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https://www.rmix.it/ - Dall’economia circolare nasce il nuovo gasolio rinnovabile
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Ambiente

La mobilità attenta all’ambiente potrà puntare su nuovi carburanti dai rifiuti come il gasolio rinnovabile di Marco ArezioNiente si butta, tutto si trasforma. Potremmo sintetizzare così i principi per cui si è arrivati a progettare un biocarburante che fosse più ecologico e più performante del biodiesel di derivazione vegetale, creando un prodotto che utilizzasse anche i grassi e gli oli di scarto. C’è un detto che recita: è nata prima la gallina o l’uovo? Nel caso del Diesel potremmo chiederci se è nato prima il biodiesel o il Diesel dagli Idrocarburi. La risposta non è così scontata come sembra, perché la storia ci dice che è nato prima il biodiesel, attraverso gli studi degli scienziati E. Duffy e J. Patrick che compirono, nel 1853 la prima transesterificazione dell’olio vegetale per far funzionare il primo motore diesel. Il 10 Agosto del 1893 Rudolf Diesel accese per la prima volta un motore alimentato a biodiesel e, successivamente, lo presentò all’esposizione internazionale di Parigi nel 1893, prevedendo un’alimentazione con biocombustibile prodotto dall’olio di arachidi. Nel corso degli anni 20 del secolo scorso, i produttori dei motori per autotrazione modificarono i loro prodotti per poter utilizzare il nuovo diesel di derivazione petrolifera, con lo scopo di sfruttare la minore viscosità del diesel petrolifero a discapito di quello vegetale. Inoltre, le industrie petrolifere puntarono sul mercato dell’autotrazione riuscendo a produrre un carburante più economico di quello vegetale, decretando la fine del biocarburante. Da qualche anno, le preoccupazioni di carattere ambientale e la riduzione della differenza di prezzo tra il prodotto vegetale e quello fossile, hanno riportato all’attenzione del mercato i prodotti di origine non fossile. Oggi si è fatto un ulteriore passo avanti progettando un carburante, che non solo non proveniente da fonti fossili, ma contempla nella sua ricetta anche derivanti dagli scarti dei grassi e degli oli. Ma quali sono le differenze tra il biodiesel e il diesel rinnovabile? Il biodiesel viene ottenuto attraverso la lavorazione dell’olio di girasole, di colza o di altre tipologie di piante, e presenta una viscosità comparabile con il gasolio di origine fossile. Il suo utilizzo, normalmente non prevede un uso al 100% nel motore, ma viene impiegato attraverso una miscela con il gasolio tradizionale, questo a causa del maggior potere solvente che metterebbe a rischio alcune guarnizioni all’interno dei motori più vecchi. Nelle zone in cui il clima è particolarmente rigido, l’uso del biodiesel, a causa degli esteri contenuti, che aumentano il punto di fusione della miscela, necessita il riscaldamento dei serbatoi. Dal punto di vista ambientale vi sono luci ed ombre sul prodotto, rispetto al gasolio di derivazione fossile, che potremmo riassumere in questi punti: Riduce le emissioni di monossido di carbonio (CO) del 50% circa Non contiene idrocarburi aromatici Non emette diossido di zolfo (SO2) Riduce le emissioni delle polveri sottili Produce più emissioni di ossidi di azoto (NOx) con i motori attuali Utilizza le terre coltivabili che vengono quindi sottratte all’agricoltura destinate all’alimentazione Crea insicurezza alimentare soprattutto nei paesi più poveri Se le coltivazioni sono monocolturali esiste un problema di riduzione della biodiversità Secondo le indicazioni della FAO, la disponibilità di 0.11 ettari pro capite di terreno coltivabile è insufficiente per sfamare la popolazione mondiale, allevare i bovini da carne e produrre anche biocarburante. Il passo avanti fatto con la creazione del gasolio rinnovabile sta, non solo sull’utilizzo di materiali considerati rifiuti, ma anche nel suo processo produttivo. Il gasolio rinnovabile, a differenza del biodiesel tradizionale che viene prodotto per esterificazione, utilizza il processo di produzione chiamato idrogenazione. Questo processo consiste nella raffinazione dei grassi ed oli di scarto attraverso l’uso dell’idrogeno, dopo aver rimosso l’acqua, i sali e altre impurità presenti negli scarti. Successivamente il prodotto viene sottoposto a isomerizzazione dei legami chimici creando un mix composto da gas e liquidi. I gas, a questo punto, vengono estratti recuperando l’idrogeno, che verrà riutilizzato nel processo successivo, mentre le parti liquide vengono distillate per creare il gasolio rinnovabile. Vediamo i vantaggi di questo prodotto rispetto al biodiesel: Ha una migliore qualità di combustione che porterebbe a migliori prestazioni del motore Non ha limiti di miscelazione come il biodiesel, quindi può essere previsto un impiego integrale nei motori moderni Utilizza materiali di scarto che diversamente andrebbero persi nell’ambiente, rientrando nella circolarità dei rifiuti Può essere utilizzato in diverse unità produttive per recuperare gli oli e i grassi di scartoVedi maggiori informazioni sull'economia circolare

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https://www.rmix.it/ - Accordo per la Fornitura di Biocarburanti nel Trasporto Marittimo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Accordo per la Fornitura di Biocarburanti nel Trasporto Marittimo
Ambiente

La decarbonizzazione del trasporto marittimo è uno tra i molti punti da affrontare se si vuole, in modo definitivo e programmato, arrivare alla totale mobilità sostenibiledi Marco ArezioLa fotografia attuale del trasporto marittimo, sia commerciale che civile, vede il costante transito dei cargo, tra un continente e l'altro, che consumano migliaia di tonnellate di carburante per viaggio, quota di consumo che si deve moltiplicare per le migliaia di navi presenti costantemente sui mari, e moltiplicati per centinaia di migliaia di viaggi all'anno. Questa enorme, incredibile, quantità di carburanti fossili, potrebbe venire sostituita da biocarburanti che provengono dalla lavorazione degli scarti della raccolta differenziata, dagli scarti animali e vegetali. Un progetto in questo senso è stato iniziato attraverso l'impegno di una società operante nel settore dei biocarburanti, che ha firmato un contratto di fornitura di propellenti verdi per la navigazione marittima.Infatti, Eni Sustainable Mobility e Saipem hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) con l’obiettivo di utilizzare carburanti di natura biogenica sui mezzi navali di perforazione e costruzione di Saipem, con particolare riferimento alle operazioni nell’area del Mare Mediterraneo. Saipem ha una flotta che opera in tutto il mondo che è composta da 45 mezzi navali per la costruzione e la perforazione. Il MoU rappresenta un'importante pietra miliare per Eni e Saipem, a conferma dell'impegno reciproco nella diversificazione delle fonti energetiche e nella riduzione dell'impronta carbonica nelle operazioni offshore. Eni produce biocarburanti sin dal 2014, grazie alla riconversione delle raffinerie di Venezia e Gela in bioraffinerie, che dalla fine del 2022 sono olio di palme free. Tramite la tecnologia proprietaria Ecofining™ vengono trattate materie prime vegetali o di scarti animali e prodotti biocarburanti HVO (Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato). I biocarburanti sono uno dei pilastri del piano strategico Eni per il raggiungimento della carbon neutrality al 2050, attraverso un percorso di decarbonizzazione che punta all’abbattimento delle emissioni di processi industriali e prodotti. Tale accordo, in particolare, si inscrive nell’ambito della realizzazione della strategia di Saipem per la riduzione delle emissioni GHG ed implementa, insieme alle altre iniziative e agli investimenti previsti dal piano strategico del Gruppo, il percorso per la riduzione delle proprie emissioni di scopo 1 e scopo 2 entro il 2035 e il raggiungimento dell’obiettivo di Net Zero (incluso scopo 3) al 2050. L’accordo farà leva sull'esperienza e sulle competenze di entrambi i partner. Eni Sustainable Mobility, tra i primi produttori di biocarburanti in Europa, mette a disposizione le proprie conoscenze nel fornire soluzioni per la riduzione delle emissioni di carbonio. Saipem, attraverso il suo impegno nella transizione energetica, mira ad aumentare l'uso di carburanti alternativi sui propri mezzi per ridurre le proprie emissioni e quelle dei suoi clienti. Grazie all’utilizzo di combustibili di origine biogenica, Saipem punta a ridurre l’emissione di circa 550.000 Tonnellate di CO2eq per anno, pari a circa il 60% delle sue emissioni di scopo 1 totali annue.Fonte ENI

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https://www.rmix.it/ - Torio: caratteristiche, usi e prospettive economiche di un combustibile nucleare strategico
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Torio: caratteristiche, usi e prospettive economiche di un combustibile nucleare strategico
Ambiente

