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L'INQUISIZIONE. FRATELLO ELARA: DAL SERMONE NEI CAMPI DI PADRE BALL AL PATIBOLO DI TYBURN. CAPITOLO 4

Slow Life
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare - L'Inquisizione. Fratello Elara: dal sermone nei campi di Padre Ball al patibolo di Tyburn. Capitolo 4
Sommario

Nel cuore dell’estate del 1381, l’Inghilterra attraversa una fase di tensione e rivolta popolare. In questo scenario si svolge il viaggio di un uomo incatenato, carico di ideali e parole che hanno scosso i poderi e i villaggi del regno. Attorno a lui si muovono soldati, ecclesiastici, cronisti e gente comune, ciascuno con i propri timori, speranze e rimorsi.

Al centro della vicenda si trova Fratello Elara, figura austera e tormentata, incaricato di accompagnare la giustizia ufficiale in un’epoca in cui la legge e la fede spesso si confondono. Il racconto attraversa città, locande, chiostri e mercati, rivelando un’umanità divisa tra obbedienza e coscienza, tra potere e verità. Un affresco storico e spirituale che interroga il lettore sul prezzo della fedeltà e sulla forza silenziosa delle idee.

Il dramma del predicatore egalitario, la condanna orchestrata da Fratello Elara e l’onda lunga di protesta popolare


Aprile 2025

di Marco Arezio. Una vita lavorativa spesa nelle direzioni commerciali e marketing di aziende internazionali del settore del riciclo e dell'ambiente, si appassiona alla scrittura fin da giovane. Amante della storia, dell'ambiente e della slowlife, pubblica i suoi romanzi gialli e saggi su Amazon.


Capitolo 4. Londra, Agosto 1381.

Il mattino successivo al verdetto l’aria di St Albans odorava di pioggia sospesa. Due alabardieri del re, tunica cremisi con i leoni d’oro, attraversarono il chiostro per ricevere il prigioniero. Il priorato, abituato al sussurro delle lodi, tremò sotto il clangore del ferro secolare che veniva a prendere ciò che l’incenso non era riuscito a purificare.

Fratello Elara firmò l’atto di consegna con mano più rigida del previsto. Mentre tracciava il proprio nome, avvertì l’inchiostro scuotersi, come se il calamo rifiutasse il compito di trasformare il verbo in condanna. Sull’altro lato del tavolo stava sir William Knolles, maresciallo di campo del giovane re Riccardo II: barba corta, armatura da parata già chiazzata di ruggine, occhi di chi ha visto rivolte spente con il fuoco.

Knolles: «Custodiremo il condannato fino a Londra. Domani all’alba il corteo partirà.»

Elara: «Badate che non gli manchi l’acqua né la possibilità di confessarsi.»

Knolles: «Alle confessioni ci pensa il cappellano di corte. All’acqua… il Tamigi è abbastanza grande.»

Ball uscì in catene; un cappuccio di tela grezza gli copriva metà del volto. Al tocco della pioggia sottile chinò il capo, forse per pregare, forse per ascoltare il lamento sommesso che saliva dalle cucine del convento: le suore intonavano un Salve Regina più mesto del solito, quasi chiedessero perdono al proprio stesso silenzio.

Nel cortile stazionava un carro a quattro ruote, sponde alte, paglia sparsa. Quando il portellone si richiuse, un frate servita ­– fratello Athelstan – domandò a Elara se volesse benedire il viaggio. Elara sollevò la destra, ma le parole gli uscirono aride: «Dominus custodiat…». Più che benedizione, parve un commiato di chi non sa se sta lasciando partire un uomo o una parte di sé.


Il corteo imboccò la Watling Street, ciottolato romano che serpeggiava tra roveri e siepi di prugnolo.

Lungo i fossi, contadini incuriositi lasciavano zappe e badili per assistere al passaggio di quel “profeta incatenato”. Qualcuno si faceva il segno della croce, altri chinavano il capo, altri ancora – pochi, ma abbastanza da farsi notare – stringevano i pugni in tasca.

Fra questi ultimi c’era Edmund Webber, fabbro di Harpenden, spalle quadre, barba fulva, cicatrice sul polso dovuta a una spranga incandescente sfuggitagli l’inverno prima. Accanto a lui la figlia dodicenne, Alice, occhi grandi come nocciole appena cadute.

Alice (sottovoce): «È lui, padre?»

Edmund: «Sì, mia piccola. Ricordati quel che ti ho detto: ascoltare non è peccato.»

Alice: «Ma se parlano di ribelli…»

Edmund: «Una catena attorno ai polsi non fa ribelle né santo. A contarlo è il motivo.»

Il carro procedeva lentamente, sorvegliato da cinque arcieri e due balestrieri montati. Sotto il cappuccio, Ball avvertì il brusio della folla e, quando il convoglio si fermò per dare acqua ai cavalli, chiese a un soldato: «Posso rivolgere una parola?».

Knolles, irritato dall’insistenza, stava per negare, ma il cappellano di corte, padre Morton, suggerì che un discorso pubblico avrebbe mostrato la “magnanimità del re”. Con un cenno condiscendente, il maresciallo concesse un minuto....


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