestita in velluto, né intagliata nel legno pregiato: è un mosaico caotico e affascinante di rifiuti. Sacchetti di plastica compressi, bottiglie schiacciate, involucri colorati, residui di tessuti, corde, frammenti di oggetti domestici. Ogni elemento, apparentemente senza valore, si unisce agli altri per dar vita a un oggetto familiare e insieme disturbante.

L’opera colpisce non solo per l’impatto visivo, ma per il contrasto che evoca: una poltrona – simbolo di comodità, di potere borghese, di quiete – costruita con ciò che normalmente rifiutiamo, ignoriamo, gettiamo. È proprio in questa dicotomia che si nasconde il messaggio dell’artista: ciò che scartiamo racconta chi siamo.

L’intento è provocatorio, ma non privo di poesia. La scelta dei materiali, puramente derivanti da scarti, non è casuale. Ogni oggetto conserva una storia: una bottiglia dimenticata in un parco, un sacchetto portato dal vento in una discarica, un imballaggio caduto da una borsa della spesa. Sono frammenti del nostro tempo, reliquie del consumo quotidiano, elementi di una civiltà che si fonda su eccesso e oblio.


L’artista costruisce così un monumento all’invisibile, a ciò che non vogliamo vedere.

La poltrona non è più solo un oggetto: diventa messaggio, denuncia, invito alla riflessione. In un mondo dove la plastica impiega secoli a degradarsi, questa opera ci ricorda che nulla scompare davvero. E che forse, nel rifiuto, c’è più verità che nel comfort.

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È un’opera che parla al presente, ma interroga il futuro: possiamo davvero continuare a vivere circondati da ciò che neghiamo? O siamo pronti a dare nuova forma – e nuovo senso – a quello che buttiamo?

Per acquistare l'opera su formato cartoncino 21x30 o 30x40 cm. contattare il portale rMIX: info@rmix.it inserendo il codice: ECMI48. NON DISPONIBILE

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