Analisi tecnica ed economica del torio come risorsa energetica, dalle proprietà chimico-fisiche al confronto con l’uranio e altre fonti nuclearidi Marco ArezioIl torio è un elemento chimico con simbolo Th e numero atomico 90, appartenente alla famiglia degli attinidi. In natura si presenta quasi esclusivamente come torio-232, isotopo fertile che, pur non essendo direttamente fissile, può trasformarsi in uranio-233, un isotopo fissile, attraverso l’assorbimento di neutroni e successivi decadimenti. Dal punto di vista fisico e chimico, il torio possiede caratteristiche interessanti per l’impiego nucleare. Il suo ossido ha un punto di fusione più elevato rispetto all’uranio, una migliore conducibilità termica e una maggiore stabilità chimica. Queste proprietà rendono il combustibile a base di torio più resistente alle sollecitazioni interne di un reattore e meno vulnerabile a fenomeni di degrado. Dove si trova il torio e quali sono le principali riserve mondiali Il torio è circa tre volte più abbondante dell’uranio nella crosta terrestre e si trova principalmente in minerali come la monazite, la thorianite e la thorite. Le riserve più consistenti si trovano in India, Brasile, Australia, Stati Uniti, Canada, Sudafrica, Cina e Turchia. La sua distribuzione è più equilibrata rispetto a quella dell’uranio, il che ne riduce la vulnerabilità geopolitica. L’India in particolare dispone di una quota significativa delle risorse mondiali e da decenni sviluppa programmi dedicati alla valorizzazione del torio come combustibile, nella prospettiva di ridurre la dipendenza da altre fonti energetiche. Estrazione e lavorazione del torio dai minerali naturali Il torio viene estratto come sottoprodotto dall’attività mineraria legata ai fosfati e alle terre rare. La monazite è il minerale più sfruttato, dal quale si ricava il torio attraverso processi chimici che prevedono la separazione dei fosfati e delle terre rare e l’isolamento del torio sotto forma di ossidi o fluoruri. Questi composti sono successivamente trasformati in combustibile idoneo all’irraggiamento nei reattori nucleari. Il ciclo di lavorazione richiede impianti specifici, poiché durante l’irraggiamento si genera uranio-232, isotopo che emette radiazioni gamma molto intense, con la conseguenza che le fasi di manipolazione e ritrattamento devono avvenire con sistemi remoti e altamente protetti. Impieghi storici e moderni del torio Per lungo tempo il torio è stato utilizzato in applicazioni civili non nucleari: nella fabbricazione di mantelli a incandescenza per lampade a gas, in alcune leghe metalliche ad alta resistenza, in rivestimenti ceramici, in componenti ottici e persino in elettrodi per saldatura. Oggi, tuttavia, l’interesse maggiore è concentrato sul suo ruolo come combustibile nucleare. I programmi di ricerca più avanzati prevedono l’uso del torio in reattori a sali fusi e in reattori ad acqua pesante, con l’obiettivo di sfruttarne le qualità superiori rispetto all’uranio in termini di sicurezza e riduzione delle scorie radioattive. Il torio come combustibile nucleare: vantaggi e limiti Il torio presenta numerosi vantaggi. È più abbondante e distribuito in modo più uniforme rispetto all’uranio, il che riduce la dipendenza energetica da pochi fornitori. La conversione in uranio-233 avviene con un rendimento neutronico elevato, permettendo un uso efficiente del combustibile. Inoltre, il ciclo del torio produce meno plutonio e meno attinidi minori, riducendo così la quantità e la pericolosità delle scorie a lungo termine. Un altro vantaggio strategico è legato alla non proliferazione: l’uranio-233 prodotto è spesso contaminato da isotopi che emettono radiazioni ad alta energia, rendendo difficile il suo utilizzo in armamenti. D’altro canto, il torio non è fissile e richiede un isotopo fissile di avvio, come uranio-235 o plutonio-239. Questo complica l’adozione immediata del suo ciclo. La produzione e il trattamento del combustibile thorium comportano costi elevati e infrastrutture dedicate. Le radiazioni gamma generate rendono complessa la manipolazione, e soprattutto l’intero settore nucleare attuale è costruito attorno all’uranio, il che rende difficile un passaggio immediato e competitivo verso il torio. Confronto tra torio e uranio nel ciclo del combustibile Il confronto tra torio e uranio mette in evidenza differenze sostanziali. L’uranio ha il vantaggio di un ciclo industriale consolidato e ampiamente diffuso. È direttamente fissile nella sua componente U-235 e le tecnologie di arricchimento sono mature. Per contro, le riserve di uranio non sono distribuite in modo uniforme e potrebbero ridursi sensibilmente nei prossimi decenni. Il torio, pur richiedendo un avvio più complesso, offre una disponibilità molto superiore, tempi di esaurimento più lunghi e scorie meno problematiche da gestire. Sul piano strategico, l’adozione del torio ridurrebbe la concentrazione geopolitica delle riserve di combustibile nucleare e aprirebbe la strada a sistemi energetici più sicuri. Alternative tecnologiche e contesti emergenti Accanto al torio, altre tecnologie nucleari innovative stanno emergendo. I reattori a sali fusi, che possono funzionare bene con il torio, promettono maggiore sicurezza intrinseca e la possibilità di ritrattare il combustibile in ciclo continuo. I reattori veloci e gli impianti di nuova generazione, inclusi i reattori modulari di piccola scala, rappresentano soluzioni complementari. La fusione nucleare rimane il traguardo ultimo, ma la sua realizzazione industriale è ancora lontana. In questo contesto, il torio si pone come un’alternativa intermedia, in grado di offrire vantaggi concreti in termini di sicurezza e sostenibilità in tempi più rapidi rispetto alla fusione. Impatti economici e strategici dell’uso del torio Le implicazioni economiche del torio sono rilevanti. Sebbene oggi l’avvio di un ciclo thorium sia più costoso rispetto a quello dell’uranio, la maggiore abbondanza del minerale e la riduzione dei costi legati alla gestione delle scorie potrebbero renderlo competitivo sul lungo periodo. Dal punto di vista strategico, paesi con abbondanti riserve di torio potrebbero acquisire un ruolo centrale nello scenario energetico globale. L’India, ad esempio, ha sviluppato un programma a tre fasi che mira a sfruttare progressivamente il torio nazionale, puntando all’indipendenza energetica. L’adozione del torio potrebbe inoltre attenuare i rischi geopolitici legati alle forniture di uranio, oggi concentrate in poche nazioni. La prospettiva di una produzione energetica più sicura, abbondante e meno impattante dal punto di vista ambientale fa del torio un candidato di primaria importanza per il futuro energetico mondiale. Conclusione Il torio non rappresenta una soluzione immediata ai problemi energetici, ma si configura come una risorsa strategica per il medio e lungo termine. La sua abbondanza, la maggiore sicurezza intrinseca e la riduzione delle scorie lo rendono un combustibile con un potenziale unico. Ciò che oggi frena la sua adozione non sono i limiti intrinseci, bensì la mancanza di infrastrutture dedicate e il predominio del ciclo dell’uranio. Se la ricerca e lo sviluppo tecnologico procederanno con decisione, il torio potrebbe divenire una delle colonne portanti del futuro nucleare, contribuendo a un sistema energetico più stabile, sicuro e sostenibile.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - SunBot: L’Evoluzione della Robotica Solare per un Futuro Sostenibile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare SunBot: L’Evoluzione della Robotica Solare per un Futuro Sostenibile
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Come funzionano i SunBot, le loro applicazioni e l’impatto nella robotica e nelle energie rinnovabilidi Marco ArezioI SunBot, o robot solari, rappresentano una delle innovazioni più promettenti nella convergenza tra robotica, energie rinnovabili e intelligenza artificiale. Questi dispositivi, ispirati al comportamento delle piante nel seguire il sole, sono progettati per operare in modo autonomo utilizzando esclusivamente l’energia solare. Questa capacità li rende particolarmente adatti a contesti difficili, come aree remote o ambienti extraterrestri, ma anche incredibilmente utili in settori più familiari come l’agricoltura e la gestione delle energie rinnovabili. Il loro sviluppo segna un passo fondamentale verso la creazione di tecnologie più sostenibili, efficienti e autonome, rispondendo a molte delle sfide globali legate al consumo energetico e all’impatto ambientale. Ma come funzionano esattamente i SunBot? E quali sono le loro applicazioni e i vantaggi? Come Funzionano i SunBot? Il cuore del SunBot è la sua capacità di raccogliere e utilizzare energia solare in modo intelligente. Questo è reso possibile da una combinazione di tecnologie avanzate, tra cui pannelli fotovoltaici miniaturizzati, sensori di precisione, batterie di accumulo e algoritmi di apprendimento automatico. La loro peculiarità sta nel comportamento bioispirato: emulano il fototropismo, il fenomeno per cui le piante si orientano verso la luce del sole per massimizzare la fotosintesi. I SunBot utilizzano una serie di sensori ottici per rilevare la direzione e l’intensità della luce solare. Questi dati vengono elaborati da sistemi di intelligenza artificiale che decidono il movimento del robot. Gli attuatori meccanici permettono poi al dispositivo di orientare i pannelli fotovoltaici o spostarsi fisicamente verso aree meglio illuminate. In questo modo, il SunBot ottimizza la raccolta energetica, garantendo un funzionamento continuo anche in condizioni difficili. Un elemento fondamentale del loro design è il sistema di accumulo dell’energia, che consente al robot di operare anche in assenza di luce solare diretta, come durante la notte o in giornate nuvolose. Questo li rende autosufficienti dal punto di vista energetico, un aspetto cruciale per il loro impiego in ambienti remoti. Origini e Sviluppo dei SunBot L’idea dei SunBot nasce dall’intersezione tra robotica bioispirata e sostenibilità energetica. Nel 2019, un team di ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) ha sviluppato i primi prototipi di robot solari ispirati al comportamento delle piante. Questi dispositivi, in grado di seguire autonomamente la luce, hanno dimostrato la possibilità di integrare fototropismo artificiale nella robotica. Successivamente, laboratori di ricerca e aziende tecnologiche in tutto il mondo hanno ampliato il concetto, rendendo i SunBot strumenti pratici per una varietà di applicazioni. Il contributo del MIT Media Lab è stato determinante per integrare sistemi di intelligenza artificiale avanzati, mentre realtà come Boston Dynamics hanno migliorato i meccanismi di movimento e la robustezza delle strutture. Applicazioni Pratiche dei SunBot I SunBot stanno dimostrando la loro versatilità in numerosi settori, aprendo nuove possibilità tecnologiche e operative. Tra le applicazioni più significative troviamo: Agricoltura Sostenibile In agricoltura, i SunBot possono monitorare le condizioni del terreno, rilevare aree che necessitano di irrigazione o fertilizzazione e intervenire autonomamente. Essendo alimentati a energia solare, sono ideali per l’uso in regioni aride o prive di accesso a infrastrutture energetiche tradizionali. Manutenzione dei Pannelli Solari Nei grandi impianti fotovoltaici, la polvere e i detriti riducono l’efficienza dei pannelli. I SunBot, progettati per muoversi lungo i pannelli, rimuovono autonomamente queste impurità, migliorando il rendimento energetico complessivo. Monitoraggio Ambientale Dotati di sensori avanzati, i SunBot sono in grado di raccogliere dati su parametri climatici e ambientali in aree difficilmente accessibili, contribuendo alla conservazione di ecosistemi fragili. Esplorazione Spaziale La NASA e altre agenzie spaziali stanno valutando i SunBot per missioni extraterrestri, dove l’energia solare rappresenta spesso l’unica fonte energetica. Questi robot potrebbero essere utilizzati per raccogliere dati, esplorare il terreno e supportare altre missioni. I Vantaggi dei SunBot I SunBot offrono numerosi vantaggi rispetto alle tecnologie tradizionali, molti dei quali derivano dalla loro autosufficienza energetica e dall’approccio bioispirato. Tra i principali vantaggi troviamo: Sostenibilità: L’utilizzo esclusivo di energia solare riduce le emissioni di CO₂ e l’impatto ambientale. Efficienza Operativa: La capacità di seguire autonomamente la luce massimizza la raccolta di energia, garantendo prestazioni costanti. Versatilità: I SunBot possono essere adattati a una vasta gamma di applicazioni, dalla ricerca scientifica alla manutenzione industriale. Riduzione dei Costi: Essendo autosufficienti dal punto di vista energetico, i costi operativi sono notevolmente inferiori rispetto ai robot tradizionali. Resilienza: I SunBot sono progettati per operare in condizioni estreme, come deserti, montagne o ambienti extraterrestri. Conclusioni I SunBot rappresentano una svolta significativa nel campo della robotica e delle energie rinnovabili. La loro capacità di combinare intelligenza artificiale, bioispirazione e autonomia energetica li rende strumenti indispensabili per affrontare alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo. Dall’agricoltura alla conservazione ambientale, fino all’esplorazione spaziale, il potenziale applicativo di questi robot è vasto e in continua espansione. Con il progresso tecnologico, possiamo aspettarci che i SunBot diventino ancora più sofisticati, efficienti e diffusi, contribuendo a costruire un futuro più sostenibile e tecnologicamente avanzato. Il loro sviluppo è un esempio tangibile di come l’ingegno umano possa trarre ispirazione dalla natura per creare soluzioni innovative e rispettose dell’ambiente.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Finanziato il Progetto di Costruzione di 2000 Punti di Ricarica ad Alta Potenza
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Finanziato il Progetto di Costruzione di 2000 Punti di Ricarica ad Alta Potenza
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Italia, Spagna, Francia, Austria, Germania, Portogallo, Slovenia e Grecia saranno interessate all’incremento dei punti di ricarica per la mobilità elettricadi Marco ArezioLa corsa verso l’adeguamento della rete di ricarica elettrica per le auto segna un punto a favore degli utenti, che fra un po' di anni dovranno fare i conti prevalentemente con la mobilità elettrica. Se i paesi del nord Europa sono un po' più avanti sullo sviluppo della rete delle colonnine di ricarica, i paesi del sud Europa stanno rincorrendo, una vera corsa contro il tempo per adeguarsi alle necessità future. Per questo motivo la Comunità Europea da deciso di finanziare un progetto per l’istallazione di 2000 nuove colonnine di ricarica ad alta potenza in otto paesi dell’Unione. Infatti, la Commissione Europea e l’italiana Cassa Depositi e Prestiti (CDP) hanno destinato a Be Charge, società controllata interamente da Plenitude (Eni), oltre 100 milioni di euro per la realizzazione entro il 2025 di una delle più grandi reti di ricarica ad alta velocità in Europa. L’obiettivo dell’operazione è favorire lo sviluppo delle infrastrutture dedicate alla mobilità elettrica e accelerare la transizione energetica. Nel dettaglio, CDP, come istituto nazionale di promozione, ha concesso un finanziamento di 50 milioni a cui si aggiungono altri 50,4 milioni a fondo perduto assegnati dalla Commissione Europea per la realizzazione di una rete di oltre 2.000 punti di ricarica “ultra-fast”, con una potenza minima di 150kW lungo i principali corridoi di trasporto europei di otto Paesi: Italia, Spagna, Francia, Austria, Germania, Portogallo, Slovenia e Grecia. Il contributo della Commissione Europea è stato assegnato lo scorso settembre dall’Agenzia Esecutiva Europea per il Clima, l’Infrastruttura e l’Ambiente (CINEA) all’interno del Connecting Europe Facility (CEF) e precisamente nell’ambito dell’Alternative Fuels Infrastructure Facility. Cassa Depositi e Prestiti ha agito come partner esecutivo della Commissione Europea (implementing partner) per l’Italia, confermando il proprio ruolo di facilitatore nell’accesso ai programmi e alle risorse europee per le imprese italiane e di finanziatore a sostegno dello sviluppo delle infrastrutture dei trasporti e della mobilità sostenibile. Adina Vălean, Commissaria europea per i Trasporti, ha dichiarato: "Con l'Alternative Fuels Infrastructure Facility, intendiamo sostenere la rapida introduzione delle infrastrutture di ricarica. In questo modo si consentirà la diffusione sul mercato di veicoli a zero e a basse emissioni e, in ultima analisi, di trasformare in realtà i nostri obiettivi climatici. Il progetto Be Charge fornirà un contributo positivo, creando una rete di punti di ricarica ultraveloci per i veicoli elettrici in otto Stati membri. Una rete così estesa rassicurerà ulteriormente i consumatori, incoraggiandoli a ricaricare le loro auto in tutta l'UE e promuovendo così la mobilità elettrica". Stefano Goberti, Amministratore Delegato di Plenitude, ha dichiarato: “I fondi assegnati sono un evidente riconoscimento dell’impegno di Be Charge nel settore della mobilità elettrica che rappresenta un tassello importante della strategia di Plenitude a sostegno della transizione energetica. Questa operazione si inserisce nel piano della Società, che conta oggi oltre 15.000 punti di ricarica, e ha l’obiettivo di sviluppare una infrastruttura europea ad alta potenza per veicoli elettrici e di raddoppiare la propria rete entro il 2026 raggiungendo 30.000 punti”. Massimo Di Carlo, Vicedirettore Generale e Direttore Business di CDP, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di aver concluso questo accordo di finanziamento a favore del progetto di Be Charge per sviluppare un sistema di trasporto efficiente e sostenibile e orientare sempre di più il nostro impegno verso la transizione energetica. In più, l’operazione conferma da una parte la fruttuosa collaborazione e le sinergie con tutti gli stakeholder europei e dall’altra il ruolo di CDP come facilitatore nell’accesso alle risorse dell’Unione Europea per la realizzazione di progetti sostenibili, dove quello di Be Charge ne è un virtuoso esempio”.Info: ENI

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https://www.rmix.it/ - Celle Solari Organiche Binarie: Efficienza Record e Stabilità
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Celle Solari Organiche Binarie: Efficienza Record e Stabilità
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Progressi tecnologici e applicazioni pratiche nell'energia fotovoltaica con le celle solari organiche binarie di Marco ArezioIl settore dell'energia rinnovabile è in continua evoluzione, spinto dalla crescente necessità di soluzioni sostenibili per contrastare il cambiamento climatico e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. In questo contesto dinamico, le celle solari organiche binarie si distinguono come una tecnologia emergente con un grande potenziale per trasformare il panorama dell'energia solare. Queste celle offrono una promessa unica di efficienza, sostenibilità e flessibilità, rendendole candidate ideali per un'ampia gamma di applicazioni innovative. L'importanza dell'Energia Solare L'energia solare è una delle fonti di energia rinnovabile più pulite e più abbondanti disponibili. La sua capacità di convertire la luce solare diretta in energia elettrica senza emissioni nocive è fondamentale per i sforzi globali di decarbonizzazione. Tuttavia, le tecnologie solari esistenti, come le celle fotovoltaiche in silicio, pur essendo efficaci, presentano limitazioni in termini di costi, efficienza in diverse condizioni ambientali e flessibilità di applicazione.L'avvento delle Celle Solari Organiche Binarie Le celle solari organiche binarie rappresentano un avanzamento significativo in questo campo. Utilizzando materiali semiconduttori organici, queste celle introducono una nuova dimensione di flessibilità e possibilità di integrazione, superando alcune delle limitazioni delle tecnologie solari tradizionali. La caratteristica distintiva di queste celle è l'uso di due materiali organici differenti che agiscono rispettivamente come donatori e accettori di elettroni, migliorando significativamente l'efficienza della separazione delle cariche e, di conseguenza, dell'energia prodotta.Obiettivi e Struttura dell'Articolo Questo articolo mira a esplorare in dettaglio le celle solari organiche binarie, esaminando la loro struttura, il principio di funzionamento, i metodi di produzione, le modalità di installazione e i vantaggi che offrono rispetto alle tecnologie solari convenzionali. Attraverso un'analisi approfondita, il testo intende fornire una comprensione chiara del potenziale di questa tecnologia innovativa e delle sue applicazioni nel mondo reale. Cos'è una Cella Solare Organica Binaria? Le celle solari organiche binarie rappresentano una delle tecnologie emergenti nel campo del fotovoltaico, che promettono di rivoluzionare il modo in cui catturiamo e utilizziamo l'energia solare. Queste celle utilizzano materiali organici semiconduttori per convertire la luce solare in energia elettrica, sfruttando una configurazione binaria per ottimizzare l'efficienza del processo.Struttura e Composizione Una cella solare organica binaria è composta da due materiali organici principali: un donatore di elettroni e un accettore di elettroni. Questi materiali sono tipicamente dei polimeri organici o delle piccole molecole che possono assorbire la luce a diverse lunghezze d'onda, aumentando così la quantità di energia solare che può essere convertita in energia elettrica. La disposizione dei materiali organici in una struttura a eterogiunzione consente una separazione efficiente delle cariche elettriche generate dall'assorbimento della luce.Meccanismo di Funzionamento Quando la luce solare colpisce la cella, i fotoni vengono assorbiti dai materiali organici, creando eccitoni, che sono coppie legate di elettroni e buche (elettroni mancanti che agiscono come cariche positive). In una cella solare organica binaria, l'eterogiunzione formata dai materiali donatore e accettore facilita la dissociazione degli eccitoni in cariche libere: gli elettroni si trasferiscono al materiale accettore mentre le buche rimangono nel materiale donatore. Una volta separate, queste cariche viaggiano verso gli elettrodi opposti della cella, generando una corrente elettrica che può essere utilizzata o immagazzinata. La configurazione binaria, dunque, non solo migliora l'assorbimento della luce ma ottimizza anche il trasporto delle cariche all'interno del dispositivo, risultando in un'efficienza maggiore rispetto alle celle solari organiche tradizionali.Vantaggi e Sviluppi Le celle solari organiche binarie offrono diversi vantaggi rispetto alle loro controparti inorganiche, come il silicio: Leggerezza e Flessibilità: I materiali organici sono generalmente più leggeri e possono essere depositati su substrati flessibili, permettendo applicazioni innovative come l'integrazione in tessuti o materiali da costruzione. Basso Costo di Produzione: Le tecniche di deposizione utilizzate per i materiali organici sono meno costose e meno intensive in termini energetici rispetto ai metodi utilizzati per le celle solari in silicio. Versatilità Estetica: Le celle possono essere trasparenti o colorate, offrendo possibilità estetiche per l'integrazione in ambienti urbani e in prodotti di consumo.Problematiche e Ricerca Futura Nonostante i progressi significativi, le celle solari organiche binarie affrontano ancora problematiche relative alla stabilità a lungo termine e all'efficienza in condizioni ambientali variabili. La ricerca continua è focalizzata sull'ottimizzazione dei materiali e dei processi per estendere la durata e migliorare le prestazioni delle celle in condizioni reali. Quindi, le celle solari organiche binarie sono un'innovazione promettente nel campo delle tecnologie rinnovabili, con il potenziale per portare l'energia solare in nuovi contesti e applicazioni, rendendo l'energia pulita più accessibile e integrata nella vita quotidiana. Produzione delle Celle Solari Organiche Binarie: Processi e Innovazioni La produzione delle celle solari organiche binarie è un processo che richiede precisione e innovazione per massimizzare l'efficienza e la funzionalità dei dispositivi.Materiali e Preparazione Le celle solari organiche binarie si basano su materiali organici semiconduttori, come abbiamo detto, che includono polimeri e piccole molecole. Questi materiali sono scelti per le loro proprietà di assorbimento della luce, stabilità chimica, e la capacità di facilitare il trasporto di cariche elettriche. La preparazione dei materiali inizia con la sintesi chimica dei composti organici, seguita da un'accurata purificazione per rimuovere impurità che potrebbero influenzare negativamente le prestazioni del dispositivo. La selezione e la preparazione dei materiali sono cruciali, poiché determinano l'efficienza della conversione fotovoltaica e la stabilità a lungo termine delle celle.Tecniche di Deposizione Le tecniche di deposizione utilizzate nella produzione delle celle solari organiche binarie includono sia metodi di deposizione da fase vapore che tecniche di stampa da soluzione. Deposizione da Fase Vapore: Metodi come la deposizione termica in alto vuoto sono comunemente usati per le piccole molecole. Questo processo comporta il riscaldamento del materiale organico fino alla sua sublimazione, seguito dalla condensazione sul substrato freddo. Questa tecnica è apprezzata per la sua capacità di controllare con precisione lo spessore e la morfologia dello strato depositato. Tecniche di Stampa da Soluzione: Queste tecniche, tra cui la stampa a getto d'inchiostro, la stampa per serigrafia e il rivestimento per spin-coating, sono particolarmente promettenti per la produzione su larga scala grazie alla loro semplicità e basso costo. La stampa a getto d'inchiostro, ad esempio, permette la deposizione selettiva di materiali con un'elevata precisione posizionale, riducendo lo spreco di materiale.Incapsulamento e Stabilità Dopo la deposizione dei materiali organici, le celle solari devono essere incapsulate per proteggerle dall'ossidazione e dall'umidità, che possono rapidamente degradare le prestazioni. L'incapsulamento è quindi un passaggio critico che influisce direttamente sulla durata e sulla stabilità delle celle. Materiali avanzati e tecniche di incapsulamento innovative stanno emergendo per migliorare la longevità dei dispositivi senza comprometterne l'efficienza.Difficoltà e Prospettive Future Nonostante i progressi, la produzione di celle solari organiche binarie affronta difficoltà significative, in particolare per quanto riguarda la scalabilità e la riproducibilità delle prestazioni su larga scala. Inoltre, la ricerca continua per trovare un equilibrio ottimale tra l'uso di solventi ecocompatibili, la selezione di materiali sostenibili e la minimizzazione dell'impronta carbonica del processo produttivo. Le prospettive future per la produzione di celle solari organiche binarie sono tuttavia promettenti. L'innovazione nei materiali, unita al miglioramento delle tecniche di deposizione e incapsulamento, potrebbe portare a una riduzione dei costi e a un aumento dell'efficienza, rendendo questa tecnologia sempre più accessibile e praticabile per applicazioni commerciali e residenziali. Installazione delle Celle Solari Organiche Binarie: Flessibilità e Innovazione Le celle solari organiche binarie offrono una notevole versatilità in termini di installazione, grazie alla loro leggerezza, flessibilità e capacità di adattarsi a vari contesti e superfici. Queste caratteristiche uniche aprono la strada a nuove possibilità per l'integrazione dell'energia solare in ambienti diversi, estendendo notevolmente il campo di applicazione delle tecnologie fotovoltaiche.Superfici e Materiali Flessibili Una delle proprietà distintive delle celle solari organiche binarie è la loro flessibilità. Possono essere depositate su substrati flessibili come plastiche, tessuti o altri materiali compositi, permettendo la creazione di pannelli solari che possono essere piegati, arrotolati o conformarsi a superfici non piane. Questa flessibilità rende possibile l'integrazione delle celle solari in tende, zaini, indumenti e persino in veicoli, senza la necessità di superfici rigide e pesanti.Edifici Integrati con la Produzione di Energia Solare (BIPV) Le celle solari organiche binarie si prestano efficacemente all'integrazione con gli edifici (Building Integrated Photovoltaics - BIPV). A differenza dei pannelli solari tradizionali, che necessitano di essere montati su strutture esistenti, le celle organiche possono essere integrate direttamente nei materiali da costruzione, come finestre, facciate e tetti. Questa integrazione non solo migliora l'estetica degli edifici, eliminando la necessità di strutture aggiuntive, ma contribuisce anche all'efficienza energetica, riducendo il fabbisogno energetico per il riscaldamento e il raffreddamento.Installazione su Dispositivi Indossabili e Prodotti di Consumo La leggerezza e la flessibilità delle celle solari organiche binarie le rendono ideali per l'integrazione in dispositivi indossabili e altri prodotti di consumo. Orologi, indumenti tecnologici e persino tende possono essere dotati di capacità di generazione energetica, fornendo una fonte di alimentazione autonoma per dispositivi elettronici portatili. Questa applicazione ha il potenziale per rivoluzionare il design dei prodotti e promuovere l'adozione di tecnologie sostenibili nella vita quotidiana.Problematiche nell'Installazione Nonostante i vantaggi, l'installazione delle celle solari organiche binarie presenta alcune problematiche. La durabilità e la resistenza alle condizioni ambientali esterne, come l'umidità, la temperatura elevata e l'esposizione ai raggi UV, sono critiche per applicazioni esterne e indossabili. La ricerca continua per migliorare la stabilità dei materiali e dei dispositivi è essenziale per garantire che le prestazioni rimangano ottimali nel tempo. Inoltre, l'integrazione delle celle in materiali da costruzione e prodotti richiede lo sviluppo di standard e protocolli di sicurezza specifici, assicurando che l'installazione non comprometta la funzionalità o la sicurezza degli oggetti o degli edifici. Conclusioni L'installazione delle celle solari organiche binarie rappresenta un campo promettente, caratterizzato da innovazione e flessibilità. Superando le sfide tecniche e normative, queste tecnologie hanno il potenziale per trasformare la generazione di energia solare, rendendola più accessibile, estetica e integrata nella vita quotidiana. Con progressi continui nella ricerca e nello sviluppo, l'installazione delle celle solari organiche binarie continuerà a espandersi, offrendo nuove soluzioni per un futuro energetico sostenibile.Vantaggi Efficienza Record: Recenti progressi hanno portato a un significativo miglioramento dell'efficienza di conversione delle celle solari organiche binarie, avvicinandole ai tassi di conversione del silicio. Questi miglioramenti sono il risultato di una migliore comprensione dei meccanismi di trasporto delle cariche e dell'ottimizzazione dei materiali organici. Stabilità Migliorata: La ricerca ha fatto passi da gigante nel prolungare la vita utile di queste celle, attraverso lo sviluppo di materiali più stabili e la scoperta di tecniche di incapsulamento che proteggono i componenti sensibili dall'ossidazione e dai danni ambientali. Sostenibilità: L'uso di materiali organici, potenzialmente derivabili da fonti rinnovabili, presenta un profilo ecologico favorevole, con minor impatto ambientale rispetto al silicio sia in fase di produzione che di smaltimento. Flessibilità di Applicazione: La capacità di conformarsi a diverse forme e l'integrazione in materiali non tradizionali per la produzione di energia solare ampliano notevolmente il potenziale di utilizzo delle celle solari organiche binarie, promuovendo una più ampia adozione dell'energia solare.

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https://www.rmix.it/ - Analisi costi-benefici degli impianti waste-to-energy rispetto alle discariche tradizionali: impatti economici, ambientali e gestionali
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Analisi costi-benefici degli impianti waste-to-energy rispetto alle discariche tradizionali: impatti economici, ambientali e gestionali
Ambiente

Analisi costi-benefici degli impianti waste-to-energy rispetto alle discariche tradizionali: impatti economici, ambientali e gestionalidi Arezio MarcoNel contesto della gestione dei rifiuti solidi urbani, la scelta tra l’utilizzo degli impianti waste-to-energy (WTE) – ovvero i termovalorizzatori – e il ricorso alle discariche tradizionali rappresenta un dilemma cruciale per amministratori pubblici, operatori del settore e decisori politici. Si tratta di una decisione complessa, in cui convergono aspetti economici, ambientali, normativi e sociali, e che richiede un’analisi costi-benefici approfondita e aggiornata alle più recenti conoscenze scientifiche e tecnologiche. Il contesto: dalla crisi delle discariche alla transizione verso il waste-to-energy Negli ultimi decenni, l’Unione Europea e molti Stati membri hanno promosso politiche di riduzione del ricorso alle discariche, considerate la soluzione meno sostenibile nella gerarchia europea dei rifiuti (Direttiva 2008/98/CE). Le discariche, infatti, rappresentano la fase terminale della filiera dei rifiuti e sono responsabili di impatti ambientali significativi: emissioni di gas serra (principalmente metano), contaminazione delle falde acquifere, consumo di suolo e gestione problematica del percolato. Parallelamente, la crescita tecnologica dei termovalorizzatori ha permesso di valorizzare i rifiuti come risorsa, recuperando energia elettrica e termica da frazioni non riciclabili e riducendo il volume dei rifiuti da conferire a smaltimento definitivo. In questo scenario, la domanda centrale diventa: quanto sono vantaggiosi, dal punto di vista economico, ambientale e gestionale, gli impianti waste-to-energy rispetto alle discariche tradizionali? Costi e benefici economici: investimenti, gestione e ritorni energetici L’analisi dei costi e benefici economici si articola su diversi piani temporali. Dal punto di vista degli investimenti iniziali, i termovalorizzatori richiedono capitali molto più elevati rispetto alle discariche, sia per la realizzazione dell’impianto che per l’implementazione di sistemi avanzati di abbattimento delle emissioni atmosferiche. I costi di costruzione possono variare sensibilmente in base alla capacità dell’impianto, alla tecnologia adottata e alle normative locali, ma generalmente si attestano su valori compresi tra 500 e 1.000 euro per tonnellata di capacità annuale installata. D’altra parte, i costi operativi dei termovalorizzatori risultano relativamente stabili e prevedibili, grazie alla vendita di energia prodotta e alla possibilità di recuperare calore per teleriscaldamento. In molti Paesi, la produzione di energia da rifiuti gode inoltre di incentivi o agevolazioni specifiche, che possono contribuire a migliorare la sostenibilità economica dell’investimento. Le discariche tradizionali presentano invece costi di investimento iniziale inferiori, ma generano spese rilevanti nel medio-lungo termine, legate alla gestione del percolato, al monitoraggio ambientale post-operativo (anche per decenni), e alla bonifica finale dei siti. Inoltre, le discariche non producono alcun valore energetico significativo, se non nel caso – limitato – del recupero di biogas, spesso sottoutilizzato o disperso per carenze gestionali e tecnologiche. Analisi ambientale: emissioni, risorse e sostenibilità Dal punto di vista ambientale, i benefici dei termovalorizzatori rispetto alle discariche sono oggetto di ampia discussione scientifica. Gli impianti waste-to-energy consentono di ridurre in modo significativo il volume dei rifiuti, abbattendo di oltre il 70-80% la quantità da smaltire. Le ceneri prodotte possono, in alcuni casi, essere ulteriormente trattate o recuperate in edilizia, anche se resta la necessità di gestire i residui più tossici. Il principale vantaggio ambientale dei termovalorizzatori, tuttavia, è rappresentato dalla riduzione delle emissioni di gas serra. Mentre le discariche generano metano, un gas dal potenziale climalterante 25 volte superiore alla CO₂, i termovalorizzatori emettono principalmente anidride carbonica, ma in quantità nettamente inferiori se rapportate al ciclo di vita del rifiuto. Gli impianti moderni sono inoltre dotati di filtri e sistemi di abbattimento delle polveri, degli ossidi di azoto e delle diossine, garantendo livelli di emissioni ampiamente al di sotto dei limiti normativi. Le discariche, oltre alle emissioni di gas serra, comportano rischi di contaminazione delle acque sotterranee e del suolo, richiedendo sistemi complessi di impermeabilizzazione e gestione dei percolati. L’impatto paesaggistico e il consumo di suolo rappresentano ulteriori fattori critici in aree densamente popolate o con forte pressione urbanistica. Valutazione gestionale: sicurezza, controlli e accettabilità sociale Un altro aspetto centrale dell’analisi costi-benefici riguarda la gestione e la sicurezza operativa. I termovalorizzatori, essendo impianti industriali complessi, richiedono personale qualificato, sistemi di monitoraggio in tempo reale e procedure di manutenzione rigorose. In cambio, offrono elevati standard di sicurezza ambientale, possibilità di automazione e maggiore tracciabilità dei flussi di rifiuti trattati. Le discariche, sebbene gestibili con minori competenze tecniche, espongono a rischi di incidenti ambientali anche gravi, specialmente nel caso di eventi climatici estremi (alluvioni, cedimenti, incendi). Inoltre, il crescente irrigidimento delle normative europee sui limiti di conferimento in discarica rende questa soluzione sempre meno praticabile nel medio termine. Non va infine sottovalutata la dimensione sociale: la localizzazione di un impianto WTE incontra spesso forti resistenze da parte delle comunità locali (“NIMBY effect”), che temono per la salute e la qualità della vita. Anche le discariche, tuttavia, sono oggetto di opposizioni crescenti, soprattutto nelle aree già segnate da criticità ambientali pregresse. Conclusioni: quale soluzione per il futuro della gestione dei rifiuti? L’analisi costi-benefici degli impianti waste-to-energy rispetto alle discariche tradizionali evidenzia un quadro articolato, in cui la soluzione ottimale dipende dal contesto locale, dalla qualità dei rifiuti da trattare e dagli obiettivi di lungo termine. In generale, i termovalorizzatori rappresentano una soluzione più avanzata sotto il profilo ambientale e gestionale, in grado di garantire un recupero energetico efficiente e una riduzione significativa degli impatti a parità di rifiuti trattati. Le discariche, pur restando una necessità residuale nella gerarchia dei rifiuti, devono essere progressivamente ridotte e gestite con criteri sempre più rigorosi, privilegiando – quando possibile – il recupero energetico e la valorizzazione delle frazioni residuali. La sfida principale resta quella di integrare le tecnologie WTE in sistemi di raccolta differenziata sempre più efficaci, per ridurre al minimo i flussi non riciclabili e massimizzare i benefici per l’ambiente, l’economia e la società.© Riproduzione Vietata

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rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: L'accumulo di Energia Rinnovabile attraverso la CryoBattery
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CryoBattery: La Soluzione Innovativa per l'Accumulo di Energia RinnovabileIl tallone d'Achille delle energie rinnovabili è quello della produzione in condizioni ambientali non favorevoli per produrla e quello della difficoltà di immagazzinarla quando la produzione supera il consumo. Esiste una tecnologia chiamata CryoBattery che ovvia a questo annoso problema di accumulo.L’energy storage britannico mette a segno un nuovo punto. A Manchester sono iniziati, infatti, i lavori per uno dei più grandi impianti di accumulo di energia elettrica in Europa. Il progetto porta il nome di CRYOBattery ™ e la firma di due società: la Highview Power e la Carlton Power. A giugno di quest’anno, Highview Power ha ricevuto una sovvenzione da 10 milioni di sterline dal Dipartimento britannico per le imprese, l’energia e la strategia industriale (BEIS) con cui finanziare la realizzare di un innovativo stoccaggio criogenico. La centrale sorgerà a Trafford Energy Park, poco distante da Manchester, e a regime vanterà una potenza di 50 MW e una capacità di 250 MWh. E come spiega Javier Cavada, CEO e presidente della società “fornirà alla rete nazionale un accumulo a lunga durata pulito, affidabile ed efficiente in termini di costi. La CRYOBattery™ aiuterà il Regno Unito a integrare l’energia rinnovabile e stabilizzare la rete elettrica regionale per garantire la sicurezza energetica futura durante i blackout e altre interruzioni”. Al di là delle dimensioni, l’elemento più rappresentativo dell’impianto è la tecnologia impiegata. CRYOBattery si basa su un processo chiamato liquefazione dell’aria. Quando vi è un surplus di produzione, l’energia elettrica viene impiegata per aspirare, comprimere e quindi raffreddare l’aria fino a temperature di -196°C. In questo modo, dallo stato gassoso si passa a quello liquido, e la miscela può essere immagazzinata in serbatoi isolati a bassa pressione. Quando aumenta la domanda di energia in rete, l’aria liquida può essere riscaldata e rapidamente espansa in gas, per azionare una turbina elettrica. I vantaggi di questo approccio sono la scalabilità e la possibilità d’offrire uno stoccaggio energetico a lungo termine rispetto alle batterie tradizionali. Da programma, nel primo trimestre del 2021 verrà inaugurato il centro visitatori per permettere a tutti di seguire “da vicino” lo stato di avanzamento dei lavori ed effettuare tour virtuali. La CRYOBattery ™ entrerà, invece, in funzione nel 2023 e utilizzerà le sottostazioni e le infrastrutture di trasmissione esistenti. L’impianto di accumulo criogenico offrirà anche preziose funzionalità tra cui il controllo della tensione, il bilanciamento della rete e l’inerzia sincrona. info: Rinnovabili

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https://www.rmix.it/ - Bilanciamento Carbonico e Forestazione nella Repubblica Democratica del Congo
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Bilanciamento Carbonico e Forestazione nella Repubblica Democratica del Congo
Ambiente

Trasformazione di una raffineria in una bioraffineria per trattare biomasse, compensando le emissioni di CO2 e promuovendo lo sviluppo sostenibile in AfricaPer molti decenni, a partire dall’epoca dello schiavismo fino ad arrivare ai tempi moderni, l’Africa è stata troppe volte vista come una cassa bancomat dalla quale si prelevava a piacimento e senza spese, la forza lavoro, le materie prime del sottosuolo, i prodotti delle foreste e il commercio degli animali.Inoltre si lasciavano nel paese rifiuti non riciclabili o poco convenienti dei paesi più avanzati, commerci poco trasparenti di armi e produzioni industriali inquinanti non più accettate in altri paesi. Oggi anche in Africa, qualche passo verso una diversa considerazione del continente si sta facendo, senza però illuderci che i problemi legati al denaro e, quindi, e alle sue distorsioni continua a portare.Dal punto di vista ambientale Total ci racconta un’iniziativa di forestazione nella Repubblica Democratica del Congo che ha lo scopo di compensare l’impronta carbonica che le sue attività estrattive imprimono all’ambiente del continente. Infatti, Total e Forêt Ressources Management hanno firmato un accordo di partnership con la Repubblica del Congo per piantare una foresta di 40.000 ettari sull'altopiano di Batéké. La nuova foresta creerà un serbatoio di carbonio che sequestrerà oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 in 20 anni, per essere certificato in conformità con gli standard Verified Carbon Standard (VCS) e Climate, Community & Biodiversity (CCB). Il progetto, finanziato da Total, include pratiche agroforestali sviluppate con le comunità locali per la produzione agricola e l'energia del legno sostenibile. Entro il 2040, una gestione responsabile attraverso il taglio selettivo promuoverà la naturale rigenerazione delle specie locali e fornirà a Brazzaville e Kinshasa legname e compensato. “Con questo progetto sugli altopiani di Batéké, Total si sta impegnando nello sviluppo di pozzi di assorbimento naturali del carbonio in Africa. Queste attività si basano sulle iniziative prioritarie intraprese dal Gruppo per evitare e ridurre le emissioni, in linea con la sua ambizione di arrivare alla compensazione totale delle emissioni di carbonio entro il 2050. Contribuiranno inoltre a mostrare il potenziale naturale del Congo e ad estendere la nostra partnership a lungo termine con il paese, dove siamo presenti da cinquant'anni ", ha affermato Nicolas Terraz, Senior Vice President Africa, Exploration & Production di Total. "Vogliamo sviluppare questi progetti con partner riconosciuti, come FRM, che hanno molto da insegnarci, concentrandoci sulle regioni pertinenti per sviluppare il nostro impegno a lungo termine e contribuire allo sviluppo locale", ha aggiunto Adrien Henry, Vicepresidente Soluzioni basate sulla natura a Total. Il progetto è concepito per produrre molteplici vantaggi sociali, economici e ambientali. La piantumazione di alberi di Acacia mangium e auriculiformis sugli altopiani sabbiosi esposti a incendi ricorrenti creerà un ambiente forestale che, alla fine, aiuterà ad ampliare la biodiversità degli ecosistemi. Il progetto creerà opportunità di lavoro, con un impatto positivo su diverse migliaia di persone. Inoltre, un fondo di sviluppo locale sosterrà iniziative sanitarie, nutrizionali ed educative a beneficio dei villaggi vicini. "Gli oltre 10 milioni di ettari di riserve sugli altopiani di Batéké in Congo offrono un modo fantastico per combattere il cambiamento climatico a livello globale e un'opportunità unica per uno sviluppo socio-economico sostenibile nelle regioni isolate del paese", ha osservato Bernard Cassagne, Presidente e CEO di Forêt Ressources Management. "Questo progetto ambizioso ed esemplare fa parte di PRONAR, il programma nazionale di imboschimento / riforestazione lanciato nel 2011 per espandere la copertura forestale del paese e aumentare la capacità di stoccaggio del carbonio, creare nuove imprese basate sul legno per diversificare l'economia nazionale e favorire l'emergere di una economia verde nella Repubblica del Congo”, ha concluso Rosalie Matondo, Ministro dell'Economia forestale della Repubblica del Congo. Informazioni sulla gestione delle risorse forestaliIl Forêt Ressources Management Group (FRM) è uno dei principali attori nel settore del legno, della silvicoltura e delle piantagioni agroforestali in Africa. FRM ha più di 30 anni di esperienza nella silvicoltura, foreste tropicali e servizi di consulenza per l'industria del legno. L'amministratore delegato e il suo team di ingegneri hanno stretto forti legami con le aziende forestali, i prodotti forestali e le industrie del legno, le autorità locali, la società civile e istituti di credito internazionali in numerosi paesi con grandi sfide forestali per gestire le risorse esistenti o sviluppare nuove risorse attraverso programmi di piantumazione di alberi. Informazioni su Total Nature Based SolutionsIn linea con la sua ambizione di arrivare alle emissioni zero entro il 2050 e parallelamente alle sue iniziative per evitare e ridurre le emissioni, Total ha annunciato la creazione della sua nuova unità Nature Based Solutions (NBS) a giugno 2019 per sviluppare pozzi di carbonio naturali per intercettare le tonnellate rimanenti di CO 2 dalle sue attività industriali. Sostenuto da un budget annuale di $ 100 milioni, l'obiettivo di Total è quello di partecipare allo sviluppo di una capacità di sequestro cattura di almeno 5 milioni di tonnellate di CO2 all'anno a partire dal 2030, contribuendo al tempo steso alla conservazione della biodiversità e allo sviluppo sostenibile delle comunità locali. Approfondisci l'argomentoInfo Total

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https://www.rmix.it/ - Lo Sviluppo dell’Energia Eolica in Europa: Facciamo il Punto
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Lo Sviluppo dell’Energia Eolica in Europa: Facciamo il Punto
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Quale è la situazione nel campo delle energie rinnovabili in Europa alla luce delle tensioni energetiche con la Russia?di Marco ArezioOramai è sotto gli occhi di tutti quale grave situazione si può creare quando uno stato, o un gruppo di essi come l’Europa per esempio, dipende a doppio filo da altre nazioni per un bene così assoluto come l’energia.La guerra tra Russia e Ucraina ha aperto gli occhi, improvvisamente, a chi dormiva tranquillamente e comodamente sui contratti del gas e del petrolio con la Russia, accorgendosi immediatamente che se un tuo fornitore strategico non vuole più fornirti o aumenta, con un gioco subdolo di domanda e offerta, il prezzo dell’energia, ti ritrovi come un re nudo. L’ Europa, paladina del verde e delle energie rinnovabili, ha perso molto tempo nel settore delle energie verdi, pensando che potesse impiegare molti più anni nella transizione energetica. Adesso è diventata una corsa ad ostacoli, stretti tra esigenze di avere a tutti i costi, è proprio il caso di dirlo, il gas e il petrolio e la necessità di spingere sull’incremento della produzione di energie rinnovabili. In questo articolo riportiamo con interesse l’intervista che Kyra Taylor ha fatto Sven Utermöhlen, presidente di WindEurope e CEO dell'eolico offshore presso RWE, che ci aiuta a capire la situazione europea delle rinnovabili. La Commissione europea punta ad almeno 60 gigawatt (GW) di produzione eolica offshore entro il 2030. Quali sono i piani di RWE per aumentare la capacità offshore in Europa? Quanti investimenti state facendo e quando vi aspettate che questi investimenti inizino a generare elettricità? Entro il 2030 investiremo 50 miliardi di euro lordi nel nostro core business, ovvero 50 miliardi di euro per la protezione del clima. L'eolico offshore è uno dei nostri punti focali nella nostra strategia di crescita: entro il 2030, intendiamo triplicare la nostra capacità eolica offshore pro-quota da 2,4 GW a 8 GW in tutto il mondo. Presto annunceremo il completamento del nostro parco eolico offshore Triton Knoll nel Regno Unito, inoltre abbiamo recentemente avviato i lavori di costruzione offshore per Kaskasi, al largo della costa tedesca. Questi parchi eolici offshore avranno una capacità installata totale di 1.200 MW e stiamo anche procedendo con il parco eolico offshore Sofia da 1,4 GW nel Regno Unito. Stiamo inoltre guidando un progetto di sviluppo eolico offshore di 10 GW con diritti offshore garantiti, ad esempio, il progetto da 1.000 MW Thor in Danimarca o FEW Baltic II in Polonia. Le nostre attività di sviluppo offshore sono concentrate nel Nord America, nella regione dell'Asia Pacifica e in mercati particolarmente interessanti in Europa. L'Unione Europea e gli Stati membri stanno aumentando i propri obiettivi nazionali, fornendo ulteriori opportunità di crescita. Paesi come Germania, Regno Unito e Paesi Bassi hanno aumentato i loro progetti offshore ed incrementeranno anche i volumi delle aste. Tutto ciò fornirà ulteriori opportunità di crescita e questo significa che amplieremo ulteriormente la nostra rete di energie rinnovabili e, in particolare, il nostro business eolico offshore. In totale, l'UE punta a far sì che il 40% del suo mix energetico sia fornito da fonti rinnovabili entro il 2030: il Parlamento europeo vuole addirittura puntare ancora più in alto, al 45%. Quale sostegno è necessario in termini di politica da parte dell'UE e dei governi nazionali per raggiungere questi obiettivi? Ciò che è di vitale importanza è che vengano messi in atto meccanismi che continuino a stimolare gli investimenti. Soprattutto nell'attuale situazione con la guerra in Ucraina, ci sono stress e tensioni sulla catena di approvvigionamento e sui prezzi delle materie prime. In generale è essenziale che, in primo luogo, le aste avvengano rapidamente perché i tempi di consegna sono relativamente lunghi nell'eolico offshore. Con le tempistiche nell'eolico offshore di solito comprese tra cinque e 10 anni, quei volumi aggiuntivi devono essere messi all'asta al più tardi nei prossimi due o tre anni, altrimenti nessuno di questi progetti aggiuntivi sarà operativo entro il 2030. Poi c'è un altro aspetto molto importante: i progetti e i regimi delle aste non dovrebbero essere basati solo su criteri finanziari o di prezzo, ma dovrebbero anche considerare criteri qualitativi, come la sostenibilità, la capacità dei partecipanti, la loro capacità di portare a termine questi progetti e il loro contributo all'economia europea. Questo è fondamentale per garantire che i progetti vengano realizzati. L'unica cosa che vediamo in una luce critica sarebbero le componenti di prezzo negative, soprattutto se non coperte, infatti questo comporterà aumenti di prezzo da parte dei consumatori. Diamo uno sguardo più approfondito agli ultimi sviluppi in Germania. Il cosiddetto “Pacchetto Pasquale” del governo tedesco è un altro passo verso una transizione energetica più rapida. Obiettivi di espansione significativamente più elevati per l'energia eolica onshore e offshore, nonché per il fotovoltaico, una maggiore velocità nell'espansione della rete e una nuova priorità assoluta per le energie rinnovabili. Ma ci devono essere miglioramenti quando si tratta delle condizioni di espansione offshore, in particolare, la componente di offerta negativa pianificata aumenterebbe semplicemente il costo dell'energia verde per i consumatori industriali, l'opposto di ciò di cui abbiamo bisogno. Inoltre, il percorso del “Contratto per differenza” per le aree pre-rilevate senza indicizzazione dell'inflazione e massimali di offerta restrittivi si scontrano con l'andamento dei costi attualmente imprevedibile nel settore delle materie prime. Inoltre, secondo lo stato attuale, l'elettricità verde proveniente da aree pre-rilevate per i parchi eolici offshore, non può essere commercializzata all'industria perché rimane intrappolata nel sistema del "Contratto per differenza". Grandi quantità di elettricità verde non sarebbero quindi affatto disponibili per l'industria. La decarbonizzazione del settore è una delle maggiori sfide sulla nostra strada per raggiungere gli obiettivi climatici europei e realizzare la transizione energetica. L'energia eolica offshore dovrebbe svolgere un ruolo centrale in questo. Durante questa conferenza, abbiamo sentito molte preoccupazioni sulla catena di approvvigionamento. Cosa state chiedendo all'Unione Europea e dai governi nazionali per risolvere questo problema? L'industria eolica è determinata a fornire risultati, anche in tempi difficili. Ma abbiamo più che mai bisogno delle giuste politiche di governo. I prezzi sono significativamente più alti al momento – in particolare i prezzi delle materie prime e il prezzo di alcuni componenti, come le parti in ghisa – e le previsioni sui prezzi sono diventate significativamente più incerte. In questo momento, è molto difficile per le aziende della catena di approvvigionamento prevedere dove andranno i prezzi, il che significa che se viene loro chiesto di fare offerte per la consegna tra quattro o cinque anni, è molto difficile prevederne i costi. Quindi i governi devono guardare a come questa incertezza, sul lato dei costi, può riflettersi nei sistemi di aste e potenzialmente sul lato delle entrate, perché anche semplicemente mettere il rischio sulle aziende che istallano e gestiscono gli impianti non funzionerà. Dobbiamo pensare a meccanismi che ci consentano di prendere decisioni di investimento, anche se queste incertezze sui costi sono ora molto più elevate e dobbiamo, assolutamente, considerare questo come un argomento a medio termine: non deve essere un problema a breve termine. Per quanto riguarda la filiera, questo bisogno di espandersi. Doveva farlo molto prima, anche senza la guerra in Ucraina e, probabilmente, ora ha bisogno di crescere ulteriormente a causa delle interruzioni dovute alla guerra. Ciò di cui la filiera ha bisogno sono investimenti e stimoli per espandere la base industriale in Europa. A parte queste preoccupazioni, quali sono le maggiori sfide che il suo settore deve affrontare in questo momento e quali soluzioni stai cercando? Garantire la sicurezza dell'approvvigionamento e diversificare l'approvvigionamento energetico sono le massime priorità, in particolare attraverso l'espansione delle energie rinnovabili. Per accelerare la produzione di energia eolica, le decisioni chiave devono essere prese ora. Per l'eolico onshore, i problemi di autorizzazione sono molto difficili nella maggior parte dei paesi. Queste tempistiche devono essere notevolmente ridotte e i percorsi attuativi devono anche essere semplificati: il nuovo governo tedesco ha appena pubblicato proposte per semplificare le autorizzazioni per l'eolico onshore. Molte delle loro proposte sembrano promettenti, ma misure simili devono essere adottate in tutta Europa per semplificare i processi di autorizzazione per l'eolico onshore. Naturalmente, questo ha anche a che fare con l'aumento dell'accettazione della popolazione locale. Come settore, dobbiamo lavorare fianco a fianco con le comunità locali e i comuni in cui operiamo. Per l'eolico offshore, l'accettazione da parte delle persone che vivono sulle coste non è il problema. Ma abbiamo delle sfide da risolvere per quanto riguarda le autorizzazioni, così dobbiamo intensificare il dialogo con le parti interessate per le stesse aree offshore, questo include il tema della protezione della natura e della coesistenza tra l'eolico offshore e altri utilizzatori del mare, come la pesca o la navigazione. Dobbiamo inoltre chiarire e semplificare alcune regole e procedure per garantire tempi più brevi per le valutazioni di impatto ambientale e la consultazione con i vari soggetti interessati. Abbiamo anche bisogno di una migliore comunicazione sugli effetti positivi dell'eolico offshore sull'ambiente, ad esempio, alcuni studi dimostrano che, dove sono in funzione parchi eolici offshore, dopo pochissimi anni la popolazione di alcune specie marine aumenta. Qual è stato l'impatto della guerra in Ucraina sull'introduzione delle rinnovabili? C'è preoccupazione su come potrebbe avere un impatto sul settore, ma c'è anche una maggiore spinta per le energie rinnovabili. Qual è la tua opinione? C'è una richiesta ancora più forte per una partenza più rapida e più ampia delle rinnovabili, perché il tema della sicurezza dell'approvvigionamento energetico e dell'indipendenza ha assunto una priorità significativa. Ed è vero, infatti, che le energie rinnovabili e l'eolico possono svolgere un ruolo molto importante nel garantire la sicurezza energetica. Il problema è che, almeno nel breve e medio termine, la guerra ha portato a interruzioni nella catena di approvvigionamento e all'aumento dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, l'industria eolica è determinata a fornire risultati e, noi di RWE, stiamo continuando ad espandere il nostro core business verde a pieno ritmo. Quanto è importante l'energia eolica come fonte di energia in Europa, vista la guerra in Ucraina? È di vitale importanza. Le energie rinnovabili, in generale, sono molto importanti per la sicurezza energetica e, l'energia eolica, è uno dei due grandi pilastri oltre al solare. Se si guarda al potenziale delle energie rinnovabili in tutta Europa, probabilmente l'energia eolica ha il ruolo più importante. Ovviamente, questo varia da paese a paese, infatti alcuni stati hanno una risorsa solare molto favorevole, ci sono poi altri paesi del nord e nord-ovest dell'Europa, per esempio, dove l'energia eolica gioca un ruolo ancora più importante. Così il Mare del Nord e il Mar Baltico in Europa sono i posti migliori per costruire l'eolico offshore rispetto ad altre aree del mondo. La combinazione di acque relativamente basse e un'eccezionale velocità del vento è unica. Questo è qualcosa che dobbiamo assolutamente utilizzare come Europa perché è un'opportunità unica. La Commissione Europea ha delineato il suo piano per ridurre la dipendenza dell'Europa dalla Russia, chiamato REPowerEU. Qual è il suo punto di vista? Pensa che sia buono? Pensa che serva di più? E quale può essere il vostro contributo come RWE? Accogliamo decisamente con favore l'iniziativa della Commissione europea e crediamo che sia la giusta direzione in cui andare. Quello che possiamo fare come RWE è realizzare la strategia Growing Green che abbiamo pubblicato l'anno scorso, con il nostro investimento di 50 miliardi di euro fino alla fine di questo decennio. La stragrande maggioranza di ciò andrà nelle energie rinnovabili, in particolare nell'energia eolica, sia in mare che in mare aperto. Un'altra pietra miliare importante per noi è l'avvio dei progetti sull'idrogeno il prima possibile. Portare avanti questa strategia è il nostro obbiettivo. Ovviamente, con l'aumento dei progetti per l'energia eolica e le energie rinnovabili nell'UE, cercheremo sicuramente di partecipare a queste ulteriori opportunità di crescita. Lei menziona il piano di RWE di investire nelle energie rinnovabili. Come saranno i prossimi dieci anni in termini di investimenti? Su quale tecnologia di energia rinnovabile vi state concentrando? L'attenzione alle energie rinnovabili è principalmente suddivisa in eolico offshore e onshore. C'è anche un elemento significativo sul solare fotovoltaico. Insieme, rappresentano il 90% degli investimenti complessivi nella strategia green. Il resto è sulla produzione di energia flessibile, idrogeno e stoccaggio. E qual è il rapporto tra progetti di combustibili fossili e rinnovabili nel portafoglio di RWE nel 2030? In RWE, stiamo guidando la transizione energetica più rapidamente rispetto alla maggior parte delle altre società, puntando allo zero netto entro il 2040. Abbiamo un percorso chiaro verso la neutralità climatica: stiamo gradualmente eliminando nucleare e carbone e continuiamo a investire in una crescita verde, che passerà all'idrogeno verde il prima possibile. Con la nostra vasta strategia di investimento e crescita, espanderemo la nostra capacità di generazione verde a 50 GW a livello internazionale entro il 2030. La nostra crescita è sostenibile: oltre il 90% dei nostri investimenti fino al 2030 confluirà in progetti sostenibili secondo la tassonomia dell'UE. Infine, lei è appena stato eletto presidente di WindEurope. Quali sono i tuoi obiettivi principali per questo? Sono onorato di essere stato eletto a rappresentare l'intera catena del valore dell'energia eolica in Europa, un'industria che contribuisce a costruire un futuro a basse emissioni di carbonio. Voglio aiutare l'industria eolica a superare questi tempi difficili, che sono infatti caratterizzati dall'enigma delle prospettive di crescita, forse i più grandi di sempre e probabilmente più grandi di quanto avessimo mai pensato. Allo stesso tempo, ci sono parti di questo settore e parti della catena di approvvigionamento la cui situazione, vista la guerra in Ucraina, è diventata ancora più complicata. WindEurope, in quanto associazione, ha bisogno di aiutare il settore a superare questa situazione instaurando il giusto dialogo con i responsabili politici, le parti interessate e la società, fornendo le giuste argomentazioni, le giuste informazioni, la giusta educazione nel nostro settore, in modo da raggiungere gli obiettivi che condividiamo con l'UE e i governi nazionali in tutta Europa.

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https://www.rmix.it/ - Il Segreto Oscuro del Sole: Il Mistero dell'Inventore Scomparso
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Il Segreto Oscuro del Sole: Il Mistero dell'Inventore Scomparso
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George Cove e il Progetto Solare che Minacciava il Monopolio del Petrolio: Una Storia di Innovazione, Rapimenti e Poteredi Marco ArezioL'energia solare è oggi una delle tecnologie rinnovabili più promettenti, capace di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di mitigare gli impatti ambientali del cambiamento climatico. Tuttavia, l'idea di sfruttare la luce solare per produrre energia non è affatto recente. Già nel XIX secolo, alcuni pionieri dell'energia solare tentarono di trasformare questa visione in realtà, tra cui George Cove, un inventore canadese che merita di essere riscoperto per il suo contributo precoce e significativo allo sviluppo del fotovoltaico. I Primi Esperimenti con l'Energia Solare Le prime esplorazioni della tecnologia fotovoltaica risalgono agli anni 1870, quando il fotoconducente selenio fu utilizzato nei primi tentativi di convertire la luce solare in elettricità. Tuttavia, la vera rivoluzione avvenne alla fine del secolo, quando il fisico francese Alexandre Edmond Becquerel scoprì l'effetto fotovoltaico, un fenomeno che descrive la generazione di corrente elettrica in un materiale esposto alla luce. Questa scoperta pose le basi per la futura tecnologia fotovoltaica. Nonostante queste scoperte, ci vollero diversi decenni prima che l'energia solare diventasse commercialmente interessante. Una delle prime figure a tentare di portare l'energia solare nelle case fu proprio George Cove. George Cove e la Sun Electric Generator Corporation George Cove, originario della Nuova Scozia, Canada, si distinse all'inizio del XX secolo come uno dei pionieri nella progettazione di sistemi fotovoltaici. Nel 1905, fondò la Sun Electric Generator Corporation, con l'obiettivo di commercializzare un kit fotovoltaico domestico. Questo kit includeva un pannello solare e un piccolo accumulatore che permetteva di immagazzinare l'energia generata durante il giorno per utilizzarla durante la notte. L'impresa di Cove era ambiziosa e ben finanziata: la società aveva una capitalizzazione di 5 milioni di dollari dell'epoca, equivalenti a circa 160 milioni di dollari odierni. Il prodotto di Cove attirò rapidamente l'attenzione della stampa, che ne esaltò il potenziale rivoluzionario. Una pubblicazione del tempo, Modern Electrics, descriveva il dispositivo come capace di "accumulare in due giorni energia sufficiente ad alimentare un’abitazione per un’intera settimana". L'articolo proseguiva elogiando il fotovoltaico come una soluzione che poteva "liberare la gente dalla povertà, portando luce, calore ed elettricità a buon mercato, liberando le masse dalla lotta costante per il pane". Il Mistero della Fine della Sun Electric Generator Corporation Nonostante il successo iniziale, la storia di George Cove e della sua compagnia ebbe un finale improvviso e misterioso. Nel 1909, Cove fu rapito, e il riscatto richiesto per il suo rilascio era la rinuncia al brevetto e la chiusura della sua attività. Nonostante Cove rifiutò di cedere il brevetto, venne comunque rilasciato. Tuttavia, la sua attività si fermò bruscamente e la Sun Electric Generator Corporation chiuse i battenti poco dopo. Il motivo del fallimento dell'impresa di Cove rimane avvolto nel mistero, ma non mancano speculazioni su possibili interessi contrari alla diffusione dell'energia solare. Si potrebbe ipotizzare che l'affermarsi del petrolio come principale fonte energetica abbia giocato un ruolo cruciale nel soffocare innovazioni che potevano minacciare il monopolio dei combustibili fossili. A pensar male si compie peccato, si dice, ma la storia industriale è piena di esempi di pratiche scorrette impiegate per proteggere interessi consolidati. Il Futuro Immaginato: Un Mondo Alimentato dal Sole È lecito chiedersi come sarebbe stato il mondo oggi se il fotovoltaico avesse avuto il successo che Cove immaginava. Se già dal 1909 la ricerca sulle energie rinnovabili fosse stata portata avanti con convinzione e il fotovoltaico fosse stato diffuso almeno a livello domestico, oggi potremmo vivere in un mondo molto diverso. Un mondo in cui le tecnologie eco-sostenibili e le energie rinnovabili avrebbero avuto il tempo di svilupparsi e prosperare, portando ad una decentralizzazione della produzione energetica e ad un maggiore controllo delle risorse da parte delle comunità locali. Questo scenario alternativo ci porta a riflettere su come le scelte tecnologiche del passato influenzino profondamente il presente e il futuro. La storia di George Cove è un monito sull'importanza di sostenere l'innovazione e di resistere alle pressioni che possono soffocare il progresso. Oggi, più che mai, è fondamentale ricordare le lezioni del passato per evitare che le potenzialità del nostro ingegno collettivo vengano nuovamente messe a tacere. Considerazioni Finali La vicenda di George Cove e della Sun Electric Generator Corporation rappresenta un capitolo affascinante, ma poco conosciuto, della storia dell'energia solare. Nonostante il fallimento della sua impresa, il lavoro di Cove rimane un testamento della capacità umana di immaginare e progettare soluzioni innovative anche in tempi difficili. La sua storia ci invita a riflettere su quanto il progresso tecnologico possa essere influenzato da forze esterne e su quanto sia importante mantenere aperte tutte le strade per lo sviluppo di tecnologie che possano beneficare l'umanità nel suo insieme. Oggi, più di un secolo dopo, l'energia solare è finalmente sulla strada giusta per diventare una delle principali fonti di energia rinnovabile al mondo. Ma la strada è stata lunga e tortuosa, e storie come quella di George Cove ci ricordano che il progresso è spesso il risultato di una lotta contro interessi potenti e radicati. L'importante è continuare a sostenere l'innovazione e a promuovere un futuro in cui l'energia sia veramente accessibile e sostenibile per tutti.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Gara di Appalto per la Costruzione di un Parco Eolico Offshore da 70 GW in Olanda
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Gara di Appalto per la Costruzione di un Parco Eolico Offshore da 70 GW in Olanda
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Come i paesi si stanno convertendo alle energie rinnovabili spinti dalla crisi Russo-UcrainaLa corsa verso le energie rinnovabili è fortemente sostenuta dalla crisi energetica che si potrebbe verificare se, la Russia, dovesse ridurre ulteriormente o chiudere definitivamente la vendita di gas all'Europa. Ogni paese sta compiendo gli sforzi necessari per dotarsi di strutture di produzione di energie verdi, che siano attraverso il vento, il sole o altri sistemi rinnovabili. Tra questi sistemi ci sono anche quelli misti, tra cui l'idrogeno verde, che sposa la produzione di energia sostenibile per la produzione di idrogeno, il combustibile del futuro.L'idrogeno, ha infatti bisogno di molta energia per essere prodotto e, quindi, sarebbe un paradosso che questa venisse da fonti fossili, così la produzione di idrogeno attraverso l'energia rinnovabile permette di non creare impatti ambientali negativi.TotalEnergies e Ørsted hanno unito le forze per presentare congiuntamente offerte per le due gare eoliche offshore olandesi "Holland Coast West" con l'obiettivo di ottenere un impatto positivo netto sulla biodiversità e sul sistema energetico olandese. I parchi eolici di Holland Coast West si trovano a circa 53 km al largo della costa olandese e hanno una capacità combinata di quasi 1,5 gigawatt (GW). In qualità di leader mondiali nelle energie rinnovabili e nell'eolico offshore, Ørsted e TotalEnergies uniranno i loro punti di forza in queste gare al fine di contribuire all'obiettivo dei Paesi Bassi di sviluppare oltre 70 GW di capacità eolica offshore entro il 2050, per la produzione di energia associata a grandi produzioni di idrogeno. In qualità di più grande sviluppatore di parchi eolici offshore al mondo, Ørsted ha un'esperienza leader del settore nello sviluppo e nella costruzione di parchi eolici offshore, nel modo più sostenibile ed ecologico. Ørsted mira a un impatto netto positivo sulla biodiversità entro il 2030. Inoltre, Ørsted ha una significativa esperienza globale nella fornitura di energia verde su larga scala a comunità e industrie. La realizzazione di successo, nei tempi e nei limiti del budget durante una pandemia mondiale, del parco eolico Borssele 1&2 dimostra che Ørsted è un partner affidabile per la trasformazione verde dei Paesi Bassi. TotalEnergies, da parte sua, sfrutterà la sua comprovata esperienza nelle operazioni offshore e la sua posizione unica come società energetica integrata nei Paesi Bassi, attraverso un ambizioso programma di investimenti di energia verde e produzione di idrogeno per decarbonizzare le sue attività industriali nella provincia della Zelanda. TotalEnergies garantirà inoltre la stabilità della rete elettrica olandese, ponendo allo stesso tempo lo sviluppo sostenibile in tutte le sue dimensioni al centro dei suoi progetti e delle sue operazioni per contribuire al benessere delle persone. Olivier Terneaud, VP Offshore Wind di TotalEnergies, afferma : “La transizione energetica porta nuove sfide, sia in termini di impatto ambientale che di integrazione dell'energia verde nel sistema elettrico. È proprio per affrontare queste sfide che partecipiamo a queste gare, insieme a Ørsted, per sostenere la transizione energetica nei Paesi Bassi, dove attingiamo a oltre mezzo secolo di esperienza operativa offshore olandese per essere un partner energetico affidabile. In qualità di azienda globale multi-energia, che pone lo sviluppo sostenibile al centro della sua strategia, saremmo lieti di realizzare questi progetti innovativi”. Rasmus Errboe, Head of Region Continental Europe di Ørsted, afferma: “Siamo molto soddisfatti della nostra partnership con TotalEnergies per le prossime gare d'appalto olandesi. Con le nostre offerte congiunte vogliamo garantire che i Paesi Bassi possano accelerare la costruzione di impianti eolici offshore verso il 2030 e oltre, in modo ecologico all'avanguardia e come parte di un sistema energetico integrato. Ørsted non vede l'ora di dare un contributo significativo alla transizione energetica nei Paesi Bassi, insieme a TotalEnergies". La Zelanda è il più grande cluster di idrogeno nei Paesi Bassi. Con 600 MW di capacità di elettrolisi, diventerà il più grande cluster di idrogeno verde al mondo entro il 2027, alimentato esclusivamente dal parco eolico Holland Coast West. Integrando, tra le altre cose, il trasporto elettrico, le batterie e l'elettrificazione diretta del settore, raggiungeremo la massima integrazione del sistema. I vincitori delle gare dovrebbero essere annunciati dal governo olandese nell'autunno 2022.Info: TotalEnergy

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https://www.rmix.it/ - Perché le Cementerie Chiedono più Rifiuti non Riciclabili?
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Perché le Cementerie Chiedono più Rifiuti non Riciclabili?
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L'Utilizzo di CSS nelle Cementerie: Una Soluzione Economica e Sostenibile per la Crisi Energetica e la Gestione dei Rifiutidi Marco ArezioIl settore della produzione del cemento è uno tra quelli energivori e, oggi, con l’aumento del prezzo del gas, il costo di produzione è esploso.Nei forni per la produzione di cemento è possibile utilizzare, come combustibile, quella parte dei rifiuti proveniente dalla raccolta differenziata che, attraverso il riciclo meccanico, vengono scartati perché non più riciclabili. Questo rifiuto del rifiuto, inutilizzabile in ottica di un reintegro nella circolarità dei prodotti può avere tre strade: • Il riciclo chimico (poco)• La discarica • L’utilizzo come combustibile Secondo i dati elaborati dalla Federbeton Confindustria i costi per produrre il cemento sono aumentati del 50% a causa del costo dell’energia, infatti il gas è aumentato di otto volte e il petcoke, combustibile utilizzato negli impianti, è aumentato di tre volte rispetto al gennaio 2020.Come mitigare il problema? Qui entra in gioco il CSS, sigla che indica appunto quella massa di rifiuti non più riciclabile, che da una buona resa termica negli impianti per la produzione di cemento in sostituzione dei combustibili fossili. Il CSS è considerato un combustibile a kilometro 0 in quanto prodotto abbondantemente in ogni paese, non soggetto a ricatti internazionali ed è economico. Nonostante questa massa di rifiuti combustibili vada ancora a finire nelle discariche o trasportato all’estero per il suo utilizzo, con costi in termini economici per il loro smaltimento e di produzione di inquinamento nelle fasi di trasporto, il loro impiego in modo strutturale è ancora abbastanza relativo in Italia. Se consideriamo che l’utilizzo del CSS in Europa varia tra il 60 e l’80%, in base ai paesi, in Italia ci fermiamo intorno al 20% o poco più. L’incremento dell’utilizzo del CSS nelle cementerie aiuterebbe sicuramente a ridurre l’impatto ambientale che i rifiuti non riciclabili hanno, riducendo lo scarico degli stessi nelle discariche, in attesa che si sviluppi, in modo consistente, il riciclo chimico dei rifiuti non riciclabili. Secondo il laboratorio REF, che ha elaborato una stima sul possibile utilizzo del CSS in Italia, la percentuale di sostituzione delle fonti fossili come combustibile attraverso i rifiuti potrebbe essere del 66%, il che comporterebbe una mancata emissione di CO2 di circa 6,8 milioni di tonnellate. Perché non decolla questo carburante?In Italia, nonostante la tecnologia degli impianti permetta un uso ampio del CSS, e nonostante gli standard emissivi possano essere controllati attraverso impianti di filtrazione comuni con quelli di altri impianti Europei, permane una diffidenza di base, sia a livello politico che sociale all’utilizzo dei rifiuti come combustibile. In alcuni paesi del nord Europa, notoriamente green, sugli impianti di incenerimento rifiuti che producono energia elettrica, si può sciare, inserendo così nel contesto urbano queste attività industriali. In Italia questi impianti sono ancora oggi, nonostante la diversificazione energetica attuale molto carente, oggetto di discriminazione da parte di alcune forze politiche. Il CSS può essere considerato una fonte rinnovabile come il vento, il sole o l’acqua, che producono energia elettrica e che dovranno sostituire le fonti fossili nel modo più rapido possibile, se vogliamo che le fabbriche continuino a funzionare, le nostre case possano ricevere la corrente per i nostri consumi e le nostre macchine elettriche possano circolare.

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https://www.rmix.it/ - rNEWS: Come Produrre il Bioetanolo Sostenibile senza Impegnare l'Agricoltura
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare rNEWS: Come Produrre il Bioetanolo Sostenibile senza Impegnare l'Agricoltura
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Come Produrre il Bioetanolo Sostenibile senza Impegnare l'AgricolturaLa produzione di bioetanolo ha sollevato, nel tempo, enormi polemiche ambientali, in quanto veniva realizzato attraverso le coltivazioni di culture specifiche dedicate a questo carburante, con un impatto elevatissimo sull'ecosistema. Questo a causa dello sfruttamento intensivo dei terreni, il consumo di acqua e la deforestazione in alcuni paesi per cercare di aumentare le superfici coltivabili. Versalis e Saipem sono partite da un concetto diverso, creando bioetanolo dai rifiuti vegetali come scarti agricoli e cippato di legno. Infatti, Versalis, società chimica di Eni, e Saipem, piattaforma ingegneristica e tecnologica per la sostenibilità, hanno firmato un accordo per promuovere su scala mondiale PROESA®, la tecnologia proprietaria Versalis per la produzione di bioetanolo sostenibile e di prodotti chimici da biomasse lignocellulosiche. Versalis e Saipem forniranno soluzioni integrate e tecnologicamente all’avanguardia per la produzione sostenibile del bioetanolo. Il processo PROESA®, infatti, non utilizza come materia prima colture destinate all’alimentazione umana, ma produce il bioetanolo di seconda generazione (considerato da EU Advanced biofuel) attraverso un processo di idrolisi e successiva fermentazione di biomasse disponibili in abbondanza, come scarti agricoli, cippato di legno e colture energetiche. Versalis gestirà gli aspetti commerciali relativi alla concessione dei diritti di licenza della tecnologia PROESA® e fornirà servizi di ingegneria, assistenza e training. Saipem si occuperà di tutte le fasi di sviluppo degli impianti produttivi, dalla progettazione alla realizzazione. Inoltre, le due aziende collaboreranno, con un team congiunto dedicato, a futuri sviluppi del processo industriale. Lo stabilimento Versalis a Crescentino (Vercelli), dove la tecnologia PROESA® è stata sviluppata, sarà l’impianto di riferimento per la commercializzazione su scala internazionale da parte delle due società. Versalis, nella più ampia strategia di decarbonizzazione di Eni, ha avviato un piano di trasformazione che punta a rendere le proprie attività e prodotti sempre più diversificati e sostenibili e il suo contributo tecnologico concorre a sviluppare l’economia circolare. L’accordo rappresenta un’unità di intenti con Saipem, partner riconosciuto a livello mondiale nell’ambito della progettazione e costruzione di impianti industriali complessi, affidabili e ottimizzati. Saipem, che ha avviato una strategia focalizzata sulla transizione energetica, amplia con questo accordo l’offerta di tecnologie per la chimica “green” per soddisfare la crescente richiesta nazionale ed internazionale di processi produttivi sostenibili e a basso impatto ambientale. Adriano Alfani, Amministratore Delegato di Versalis, ha commentato: “L’accordo siglato con Saipem avrà un ruolo fondamentale nel posizionamento a livello internazionale della tecnologia proprietaria Versalis, nata e sviluppata tutta in Italia, nell’ambito della chimica da fonti rinnovabili. L’obiettivo è che questa tecnologia innovativa, che è parte integrante del nostro piano di trasformazione in chiave sostenibile all’interno della più ampia strategia di decarbonizzazione di Eni, contribuisca allo sviluppo di prodotti da rinnovabili in un settore della chimica globalmente in crescita”. Francesco Caio, Amministratore Delegato di Saipem, ha commentato: “La domanda globale di bioetanolo è prevista in crescita nei prossimi anni e con Versalis intendiamo soddisfarla facendo leva su una tecnologia tra le più promettenti. Questo accordo rappresenta per entrambi un’opportunità in termini di crescita e vantaggio competitivo ed è un ulteriore tassello della nostra strategia di sviluppo di tecnologie “green” per la transizione energetica”. Vedi maggiori informazioni sulla bioetanoloInfo Eni

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https://www.rmix.it/ - Correnti Spin-Orbitali e Chiralità nei Materiali Quantistici: La Nuova Frontiera dell’Energia Rinnovabile
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Correnti Spin-Orbitali e Chiralità nei Materiali Quantistici: La Nuova Frontiera dell’Energia Rinnovabile
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Come la scoperta di stati elettronici chirali in Sr₂RuO₄ apre la strada a dispositivi energetici più efficienti e sostenibilidi Marco ArezioIn un'epoca in cui l'energia rinnovabile sta emergendo come una delle soluzioni chiave per affrontare la crisi climatica, la scienza dei materiali sta esplorando nuovi orizzonti che potrebbero rivoluzionare la produzione e la gestione dell’energia. Una delle frontiere più promettenti in questo campo è rappresentata dallo studio dei materiali chirali, ovvero materiali che presentano una struttura asimmetrica, simile alla differenza tra una mano destra e una sinistra. La chiralità, quando si manifesta nei materiali quantistici, può generare correnti elettroniche con proprietà uniche, utili per applicazioni ad alta efficienza, ma è anche estremamente difficile da rilevare e analizzare. Questo studio, concentrato sull’ossido di stronzio-rutenio (Sr₂RuO₄), utilizza tecniche avanzate di spettroscopia fotoelettronica circolarmente polarizzata (CP-ARPES) per rilevare uno stato elettronico con correnti spin-orbitali di superficie. Questa scoperta non solo conferma l’esistenza della chiralità nei materiali quantistici, ma apre la strada a nuove applicazioni in dispositivi per l’energia rinnovabile. Grazie a una gestione ottimale degli elettroni e alla capacità di manipolare i flussi di carica attraverso questa particolare struttura elettronica, dispositivi come celle fotovoltaiche e termoelettrici potrebbero diventare più efficienti e sostenibili. Sviluppo della Ricerca e Metodologia Il lavoro parte dallo studio della simmetria nei cristalli di Sr₂RuO₄. Attraverso una combinazione di teoria e osservazioni sperimentali, gli scienziati hanno cercato di rilevare come il comportamento elettronico di questo materiale possa differenziarsi rispetto alle aspettative convenzionali. È stato osservato che il materiale possiede una struttura elettronica unica, con correnti spin-orbitali che rompono la simmetria temporale e speculare. Queste correnti formano dei “quadrupoli”, una struttura ordinata che si manifesta sulla superficie del materiale, dando vita a un fenomeno raro: le correnti elettroniche chirali. Grazie alla spettroscopia CP-ARPES, i ricercatori sono riusciti a misurare queste correnti con un grado di precisione mai raggiunto prima, confermando l’esistenza della chiralità nello stato elettronico. Potenziali Applicazioni per il Settore Energetico Le proprietà uniche di Sr₂RuO₄ offrono numerose prospettive per applicazioni pratiche, specialmente nelle energie rinnovabili. Nelle celle fotovoltaiche, le correnti spin-orbitali potrebbero migliorare il trasporto degli elettroni, riducendo le perdite di energia durante la conversione della luce solare in elettricità. Inoltre, la capacità di mantenere un controllo strutturato dei flussi di carica potrebbe rivoluzionare anche i dispositivi termoelettrici, utilizzati per convertire il calore in energia elettrica. La gestione ottimizzata dei flussi termici ed elettronici, resa possibile dalla chiralità, potrebbe portare a dispositivi con efficienza nettamente superiore rispetto alle attuali tecnologie. Conclusioni e Prospettive Future Questa scoperta rappresenta non solo un avanzamento teorico nel campo della fisica dei materiali, ma anche un potenziale cambiamento nel panorama delle energie rinnovabili. La possibilità di utilizzare materiali quantistici come Sr₂RuO₄ per migliorare l’efficienza dei dispositivi energetici potrebbe avere un impatto significativo sulla transizione verso fonti energetiche sostenibili. Ulteriori ricerche saranno necessarie per capire come integrare questa tecnologia in dispositivi reali, ma le basi poste da questo studio rappresentano un passo fondamentale per un futuro in cui l’energia pulita e sostenibile sarà sempre più accessibile.© Riproduzione Vietata

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https://www.rmix.it/ - Nuovo Progetto per la Produzione di Energia Elettrica Rinnovabile in Sud Africa
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Nuovo Progetto per la Produzione di Energia Elettrica Rinnovabile in Sud Africa
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Un nuovo impianto misto, solare ed eolico, per ridurre la dipendenza dal carbone nella la produzione di energia elettrica di Marco ArezioLa produzione industriale in Sud Africa, oltre alle esigenze civili, richiede sempre maggiore disponibilità di energia elettrica, che il paese deve fornire bruciando, prevalentemente il carbone. Il Sud Africa dipende ancora per circa l'80% dal carbone per la produzione di energia elettrica e non riesce ad avere un efficiente sistema di fornitura, tanto che le interruzioni di energie sono all'ordine del giorno. Un' altro aspetto da considerare è l'elevato inquinamento che si produce bruciando il carbone, nonostante sia stato, fino ad ora, una difficile scelta, da parte del governo,  quella di ridurre l'uso di una materia prima di produzione locale. Inoltre il carbone ha un costo idrico pesantissimo: per l’estrazione sono necessari oltre 10mila litri d’acqua per ogni tonnellata estratta.Per queste ragioni le società Sasol e Air Liquid Large Industries South Africa, hanno firmato un Corporate Power Purchase Agreements (CPPA) con TotalEnergies per la fornitura di 260 MW di elettricità rinnovabile in 20 anni. TotalEnergies svilupperà un impianto solare da 120 MW e un parco eolico da 140 MW nella provincia del Capo Occidentale per fornire circa 850 GWh di elettricità verde all'anno al sito di Secunda di Sasol, situato 700 chilometri più a nord-est, dove Air Liquide gestisce la maggiore produzione di ossigeno sito nel mondo. I due progetti forniranno elettricità rinnovabile competitiva e disponibile per decarbonizzare la produzione di Sasol e Air Liquide. Questi accordi dimostrano la posizione di TotalEnergies per contribuire all'evoluzione del mix energetico in Sud Africa. I progetti avranno un impatto diretto sulla comunità locale attraverso la creazione di posti di lavoro. “La produzione di energia in Sud Africa è ancora basata per l'80% sul carbone e le interruzioni di corrente si verificano quotidianamente. Con questi sviluppi siamo orgogliosi di supportare Air Liquide e Sasol per la loro fornitura di elettricità verde. Nel frattempo, siamo lieti di contribuire alla transizione energetica del Sudafrica, che consiste nell'aumentare la sua quota di energie rinnovabili e gas come alternativa al carbone” ha affermato Vincent Stoquart, Senior Vice President, Renewables di TotalEnergies. "Esiste un mercato dinamico per i PPA aziendali in Sud Africa e vogliamo che TotalEnergies assuma una forte posizione di leadership". I due progetti dovrebbero essere operativi nel 2025. I CPPA con SASOL e Air Liquide sono stati firmati con un consorzio di TotalEnergies Marketing South Africa 1 (70%), il suo partner Mulilo (17%) e un B- Partner BBEE (13%).Info: TotalEnergies

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https://www.rmix.it/ - Desalinizzazione dell’Acqua con l’Energia Solare in Oman
rMIX: Il Portale del Riciclo nell'Economia Circolare Desalinizzazione dell’Acqua con l’Energia Solare in Oman
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Il più grande parco solare per un progetto di produzione di acqua potabile desalinizzata.di Marco ArezioIl problema dell’accesso all’acqua potabile lo stanno vivendo, sempre con maggiore preoccupazione, anche le popolazioni che abitano territori e nazioni che, storicamente, avevano abbondanza di precipitazioni e non avevano carenza di acqua nelle falde. I cambiamenti climatici hanno scoperto il grande problema della penuria di una risorsa fondamentale nella nostra vita, che è l’acqua potabile, problema che avevamo relegato nelle nostre menti come appartenente alle aree geografiche in cui le precipitazioni piovose erano sempre state scarse od assenti. Per mettere a disposizione l’acqua, tutto l’anno, in aree siccitose (che sono o che lo diventeranno), si ricorre alla desalinizzazione dell'acqua del mare, attraverso impianti che hanno bisogno di molta energia. Nell’ottica della decarbonizzazione, questa energia deve arrivare da fonti rinnovabili, in modo che l’impatto ambientale sia nullo, impiegando quindi l'energia l’eolica o solare. Secondo quanto riportato da TotalEnergy, la società ha firmato con Veolia un accordo per avviare la costruzione del più grande parco a energia solare fotovoltaica (FV), che fornisce energia per un impianto di desalinizzazione in Oman, nella città di Sur. La centrale sarà situata sul sito di desalinizzazione di Sharqiyah, un punto importante in Oman e nella regione del Golfo, che fornisce acqua potabile a oltre 600.000 abitanti.Questo progetto solare da 17 megawatt di picco (MWp), sarà il primo del suo genere ad essere installato nella regione. Produce annualmente oltre 30.000 megawattora (MWh) di elettricità verde, ovvero più di un terzo del consumo giornaliero dell'impianto di desalinizzazione, consentendo di evitare quasi 300.000 tonnellate di emissioni di CO2. Ciò è in linea con la strategia energetica nazionale dell'Oman di convertire il 30% del suo consumo di elettricità in fonti rinnovabili entro il 2030. L'impianto sarà dotato di oltre 32.000 pannelli solari ad alta efficienza e utilizzerà un innovativo sistema di tracciamento est-ovest per aumentare l'energia produzione. Si estenderà su una superficie di 130.000 metri quadrati, pari a circa 18 campi da calcio. “In Veolia, ci impegniamo a portare la trasformazione ecologica nel settore idrico per i nostri clienti, siamo felici di avviare la costruzione dell'impianto solare sulla nostra unità di desalinizzazione nella città di Sur, per poterlo alimentare con l'elettricità verde, riducendo drasticamente la sua impronta di carbonio, ha affermato Estelle Brachlianoff, amministratore delegato di Veolia.In qualità di uno degli attori chiave del settore idrico dell'Oman, Veolia è pienamente impegnata a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità della Vision 2040 dell'Oman, per le comunità e le industrie del paese e il nostro progetto solare con TotalEnergies va in questa direzione". “Questo progetto è in linea con la nostra strategia per sviluppare le energie rinnovabili in Medio Oriente e fornire ai nostri clienti soluzioni energetiche pulite, affidabili e convenienti. Ci impegniamo ad aiutare Veolia a decarbonizzare le sue attività, basandoci sulla nostra solida esperienza nell'implementazione di soluzioni per l’energia rinnovabile in strutture altamente tecniche e complesse. In qualità di azienda multi-energetica globale, il nostro obiettivo è contribuire allo sviluppo delle energie rinnovabili in Oman e nella sua regione", ha affermato Vincent Stoquart, Senior Vice President Renewables di TotalEnergies. Veolia sta implementando soluzioni per ottimizzare l'efficienza energetica delle sue attività di desalinizzazione, compreso il suo impianto di desalinizzazione di Sharqiyah. Il Gruppo, in collaborazione con TotalEnergies, ha deciso di compiere un ulteriore passo verso la trasformazione verde, utilizzando le energie rinnovabili per alimentare l'impianto al posto dei combustibili fossili. TotalEnergies mira ad assistere i paesi produttori nella costruzione di un futuro più sostenibile, attraverso un migliore utilizzo delle risorse naturali del paese, inclusa l'energia solare, che migliorerà direttamente l'accessibilità di un'elettricità più pulita, più affidabile e più conveniente.

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